83. Decidersi a nascere

da qui

La soluzione arrivò dopo l’ennesimo litigio.
Perché, da qualche tempo, serpeggiavano ansia e nervosismo: la natura della nostra relazione rimaneva misteriosa e finivamo col pensarle tutte. Meccanismi perversi di attese e pretese diventavano frequenti, volavano parole grosse e messaggi fulminanti, per mettere fine a questo strazio. Arrivò un’e-mail che chiariva la sostanza del rapporto, attesa da entrambi con impazienza malcelata. Era l’unico rimedio immaginabile, essendo due persone – ognuna a suo modo – consacrate. Ebbi un istante di sconforto: dopo mesi di ricerca comune e di contatti, s’affacciava l’idea di un amore umano che provocava contrasti e incomprensioni, quasi che pensieri e sentimenti dovessero stiparsi a forza in una forma voluta dal Signore. Ma quel giorno esplose tutto: mi aggiravo come un orso in gabbia, incerto se distruggere le sbarre o cadere in un lunghissimo letargo. Mi vedevo di nuovo sotto i ponti, come Andreas, coperto di carta da giornale, in attesa di un prestito imprevisto. Non ero il poeta maledetto che sfrecciava con l’auto in riva al mare, scambiando la luce della luna coi fari delle auto? Non cercavo vie di fuga da ogni traccia di spirito piccolo borghese che mi fosse rimasto ancora addosso? Volevo sfogare la mia rabbia con stoccate velenose, studiare una vendetta per lenire le sconfitte più cocenti. Eppure, più sbuffavo e davo pugni nell’aria, più capivo che ormai non era l’altro il bersaglio della collera, ma la mia sovrastruttura, di nuovo vacillante e sul punto di franare. Qualcosa doveva morire per decidersi a nascere, pensai.

13 pensieri su “83. Decidersi a nascere

  1. Morire in levità

    Si oscura la vista
    la mia forza sono due occulti dardi adamantini,
    si confonde l’udito per il tuono lontano
    della casa paterna che respira
    dei duri muscoli i gambi si infiacchiscono,
    come bovi canuti all’aratura
    e non più quando è notte alle mie spalle splendono due ali
    nella festa, candela, mi sono consumato
    all’alba raccogliete la mia disciolta cera
    e, lì, leggete chi piangere, di cosa andar superbi
    come, donando l’ultima porzione di letizia:
    morire in levità
    e al riparo d’un tetto di fortuna,
    accendersi postumi
    come una parola.

    Arsenij Tarkovskij

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  2. “E così di inizio in inizio
    fino all’Inizio senza fine”
    (S.Gregorio Nazianzeno)
    Anche sotto la neve fiorisce il mandorlo e il tempo libera i giorni dove:
    “il corpo si è già trasfigurato,
    e si è incarnato lo Spirito Santo,
    e, del peccato, non rimane niente”.
    (F. Centofanti)

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  3. Vero. A volte è difficile. Si mettiamo un pensiero in testa convinti che così è giusto e si aspettiamo che ci sarà la nostra volontà. E quando non ci arriva quello che aspetiamo, diventiamo nervosi e a volte accusiamo altri che sono colpevoli di nostra sventura. A volte è difficile. Però siamo solo umani e umano spesso si può sbagliare.

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  4. “Il cristiano non è una persona che ha tutte le risposte, ma uno che ha il coraggio di affrontare gli interrogativi importanti della vita.”
    (pultroppo non so chi ha detto)

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  5. “Bisogna che l’anima spezzi i tutti legami che la uniscono alle cose finite per scoprire l’infinito, che si distacchi dall’ apparenza per trovare l’essere, e dall’io per trovare Dio.”

    Louis Lavelle

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  6. Decidersi a nascere – un po’ come lasciare vizi cattivi per diventare nuova persona. Solo che a noi, spesso, vizi piacciono, anche se sappiamo che è sbagliato.

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  7. la meditazione come via
    vipassana e zazen

     

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    Per prima cosa dipingere una gabbia
    che abbia la porta aperta
    quindi dipingere
    qualcosa di grazioso
    qualcosa che sia semplice
    qualcosa che sia bello
    qualcosa di utile
    per l’uccello
    mettere poi la tela contro un albero
    in un giardino
    in un bosco
    o in una foresta
    nascondersi dietro quell’albero
    senza dire niente
    e senza muoversi
    talvolta l’uccello arriva svelto
    ma può anche metterci anni e anni
    prima che si decida
    Non scoraggiarsi
    aspettare
    aspettare se occorre anche per anni
    la rapidità o la lentezza dell’arrivo dell’uccello
    non ha nulla a che fare
    con la riuscita del quadro
    Quando l’uccello arriva
    se arriva
    osservare il silenzio più assoluto
    aspettare che l’uccello
    entri nella gabbia
    e quando l’avrà fatto
    richiudere dolcemente la porta col pennello
    e poi
    cancellare una per una tutte le sbarre
    avendo cura di non toccare le piume dell’uccello
    Fare a questo punto il ritratto dell’albero
    scegliendo il suo ramo più bello
    per l’uccello
    dipingere allora il fogliame verde e la freschezza del vento
    il pulviscolo del sole
    il rumore degli insetti nascosti nell’erba
    nella calura estiva
    Poi aspettare che l’uccello abbia voglia di mettersi a cantare
    Ma se non canta
    è un gran brutto segno
    è segno che il quadro è venuto male
    Ma se canta invece è un buon segno
    segno che il lavoro va firmato
    E quindi voi strapperete
    con grande dolcezza a quell’uccello
    una sua piuma e scriverete
    il vostro nome in un angolo del quadro.

    J. Prevert

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  8. …Naturalmente tutto quello che precede la poesia appena non c’entra nulla… le selezioni con il telefono fanno quello che possono…

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  9. La natura delle relazioni, di tutte le relazioni rimane misteriosa,..possiamo chiamarle e pensarle in tanti modi,..coincidenze,..momenti sincronici,..possiamo pensarle tutte,..possiamo pensarne cosa vogliamo,..siamo noi che dobbiamo stare con i nostri pensieri…ed i pensieri non ci portano alla soluzione del mistero..

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  10. SPECCHIO di Salvatore Quasimodo

    Ed ecco sul tronco
    si rompono gemme:
    un verde piu’ nuovo dell’erba
    che il cuore riposa:
    il tronco pareva gia’ morto,
    piegato sul botro.

    E tutto mi sa di miracolo;
    e sono quell’acqua di nube
    che oggi rispecchia nei fossi
    piu’ azzurro il suo pezzo di cielo,
    quel verde che spacca la scorza
    che pure stanotte non c’era.

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  11. “La mia sovrastruttura vacillante”

    Sono un fiume impetuoso che cavalca senza riposo, e Tu, Amore, il grande mare; non fai che aspettarmi nella tua pace e dire: “se conoscessi il dono di Dio e chi è che ti sta davanti”.
    Lo sò, “Amore dell’anima mia”, chi sei: Gesù-Salvatore.

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  12. Sulla parete della mia camera c’è un segno lieve di un pomeriggio della scorsa estate in cui una somma di difficoltà e sofferenze, divenute per me quasi insostenibili, conflagrarono nel lancio di due oggetti contro il muro. Quella traccia, grazie anche a una telefonata che sembrò il segno di una mano provvidenziale, resta anche a memoria di sguardo nuovo e diverso che poteva, anzi, doveva aprirsi, al netto del dolore ( e spero non solamente a beneficio degli altri oggetti della stanza 🙂 ).
    Così come credo gli scontri non restano invano, se dalla dissoluzione delle sovrastrutture viene alla luce la struttura essenziale su cui costruire il buono. E magari, l’Amore può anche permettere, un giorno, di sorridere insieme dei conflitti.

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