“La bambina pugile” a Firenze, Roma, Bologna…

CHANDRA-Firenze-ok

20 maggio, ore 18: libreria Irnerio, Bologna, presenta Pierfrancesco Pacoda
23 maggio, ore 18,30: libreria Altroquando, Roma, presentano Daniela Attanasio e Daniela Bonelli Bassano
31 maggio, ore 19.30: Casa della Poesia, Largo Marinai d’Italia 1, Milano
4 giugno, ore 20.30: SpazioStudio13, via Lomazzo 13, Milano
14 giugno, Porte Spalancate, 20° Festival Internazionale di Poesia, Genova
21 giugno, ore 18, “Nuvole Galleria”, vicolo Ragusi 35 – angolo via del Celso 14), Palermo, presentano Francesco Balsamo e Giampaolo De Pietro.
5 luglio, ore 18.30, Biblioteca, Genova Quarto

Segnalo ciò che scrivono de La bambina pugile Nadia Agustoni, Alessandro Canzian, Andrea Cirolla,  uno scritto di Chandra Livia Candiani sul suo percorso, una mia intervista all’autrice su questo libro, una mia recensione.

4 pensieri su ““La bambina pugile” a Firenze, Roma, Bologna…

  1. Ormai su questo blog chi legge e anche chi, oltre che scrivere, legge prestando attenzione al lettore, ha capito che fra tutte le arti quella che prediligo è la poesia, per usare la spiegazione di questo verbo rubo le parole a una delle due presentatrici: “prediligere non è preferire, è qualcosa di più, è preferire con amore” scegliere con amore, sentire con amore.

    Incontrare Chandra ha avuto subito un effetto particolare, un’unione di spirito senza corpi e senza nomi. Nella mia vita di lettrice per la prima volta ho trovato la poesia fatta persona o la persona fatta poesia. Avevo iniziato a leggere il suo libro, che è di una bellezza unica per me, ma vederla è stato identificare in un’unica cosa poesia e persona, un tutto unico, non so se sono riuscita a rendere l’idea. Chandra è la sua poesia, poesia incarnata e concordo con Giorgio Morale, è il poeta che “ci ha dato la poesia di cui questo tempo aveva bisogno.”

    Rubo un altro pensiero alla presentatrice: “la poesia di Chandra è formata da un lungo corridoio che alla fine si apre in una stanza, è un percorso necessario ad aprire la porta” “fino a riceverle in pieno / petto risonante / le parole in boccio” (Mappa per l’ascolto)

    In Vibrisse raccontandosi scrive così: “A poco a poco la poesia è diventata una Via per me, simile a un’arte marziale. Mi sono accorta dopo, quando ho incontrato altre Vie che per me la poesia lo era già, quasi una religione, avevo pure dei precetti senza manco accorgermene: parlare poco se no le parole si consumano, non stare troppo con gli altri se no la solitudine ne risente, stare nella natura se no gli altri regni smettono di parlarmi, non riempire i vuoti se no la poesia mi trova occupata e se ne va, non lamentarsi perché la poesia è spesso uno sguardo grato su quel che c’è. E via dicendo, tutto inconsapevole, l’ho scoperto incontrando altre Vie che avevano i loro precetti e regole e pratiche. Io avevo la poesia con le sue regole tutte mie e bislacche parecchio.”

    Nella vita quotidiana per lavoro sono una che appare e non mi dispiace, ma quando smetto di lavorare sono io, i miei silenzi necessari, la mia solitudine necessaria come Chandra dice essere necessari per sè. Nella sua poesia mi sono ritrovata così come sono, come se il mio silenzio fosse una lingua arcaica che ormai nessuno sa più tradurre nel suo giusto significato e poi d’un tratto incontri la persona con il dono delle lingue dello Spirito Santo e traduce il tuo linguaggio. La sua poesia non è poesia d’amore scritta da un uomo che ti può far pensare o legare all’amore che cerchi ma è l’amore come nasce e lo senti dentro quando al finire del giorno tutto tace e ti ritrovi solo, finalmente.

    Anche io condivido il significato di solitudine in senso positivo, si è vero spesso è sinonimo di abbandono e disperazione, per me è il desiderato momento in cui recupero me stessa, mi prendo cura di me, mi ritrovo prima di riposare e darmi di nuovo in pasto al mondo l’indomani.
    Chandra scrive così:

    La mia famiglia sono io / vive all’insaputa di me / mi cuce braccia e gambe / una fronte e una nuca /petto e schiena / da indossare al mattino / dopo il buio che disfa / l’ordine del mondo, / per iniziare il lavoro / di tessitura del giorno. / mi sono marito mamma e cane / mi porto a passeggiare timida / in un gracile polveroso parco, / mi accompagno severa / a saldare i conti / del commercio umano, / mi tiro per la manica / se mi avvinghiano di chiacchiere/ per non distrarmi dal grande amore / della solitudine / che mi aspetta premurosa a casa. / sono la tazza di tè / preparata la mattino
    vuoto che guarda il vuoto / pozzo profondo / nella torre più alta, / insieme a guardare la corrente, / nella sospensione del senso / delle prima luci senza faccende. / La sera mi sdraio con me intorno / e al fianco, mi tengo lievemente / al lenzuolo non stirato / al bordo dell’abisso della notte, / l’abbraccio che fa silenzio alla montagna / ore che crollano con al grazia fasulla delle foglie. / Notte – / un fiume senza confluenza, / dice la verità, graffiando dà orientamento, / seguo la ferita appena nata i suoi bordi / come rotaia per al dignità del male / una stella candida, polare. / La mia famiglia sono io / ma qualcuno senza riscontro / puntuale assente / mi confeziona quotidiana / la buonanotte.

    Leggere la poesia di Chandra è stato come sfogliare una cipolla, ad ogni strato si irritano gli occhi, le lacrime aumentano, è il dono di cui parla papa Francesco, lacrime di gioia, di commozione, di condivisione, di liberazione, di comprensione, lacrime mute, esplorazione di sè fino al cuore. E’ così che ci si spoglia ogni sera per scoprire la solitudine, paradiso fecondo e dolce riposo dell’anima, unione con un sè ritrovato ben lontano dall’io, ci si spoglia fino alla nudità pura e semplice dell’anima, “quell’anima che mostriamo all’altro dandogli le spalle”

    Ecco Chandra è stata una grande scoperta, un incontro fisico e spirituale che ha dato un nome a ciò che io non so definire preferendo il silenzio, solo perchè non trovo mai le parole giuste.

    Grazie Chandra, e non è vero che “la poesia è un ingiusto dono” per te, è il dono perfetto per te che sai “tradurre” per tanti cuori che non trovano le parole o che non hanno coraggio di scrivere, una lingua arcaica di cui si trova all’improvviso un vocabolario.

    Mi dispiace dover essere andata via ma esigenze famigliari lo imponevano, ti chiedo scusa per non essermi presentata, ma sono venuta come sono, con l’anima nuda di chi è anonimo ma condivide la tua Mappa dell’ascolto.
    Non ho ancora finito il libro ed è molto difficile non riscrivere qui tutte le poesie lette cellentinandole perchè è così che vuole la poesia: senza fretta, meditando, rileggendo per cogliere ogni volta una nuova sfumatura. Non posso scegliere perchè non ho finito ed è difficile prediligere ma ho fede e la cosa più bella è la preghiera che si fa semplice e umile, “uno scendere verticale verticale fino al batticuore della terra” (citazione della presentazione) perciò riporto qui la tua mappa per pregare che perdonami è anche mia. Grazie, semplicemente.

    Quando vuoi pregare, / quando vuoi sapere / quel che sa la poesia, / sporgiti, / e senza esitazione / cerca il gesto più piccolo che hai, / piegalo all’infinito, / piegalo fino a terra, / al suo batticuore.
    Quando hai fame di luce / e l’amore è cinghia serrata / e il cuore stracolmo / di voli che allacciano troppo / al leggere del cielo, / istruisciti alla pura verità / quella che non vuoi / e nemmeno immagini, / quella “polvere sul pavimento / e pane sulla tavola”, ginocchia sbucciate / e pane che parla, / dice la fame giusta.
    Offriti la paesaggio grande, / dalla finestra / o in piena aria aperta / chinati a portare il mondo / sulla schiena nelle ossa / e poi lascialo / scivolare sbocconcellarsi / ai piedi della terra, / ascolta il suo silenzio / che risponde: /
    “qui neve su albero. / Qui foglia piccola su pianura / sconfinata. Qui apprendista della luna / raccoglie luce”.
    Ci vuole incrollabile / ardente pazienza / e vicinanza al pavimento / fronte che lo fronteggi / e dica l’amore pesante / la fame di giusti mietitori, / di macina. / Per cercare un’altra strada / al desiderio che ti inaridisce / ci vuole furore / farsi creatura randagia / nel disastro delle falci, / che ti cali il silenzio / sulla testa, l’affamato / sapere che tace / e fa foreste le ferite.
    Se vuoi dare la forza, / raccogliti in un balzo, / uno slancio senza mondo, / polvere da spazzare con devozione, /piccoli scricchiolii di ossa / che parlano alle tue prossime ceneri: / se vuoi essere adesso, / datti al forza, / senza salvare, / senza costringere l’amore / in relazione, lascialo soffiare, / mietere. E’ un grande paesaggio / il mondo, / ogni animale / lo conserva, gli da sguardo.
    Non serve schiodare il cielo / a caccia di segreti, / sei tu / che di notte scegli, / non guardi la luce minuscola / ma il buio tutto / che le preme attorno. / Visto che non puoi / essere qui, allora ama altrove, / in rettilinea sequenza / allora prega.

    Vi abbraccio con la semplicità necessaria per abbracciarsi e che abbiamo dimenticato:

    L’universo non ha centro, / ma per abbracciarsi si fa così: / ci si avvicina lentamente / eppure senza motivo apparente, / poi allargando le braccia, / si mostra il disarmo delle ali, / e infine si svanisce, / insieme, / nello spazio di carità / tra te / e l’altro.

    E’ così difficile da fare?

    Serena notte Giorgio e ancora grazie a te e a Chandra.

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  2. Grazie a te, Stella Maria, di questa cronaca particolarissima della presentazione de “La bambina pugile” a Roma attraverso le tue emozioni.

    Mi dispiace non essere stato a Roma. Io avevo parlato qui della presentazione de “La bambina pugile” a Milano, ma so che ogni incontro con Chandra è tutto da vivere.

    Ancora grazie, e un abbraccio!

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