87. Fare spazio

da qui

Sentivo la febbre che saliva: i giorni precedenti erano stati un’altalena di sorprese, come se l’architettura della storia si sfaldasse da un momento all’altro, come se la vita si affacciasse su un abisso senza fondo, in attesa di conoscere che cosa ne sarebbe emerso.
Più mi sporgevo per vedere, per afferrare i segni che giungevano, più lei si allontanava, come temesse una sgradita epifania, uno dei trucchi con cui il Cielo riesce a sconvolgere le attese. Sentivo che stavolta avrei dovuto arrivare fino in fondo, con coraggio, accogliendo la verità qualunque fosse, anche e soprattutto in contrasto con le speranze umane, troppo umane. Ero venuto un’altra volta qui, nel posto in cui i disegni di Dio prendono corpo. Il tempo grigio, la pioggia che cadeva a tratti, mi costrinsero a restare nell’albergo, come non fosse il momento di prendermi uno svago, spingendomi, ad esempio, fino al golfo di Sirolo, dove spesso andavamo con don Mario. All’alba recitai il rosario in Santa Casa; faceva troppo caldo o troppo freddo; fissavo la Madonna con gli occhi lucidi per l’influenza, come se il futuro fosse corso a nascondersi dietro il velo di un pianto che cresceva, chissà se per rabbia o per immedesimazione con l’offerta che lei si sobbarcava, mentre dall’ufficio parrocchiale imperversavano messaggi per problemi che avrebbero potuto risolversi da soli, se avessero capito come stessi oscillando su un baratro pauroso, davanti al tavolino dell’hotel, senza neanche il conforto del poster di Taormina, della Piazza dei Miracoli, dei Girasoli di Van Gogh, sempre più sbiaditi, come se i colore solito del mondo dovesse fare spazio ad altri toni, a sfumature scaturite dal grigio delle nuvole, dai brividi di freddo che invadevano il mio corpo, dai segnali ambivalenti che ancora una volta ero chiamato a decifrare.

7 pensieri su “87. Fare spazio

  1. “Quando attraverserai le acque, io sarò con te ed i fiumi non ti sommergeranno. Quando camminerai in mezzo al fuoco, non brucerai, la fiamma non ti consumerà. Perché io sono il Signore, il tuo Dio: sei prezioso ai miei occhi, hai valore ed io ti amo”. (Is 43, 2-4).

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  2. Nello spazio sacro del cuore ci sono tutte le risposte.

    “Sii paziente verso tutto ciò
    che è irrisolto nel tuo cuore e…
    cerca di amare le domande, che sono simili a
    stanze chiuse a chiave e a libri scritti
    in una lingua straniera.
    Non cercare ora le risposte che possono esserti date
    poichè non saresti capace di convivere con esse.
    E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
    Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
    di vivere fino al lontano
    giorno in cui avrai la risposta.”

    R.M.Rilke

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  3. “Il posto in cui i sogni di Dio prendono corpo”

    Mentre è uno scompiglio il cuore, sedotti da richiami divini, ci si porta lungo itinerari celesti: angoli di un cielo terreno “dove i sogni di Dio prendono corpo”, un luogo dove trovare la Madre, Mare dell’avventura di Dio, grembo “dove Iddio come un uccello/ tiene suo nido”, braccia offerte come fiori al grande Lume e riviera della storia, del dolore, e dello sperare contro ogni speranza.
    Maria, la speranza pacifica, più grande della “divisa avventurosa del patriarca Abramo” (La Pira)

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  4. Ti chiedi quale sia il colore dello spazio dentro il quale le nuvole ci spostano, lasciandoci approdare, alla ricerca di risposte, in lidi a prima vista indecifrabili, luoghi in cui si tirano le somme fra il velo del pianto e la forza del cuore che non si arrende e prega senza tregua davanti alla Signora Nera. Nell’attesa. Al di là, distanze, a fare spazio, piene di attenzione, solo maggior riguardo, ma a volte foschia, impalpabile, capace di trasformarsi in muri assurdi di disagio, costruiti ad arte dall’abile nemico il cui scopo è proprio quello di separare, confondendo per l’occasione i colori della distanza. Non sarà la scala dei grigi a tradire la bellezza del golfo di Sirolo, sognato ad occhi aperti, piuttosto ne esalterà l’immagine impressa nello sguardo. il suo.

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  5. Giusto un “Flash Notturno” che è una poesia di ML Spaziani:

    da trent’anni scandaglio
    il fondo del mio mare ,
    àncore, perle,chiodi
    arrugginiti-
    si rifrange ogni raggio
    in piramidi strane,
    boschi di felci muoiono,
    germogliano coralli.
    Con rabbia e calma
    filtro luce e buio,
    palpebro fitto se palpebra il faro.
    Sto all’agguato: che il
    pesce della Grazia
    non passi mentre dormo.

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  6. Ricordo, anni fa avevo la verifica di tecnologia. Ero preparata, ancora prima di entrare nella sala ho ripetuto tutto perfettamente, ero prontissima. Mi sono messa seduta, ho preso un foglio e… niente… vuoto assoluto. Non riuscivo ricordarmi niente, non riuscivo scrivere neanche una parola. Poi, per mezz’ora stavo provando di farmi ricordare come mi chiamo per firmare quel foglio vuoto. Tutti mi stavano guardando stupiti e io non ricordavo niente.
    Avevo capito…la mia stanchezza era arrivato al limite. In quel giorno mi sono presa giorno libero, tutto per me, per svuotare” la stanchezza, per fare spazio alle nuove forze. Ha funzionato.
    Ha volte basta “staccarsi” da tutto e fare spazio per nuovi colori di vita.

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