82. La meta

da qui

Mi domandavo spesso come il sacerdote potesse rapportarsi con la mia inadeguatezza. Il mio accompagnamento dava frutti, lo avevamo constatato, ma ormai lo conoscevo abbastanza per capire che ciò non gli bastava.
Sapevo che la scelta operata dal Signore – usarmi come mezzo – e il mio non corrispondere alle sue aspettative e viceversa, era fonte di perenne frustrazione. Ripeteva sempre di guardare avanti, a ciò che saremmo diventati dopo il duro percorso di liberazione e guarigione. Dio non lascia le sue opere incompiute, ricordava, e se aveva progettato un’alleanza così stretta si sarebbe rivelato, prima o poi, lo spessore dell’intesa; la ricchezza potenziale del rapporto non l’aveva mai messa in discussione, dalla comparsa del biglietto rosa. Non l’attuavamo, sosteneva, per i residui delle false identità, costruite nel tempo a difesa dell’io autentico.
Guai, mi diceva, a perdere di vista la meta della nostra relazione. Erede fedele di don Mario, era allergico a qualunque scissione tra le sfere dell’essere umano – corpo, psiche e spirito -; era certo, applicando il concetto nella nostra storia, che il cammino consistesse esattamente in questa integrazione.
S’infuriava quand’io mi concentravo sul momento contingente, accentuando la distanza esistente fra di noi. Eravamo esasperati, per cui mi propose un ultimatum: o credi che il traguardo sia quello, e il presente vada letto in questa luce, o la chiudiamo lì, e amici come prima.
La mia assistenza, priva di risvolti affettivi, non lo convinceva.
Si trattava di un nodo inestricabile, pietra di inciampo per entrambi. Si rendeva conto che l’impresa era complessa e si trattava di assuefarsi ai paradossi, per raggiungere lo scopo: uno stimolo a crescere nella carità paolina, che copre, spera e sopporta senza limiti. Sospettavo che il Signore ci avesse incastrato a bella posta. E vi scorgevo lo zampino di don Mario: l’inno alla Carità, nella lettera ai Corinzi, era stato da sempre il suo pallino e l’aveva consigliato al futuro sacerdote nel loro primo incontro.

9 pensieri su “82. La meta

  1. Non verremo alla meta ad uno ad uno,
    ma a due a due. Se ci conosceremo
    a due a due, noi ci conosceremo
    tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
    un giorno rideranno
    della leggenda nera dove un uomo
    lacrima in solitudine.

    — Paul Eluard

    "Mi piace"

  2. Non verremo alla meta ad uno ad uno,
    ma a due a due. Se ci conosceremo
    a due a due, noi ci conosceremo
    tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
    un giorno rideranno
    della leggenda nera dove un uomo
    lacrima in solitudine.

    Paul Eluard

    "Mi piace"

  3. Eros, filea, agape come il padre che attende il figlio alla finestra, la speranza è l’amore che si spoglia e si mostri nudo come prima di mordere la mela.

    "Mi piace"

  4. “Dio non lascia le sue opere incompiute”
    Prima o poi riusciremo capire cosa Dio aspetta da noi, passo dopo passo

    "Mi piace"

  5. “difesa dell’io autentico”
    mi piacciono queste parole. Vero! A volte si mettiamo la maschera (io una volta mettevo “la maschera” del cinismo per non piangere dalla disperazione), a volte non conosciamo se stessi, nostre capacità, nostro vero io.

    "Mi piace"

  6. Leggendo questa pagina mi tornava la parola: buttati! Buttati nel acqua e fai portarsi dal fiume. Buttati- affidati in Dio e fai portarsi nella fede dallo Spirito.

    "Mi piace"

  7. LA MIA INADEGUATEZZA
    Non nascondo al mio cuore, che ancora si fa ragioni troppo umane, anche se lungamente ammaestrato nella verità, che porsi col cuore spalancato di fronte all’altro anche nella propria inadeguatezza, è esemplare forma evangelica, e che mai è poco, il tutto donato: sono “alle vostre impossibili gioie offerto/ e pur come voi cibato di cenere”.
    Fa ancora eco la voce del Maestro che predica lungo le strade una storia mai immaginata del sorso d’acqua dato in suo nome, o loda nel tempio la vedova che ha gettato nel tesoro, con l’ultima moneta, tutto quello che aveva.
    Eterni mendicanti dell’amore del Padre, ci marchia suoi figli la carità scambievole: “liturgia dolce” al divino Corpo di Cristo.

    "Mi piace"

  8. Quante volte Domma mi ha spiegato l’inno alla Carità! ma io sono rimasta indietro ed ora che lui non mi può rispondere direttamente sono una navicella in un oceano in tempesta .Anche se mirivolgo allo Spirito com’è difficile!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.