Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte I)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneadi Massimo Maugeri

Sono molto grato a Salvatore Silvano Nigro per aver ridato luce, con la sua curatela, a questa raccolta di saggi intitolata “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (pubblicato originariamente nel 1947 da Garzanti, a cura di Dino Terra, e oggi riedito da Sellerio).
Come si evince dal titolo, l’idea che sta alla base di questo volume è quella di consegnare una raccolta di testi, di saggi critici, sull’Italia dell’immediato dopoguerra; l’Italia, cioè, che si apprestava a riaffacciarsi al mondo dopo il diluvio del ventennio fascista e i disastri causati dalla seconda guerra mondiale.
Nella sua acuta prefazione Nigro ci presenta, intanto, la storia di questa avventura editoriale che ha coinvolto ben trentuno intellettuali (scrittori e giornalisti culturali), ciascuno dei quali ha avuto il compito di sviluppare riflessioni su varie tematiche, con l’obiettivo – per l’appunto – di tracciare un sommario dell’Italia che usciva dal ventennio del regime e dagli orrori della guerra. Giuseppe Ungaretti apre la raccolta indicando quella che dovrebbe essere la “Missione del letterato”; Carlo Levi affronta le problematiche legate a “La città”; Guido Piovene si occupa de “La Chiesa”; Alberto Savinio de “Lo Stato”; Michele Saponaro de “Il linguaggio”, Raffaele Carrieri “Del costume”, Bonaventura Tecchi de “Le autonomie regionali”, Roberto Papi de “Le feste, oggi”, Orio Vergani de “L’amore”, Riccardo Bacchelli de “Il mare”, Aldo Palazzeschi de “Il paesaggio”. E ancora: Carlo Bernari si occupa de “Gli operai”, Giovanni Titta Rosa de “I contadini”, Alberto Moravia de “La borghesia”, Raffele Calzini de “La società”, Francesco Jovine de “Gli straccioni”, Cesare Giulio Viola de “La famiglia”, Mario soldati de “La libertà”. Giovanni Battista Angioletti sottolinea come “L’arte è la nostra storia”, Emilio Cecchi scrive su “I trafficanti”, Agostino Degli Espinosa de “L’industria”, Guglielmo Petroni de “L’artigianato”, Massimo Bontempelli de “La musica”, Marco Apollonio de “Il teatro”. E, a seguire: Cesare Zavattini si occupa de “Il cinema”, Mario Robertazzi de “Lo sport”, Piero Gadda Conti de “I partiti”, Libero Bigiaretti de “La stampa”, Dino Terra de “Il residuo littorio”. Infine, Giacomo Noventa riflette su “Quelli dell’Arca” e Arrigo Benedetti sulle problematiche riguardanti “Gli stranieri”.
Ho elencato i nomi degli intellettuali coinvolti e delle tematiche affrontate, rispettando l’ordine di apparizione nel volume, giusto per fornire una indicazione di massima della portata (e delle ambizioni) dell’opera.
Tra i nomi più celebri spiccano senz’altro quelli di Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti.
Nella sua prefazione Silvano Nigro – come già accennato – fornisce informazioni importanti sulla storia editoriale di questa pubblicazione. Intanto sottolinea in maniera impeccabile, e con dovizia di particolari, le problematiche legate alla gestazione del libro (la cui genesi – in effetti – seguì un percorso molto accidentato). Tali difficoltà furono il frutto di un “peccato d’origine”, poiché Terra non indicò precise e vincolanti date di consegna né orientamenti sulla stesura dei singoli saggi. Si perse tempo e si dovette far fronte a defezioni compensate da “nuovi acquisti” dell’ultim’ora (tra cui quello celebre di Noventa). La pubblicazione dell’opera slittò dall’autunno del 1945, data in cui era maturata l’idea di tentare di raccontare l’Italia dopo i disastri della guerra (e dopo che Moravia, Piovene e Cecchi avevano assicurato la loro collaborazione), all’estate del 1947. Molto interessante il “carteggio” – che prelude la pubblicazione – tra Dino Terra (curatore dell’opera da Roma), Roberto Papi (collaboratore da Firenze che aveva il compito di coinvolgere altri intellettuali, tra cui Montale), Orio Vergani (dalla redazione della Garzanti, di Milano). Nigro nella sua prefazione offre, tra l’altro, anche stralci di questi scambi epistolari.

“Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” fu dunque stampato dalla Garzanti il 14 giugno del 1947.
L’obiettivo dichiarato di questo gruppo di trentuno letterati (come riferito dalle parole del curatore originario e come evidenziato dal curatore odierno) era quello di “prendere la temperatura all’euforia del «dopo il diluvio» e contribuire a dare «nuova faccia» all’Italia del dopoguerra. Si trattava di “rifondare una «comunità sociale» e di «dare agli italiani un peso specifico morale e mentale». In altre parole si trattava di “«comporre una Nazione nella quale ogni cittadino in sé» avesse la responsabilità politica dello Stato, dopo il funereo e nefasto niente della retorica che con le iperboli aveva scollato parola e realtà, e dopo le sciagure di una politica di regime”.

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