85. Un segno

da qui

Lo scoraggiamento si faceva strada. Era come se ognuno volesse qualcosa che non avrebbe mai ottenuto, coltivasse speranze e resistenze che andavano a cozzare contro attese e intolleranze dell’altro.
Lei continuava a dire che da sola non poteva farcela, io mi cullavo in illusioni sempre nuove riguardo allo scioglimento di ogni nodo. In cosa consisteva la soluzione di cui parlavano le e-mail, il Progetto che non avrebbe potuto mai fallire? Spesso avevo l’impressione di crederci da solo; poi mi ripetevo il ritornello che lei era provata, sottoposta a un sacrificio al di sopra delle sue capacità. Il percorso conduceva sempre nello stesso punto, quello cui era approdato il curato di campagna alla fine della sua avventura: tutto è Grazia. Bene, ma si sarebbe manifestata questa Grazia? Lei cominciava a pensare a una conquista postuma. Il mio era un ottimismo disperato: l’ossimoro la dice lunga sul punto in cui ero giunto in quel periodo. Non avrei mai pensato che il Signore ci prendesse in giro: grazie a don Mario, ero convinto che tutto si sarebbe realizzato, prima o poi. Era il prima o poi che la faceva imbestialire: sentiva la fatica, gli attacchi del demonio, la mia incapacità ad uscire da certi meccanismi psichici, ed era ogni giorno più priva di energie. La mattina ero partito per una settimana di ritiro; se mi avesse contattato, le avrei risposto con queste parole: sei libera, ho avuto un incidente e sono morto.
La soluzione stava proprio nella morte: a noi stessi, ovviamente. Il Progetto consisteva nel ritorno allo stato di grazia che avevo sperimentato con don Mario: avevo assaporato il bello della vita nuova, e il Signore voleva che tornassi a quella fase con l’aiuto di lei; anzi, la prometteva a entrambi: era l’opera di don Mario da portare avanti. Saremmo arrivati vivi a questa meta? Avremmo resistito alla rivolta interna che cresceva ogni giorno di più, come fosse uno tsunami destinato a trascinare tutto in un’identica rovina? Sarei andato di fronte al Santissimo, a Loreto, nella cappella dei Francesi. Speravo di ricevere un segno: don Mario, lì, l’aveva chiesto tante volte.

10 pensieri su “85. Un segno

  1. … e alla fine dell’affannosa ricerca, il segno potente risulta essere sempre lo stesso: la croce.

    “La grazia costa cara innanzitutto perché è costata cara a Dio, perché è costata a Dio la vita di suo figlio. voi siete stati riscattati con prezzo. Dio non ha trovato che il proprio figlio fosse un prezzo troppo alto per salvarci, ma lo ha dato per noi. La grazia che costa è la croce del Figlio di Dio». Senza la croce, la grazia sarebbe il colpo di spugna facilone. Dio sarebbe un nonnetto bonario che dice; via, facciamo finta di niente. È una grazia che Dio ha pagato a caro prezzo.

    Sì parla spesso e volentieri dell’amore di Dio, ma si dimentica altrettanto spesso qual è la dimostrazione più alta di questo amore: Gv 3. 16… in questo è manifesto l’amore di Dio: Parlare dell’amore di Dio senza parlare della croce, che ne è l’espressione più intensa e più drammatica, significa fare del sentimentalismo, non centrare l’argomento.”

    Bonhoeffer

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  2. “prima o poi”…magari prima.
    Sì, noi umani decidiamo una cosa e la vogliamo subito, prima non poi.
    Ho letto tante volte nel libri del profeti, che il tempo “là su” è diverso di questo sulla terra. Perché se nel cielo qualcosa dura un’attimo, qua sulla terra passano mesi, anni.

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  3. “Lei continuava a dire che da sola non poteva farcela…”
    si può fare, solo che insieme è meglio affrontare problemi

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  4. Spesso si dice che la vita fa brutti scherzi. Hai un progetto, una strada da seguire, si sembra tutto chiaro e facile, e…improvvisamente…BUM! Tutto va in aria, tutto crolla, stai in mezzo di terremoto e non sai più cosa salvare. Salva te stesso?
    Si dice che la vita fa brutti scherzi. Ma forse solo, perché nostri progetti non corispondono con Progetto di Dio?!

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  5. “Vivere con fede vuol dire mettere tutta la nostra vita nelle mani di Dio, specialmente nei momenti difficili.”

    Papa Francesco

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  6. Una leggenda narra che il diavolo,un giorno volesse chiudere bottega,percio’ offriva a tutti, i suoi arnesi,al miglior offerente..Fu venduto un attrezzo dopo l’altro : la cattiveria,l’odio,l’invidia,il pettegolezzo la gelosia,la sensualita’,l’inganno,l’avarizia ..e tutti gli altri in suo possesso,ma ne rimase uno,il quale perché troppo costoso nessuno l’acquisto’..Questo attrezzo si chiama “lo SCORAGGIAMENTO”,e il diavolo lo usa ancora oggi come arma per far perdere la gioia di vivere..IL diavolo disse che comunque questo attrezzo per lui era il piu’ valido di tutti,perche’ con esso si poteva “atterrare” chiunque..IL diavolo lo possiede ancora ..e ne fa uso ..perche’ lo scoraggiamento e’ la distrazione degli occhi ,dalle meraviglie della vita.

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  7. ” Assaporare il bello della vita nuova”

    “Tu sai, Tu che già mi doni quello che cerco, fino a che punto il mio cuore abbia gettato lontano tutte le altezze, le bellezze, le dolcezze di questo secolo e tutte le reltà che sogliono risvegliare la concupiscenza della carne e degli occhi e l’autompiacimento spirituale, e sai quanto ora gridi a Te con le sue fibre più profonde”.
    (Guglielmi di S.Torchy)

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  8. PROGETTO DIVINO

    Amore è il grembo del Padre, che genera l’eterno, divino sogno, nello Spirito Santo, il Figlio-Amato. L’Amore che trascorre nelle persone divine, è anche apertura, progetto, liturgia che annoda la creatura al Creatore, il tempo all’eternità: beatitudine nella misura della conoscenza che si fa sempre più chiara di Dio, “abbraccio senza appagamento” perchè avvinti dal desiderio di desiderare.
    E nel Figlio, il Logos, primogenito di ogni creatura, causa esemplare ed efficiente dell’universo, vertice l’uomo, che tanto gioisce nella sua incarnazione, altrettanto, si beatifica nella sua umanità gloriosa, portato all’Amore, amato dall’Amore e amante nell’ Amore.

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  9. “..lo stato di grazia”

    L’universo non ha un centro,
    ma per abbracciarsi si fa così:
    ci si avvicina lentamente
    eppure senza motivo apparente,
    poi allargando le braccia,
    si mostra il disarmo delle ali,
    e infine si svanisce,
    insieme,
    nello spazio di carità
    tra te
    e l’altro.

    (Chandra Livia Candiani, da “La bambina pugile”)

    Uno spazio leggero dove tutto è grazia, tutto è un dono, tutto è incondizionato, che viene scoperto e toccato giorno dopo giorno, passo dopo passo, inciampo dopo inciampo, nei capitoli del romanzo della vita.

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  10. Vi faccio questo augurio. Che anche voi, scrutando i segni, possiate dire così: Resta poco della notte, perché il sole sta già inondando l’orizzonte

    Don Tonino Bello

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