Provocazione in forma d’apologo 265

Da bambino, un giorno che vagabondava con il suo cane, s’imbatté in un piccolo incendio. Subito spedì Fido, un botolo di provata intelligenza, a cercare soccorsi, e lui si diede a versare sulle fiamme acqua attinta da un vicino rivo col secchiello che portava sempre con sé, insieme a tutto l’armamentario “per le emergenze”.

Quando i soccorritori giunsero l’incendio era spento, nel senso che tutto il poco che poteva bruciare era comunque bruciato. Ma lui, pur con qualche blando rimprovero per il pericolo corso, e qualche pedante indicazione su ciò che avrebbe potuto fare conseguendo risultati migliori, venne molto elogiato per il suo spirito civico e il suo coraggio. Il ricordo di quegli elogi lo accompagnò come una carezza fino all’adolescenza, quando cominciò a suscitargli sorrisi d’indulgenza che più avanti si mutarono in ghigni.
Da allora, incontrando ogni mattina il proprio sguardo nello specchio durante il rito della rasatura, ripensò ogni volta alla confessione che un giorno ridendo gli aveva fatto suo padre: “Come tanti sono nato incendiario, morirò pompiere”.
A lui era forse capitato il contrario: non è che a poco a poco, anche sotto la pressione degli eventi, una parte insospettata di lui aveva preso il sopravvento, ed era diventato piromane?

8 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 265

  1. Cara Lucetta,
    grazie a te.
    Ciao,
    Roberto
    P.S.: Se posso aggiungere un autocommento, peccato che gli incendiari di un tempo siano derubricati a semplici piromani.

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  2. Caro Roberto,
    il tuo Apologo è molto interessante ed efficace, come sempre.
    Se però uno nasce onesto, generoso e leale, secondo questa “prassi” come diventa con il trascorrere del tempo e sotto il peso degli accadimenti?
    Un caro saluto
    Giorgina

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  3. Cara Giorgina,
    gli avvenimenti sono diversi per ognuno, ed ognuno li vive a modo proprio. La pressione esterna è veramente forte, e non c’è da stupirsi che molti ne siano cambiati, non necessariamente sempre in peggio.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  4. credo faccia parte del processo di “abbassamento” che traversa la nostra società, le nostre menti, il nostro tempo. L’abbassamento, a mio avviso, non sempre è negativo.E’ decisamente salutare,augurabile, quando si “vola” troppo in alto,perdendo contatto con la realtà,la sua complessità e, appunto, il suo peso specifico…

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  5. Cara Lucetta,
    d’accordissimo, si tratta non tanto di stabilire quanto di verificare quali regioni dello spazio ci siano proibite (e magari quelle cerchiamo di violarle) e quali ci inibiamo con i nostri stessi atteggiamenti che si sovrappongono alle pressioni dell’ambiente. La vecchia esortazione “paulo maiora” non è detto sia sempre del tutto anacronistica.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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