Vivalascuola. Adotta la LIP

Intesta

L’ex ministra, la Carrozza, dichiarava: “Non ho una mia idea di riforma, consulterò il Paese per una grande riforma condivisa”… La mozione Renzi alle primarie (gennaio 2014) era ancor più ambiziosa e dettagliata: “daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”… Vorremmo ricordare che il mondo della scuola una riforma, discussa per mesi, condivisa da centinaia di persone, sottoscritta da 100.000 cittadini, l’ha in mente da anni: la “Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica” (LIP). In questa puntata di vivalascuola l’Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e Provincia presenta la campagna “Adotta la LIP“, Francesco Mele ripercorre la nascita della proposta di legge, Giovanni Cocchi ne dimostra l’attualità, Clara Bianchi e Mario Piemontese raccontano il viaggio da Milano a Roma per la consegna delle firme.

Indice
(clicca sul titolo per andare subito all’articolo)

.Francesco Mele, LIP: genesi e genetica
Giovanni Cocchi, Il mondo della scuola una riforma l’ha in mente da anni
Relazione di presentazione della LIP alla Corte di Cassazione
Adotta la LIP
Clara Bianchi, In viaggio con le firme
Judd Nelson e Kevin Costner, Pronti? Via! Partiti per l’ultimo fandango
La Legge di Iniziativa Popolare
Le notizie della settimana scolastica
Risorse in rete

LIP: genesi e genetica
di
Francesco Mele

La Legge di Iniziativa Popolare, o meglio, la LIP, come la chiamiamo noi che l’abbiamo pensata, scritta ed elaborata, è come uno specchio in cui si ritrovano coloro che hanno avuto la fortuna di esserci, che sono stati parte di quel respiro.

Il popolo della LIP è fatto di persone con idee forti e ben radicate, principi fondanti che si coniugano con la loro passione civile e che hanno come riferimento potente la nostra Carta Costituzionale.

Ed è proprio alla nostra Costituzione che risale il principio ispiratore del percorso che ha poi portato alla LIP, così come presentata nel lontano 2006:

La Scuola Pubblica Statale non è un servizio, tanto meno a domanda, ma lo strumento tramite il quale lo Stato garantisce l’esercizio del diritto all’istruzione, nello sforzo di assicurare ai suoi cittadini i migliori strumenti affinché ciascuno possa trarne i fondamentali mezzi necessari al proprio sviluppo e benessere, fisico e mentale. E gli studenti, innanzitutto, ma a pieno titolo anche i loro genitori, non sono utenti ma portatori di un diritto inalienabile, sancito dalla Costituzione e garantito dallo Stato.

Ma c’è un’idea forte che allo stesso tempo accompagna e sovrasta tutte le altre, e questa idea dice che non bastano le idee dei singoli a cambiare il mondo, per quanto forti e radicate possano essere; c’è bisogno di confrontarsi con le idee degli altri, anche scontrarsi se fosse il caso, ma c’è bisogno di luoghi e contesti in cui le idee possano prendere forma e raggiungere una sintesi condivisa, che di solito è la migliore delle idee possibili.

E’ con questo corredo genetico che venne avviata l’avventura che ha portato poi a raccogliere oltre 100.000 firme in calce alla LIP che venne denominata “Per una Buona Scuola per la Repubblica”.

Si partì da un gruppo di un centinaio di persone sparse in tutta Italia – i vari Nord, i vari Sud e le Isole – che decisero che era arrivato il momento di passare alle proposte, all’idea di scuola in difesa della quale continuavamo a batterci … era l’inizio del 2005, e la parola d’ordine che fino ad allora aveva caratterizzato la resistenza alla sciagurata stagione Moratti era stata ABROGAZIONE, abrogazione della Riforma (qualcuno la chiamava Deforma) Moratti e di tutto il peggio per la scuola della Costituzione che essa rappresentava.

Nel sentire dei movimenti in difesa della scuola non c’era nulla di salvabile nell’idea di scuola pensata e imposta dai vertici del governo di destra dell’epoca. Nulla che potesse essere rabberciato qua e là con un ritocchino, un aggiustamento, una manipolazione chiropratica… che potessero rendere accettabile quell’idea di scuola, pensata da pochi, con lo strabismo palese verso la scuola privata e l’intento di spendere sempre meno in istruzione.

L’idea di LIP nacque durante un’Assemblea Nazionale dei Coordinamenti in Difesa della Scuola Pubblica che si tenne a Venezia il 30 gennaio del 2005 e ci mise quasi 6 mesi a prendere forma, per lo meno una forma preliminare.

Risale infatti al 18 e 19 giugno dello stesso anno la prima riunione di quel centinaio di, insegnanti, genitori, studenti, cittadini che avevano a cuore la Scuola Statale; un insieme eterogeneo sotto il profilo della provenienza e della eventuale appartenenza politico-sindacale, che aveva però come collante un metodo di lavoro, dal basso, senza deleghe a partiti, sindacati o associazioni. Proprio questa stella polare del metodo, più e prima che i contenuti, ha guidato e reso possibile lo svolgimento e la maturazione della discussione. Proprio il metodo, non legato a deleghe di sorta, ha fatto sì che potesse accadere questo piccolo “miracolo”, per chi ci ha creduto e l’ha portato avanti, al di là di eventuali presupposti ideologici.

Quei due giorni servirono proprio a questo, a gettare le basi della bozza di LIP che sarebbe stata proposta alla discussione, ma anche, e soprattutto, il metodo che venne scelto per arrivare al testo definitivo.

Quindi da una parte andare oltre la contrapposizione con le scelte del governo di destra, per entrare nel merito, sul piano pedagogico, didattico-organizzativo ed anche giuridico ed elaborare un’idea di scuola il più possibile unitaria e didatticamente innovativa, sul piano dei contenuti e delle forme organizzative.

Dall’altra parte arrivarci con una diffusione ampia di tale dibattito, coinvolgendo la penisola e tutti coloro che avessero a cuore le sorti della Scuola Statale e come faro la Costituzione.

Dopo quello di Milano ci furono altri due incontri nazionali, a Parma il 2 luglio 2005 e di nuovo a Milano il 9 luglio; il tutto accompagnato da un fitto lavoro collettivo via web attraverso le mailing list appositamente create, con i vari articoli che si accavallavano nelle spedizioni, fitti di colori diversi frutto degli interventi di ciascuno.

Abbiamo conservato ancora oggi questa abitudine e, di fatto, anche quanto scrivo in questo resoconto è frutto del lavoro fatto con Barbara Pianta Lopis di Napoli e di quanto mi ha messo a diposizione dal suo archivio.

Il 9 luglio la terza versione della bozza iniziale, segna la partenza della consultazione sul territorio nazionale.
Clara e Marco così danno l’annuncio alla mailing list:

Carissimo, questa è la nostra bambina. Ci sembra abbastanza bella.
Ha le orecchie un po’ troppo grandi, pesa 8 chili e il parto è stato difficile, ma ha gli occhi belli e un bellissimo sorriso! Siamo convinti che crescerà bene e avrà un futuro felice. Baci e abbracci.

Con questo augurio, che ancora adesso mi dà i brividi a leggerlo, partì la fase organizzativa del percorso di discussione che volevamo più diffuso possibile. La bozza venne infatti discussa in Comitati Buona Scuola sorti in tutta Italia, costantemente rivisitata anche per via telematica grazie ad una mailing list appositamente creata, ma sempre attraverso il principio della reale e diffusa condivisione. Furono oltre una cinquantina i Comitati Buona Scuola che si costituirono in questa fase in giro nella penisola e qualcuno di essi accompagnò la discussione del testo della LIP con la proposta emendamenti.

Il riepilogo dei 53 comitati promotori iscritti al sito è il seguente:

1 Associazione Nazionale Comitati Insegnanti precari
12 Comitati a Bologna e provincia
1 Comitato a Carpi
1 Comitato a Forlì
10 Comitati a Milano Città
9 Comitati nel milanese
2 Comitati a Napoli
2 Comitati a Parma
8 Comitati a Roma
3 Comitati a Torino
2 Comitati a Venezia/Mestre
1 Comitato in Versilia
1 Comitato a Vicenza

L’idea era di convocare un’Assemblea Nazionale dei Comitati Buona Scuola e in quella sede approvare il testo definitivo da presentare in Cassazione e su cui, poi, raccogliere le firme.

Inizialmente l’assemblea nazionale per il varo della legge emendata era prevista per il 26 e 27 novembre 2005, ma poi fu spostata a gennaio per dare più tempo alla discussione, nella convinzione che la democrazia non può essere una gara di velocità, ma ha suoi tempi che devono essere rispettati.

Sabato 21 e Domenica 22 gennaio 2006 si tenne a Roma l’Assemblea Nazionale dei Comitati Buona Scuola per il varo del testo definitivo della LIP.

L’assemblea di Roma è stata, per chi vi ha partecipato, un’esperienza molto significativa, faticosa e rigenerante allo stesso tempo, defatigante ed energetica, che attraverso la forte condivisione ha portato ad un testo che alla fine tutti sentivano come proprio, perché anche le parti più spinose per la cui formulazione a qualcuno, di volta in volta, toccava fare un passo indietro, ogni parola, ogni virgola, del testo finale, aveva il massimo della condivisione possibile.

Questa è la forza che risiede dentro il testo, quella che l’ha reso semplice anche nel suo linguaggio, chiaro e trasparente, perché parla di bisogni veri, quelli delle donne e degli uomini, delle ragazze e dei ragazzi, delle bambine e dei bambini che sono i veri protagonisti della comunità educante, e che verso quel testo condiviso avevano maturato un forte senso di appartenenza.

Barbara scrive:

Dentro il testo definitivo ci sono la voce, il cuore, le ore più silenziose della notte passate al computer a leggere, riscrivere e correggere anche le virgole e i punti e virgola, a redigere i verbali delle riunioni di discussione e le proposte di emendamenti, che hanno visto la partecipazione dei comitati spontanei, e che insieme, hanno messo in comune le proprie esperienze, i propri sogni, le proprie competenze.”

Leggo qua e là tra le mail che annunciarono al mondo la nascita del testo definitivo dopo l’Assemblea di Roma:

Stefano:

L’immagine di Mario, che si è addormentato alle 2 e mezza con il portatile ancora acceso, impaginando emendamenti e riordinando la bozza, mi resterà come simbolo della ostinata volontà di costruire un progetto di scuola pubblica credibile nei contenuti e attuabile nel concreto.

Beninteso, non si vede ancora il gran premio della montagna, ma il tornante più secco ce lo siamo lasciato alle spalle e siamo sempre tutti in gruppo.”

Gennaro:

L’assemblea di Roma è sicuramente stata un esempio di partecipazione democratica che tutti dovrebbero assumere.”

Barbara:

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti, gli organizzatori, gli ospitanti, i tecnici, i cuochi, la presidenza. Ora tocca la parte più dura, quella della fatica fisica: firme, firme e ancora firme. So che ognuno di noi saprà fare del proprio meglio. Perché quando nasce una FIGLIA in modo consapevole, la si accompagna amorevolmente finché sarà in grado di vivere di vita propria.”

Ecco, parte quindi la fase organizzativa più impegnativa e onerosa; innanzitutto la stesura grafica del testo definitivo per la presentazione in Cassazione e poi la preparazione della modulistica per la raccolta delle firme, i vademecum per i banchetti, la promozione dell’idea per riuscire a raccogliere le 50.000 firme necessarie per il deposito in Parlamento, la stesura dell’introduzione che avrebbe accompagnato il testo una volta presentato, e tutti gli aspetti burocratici che la raccolta di firme certificate comporta.

La LIP venne presentata in Cassazione lunedì 6 febbraio 2006 e venne pubblicata in G.U. l’8 febbraio. Ed è da questa data che partono i sei mesi di tempo necessari per la raccolta delle firme.

I Comitati Buona Scuola divennero 120 in tutta la penisola – con oltre 80 comuni coinvolti – e partirono a testa bassa nella raccolta delle firme. Alla fine di marzo le firme raccolte erano già 30.000, alla fine di aprile si raggiunsero le 50.000 firme necessarie. Nell’Assemblea Nazionale dei Comitati Buona Scuola tenuta a Roma il 7 maggio 2006 si decise però di proseguire nella raccolta fino a raggiungere almeno 100.000 firme.

Il riepilogo dei 123 comitati che hanno raccolto le firme è il seguente:

1 Associazione Nazionale Comitati Insegnanti precari
1 AID – Associazione Nazionale Insegnanti Diplomati
1 CGD Coordinamento Genitori Democratici Milano
1 Comitato ad Aosta
1 Comitato ad Arezzo
2 Comitati a Bari
8 Comitati a Bologna (Città)
5 Comitati a Bologna (Provincia)
2 Comitati a Cagliari
1 Comitato a Carpi (Modena)
1 Comitato a Caserta
1 Comitato a Castelvetrano (Trapani)
1 Comitato a Cattolica
2 Comitati a Cosenza
1 Comitato a Ferrara
1 Comitato a Fidenza (Parma)
2 Comitati a Foggia
1 Comitato a Forlì
1 Comitato a Frosinone
1 Comitato a Genova
1 Comitato a La Spezia
1 Comitato a Lucca
1 Comitato a Macerata
1 Comitato a Martano (Lecce)
1 Comitato a Matera e Potenza
11 Comitati a Milano (Città)
13 Comitati a Milano (Provincia)
1 Comitato a Modica (Ragusa)
3 Comitati a Napoli
1 Comitato a Padova
1 Comitato a Palermo
2 Comitati a Parma
1 Comitato a Pavia
1 Comitato a Pesaro
1 Comitato a Pescara
1 Comitato a Pistoia
1 Comitato a Prato
1 Comitato a Ravenna
1 Comitato a Reggio Emilia
1 Comitato a Rieti
16 Comitati a Roma (Città)
7 Comitati a Roma (Provincia)
1 Comitato a Siena
1 Comitato a Siracusa
1 Comitato a Sondrio
1 Comitato a Taranto
1 Comitato a Terni
4 Comitati a Torino
1 Comitato a Trento e Rovereto
2 Comitati a Treviso
3 Comitati a Venezia
1 Comitato a Verona
1 Comitato a Versilia
2 Comitati a Vicenza
1 Comitato a Viterbo

Durante la conferenza stampa indetta dai Comitati Buona Scuola il 14 giugno 2006, nella Sala stampa della Camera, venne annunciato il superamento delle 70.000 firme.

Alla fine si superarono 100.000 firme raccolte, anche se solo 79.126 furono quelle sicuramente certificate e depositate alla Camera dei Deputati venerdì 4 agosto 2006.

Non vi racconto cosa è stato il viaggio di Clara e Mario che, partiti da Milano, hanno raccolto, casello dopo casello, le firme dei vari comitati lungo il percorso… Viaggio che abbiamo tutti seguito con la gioia e la stanchezza dei giusti.

Questo è il comunicato stampa del giorno prima del deposito.

La legge di iniziativa popolare sulla scuola arriva in Parlamento sottoscritta da 100.000 cittadini e cittadine

Venerdì 4 agosto la legge di iniziativa popolare per una Buona Scuola per la Repubblica verrà consegnata alla Camera dei Deputati.

La proposta di legge, la prima di iniziativa popolare sulla scuola nella storia repubblicana, a partire dall’immediata e totale abrogazione della Legge 53 e di tutti i decreti attuativi ad essa collegati, delinea con chiarezza e senza ambiguità quali debbano essere gli assi portanti per una “buona scuola” ispirata ai principi sanciti dalla Costituzione.

Nata più di un anno fa con un ampio dibattito “dal basso”, ha coinvolto migliaia di insegnanti, personale non docente, genitori e studenti che in questi ultimi anni hanno contrastato la controriforma Moratti, dando vita ai comitati in difesa della scuola pubblica in molte città e paesi italiani.

Per la presentazione della proposta di legge in Parlamento sarebbero state sufficienti 50.000 firme. A sei mesi dai primi banchetti i 120 comitati presenti in tutte le regioni italiane ne hanno raccolte il doppio per lanciare un messaggio forte e chiaro che confidiamo venga accolto dal governo dell’Unione:

abrogare la legge Moratti e tutti i decreti attuativi e da lì ripartire per progettare insieme a tutta la società una scuola rispettosa dei tempi di apprendimento e dei bisogni dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze; attenta alla relazione tra generi e generazioni. Una scuola aperta, laica, pubblica e inclusiva, la sola capace di dare motivazione allo studio, costruire cittadinanza attiva e dare sostanza al diritto all’istruzione sancito all’articolo 3 dalla nostra carta Costituzionale e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia sottoscritta dal nostro paese.

Per una scuola di tutte e di tutti, per tutte e per tutti, perché si ritorni ad usare il linguaggio della pedagogia e si abbandoni quello del mercato, perchè l’istruzione diventi un bene comune,

Il comitato promotore nazionale
Roma, 3 agosto 2006

Il riepilogo delle firme raccolte e certificate in ogni città al 3 agosto 2006 e depositate alla Camera è il seguente:

Milano 23.918
Bologna 17.430
Roma 7.682
Venezia 5.709
Torino 3.934
Napoli 2.318
Sardegna 1.877
Vicenza 1.816
Reggio Emilia 1.746
Parma 1.682
Foggia 1.326
Forlì 1.144
Carpi 1.031
Versilia 1.014
Fidenza 781
Cosenza 795
Bari 697
Taranto 572
Padova 567
Treviso 562
Trapani 441
Trento 326
Frosinone 281
Palermo 255
resto Emilia Romagna 247
Viterbo 232
Ravenna 162
Ragusa 141
Siena 119
Sondrio 109
Ferrara 109
Rimini 69
Catanzaro 20
Firenze 14

E queste le firme accorpate per regione:

EMILIA ROMAGNA 24.401
LOMBARDIA 24.027
VENETO 8.654
LAZIO 8.195
PIEMONTE 3.934
PUGLIA 2.595
CAMPANIA 2.318
SARDEGNA 1.877
TOSCANA 1.147
SICILIA 837
CALABRIA 815
TRENTINO 326

Il seguito è stato un succedersi di incontri istituzionali, col presidente della Camera Bertinotti, col presidente della VII Commissione Scuola e Cultura della Camera Folena, con la Commissione stessa anche se come audizione informale, con vari deputati e senatori che numerosi avevano firmato la LIP.

La LIP divenne la Legge numero 1600 della XV legislatura e fu la prima volta che una Legge di Iniziativa Popolare arrivò ad essere discussa in commissione, superando la soglia dei cassetti della Camera in cui erano rimaste confinate tutte le Leggi di Iniziativa Popolare, fino ad allora presentate.

Con la LIP abbiamo prodotto la migliore proposta sul sistema pubblico scolastico, che abbraccia il sistema educativo dall’età dell’infanzia fino alla scuole superiori, partendo da ciò che di buono abbiamo, nell’ottica di renderlo migliore.

Il successo nella raccolta delle firme, non risiede quindi tanto nell’aver individuato i contenuti giusti, di questo nessuno è certo, ma nell’aver reso la Legge Popolare una proposta reale, concreta, perché passata tra le mani di migliaia di cittadini che si sono sentiti partecipi, perché qua e là, tra le righe, ritrovano le proprie riflessioni, le proprie idee, e anche i propri dubbi, perché parla un lingua semplice, chiara e priva di fraintendimenti.

I contenuti della Legge sono quindi la diretta conseguenza di quel percorso virtuoso, tesi a divulgare quelli che sono i risultati eccellenti del nostro sistema scolastico e a migliorarne i peggiori, anche con qualche slancio considerato da molti azzardato, come l’obbligo scolastico a 18 anni, l’autovalutazione, il biennio unitario nella scuola superiore e un investimento del 6% del PIL.

Una scuola pubblica di qualità, che alla luce degli ultimi provvedimenti legislativi, sembra ancora oggi profetica: la salvaguardia del tempo pieno con due docenti e le compresenze, la salvaguardia del tempo scuola che permette con tempi distesi di garantire a tutti e tutte la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, ciascuno secondo i propri ritmi, lo spazio ai docenti di aggiornarsi come ogni professionista dovrebbe avere il tempo di fare, il tempo per la cura e l’ attenzione alle categorie più deboli, (diversamente abili e migranti), in strutture adeguate e di qualità.

Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni con un biennio unitario e un triennio di specializzazione, ma che fino a quell’età offre a tutti i suoi cittadini l’opportunità di “assaggiare” tutti gli ingredienti necessari per una buona riuscita nella vita, che sa vedere oltre la necessità del mercato del lavoro, e antepone ad esso lo sviluppo delle capacità critiche di ogni individuo.

Una scuola che in nome della continuità didattica affronta anche la questione del precariato, inserendo in uno dei suoi articoli l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti.

La necessità di contenere il numero delle alunne e alunni per classe, perché per fare una buona scuola, è necessario non solo il tempo, ma anche un numero gestibile di allievi per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione. Una scuola che non ha tempo per i suoi alunni e per le sue alunne non ha tempo nemmeno per la ricerca, la qualità e la sperimentazione didattica necessari al miglioramento della qualità dell’apprendimento e dell’insegnamento.

La nostra bimba ha ormai 8 anni ed ha ancora un bel sorriso come il primo giorno e noi non ci rassegniamo all’idea che la scuola italiana debba fare ancora a meno di lei, dei suoi contenuti, della voglia di esserci di ciascuno di coloro che ha contribuito a generarla.

Siamo sempre più convinti che le sorti della scuola italiana debbano tornare nelle mani di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono, anzi ne rappresentano il respiro.

Il convegno di Bologna del 15 marzo scorso, alle porte della primavera, è stata l’occasione per rilanciare in modo forte e risoluto il messaggio contenuto in quella stagione di passione civile che ha portato alla LIP.

La campagna “Adotta la LIP” e la richiesta ai parlamentari della Repubblica di presentarla a loro nome, nascono dall’esigenza di dare continuità ad un’idea che non ha perso per nulla la brillantezza della sua attualità, oggi come ieri, PER UNA BUONA SCUOLA PER LA REPUBBLICA.

CRONOLOGIA
Domenica 30 gennaio 2005 – ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COORDINAMENTI IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA – Venezia

Sabato 18 e Domenica 19 giugno 2005 – Incontro nazionale per prima Bozza e metodo di costruzione della LIP – Milano

Sabato 2 luglio 2005 – Incontro nazionale per la seconda bozza – Parma

Sabato 9 luglio 2005 – Incontro nazionale per il varo della Bozza definitiva della LIP che verrà proposta alla discussione dei Comitati Buona Scuola – Milano

Sabato 3 settembre 2005 – Incontro nazionale tecnico-organizzativo – Bologna

Sabato 21 e Domenica 22 gennaio 2006 – ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COMITATI BUONA SCUOLA per il varo del testo definitivo della LIP – Roma

Sabato 28 gennaio 2006 – Riunione per la promozione ed organizzazione della campagna di raccolta firme – Bologna

Lunedì 6 febbraio 2006 – PRESENTAZIONE DEL TESTO ALLA CORTE DI CASSAZIONE (in G.U. l’8 febbraio)

Domenica 7 maggio 2006 – ASSEMBLEA NAZIONALE DEI COMITATI PER UNA BUONA SCUOLA PER LA REPUBBLICA – Roma

Mercoledì 14 giugno 2006 – Conferenza stampa indetta dai Comitati promotori della legge d’iniziativa popolare “Per una buona scuola della Repubblica” – Sala stampa della Camera – la LIP ha superato le 70.000 firme.

Domenica 25 giugno 2006 – Incontro nazionale dei Comitati Buona Scuola – Bologna

Venerdì 4 agosto 2006 – Consegna delle 79.926 firme certificate per la LIP (a fronte delle oltre 100.000 raccolte) – Roma Camera dei Deputati

Venerdì 20 ottobre 2006 – Presentazione della LIP, Legge numero 1600 della XV legislatura, al presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti – Roma

Martedì 31 ottobre 2006 – Presentazione della Legge numero 1600 della XV legislatura, al presidente della VII Commissione Scuola e Cultura della Camera, Pietro Folena – Roma

Sabato 18 novembre 2006 – ISTRUZIONE BENE COMUNE: LA SCUOLA COME L’ACQUA, trasparente e indispensabile, capace di dissetare, dare piacere e rendere fertile. Il luogo in cui la società si ascolta, si cura e si progetta – Milano

Mercoledì 4 aprile 2007 – presentazione della Legge numero 1600 della XV legislatura in VII Commissione Scuola e Cultura della Camera

Sabato 17 gennaio 2009 – Convegno nazionale CONTRO LA SCUOLA DI REGIME, PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE – Attualità della proposta di Legge d’Iniziativa Popolare – Roma

Sabato 15 marzo 2014 – Convegno nazionale LE PAROLE CHIAVE PER CAPIRE IL PRESENTE E PROGETTARE IL FUTURO DELLA NOSTRA SCUOLA – Rilancio della LIP e presentazione della campagna “Adotta la LIP” – Bologna [torna su]

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Il popolo della scuola una riforma l’ha in mente da anni
di Giovanni Cocchi

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad altisonanti dichiarazioni di voler ascoltare il mondo della scuola. L’ex ministra, la Carrozza, dichiarava:

Non ho una mia idea di riforma, consulterò il Paese per una grande riforma condivisa”.

La mozione Renzi alle primarie (gennaio 2014) era ancor più ambiziosa e dettagliata:

Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme nella scuola, sulla scuola, con la scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano.

Il PD che noi vogliamo costruire cambierà verso alla scuola italiana, partendo dagli insegnanti, offrendo ascolto alle buone idee, parlando di educazione nei luoghi in cui si prova a viverla tutti i giorni, non solo nelle polverose stanze delle burocrazie centrali.

Casa per casa, comune per comune, scuola per scuola, da gennaio 2014 i nostri insegnanti, i nostri assessori alla scuola, i nostri circoli, i nostri ragazzi saranno chiamati alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europee….

Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”.

Il 6 febbraio, nella sua relazione introduttiva alla Direzione nazionale del Pd, Renzi indicava nei primi giorni di marzo l’inizio della “campagna d’ascolto degli insegnanti”. Ora, a metà aprile, la “grande campagna” è stata annunciata per la fine di aprile/primi di maggio… Vedremo se il Presidente “sprinter” saprà recuperare questi quattro mesi di continui rinvii…

Noi vorremmo non tanto sommessamente ricordare che il mondo della scuola una riforma, discussa per mesi, condivisa da centinaia di persone, sottoscritta da 100.000 cittadini, l’ha in mente e presentata da anni: “La legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica“.

E’ una proposta di legge che è “vecchia” solo per la cronaca (2006) ma modernissima nei suoi contenuti (1) poiché si proponeva di migliorare l’esistente nell’ottica di una vera scuola repubblicana mentre da allora si è pervicacemente perseguita la direzione opposta (volta alla svalutazione della scuola pubblica ed alla sua privatizzazione). E’ l’esito più alto e compiuto che i movimenti di tutti questi anni hanno saputo raggiungere.

E’ una proposta democratica, oltre che nel merito, nel metodo (2):

avviare un cambiamento, partecipato e condiviso, che produca effetti positivi e di lungo respiro sul Sistema Scuola. Un tale metodo è sempre mancato nell’intervenire sulla scuola. Esso rappresenta quanto di rigidamente irrinunciabile è presente nel codice genetico della nostra proposta.

Nel corso del convegno nazionale “Le parole chiave per capire il presente e progettare il futuro della nostra scuola” (http://www.scuolaecostituzione.it/parolechiave/) è stata espressa con forza l’intenzione di far conoscere nella maniera più diffusa possibile i contenuti e lo spirito di questa legge, anche attraverso l’iniziativa “Adotta la Lip”, per accompagnarne la ripresentazione in Parlamento nei prossimi mesi da parte di parlamentari che si dichiareranno disponibili a sottoscriverla.

Insomma, per chi vuol davvero ascoltare, aldilà della propaganda.

(1) Tra i contenuti della Legge:
risorse: il 6% del Pil, perché una buona scuola è la base della democrazia e del futuro di una società (oggi siamo al penultimo posto per la spesa per l’istruzione, battiamo solo la Slovacchia, ndr).

Risorse che permetterebbero: l’estensione dell’ obbligo a 18 anni, classi di 22 alunni, organici stabili e adeguati al sostegno, all’integrazione e alla lotta alla dispersione e al disagio. Obbligatorietà dell’ultimo anno della scuola d’infanzia, ripristino ed estensione del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media, il biennio unitario alle superiori al posto dell’attuale scelta precoce. Un piano straordinario di edilizia scolastica, valorizzazione degli Organi Collegiali, trasparenza e autovalutazione delle Scuole.

(2) Dalla relazione introduttiva alla proposta di legge. Degli intenti

La proposta di legge che vi proponiamo di discutere rappresenta l’esito di un dibattito e di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa.

Un percorso articolato, lungo, onesto e sofferto che ha visto ciascuno fare i conti con le idee e i bisogni dell’altro, nella ricerca della migliore mediazione possibile. L’esito finale è la proposta di legge che vi presentiamo, riconosciuta come propria da tutti quelli che hanno partecipato a costruirla.

Non abbiamo la presunzione di interpretare, nel suo contenuto, il sentire di tutto il paese, ma siamo convinti che questo sia il metodo da seguire per avviare un cambiamento, partecipato e condiviso, che produca effetti positivi e di lungo respiro sul Sistema Scuola. Un tale metodo è sempre mancato nell’intervenire sulla scuola. Esso rappresenta quanto di rigidamente irrinunciabile è presente nel codice genetico della nostra proposta.

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Relazione di presentazione della LIP alla Corte di Cassazione

Proposta di legge di iniziativa popolare “Per una Buona Scuola per la Repubblica

Norme generali sul Sistema Educativo di Istruzione Statale nella Scuola di Base e nella Scuola Superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di Nidi d’Infanzia.

I sottoscritti cittadini italiani presentano – ai sensi dell’art. 71, comma secondo della Costituzione ed in applicazione della legge 25 maggio 1970, n. 352 e successive modificazioni – la seguente proposta di legge.

RELAZIONE

Onorevoli parlamentari,
la nostra proposta di legge di iniziativa popolare riguarda il Sistema Educativo di Istruzione Statale. Detta le norme generali inerenti la Scuola e definisce i livelli essenziali delle prestazioni per quanto attiene ai Nidi d’Infanzia cui sono assegnate anche finalità educative e pertanto da considerarsi interni al Sistema.

Dei Principi (Art. 1)
Il Sistema delineato nella proposta di legge trova le sue ragioni di essere nella Costituzione e in quel sistema di regole condivise che la Comunità Internazionale ha costruito e a cui riconosciamo valore, fino alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia che, in fatto di educazione e istruzione, rappresenta per noi un riferimento costante.

Il Sistema è detto Educativo di Istruzione perché, nei limiti delle sue competenze, cura la crescita dei soggetti che gli vengono affidati come persone, come cittadini e cittadine, come futuri lavoratori e lavoratrici.

Delle Finalità (Art. 2)
Il Sistema Educativo di Istruzione cura l’acquisizione consapevole di saperi con un’attenzione costante all’interazione e all’educazione interculturale: valori dei quali la società del futuro non potrà fare a meno. Nel testo si fa cenno all’apprendimento permanente per sottolineare che la Scuola deve offrire strumenti agli allievi/e affinché, dopo aver assolto l’obbligo scolastico, siano in grado di proseguire un percorso di apprendimento che duri tutto l’arco della vita e consenta di interpretare il mondo in maniera originale. In uno slogan: la Scuola come luogo dove si impara ad imparare.

Nella nostra proposta di legge sottolineiamo anche il valore di alcune scelte di qualità me todologiche: le attività laboratoriali, i momenti ludici e soprattutto il lavoro di gruppo. Quest’ultimo ci sembra particolarmente importante in una società sempre più avviata sulla strada della competizione selvaggia, in cui, quindi, il valore della collaborazione e del lavoro cooperativo va recuperato e rivalutato. L’apertura al te rritorio e in generale al mondo esterno, rappresenta per le scuole un arricchimento e una spinta in più per la loro vita. Come esempio, l’apertura pomeridiana delle scuole superiori, gestita in modo consapevole dallo spirito di iniziativa degli/delle studenti, in concorso con tutte le agenzie del territorio che si occupano di giovani (compresa la scuola stessa), può far diventare ciascuna scuola un luogo di produzione e fruizione culturale, di crescita, di socializzazione, di cittadinanza consapevole, fuori dai percorsi didattici in senso stretto, eppure in sinergia con essi. (continua qui) [torna su]

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Adotta la LIP
di Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e Provincia

La scuola che vogliamo
E’ un progetto con il quale accompagnare la riproposizione della Legge di iniziativa popolare per “una buona scuola per la Repubblica“, cercando di raccogliere attorno ad essa una rinnovata attenzione.

E’ uno spazio web, un sito dove sarà possibile “adottare” la legge di iniziativa popolare (adotta.lipscuola.it).

Adottarla nel duplice significato di rinnovare la propria adesione ad una legge che rimette al centro il diritto vitale ad una buona istruzione per tutti, e al tempo stesso di adottare” i principi organizzativi e pedagogici a cui si ispira.

Il primo obiettivo dell’iniziativa è far conoscere e diffondere la Lip, facendo presente a tutti che esiste una riflessione importante sulla scuola pubblica, scaturita dal lavoro di chi la abita e la fa vivere ogni giorno.

Poi, seguirne l’iter parlamentare, dando forza all’eventuale percorso che tutti speriamo possa intraprendere, creando un rete di persone interessate a tenersi aggiornate su quello che sta succedendo.

Infine, e soprattutto, al di là dell’esito dell’iter parlamentare, creare un luogo di incontro, in cui la LIP rappresenti una traccia concreta e strutturata su cui tutti possano intervenire per confrontare la scuola di oggi, impoverita e inadeguata com’è, con la scuola disegnata nella Lip. Da tale confronto cominciare a tracciare le linee guida della scuola che vogliamo.

Come funziona “Adotta la Lip
Il primo gesto che si potrà fare sul sito è quello dell’adozione simbolica: si adotta una parola della Lip, si lascia la propria e-mail, un pensiero, e la Lip da nera su bianco diventa un po’ alla volta colorata di 6000 parole, 6000 persone i cui nomi compariranno scorrendone il testo. Un piccolo gesto poetico, colorato e ambizioso, perché potremmo essere moltissimi. Un piccolo gesto che assume un grande significato politico.

Oltre a questa adozione simbolica verranno attivati strumenti interattivi associati ad ogni singolo articolo, principio o concetto chiave della Lip: delle “stanze” nelle quali insegnanti, studenti e genitori possano raccontare quali sono le loro condizioni di vita e di lavoro nella scuola così com’è oggi – quelli che chiamiamo gli “orrendi vissuti” – raffrontandoli con quelli che si presenterebbero se la Lip diventasse realtà – “sogna con la Lip“.

Insomma, la Lip c’è, non resta che riproporla con forza e determinazione all’attenzione di chi oggi, al governo e in parlamento, non fa altro che dire “scuola, scuola, scuola“.
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In viaggio con le firme
di Clara Bianchi

Era agosto 2006. Credo il 1° agosto. Si doveva portare a Roma le scatole contenenti le firme raccolte per la LIP per poi depositarle alla Camera dei deputati.

A Milano e a Monza e Brianza, grazie anche alla mitica Marta Gatti e a decine di splendide persone, avevamo raccolto parecchie firme che avevamo controllato una a una e inscatolato. Eravamo riusciti a farci inviare a Milano le firme raccolte in Veneto e Piemonte, forse anche Liguria, non ricordo con precisione.

Si trattava poi di “raccogliere” strada facendo le firme di Parma. Modena, Reggio Emilia e Bologna. A Roma attendevano le firme raccolte al centro e al sud Italia.

Eravamo sfiniti da sei mesi di lavoro diurno, notturno e festivo. In particolare io non ne potevo più; la mia casa era diventata la sede della raccolta nazionale per le firme in favore della Legge di Iniziativa Popolare.

Si trattava di fare un ultimo sforzo. Io e Mario Piemontese, aiutati da un nuovissimo Tom Tom che ci avrebbe guidato senza perdere tempo prezioso, ci offrimmo volontari per il delicato incarico. Avremmo portato a Roma le firme con la mia auto fermandoci lungo il percorso per raccogliere in Emilia Romagna altre scatole di firme raccolte da altri comitati.

Ricordo che sentivo una tremenda responsabilità per quel compito; durante il viaggio non bisognava allontanarsi per nessun motivo dall’auto e dal suo prezioso carico. Turni caffè e pipì tra me e Mario agli Autogrill e ogni tanto occhiatina rassicurante nel baule. Sì, le scatole erano sempre lì.

A Parma uscimmo dall’autostrada dove ad attenderci al casello c’era Roberta Roberti con la scatola delle firme raccolte lì in zona e due chili di squisito grana per il nostro viaggio. Al casello di Reggio Emilia prendemmo dalle braccia di Monica di Carpi altre firme.

A Bologna, all’uscita del casello, incontrammo Mirco Pieralisi, maestro elementare, con le scatole di firme raccolte. Ci aspettavamo dei tortellini che non arrivarono! D’altra parte la competizione e rivalità tra Milano e Bologna sulla quantità di firme raccolte in qualche modo doveva palesarsi.

Arrivati a destinazione un compagno della CGIL di Roma, Antonio Cucinella, che ci ospitò quella notte, fece una foto a me e Mario davanti al baule aperto dell’auto; sullo sfondo le scatole famose. Purtroppo non ho più la foto; è in possesso dell’ultimo ladro di appartamenti che mi ha rubato il computer. Non ricordo se quella sera fummo tanto incoscienti da lasciare le scatole in auto per tutta la notte o se le scaricammo. Propendo di più per la seconda ipotesi. L’ansia la faceva da padrona nonostante le risate e la piacevole cena in un ristorantino romano.

La mattina seguente ci trovammo, mi pare di ricordare, nella sede di un circolo di Rifondazione Comunista dove erano arrivate tutte le firme del centro e del sud e lì con l’aiuto dei compagni e compagne di Roma, finimmo di inscatolare tutte le firme dopo aver ricontrollato il totale. Mario Piemontese, il nostro genio matematico, la nostra sicurezza nei momenti di panico, sparì in una stanzetta e ne uscì solo dopo il conteggio accurato con il totale esatto delle firme raccolte.

Ad ogni scatola fu assegnato un numero. Ricordo i commenti ironici sulla scatola numero 17 che casualmente conteneva le firme di Napoli. Non credo che nessuno abbia avuto il coraggio di riferirlo a Barbara e Mimmo del comitato di Napoli.

Nei giorni successivi, anche questo fu documentato da un servizio fotografico, alcuni/e romani/e portarono le scatole alla Camera. La sera stessa io e Mario giurammo a noi stessi che era stata e sarebbe rimasta la prima e unica esperienza di raccolta firme.

Ancora oggi vengo colta da un leggero malessere nel passare accanto ad un qualsiasi “banchetto raccolta firme”. Cortesemente rispondo alle insistenze: – No, grazie! Ho chiuso con le firme. [torna su]

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Pronti? Via! Partiti per l’ultimo fandango
di Judd Nelson e Kevin Costner

Cronaca di un viaggio a Roma

Martedì 1 agosto ore 10.00 Milano. È tutto pronto, la macchina è già stata caricata.

Al posto di una motosega, una damigiana piena e una tanica vuota, a bordo ora si trovano: uno sgabello, che si è rifiutato di scendere, 30.000 sardine in scatola, 4 panini alla mortadella, 4 bottigliette d’acqua, un numero imprecisato di prugne, già lavate, un navigatore satellitare androgino, che risponde al nome di Chiara, e due individui assolutamente poco loschi, ma che viaggiano in incognito: Clara – nome in codice Epopea – e Mario – nome in codice Mito.

Insieme naturalmente fanno: Epopea e Mito (E&M) – Antologia Epica per la Scuola Media a cura di C.A. Sambugar – Principato 1966 – libro sul quale Clara ha versato lacrime e sangue quando andava a scuola dalle suore.

Ore 10.01. E&M sono pronti per partire. Destinazione: Roma – Cinecittà.

E&M parteciperanno alla selezione per il casting de “l’ultimo fandango”.

Marco – nome in codice Houston (abbiamo un problema) – che di Epopea è il compagno, una volta saputo di essere stato escluso dalla selezione per il casting, si è molto preoccupato per la buona riuscita del viaggio. Allora ha pensato bene di affittare per due giorni un intero satellite e di presentare Chiara a Mito.

A motore spento, Mito confida a Chiara – è la prima volta che ho rapporti con un satellitare.
Chiara risponde – sei mai stato innamorato?.
Mito – non lo so.

Chiara – è facile capirlo, se continui a pensare a un satellitare, allora sei innamorato.

Epopea intanto assiste in silenzio e si limita a fare la guardona.

Superati i preliminari, l’amplesso dura circa un picosecondo. Mito vorrebbe fumare, ma è assolutamente vietato, ogni rischio di incendio a bordo deve essere evitato. Allora digita con cura e delicatezza la destinazione. Chiara è felice.

Pronti? Via! Partiti per l’ultimo fandango.

Epopea al volante, Mito alla Kambusa, Chiara dorme.

Prima tappa: Parma – parcheggio degli scambisti appena fuori dall’autostrada. E&M lì devono incontrare Roberta – nome in codice Punta (di parmigiano).

Ore 11.32 arrivo a Parma. Chiara, programmata per raggiungere Cinecittà senza deviazioni, urla – effettuare immediatamente inversione a U! Mito, ormai stufo di avere rapporti con un satellitare androgino che tutto quel che aveva da dire, l’aveva già detto, la stronca digitando semplicemente il tasto ON/OFF.

Epopea scende dall’auto e subito viene avvicinata da una giovane coppia di scambisti. Mentre cerca di spiegare che l’unica cosa che sarebbe disposta a scambiare è un satellitare androgino appena mollato dal suo amante, arriva Punta (di parmigiano). La contrattazione si interrompe immediatamente.

Punta carica sull’auto ancora un quintale di sardine in scatola e porge in dono agli aspiranti attori un suo piccolo clone: Puntina (di parmigiano). Saluti abbracci, qualche foto e si riparte.

Mito vorrebbe tirare un’azzannata a Puntina, ma Epopea gli spiega subito che a bordo dell’auto non sono ammessi atti di cannibalismo. Mito rinuncia, ma no si da per vinto. Puntina d’altro canto tira un sospiro di sollievo.

Prossima tappa Reggio Emilia – appena fuori dal casello dell’autostrada. E&M lì devono incontrare Elvira e Monica. Per loro nessun nome in codice, amano il rischio e hanno rinunciato ormai da anni a qualsiasi tipo di copertura. Mito, visto che Puntina è intoccabile, perlomeno a bordo dell’auto, spera tanto di essere accolto al suo arrivo con un bel termos pieno zeppo di ravioloni burro e salvia.

Ore 12.07 arrivo a Reggio Emilia. Niente ravioloni. Mito ha già divorato 4 panini alla mortadella, 13 prugne e bevuto due bottigliette d’acqua, ma ha ancora una gran fame.

Mito – … e le sardine?
Epopea – no, quelle non si possono toccare, vanno portate tutte al regista.

Mito allora, all’insaputa di Epopea, attrae con l’inganno Puntina fuori dall’auto e la ingerisce in un sol boccone, senza nemmeno masticare.

Elvira e Monica caricano anche loro sull’auto un buon quintale di sardine in scatola. Saluti abbracci, anche questa volta qualche foto e si riparte.

Tutti a bordo o quasi. Puntina manca all’appello. Epopea se ne accorge.

Epopea – Mito dove hai messo Puntina?

Mito tace, ma un irrefrenabile BURP lo tradisce.

Epopea – Mito caccia fuori Puntina!
Mito – devo?
Epopea – certo, devi!

SLOP! Ecco che Puntina torna a nuova vita, ma stanca dei suoi compagni di viaggio fugge con un casellante di Felino.

Prossima tappa Bologna – appena fuori dall’uscita di Sasso Marconi. E&M lì devono incontrare Mirco – nome in codice Per fortuna (c’ho pensato io, altrimenti tutto sarebbe andato in merda).

Ore 13.00 arrivo a Bologna. E&M sono in anticipo oppure Per fortuna è in ritardo, non si sa.

Nell’attesa Mito mangia prugne con la media di 12 al minuto – 1 ogni 5 secondi – e sputa noccioli sul parabrezza cercando di colpire Epopea di rimbalzo. Epopea con estrema abilità blocca i noccioli con il solo ausilio degli incisivi e li risputa indietro a tre sponde: parabrezza – lunotto – parabrezza. Mito dopo essere stato colpito per settantadue volte nell’occhio sinistro e centosette in quello destro, resta temporaneamente accecato e si accascia sul sedile svenuto.

Per fortuna arriva e carica sull’auto un tre quattro quintali di sardine in scatola. Saluti abbracci, velocemente qualche foto, inizia a piovere, e si riparte.

E&M affrontano l’Appennino. Mito dopo più di un’ora di viaggio riapre gli occhi in galleria. È tutto buio, pensa di essere morto, cerca Caronte, ma vede solo Epopea travestita con un costume da Cerbero acquistato in saldo a Pasqua alla stazione di servizio di San Zenone.

Epopea – scherzone!
Mito – va a cagarone!

E&M si fermano per far benzina, Mito ne approfitta per fare pipì e bere un caffè. Quando esce dal bar lo spettacolo è eccezionale: la carrozzeria dell’auto è completamente ricoperta da uno splendido decoupage fatto con le copertine di Vanity Fair degli ultimi tre anni.

Epopea dice che non si può arrivare a Cinecittà con un’auto qualunque.

Mito ne conviene, vede su una portiera la foto di Cannavaro, si toglie la maglietta, improvvisa con un permanent un tatuaggio tribale lungo 37 cm sul braccio sinistro, rientra nel bar ruba una fila intera di 12 ciucci, 2 camogli, 1 primavera, 3 caciotte, 1 CD della Carrà e l’incasso della signora che pulisce i bagni. Esce, scrive – corpo 72 – “CAMPIONI”, sempre col permanent, sulla vetrina, sale in auto brandendo a due mani una coppa del nonno e urla – poo, popo, popopoo!

Epopea lo aspetta col motore acceso. Si riparte subito dopo aver scritto, sgommando sull’asfalto del parcheggio: CHE FIGHI!

Ore 17.14 E&M sono quasi a Roma e decidono allora di prendere contatto con Antonio il regista – nome in codice Tony (Manero).

Tony invia un SMS di 32 righe con tutte le indicazioni per raggiungere la sua abitazione. Alla seconda riga E&M si sono già persi e sono costretti, loro malgrado, a chiedere a Chiara di condurli a destinazione. Chiara molto risentita per la sua temporanea esclusione, inizialmente si rifiuta di aiutarli, ma un mazzo di fiori e un po’ di solletico al RESET sono sufficienti a convincerla. Chiara un po’ si prende la sua rivincita. Dopo 7 o 8 inversioni a U e 17 giri consecutivi della stessa rotatoria E&M arrivano a casa di Tony.

Baci, abbracci e poi ancora baci, abbracci. Foto, sigarette, caffè, chinotto.

Tony – … e le sardine?
E&M – ci sono, ci sono!
Tony – … e dove sono?
E&M – al sicuro, non ti preoccupare.
Tony – … ma al sicuro dove?
E&M – sono ben nascoste in auto.
Tony – … e ci sono tutte?
E&M – tutte, proprio tutte!

Tony – bene allora non dovete preoccuparvi, la parte che fu di Kevin Costner sarà tua Mito, mentre quella di Judd Nelson spetterà a te Epopea.

È fatta. E&M sono stati presi nel casting come attori protagonisti, le porte del successo sono ormai spalancate davanti a loro, niente e nessuno potrà mai fermarli.

La sera passa in fretta. Cena con amici, gelato, due passi e poi a letto presto, domani si comincia di buon ora a lavorare sul set.

Mercoledì 2 agosto ore 8.00 Roma. E&M sono pronti, ma in casa Tony non c’è. Non si preoccupano escono e vanno verso l’auto, in qualche modo riusciranno a trovare il set, al limite chiederanno di nuovo aiuto a Chiara.

Mito – … ma le sardine sono al sicuro?
Epopea – sì certo non ti preoccupare, questa notte ho lasciato Chiara travestita da Cerbero a guardia del nostro tesoro.

E&M si avvicinano all’auto, stranamente però le portiere sono aperte e anche il portabagagli è spalancato. Da un cassonetto lì vicino spunta fuori un pezzo del travestimento da Cerbero.

E&M accelerano il passo.

Chiara in auto non c’è, ma non c’è nient’altro, soprattutto non ci sono più le sardine. Solo sul parabrezza campeggia un messaggio scritto col rossetto, probabilmente di Tony: “Ci dispiace …. Chiara e Tony”.

È finita. Niente sardine, niente regista, niente film, insomma niente di niente. Le porte del successo così come si sono aperte si stanno richiudendo, e qualcuno ci ha lasciato anche dentro le dita.

Mito – butto lì un’ipotesi.
Epopea – sentiamo.
Mito – ho l’impressione di averlo preso in quel posto.
Epopea – ma va!
Mito – hanno portato via anche la copertina con Cannavaro!
Epopea – che stronzi!

Mito – Epopea chiama Houston, non sappiamo come tornare a casa, Chiara è fuggita e in più tra dieci minuti ci scade l’affitto del satellite.

Epopea – Houston abbiamo un problema.
Houston – per il momento sempre dritto, poi vi dico.

Roma, agosto 2006 [torna su]

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La Legge di Iniziativa Popolare

Per una buona scuola per la Repubblica
LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE, FEBBRAIO 2006

NORME GENERALI SUL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE STATALE
NELLA SCUOLA DI BASE E NELLA SCUOLA SUPERIORE.
DEFINIZIONE DEI LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI
IN MATERIA DI NIDI D’INFANZIA.

TITOLO I – IL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE STATALE

Art. 1. Principi.
Il Sistema Educativo di Istruzione Statale:
1. si ispira a principi di pluralismo e di laicità;
2. è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, alla formazione del cittadino e della cittadina, all’acquisizione di conoscenze e competenze utili anche per l’inserimento nel mondo del lavoro, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno/a, secondo i principi sanciti dalla Costituzione, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia;
3. concorre altresì a rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale, culturale e di genere, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini e delle cittadine;
4. garantisce la partecipazione democratica al suo governo da parte di docenti, educatori, personale Ausiliario-Tecnico-Amministrativo, genitori e studenti.

Art. 2. Finalità generali.
1. Il Sistema Educativo di Istruzione promuove l’acquisizione consapevole di saperi (conoscenze, linguaggi, abilità, atteggiamenti e pratiche di relazione), visti come aspetti del processo di crescita e di apprendimento permanente, con un’attenzione costante all’interazione ed all’educazione interculturale, che si caratterizza come riconoscimento e valorizzazione delle diversità di qualsiasi tipo ed è intesa come metodo trasversale a tutte le discipline.
2. A tal fine la pratica scolastica si organizza in un’alternanza di lezioni frontali, attività laboratoriali, momenti ludico – educativi, lavoro individuale e cooperativo, organizzazione di scambi culturali tra istituti e con scuole di altri paesi, interventi educativi aperti al territorio.

Art. 3. Diritto all’istruzione.
1. Lo Stato riconosce a tutti/e il diritto all’educazione, all’istruzione e alla formazione, garantendo a questo scopo l’accesso gratuito alle Scuole Statali di Base e Superiori.
2. Lo Stato garantisce la gratuità dei libri di testo e del trasporto scolastico per gli alunni e le alunne delle Scuole Statali dell’obbligo di ogni ordine.
3. Lo Stato, mediante appositi finanziamenti, promuove e incentiva l’accesso ai saperi ed al mondo della cultura.
4. Lo Stato promuove e sostiene l’attivazione di corsi per l’Educazione degli Adulti. Tali corsi, fatta salva l’equiparazione degli obiettivi e dei titoli conseguiti, competono alle scuole ed ai Centri Territoriali Permanenti, che forniscono gli spazi ed il personale docente e non docente per la loro realizzazione.
5. Lo Stato assicura al Sistema Educativo di Istruzione Statale le risorse adeguate, destinando a questo scopo almeno il 6% del prodotto interno lordo.
6. Ai sensi dell’art. 33 della Costituzione, l’attivazione e il funzionamento delle scuole private di ogni ordine non comporta oneri a carico dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.

Art. 4. Articolazione.
1. Il Sistema Educativo di Istruzione si articola nei Nidi d’Infanzia, nella Scuola di Base e nella Scuola Superiore.
2. La Scuola di Base è composta dalla Scuola dell’Infanzia della durata di 3 anni, dalla Scuola Elementare della durata di 5 anni e dalla Scuola Media della durata di 3 anni
3. La Scuola Superiore si articola in un biennio unitario e in un triennio d’indirizzo. (continua qui) [torna su]

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Le notizie della settimana scolastica

L’entusiasmo degli insegnanti e le paghe della ministra

Uno dei problemi della scuola è che l’entusiasmo di molti insegnanti si è spento da tempo, perché gli stipendi sono bassi e parziali al di là della qualità del lavoro. E questa è una criticità diffusa: in Italia si può fare carriera solo invecchiando, non c’è altro modo per migliorare il proprio curriculum”.

Sono parole della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini.

La ricetta della ministra per risolvere il problema è premiare i più capaci, i più preparati, chi si impegna di più, come ripete a ogni dichiarazione pubblica (vedi l’intervista a La Tecnica della Scuola). Poiché secondo la ministra occorre

distinguere chi lavora tanto da chi fa semplicemente il suo dovere

Circa un mese fa Claudia Fanti rifletteva su quante vite e quanto lavoro di insegnanti ci stiano dietro quel fare “semplicemente” il proprio dovere, permettendo l’esistenza della scuola pubblica e domandandosi se per chi è colpevole di fare “semplicemente” il proprio dovere, ci sarà lo stesso stipendio a vita. E dal congresso della Flc Cgil Domenico Pantaleo ricorda che:

Il merito è importante, ma presuppone l’uguaglianza nelle retribuzioni.

Sul tema parleranno dal 14 maggio ministra e sindacati, le cui rispettive posizioni vengono qui sintetizzate.

Il Governo investe un po’ nelle aule, ma taglia stipendi e fondi

Così sintetizza la politica scolastica del governo un titolo de il manifesto: Il governo investe un po’ nelle aule ma taglia ancora gli stipendi dei professori.

Infatti nel DEF (Documento di Economia e Finanza) è previsto per il 2014 un ulteriore calo della spesa per gli stipendi del personale della scuola, già fortemente diminuita dal 2009. Eppure la ministra Giannini dice di non saperne nulla, esattamente come disse Gelmini quando le fecero presente che Tremonti stava tagliando organici e risorse finanziarie.

Così come la ministra non sa niente, anzi smentisce la notizia di nuovi tagli per l’università: 30 milioni di euro tagliati per il 2014 al Fondo di Finanziamento Ordinario e addirittura 45 milioni per ogni anno a partire dal 2015

Stipendi fermi fino al 2020?

Italia Oggi diffonde addirittura la notizia, poi ripresa da Orizzonte Scuola, da La Tecnica della Scuola e dall’agenzia stampa PubblicPolicy, di una modifica apportata al testo del Documento Economia e Finanza riguardante il blocco fino al 2020 dei contratti della scuola.

La notizia viene smentita dal ministero dell’Economia, ma rimangono fondati dubbi di un rischio reale di un ulteriore congelamento degli stipendi.

La qual cosa viene considerata inaccettabile dalla Uil, mentre l’Anief parla di proletarizzazione dei lavoratori della scuola: le buste paga di circa un milione di lavoratori sono destinate a rimanere ferme per 8 atti consecutivi. Un record che porterà docenti e personale Ata a perdere 16 mila euro lordi di mancati aumenti a dipendente. E ricordiamo che già oggi gli stipendi dei docenti e degli ATA sono ben 8 punti sotto l’inflazione. La Flc Cgil si dice pronta alla mobilitazione.

Contratto o spot elettorale?

Ed ecco arrivare l’annuncio, proprio nel periodo delle elezioni europee, che vedono la ministra dell’Istruzione Giannini candidata per Scelta Civica, dell´incontro tra ministra e sindacati per il rinnovo del contratto scuola. La data fissata dalla ministra per questo incontro è quella del 14 maggio. La responsabile del Miur si è detta disponibile a discutere sia della parte economica che di quella normativa. La domanda di Lucio Ficara è:

Questa disponibilità di rinnovare il contratto scuola sia nella parte economica che in quella normativa è reale o si tratta di pura convenienza elettorale?

80 euro che fanno tremare.

E’ da valutare in questa luce la dichiarazione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi quando annuncia di essere riuscito a

Mettere 80 euro mensili nelle tasche degli italiani che guadagnano meno di 25.000 euro“.

Da una parte è significativo che nel comparto scuola il 53% dei lavoratori dovrebbe beneficiare degli 80 euro di riduzione fiscale: il che significa che il 53% ha salari nella fascia di povertà (e comunque il 60% dei docenti ne resterà fuori). Dall’altra, come scrive Marina Boscaino,

C’è da tremare. Perché l’insistenza sulla pur fondamentale questione della sicurezza degli edifici scolastici lascia aperti – anzi apertissimi – margini di manovra pressoché infiniti ad un governo che evidentemente sta giocando il tutto per tutto per rastrellare fondi, pur di mantenere la promessa elettorale degli 80 euro in busta paga per alcuni lavoratori.

L’Istruzione la fa l’Economia

Ma nel DEF non si parla solo di stipendi. Come ai tempi di Tremonti, le sorti dell’Istruzione sono decise dal ministero dell’Economia.

Nel documento economico troviamo: 2 miliardi per l’edilizia scolastica, attuazione, a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico, del Regolamento per l’applicazione del Sistema Nazionale di Valutazione delle istituzioni scolastiche, calutazione e incentivi alle università migliori (ANVUR); revisione, in ottica di valorizzazione del merito, del contratto degli insegnanti e del metodo di reclutamento di insegnanti e dirigenti scolastici.

Ma su tutto questo, aspettare per credere. Tanti osservatori parlano di molti annunci ma poca sostanza. Secondo il Sole 24 Ore non ci sarebbero risorse nel decreto Irpef a favore degli investimenti pubblici e dei 3,5 miliardi annunciati per la sicurezza nelle scuole, disponibili ce ne sarebbero solo 244 milioni.

Giocatori in attesa di chiamata

Così la chiamata diretta e retribuzioni e premi legati a valutazione e merito si trovano inserite in un documento di programmazione economica. Tanto che la ministra Giannini può dichiarare che nel Documento di Economia e Finanza

tutte le nostre proposte programmatiche sono state inserite“.

Sulla chiamata diretta la ministra è chiara:

Bisogna potersi scegliere la propria squadra“.

La scuola, però, non è una squadra.

La scuola è il luogo aperto a tutti dove tutti i giovani hanno l’identico diritto – ovunque e in qualsiasi situazione siano nati – di provare a diventare donne e uomini, cittadini consapevoli; di emanciparsi attraverso la cultura; di conquistare pensiero critico e migliorare se stessi; di gettare basi solide rispetto a ciò che saranno in futuro. Di imparare, per capire e per capirsi, e per esistere in maniera tanto più dignitosa quanto più quello – la scuola – sarà stato l’unico luogo in cui saranno entrati in contatto con cultura e pensiero emancipante. Per questo l’unitarietà del sistema scolastico nazionale è un principio da difendere senza se e senza ma.

Forza Italia approva, mentre la Flc Cgil riconferma la sua opposizione e formula una sua proposta. La ministra apparentemente smentisce, in realtà conferma e rimanda.

Nessuno ha fatto una proposta specifica in questo senso… Io ho enunciato dei principi che poi verranno tradotti in proposte. Quando ci saranno quelle, allora prima ci confronteremo con i sindacati

I contratti li fa il Governo, da solo

Sul tema del rapporto Governo-sindacati, il congresso nazionale della Flc Cgil è l’occasione per denunciare come il Governo operi per destrutturare il contratto collettivo nazionale di lavoro della scuola e come si sia ormai resa marginale, se non addirittura insignificante, la contrattazione decentrata.

Nel Def oltre a rinviare al 2020 i contratti pubblici si prevede, per i comparti della conoscenza, la revisione del contratto degli insegnanti, il reclutamento degli insegnanti e dei dirigenti, incentivi alle università e valutazione individuale. Si intendono imporre unilateralmente tali misure cancellando il contratto nazionale“.

Tra le proposte della Flc, l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, il ripristino del turn over al 100%, una revisione della riforma Fornero.

Il premier Matteo Renzi in ascolto

Ma il popolo della scuola può cominciare a prendere nota: per la fine di aprile o l’inizio di maggio Matteo Renzi ha annunciato l’avvio della “campagna d’ascolto delle insegnanti e degli insegnanti” che viaggerà “contemporaneamente all’investimento sull’edilizia scolastica“.

Occasioni di ascolto del mondo della scuola comunque al Presidente del Consiglio non mancano.

C’è la proposta di Legge di Iniziativa Popolare per una buona scuola per la Repubblica sostenuta da 100.000 firme che presentiamo in questa puntata di vivalascuola.

C’è il fatto che in pochi giorni ci siano state quasi 30.000 adesioni alla petizione lanciata da Mila Spicola con la richiesta di deroga alla riforma Fornero per dare il via a prepensionamenti o riconversioni verso altre funzioni su base volontaria, data la condizione di lavoro usurante di chi insegna:

dopo tanti anni prevalgono stanchezza o altre motivazioni e la scuola diventa un calvario, che si riflette su alunni e famiglie“.

(mentre invece la notizia della crescita del Pil al massimo dello 0,9%, anziché dell’1,1%, fa nascere ancora forti preoccupazioni sulla possibilità di una soluzione per i docenti di Quota 96).

Si potrebbero ascoltare le motivazioni che spingono il sindacato Unicobas a indire uno sciopero delle scuole di ogni ordine e grado per il 28 aprile.

Oppure, spostandoci all’Università, c’è quanto si è detto e scritto sui test di Medicina e Odontoiatria, che in questi giorni hanno visto concorrere in 64.000 per 10.000 posti  – tralasciando la questione del plico manomesso a Bari su cui indaga la Digos.

Si è scritto a proposito di quanto sia illogico l’anticipo dei test ad aprile, in un periodo in cui la concentrazione degli studenti dovrebbe essere rivolta alla conclusione dell’anno scolastico e all’esame di Stato; si è scritto su questi test: test-mania, “sapere finito in una crocetta“, “Solo domande trabocchetto“, “inutili rompicapi che non scelgono i migliori“, “ripiego frettoloso da scuola guida“.

Spettacolo indecoroso

Ampie informazioni ci sono date sul nostro sistema di Istruzione dai dati Eurostat 2013, pubblicati l’11 aprile, da cui risulta che il nostro Paese detiene la percentuale più bassa di laureati tra i 30 e i 34 anni: appena il 22,4%. Male anche per i ragazzi tra i 18 e 24 anni che hanno abbandonato studi e formazione dopo la scuola media: sono il 17%, a fronte di una media Ue dell’11,9%; peggio di noi solo Spagna (23,5%, record negativo), Malta (20,9%), Portogallo (19,2%) e Romania (17,3%).

Sono molto significativi anche i dati che riguardano le scuole private e i diplomifici, con i continui scandali che li vedono coinvolti: questa settimana in Campania 49 persone indagate e 3 arresti. L’accusa è di falso in atto pubblico. I docenti sono stati indagati perché attestavano nei registri di classe la regolare frequentazione di alunni mai presenti e che si presentavano soltanto sporadicamente per svolgere elaborati “già predisposti“.

Occasioni di riflessione le dà lo spettacolo indecoroso dei concorsi pubblici, con i curricula falsi sia dei candidati sia dei commissari, i commissari compiacenti o incompatibili, gli idonei diventati tali nonostante i pareri negativi, le promozioni date sulla buona fede, ecc.

Si potrebbe riflettere su come secondo le proposte di legge annunciate “la valorizzazione della ricerca indipendente” rischia di “essere più orientata a favorire un utilizzo ancora più sfrenato di contratti precari“.

E’ indicativo della fiducia nella formazione il fatto che in un’inchiesta effettuata da Il Corriere dell’Università Job su un campione di 635 studenti dell’ultimo anno di scuola superiore (anno 2012) la maggioranza assoluta dei maturandi (54%) abbia dichiarato che prende in considerazione l’ipotesi di accantonare l’obiettivo della laurea, qualora gli venisse offerto un lavoro dopo la maturità, mentre solo il 37% degli intervistati ritiene che la laurea sia “un obiettivo che non si può barattare.

Potrebbe infine cogliere il segnale che arriva dal caos delle procedure per l’aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento, previsto tra il 10 aprile e il 10 maggio: il sistema informatico di inoltro degli aggiornamenti predisposto dal ministero è in tilt. Tanti i malfunzionamenti segnalati, che rendono probabile uno slittamento della scadenza.

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SEGNALAZIONE

Le domande per l’aggiornamento delle Graduatorie ad Esaurimento per gli anni 2014 – 2017 dovranno essere presentate dal 14 aprile al 10 maggio. Orizzonte Scuola ha predisposto una pagina con normativa, guide, consulenza. [torna su]

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Risorse in rete

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola, Gli Asini

Spazi in rete sulla scuola qui. [torna su]

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