78. La sua lunghezza d’onda

da qui

Se la mia vocazione era il supporto al sacerdote nelle sue difficoltà col celibato, anch’io venivo liberata da alcuni problemi radicali: un incastro perfetto, che solo Dio poteva architettare. Ciascuno di noi era strumento per la crescita dell’altro.
M’ero accorta, nel corso del cammino, d’avere un tendenza a possedere l’altro, l’esatto contrario dell’amore vero. Ecco perché il
leit-motiv della mia vita fu la perdita di persone amate e situazioni su cui facevo assoluto affidamento.
Non era un sadismo del Signore, anzi, la sua misericordia si manifestava in questo modo: non dovevo più aggrapparmi agli altri, attribuire agli affetti personali un valore superiore a Dio, perché si sarebbero mutati in idoli. Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me, dice il Vangelo. Ciò valeva, ugualmente, per i miei programmi, spazzati via come se niente fosse.
Come mi fece notare il confessore, contravvenivo al primo dei comandamenti, premessa indispensabile per i successivi, e mi ostinavo a costruire una casa precaria, sulla sabbia. Le relazioni autentiche erano sempre state, per me, fondamentali, la realtà più importante della vita, e questo era legittimo. Ma il valore attribuito loro era eccessivo: decidevano del mio equilibrio, laddove è Dio che dona l’essere e le dinamiche sane di un’esistenza secondo il suo Progetto.
E’ il genere di idolatria più facilmente riscontrabile, soprattutto nei rapporti importanti, come quelli tra figli e genitori o nella vita di coppia. Uno psicoanalista contemporaneo chiama “madre coccodrillo” colei che concepisce il figlio come cosa propria, e “figlio sanguisuga” il bambino dipendente dalla madre. E’ detto a proposito delle interazioni che risalgono all’infanzia, ma il modello, se non viene superato, può rimanere immutato nell’inconscio e arrivare a inquinare i meccanismi adulti.
Considerando l’altro parte di sé, fonte di vita, l’idea di perderlo genera il panico totale: da qui scaturisce il senso di possesso. In tale prospettiva, mi appariva una grazia l’assistenza al sacerdote, ancora alle prese coi suoi coinvolgimenti: quale via migliore per impedire di attaccarmi a lui, cominciando a pretendere qualcosa sul versante dell’affetto? La libertà dello Spirito era il dono che Dio voleva farci: lui dalle donne, io dal mio bisogno di possesso.
Dio è geniale: se potessimo comprenderlo, sarebbe facile trovarsi sulla sua lunghezza d’onda e riposare tra braccia tanto forti, quanto amorevoli e sapienti.

7 pensieri su “78. La sua lunghezza d’onda

  1. “Per averti ti perdo,
    e non mi dolgo: sei bella ancora,
    ferma in posa dolce di sonno:
    serenità di morte estrema gioia.”

    S. Quasimodo

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  2. Contro l’idolatria

    Amore:
    “che non finisca di desiderare d’ amarti poichè “percepisco che Tu
    puoi essere amato di più e che io posso amarti di più”.
    (Guglielmo di S.Thierry)

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  3. “Le relazioni autentiche erano sempre state, per me, fondamentali, la realtà più importante della vita, e questo era legittimo. Ma il valore attribuito loro era eccessivo: decidevano del mio equilibrio, laddove è Dio che dona l’essere e le dinamiche sane di un’esistenza secondo il suo Progetto..
    Considerando l’altro parte di sé, fonte di vita, l’idea di perderlo genera il panico totale.”

    E’ proprio così, così come non è semplice e immediato discernere sull’ affetto, anche quello umano, troppo umano. Ci sono volte, ci sono versanti del nostro cuore bambino, o impaurito, in cui si inizia a comprendere, o quantomeno chiedere a Dio di affidarsi alla sua logica così lontana dalla nostra ma così lungimirante, solo dopo aver toccato con le nostre mani, imperfette ma desiderose, proprio anche in nome dell’amore umano, di andare verso un bene più forte.

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  4. “Riposare tra braccia tanto forti, quanto amorevoli”

    “Gesù, Logos eterno, per sua natura è unito al Padre in modo sostanziale; è questa una unione incomunicabile che nessuno potrà mai imitare”, eppure Gesù osa una suprema preghiera: “Come Tu, Padre sei in me ed io in Te, siano anch’essi in noi”. Preghiara ineffabile, come Dio stesso, che suscita smarrimento e stupore, che porta a contemplare senza investigare o comprendere.
    Far “riposare tra braccia tanto forti, quanto amorevoli” è l’estremo volo dello Spirito Santo, chiamato Amore, sull’uomo, che congiungerà in un solo spirito a Dio: ultima, possibile sorpresa divina.

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  5. Sono certa che il Signore ha agito per il nostro bene ma quanta fatica !Non era idolatria ma grande amore ed ora mi poso solo aggrappare a Lui

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