80. La chiamata

da qui

Gli atti compiuti nei confronti del Signore non restano mai privi di effetti salutari. Affidatami alla sua Sapienza, mi si aprirono gli occhi, e compresi ciò che prima mi appariva assurdo.
Non avevo alcun requisito per ricoprire questo ruolo, e ciò creava attrito nel rapporto col prete che seguivo: non rientravo in alcuna delle tipologie femminili con cui aveva affinità e difettavo, inoltre, della santità e del carattere forte di don Mario. Era questo “non essere” che creava frustrazione e mi metteva in ansia. Come procedere, senza averne i numeri?
Mi sembrò di capire all’improvviso: era proprio a motivo di questa insufficienza che ero stata scelta. Ero solo un mezzo: ciò che favoriva la sua crescita non erano le mie capacità, ma il Signore in persona, che si serviva di me per veicolare la sua Grazia.
Capii le parole di Isaia: “quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie”; una logica diversa dalla nostra. Fossi stata il suo tipo (o meglio, uno dei suoi tipi), il sacerdote si sarebbe innamorato. Mi sarei confusa tra le altre o avrei, per qualche tempo, reso più stabile il suo affetto, alleviando la sua lotta quotidiana con le tentazioni; Dio, però, puntava più in alto, alla sfera dello spirito.
Se avessi posseduto virtù eroiche il mio intervento sarebbe stato decisivo, come quello di don Mario; ma il referente era il Signore, la Persona divino-umana che cambiava la sua vita: era lui l’attore principale, e da lui avrebbe ottenuto la vera libertà. La prospettiva era meno appagante, ma se avessimo perseverato, non avremmo mancato l’obiettivo.
Il supporto al celibato consisteva, dunque, in uno stretto affiancamento, in cui i carismi maschili e femminili si sarebbero integrati e rafforzati. La vita dello spirito veniva alimentata in mezzo all’incombere delle tentazioni e alla moltiplicazione degli impegni. Maturavamo nel dono reciproco, rispondendo alla chiamata che aveva attratto entrambi in questa imprevedibile avventura.

8 pensieri su “80. La chiamata

  1. ROSE DI MAGGIO
    Maria, rosa mistica.

    L’AMATA
    Bellissima,
    quanto amò, il Padre celeste,
    il Figlio suo umanato,
    tua carne,
    tanto amò Te.

    ROSE
    Gocce del tuo sangue,
    rose,
    sul roveto del mio cuore.

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  2. ” L’attrattiva in questa imprevedibile avventura”

    Mendicante di Te, “Tu già mi doni quello che cerco” in questa “imprevedibile avventura”, avendomene dato il desiderio che arde nello stesso atto del cercarti.
    Mio Dio, che non puoi difettare al mio essere, Tu accendi un desiderio che si nutre del suo stesso desiderare, nel ” canto infinito dell’oltre”, senza appagarsi, che brama Te, mia attrattiva irresistibile, Amore senza presenza: mite trasparenza divina.

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  3. Il Signore è enigmatico, soprattutto per chi non sempre è nella Sua stessa lunghezza d’onda; ciò che è tanto semplice, talvolta si trasforma in una rete intricata di nodi, da sciogliere soltanto attraverso la Sua luce; l’attenzione ai dettagli fa la differenza, tanto da capovolgere ogni senso. Fa sentire la Sua voce nel momento in cui si pensa ad altro: la chiamata inaspettata che cambia volto al la giornata. Succede.

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  4. “non essere”

    ..il “non essere” può essere quello rapportato alle nostre idee, ai nostri parametri, salvo scoprire, attraverso situazioni, o grazie a qualcuno con un occhio lungo dentro la nostra anima, caratteristiche che non conoscevamo. Ed è sempre un pensiero di gratitudine riconoscere ciò che in meglio possiamo diventare o siamo diventati grazie agli altri, grazie a un Dio che opera e agisce con il cuore e le mani di chi incontriamo.
    “La gratitudine rende la vita davvero ricca.”
    (Dietrich Bonhoeffer – Da “Libertà di vivere”)

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  5. Come una volta qualcuno ha detto: ” La vita è un teatro e noi siamo attori”
    Soltanto che non conosciamo nostro ruolo e dobbiamo improvvisare sperando che facciamo bene la nostra parte e avremo abbastanza forza prima che scende la cortina.

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