Sete di giustizia e diritto all’oblio. Una riflessione

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L’uomo che ha ucciso Yara Gambirasio è un figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, autista morto nel 1999. Il suo Dna è compatibile con una macchia di sangue trovata sul corpo della ragazza. Guerinoni dunque è il padre di “Ignoto 1”, il killer, di cui si sa tutto. Manca solo il suo nome.
E invece di suo padre si sa il nome e non solo. Suo padre, morto nel 1999, non poteva immaginare che un giorno un suo figlio potesse essere un killer. Forse Giuseppe Gurinoni non sapeva neppure di avere un figlio, un figlio illegittimo, nato da una relazione clandestina. Un peccato oppure, chissà, un amore impossibile, di cui pochi o nessuno avrebbe portato il segreto. Ed invece la vita di questo pover’uomo, scomparso da quindici anni, è traboccata fuori dall’oblio, è riemersa dai fondali oscuri delle storie familiari, tirata fuori dal legittimo desiderio di giustizia di fronte all’assassinio orrendo di una ragazzina.

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Eppure, Giuseppe non c’entra niente con Yara. La memoria di questo uomo comune, la cui vita non ha interessato nessuno fin tanto che egli stesso ha vissuto, è stata calpestata come la vita stessa di quella ragazza indifesa. I genitori di Yara hanno diritto a ricevere giustizia e a conoscere il nome dell’assassino di loro figlia. Ma ritengo che Giuseppe abbia diritto all’oblio. Abbia diritto ad essere dimenticato, invece che collegato a un “ignoto1”, codice sciagurato, pseudonimo d’infamia, che sostituisce fino ad oggi il nome dell’assassino. Grazie alle indagini genetiche non conosciamo il nome del colpevole, ma quello di suo padre.
Non si discute ovviamente dell’utilità e della legittimità di queste nuove tecniche d’indagine. Con grande pudore tento di sollecitare una riflessione etica e giuridica sull’esistenza e la tutela del diritto all’oblio di un qualsiasi Giuseppe Guerinoni. E’ stupefacente il silenzio che ha accompagnato la diffusione mediatica del nome e della storia di una persona colpevole giuridicamente di nulla, se non di avere generato “clandestinamente” un bambino che molti anni dopo la morte del padre avrebbe commesso un omicidio.
“I padri han mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati” è un passo della Bibbia (Geremia, 31). Sembra confermata la nemesi storica che le colpe dei padri ricadono sui figli. I contorni di questa “brutta azione” sembrano raccogliere una maledizione che viene da lontano, che travalica la colpa di “ignoto1”. D’altra parte, se raffrontiamo le due colpe, rapportiamo la responsabilità di un figlio omicida a quelle di un padre illegittimo, la legge si presenta capovolta. La grave, gravissima colpa del figlio è ricaduta sul padre ignaro, addirittura morto, condannandolo ad una ingiusta ed esorbitante “damnatio memoriae”.
Resta nella penombra dello scenario la cornice familiare ufficiale, legittima, di Giuseppe Guerinoni. Non si comprende se si tratta di reticenze ed omissioni volte a tutelare la privacy dei suoi superstiti, ovvero se c’è ormai un vuoto genealogico, occupato solo dalla riemersione genetica del famigerato assassino di Brembate. In ogni caso, è un bene che non siano uscite altre notizie sulla famiglia Guerinoni. Sarebbe stato troppo. Le ulteriori implicazioni etiche sarebbero state più intricate e dannose.
Pesa il silenzio su Giuseppe. Mi domando se sia normale che nessuna voce umana si sia sollevata a tutelarne la memoria da morto, oltre il velo scabroso della sua vita. Nella piazza mediatica dei bisogni di massa e dei diritti avanzati, non c’è stato un solo giurista, un solo opinionista che, fosse pure per stravaganza contingente, abbia sentito il dovere di indicare all’attenzione dell’opinione pubblica il diritto all’oblio, ad essere dimenticati, a tutelare la memoria dalla devastazione dell’informazione quotidiana, quella fatta dai viva, ad uso e consumo dei vivi.
E se per un fatale errore o per causa imponderabile si scoprisse che l’assassino di Yara Gambirasio in realtà non ha nulla a che fare con il patrimonio genetico di Giuseppe Guerinoni? Chi risarcirebbe la memoria di Giuseppe? Domanda inutile. Tanto sarebbe subito dimenticato.

3 pensieri su “Sete di giustizia e diritto all’oblio. Una riflessione

  1. Nell’aggressione mediatica che ognuno di noi subisce nel nostro tempo, sembra inoffensivo l’attacco ed il ludibrio contro un morto, qualcuno che non può deifendersi, protestare, spiegare ragioni che, tuttavia, dovrbbero appartenere interamente alla sfera privata, nonostante la presenza nella linea genealogica di un “mostro”, di qualcosa da mostrare al pubblico assetato, non si sa bene di cosa.
    Questo non è il primo caso di questo tipo e sicuramente non sarà l’ultimo. Sarebbe necessario deplorare questo atteggiamento scandalistico e sensazionale che ha adottato l’informazione, ma ormai l’assuefazione è arrivata ad un grado tale da far alzare le spalle o addirittura a non avere percezione dello scempio che viene fatto della libertà del silenzio, dell’oblio.

    mdp

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  2. Sono perfettamented’accordo sulla riformache parta dagli insegnanti e dal mondo della scuola, e perchè no?, anche consultando gli studenti. Io sono molto informata sulle varie riforme ,anche quello non realizzate, come la Brocca, che era ottima, sono andata anche al festivale delle scuole europee a Dortmund, quindi conosco anche parecchio delle riforme europee.. Ho compilato circa 30 antologia per la secondaria superiore e inferiore con Zanichelli, Le Monnier,Bovolenta. Ho partecipato al grandedizionario dell’Utet. Ho scritto un manuale sul 900 per Simone, Una storia delle donne sulle storiche italiane, che hanno costruito la rivista Memoria. Fatto antolofìgie poetiche con insegnanti e di narrativa.
    Perchè non istituiao un blog per discutere di tutto questo? Faremo un testo unitario., alla fine.
    Chiedo dipoterci unireonline, e ognuno metterà a disposizione la propria competenza e esperienza. Ora lavoro a contratto per L’Istituto Orientale di Napoli. Prima all’Università di Napoli, che ho dovuto lasciare per le condizioni di salute di mia figlia.
    Ma ho molta competenza e espetienza nel campo, anche sul metodo dello storytelling, sulle esercitazioni strutturali e non , semiotiche. Molto facili e accatttivanti. se qualcuno comincia a costruire il blog, parteciperò con le mieproposte di riforma. raccolte nei vari anni e oggi.
    Sarebbe una buona idea fare rete per proporre una buona riforma dal basso.

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