89. Ultime righe

da qui

La Grazia sarebbe arrivata, inattesa e imprevedibile. Mi aspettavo una catarsi, una luce che facesse all’improvviso giustizia sulle tenebre.
Ma il Signore non può essere confuso con la schiera di maghi e saltimbanchi che promettono prodigi a buon mercato. Il miracolo richiede la fiducia, una libera adesione, la rinuncia totale alle proprie soluzioni; non è ammessa alcuna divisione, interiore o esteriore. La Grazia, dunque, sarebbe arrivata, ne ero certo: il Signore mantiene le promesse. Mancavo solo io, che ancora non volevo, o non sapevo morire; la paura mi rendeva ostinato, persistevo nel mio modo d’essere, che pure aveva dimostrato di non portare da nessuna parte, se non al fallimento esistenziale. Avrei deciso di buttarmi, prima o poi, anche se l’acqua fosse stata fredda. Mi sarei consacrato allo Spirito Santo, ricevuto a suo tempo da don Mario, trovandovi il tesoro del mio cuore, l’esperienza dell’amore vero che m’aveva permesso d’incontrare Dio; avrei resistito a ogni tentazione che tendeva a strapparmi dal mio io profondo, soprattutto quelle provenienti dalle donne, perché l’autentica vitalità non risiede nel piacere edonistico, ma nel lasciarsi impregnare dallo Spirito; avrei scelto di morire a me stesso, invocando la Vergine Madre perché la Grazia avuta in dono riemergesse e venisse custodita. Avremmo raggiunto, in questo modo, la configurazione a cui Qualcuno aveva pensato per noi dai secoli dei secoli. Solo così avrei letto e compreso fino in fondo le parole del patetico, ridicolo, miracoloso biglietto di colore rosa. Il Signore avrebbe dimostrato, per l’ennesima volta, di saper scrivere dritto sulle righe storte e illeggibili della nostra vita.

FINE

NB. La donna che scrive in corsivo è una presenza reale, non immaginaria, ma preferisce restare anonima.

20 pensieri su “89. Ultime righe

  1. Righe

    Sulla carta scalini da scendere
    Per arrivare in cima alla poesia.
    Molti orizzonti lievi
    dove spuntano navi
    e bandiere criniere
    e mani in saluto. Fili
    per asciugare le parole al vento
    di miliardi di palpebre. Fili
    su cui camminare
    non cadendo
    dentro
    la morte. Corde d’arpe
    per musicare. Onde
    mai finite
    di una lenta tempesta da cui guizzano
    tra alghe dolorose
    sciami di pesci in forma di sorrisi.

    Roberto Piumini

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  2. ” che pure aveva dimostrato di non portare da nessuna parte, se non al fallimento esistenziale”

    Noi non sappiamo quale sortiremo
    domani, oscuro o lieto;
    forse il nostro cammino
    a non tòcche radure ci addurrà
    dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;
    o sarà forse un discendere
    fino al vallo estremo,
    nel buio, perso il ricordo del mattino.
    Ancora terre straniere
    forse ci accoglieranno; smarriremo
    la memoria del sole, dalla mente
    ci cadrà il tintinnare delle rime.
    Oh la favola onde s’esprime
    la nostra vita, repente
    si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
    Pur di una cosa ci affidi,
    padre, e questa è: che un poco del tuo dono
    sia passato per sempre nelle sillabe
    che rechiamo con noi, api ronzanti.
    Lontani andremo e serberemo un’eco
    della tua voce, come si ricorda
    del sole l’erba grigia
    nelle corti scurite, tra le case.
    E un giorno queste parole senza rumore
    che teco educammo nutrite
    di stanchezze e di silenzi,
    parranno a un fraterno cuore
    sapide di sale greco.

    E. Montale

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  3. In ogni fine c’è un nuovo inizio anche quando le strade sembrano separarsi per sempre. Il tempo della grazia è noto solo nel tempo senza tempo di Dio ma una delle virtù dello Spirito Santo è la pazienza. Se il seme è buono, prima o poi, diviene frutto e, se il seminatore è il Signore, allora non può che portare molto frutto anche e soprattutto quando viene potato.
    A volte i semi devono morire in due per rinascere radice di un unico albero con fusto e foglie che resiste al tempo. L’amore fa giri immensi e poi ritorna in altro modo, maturato dall’esperienza del viaggio, un viaggio che, superato l’eros e la filea, diventa agape. Ha percorso la distanza, nel tempo e nello spazio e ha trovato la terza dimensione quella dello spirito, allora è verità viceversa non è altro che l’egoismo umano che ci vuole il centro del mondo per qualcuno per poi gettare via il frutto senza raccoglierne il seme.
    C’è un tempo per tutto, ma il tempo è pazienza, crescita, maturazione, il dolore forgia e il sacrificio viene ripagato, l’attesa rende dolce la venuta, in fondo anche Dio ha bisogno di vagliarci come il grano.
    L’alpha e l’omega, il principio e la fine, il silenzio un coro di voce, la luce somma dei colori, tutto e nulla, dipende dalla prospettiva da cui guardi e soprattutto da quanto si è affinato l’ascolto.
    Stella Maria

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  4. NON PLUS ULTRA
    “Dal pulviscolo d’oro dei millenni/ mi sento emergere” dalla lunga notte dove Tu ardevi, e gemeva la tua voce nel punto più oscuro dell’anima, Clemenza dolce.
    Ora indossate le armi dell’amore combatto l’estrema battaglia, fino alla tua visione, mentre, Amore sta tramando ai miei anni “giovinezze eterne”.
    Arresi i miei giorni sarò nell’infinito tuo desiderio al mio desiderio, nell’inconsumabile incendio trasfigurata, salirò di splendore in splendore alla visione dell’Amore: Rosa ardente di triplice corolla, divina Bellezza, chiamata Paradiso.

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  5. “Il miracolo richiede la fiducia (..) la rinuncia totale alle proprie soluzioni”
    e sì. E non possiamo rimanere male che Dio non ha fatto nostro desiderio. Dio sa meglio di noi cosa è Buono e Giusto, e di che cosa veramente abbiamo bisogno.

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  6. E siamo arrivati alla fine del nostro viaggio, questa avventura di nostra crescenza, di nostro aprirsi occhi alla Verità.
    Normalmente io in ogni libro cerco di imparare qualcosa di nuovo. Questo libro mi ha dato di più, mi ha dato la vita.
    Ultimamente ho passato un brutto periodo, ma con questo libro, don Fabrizio e amici conosciuti ringraziando questo blog, sono riuscita di alzarmi e rimanere in piedi, e con lo sguardo di fiducia guardare davanti la vita.
    Lo ringrazio a tutti, ringrazio a don Fabrizio- grazie che vi siete!

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  7. ..È destabilizzante la sensazione del terreno che viene a mancare sotto i piedi. E la paura non è una buona consigliera, è tuttavia nel nostro umano, spesso nella nostra storia, e un po’ la soffoca. Ma da un volo impaurito si può atterrare su una convinzione, trovata nei segni, materiali e impalpabili, caratteri cubitali o note a piè di pagina, silenzi e parole e musica, righe dei giorni toccati con mano: che l’Amore non lascia soli; prende per mano per portarci su un piano della vita dove l’ascolto, il rispetto e l’accoglienza hanno una frequenza d’onda più pura; che non può non portarci alla felicità, anche quando le sue vie sono dolorose o oscure. Altrimenti non è Dio. Con questa convinzione, vergata magari in modo sbilenco, ma pur sempre acquisita e per questo “sentita”, anche quel morire a sé stessi – che sembra non essere mai abbastanza perché proviamo a morire ai limiti di cui siamo consapevoli, ma quanti altri non vediamo ancora – può diventare più leggero: “el morir venga ligero” (Teresa D’Avila) se è nelle braccia dell’Amore.

    @ Agnese: grazie a te, e a tutti, di essere il colore bello dei giorni.

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  8. Per me non si tratto’ di un bigliettino rosa, ma di un piccolo ,stupido scarabocchio, si,uno scarabocchio che “veniva fuori” ogni volta che andavo in sovrapensiero..,ragazzina 16enne ,a scuola succedeva spesso..mi prese la curiosita’, lo scarabocchio diceva sempre ,Bar 6,5..con la b maiuscola..che poteva significare?..ando’ cosi’ alcuni anni,ogni tanto ci pensavo,ci ragionavo …poi finii per lascia perdere..Anni dopo,una notte di Natale,mi misi a sfogliare un libricino di foto con piccole didascalie,era un regalo fattomi dalla mia responsabile sul luogo di lavoro,Annarosa,vi diro’ a me pure “antipatica”,le foto erano belle ,ebbi il tempo di arrivare all’ultima pagina,che si presentava con una splendida finestra fiorita ,inondata di sole…sotto recitava..” O Signore,solo Tu sei degno di essere adorato”,firmato Bar 6,5 …!!!! , ancora oggi dopo 35 anni ,non ho parole,ma solo punti esclamativi, non sapevo neppure l’esistenza delle 4 pagine del libro di Baruc contenuto nella Bibbia..a 16 anni non si fanno certo studi biblici.. ho capito che quello scarabocchio conteneva una priorita’, crescendo ho capito che conteneva una Grazia,e che come tu dici, e’ ricevuta in dono sin dall’inizio..si’,la Grazia e’ sempre stata qui,siamo noi che a volte ,come dice il detto “siamo fuori dalla Grazia di Dio”. Saluto e ringrazio tutti voi,compagni di viaggio..Al Don che ho conosciuto qui insieme a voi ,dico che e’ venuto il momento per me di leggerti per altre vie, potro’ entrare nel tuo castello,tu lascia che il ponte levatoio tocchi terra..un altro GRAZIE a Don Mario,il vero regista di questa impresa…Chiara.

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  9. @ Chiara – Desidero evidenziare la metafora con la quale ha concluso il suo commento. In queste settimane, intorno a questo romanzo-diario, certamente nonostante le intenzioni dell’autore, ha sibilato un vento freddo che sembra ripetere “tagliare i ponti”. Nonostante ciò, siamo tutti ancora qui sotto le mura, in attesa del più piccolo segnale che ci faccia percepire che il ponte levatoio potrà tornare ad essere calato.

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  10. @ d.Fabrizio

    Bellissime “ULTIME RIGHE” dove “un poco del tuo dono/ è passato nelle sillabe”(Ema) di questa “Eredità” e “in nome di tanto amore è tempo di tirare fuori, di dimostrare solo musica” (Clown) perchè “l’amore fa giri immensi e poi ritorna in altro modo” (Stella Marria). Intanto “Tu ardi, e geme la tua voce nel punto più oscuro dell’anima (F) in “questa avventura di nostra crescenza, di nostro aprirci alla Verità” (Agnese) dove “trovare segni.. silenzi e parole, musica, righe dei giorni toccati con mano: l’Amore non lascia soli” (Pam).
    E’ “giunto il momento di leggerti per altre vie, potrò entrare nel tuo castello, tu lascia che il ponte levatoio tocchi terra” (Chiara) dopo questa parabola di luce velata di Spirito Santo. Ci siano nuove parole in percorsi che non si fermino se non l’oltre di Dio.
    Saremo ancora per altri sentrieri sulla tua poetica dell’Amore mai arresi, se non nell’attimo eterno dell’Incontro senza ritorno.

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  11. Sono righe scritte prima nel cuore, poi sulla pelle e infine trasferite sulla carta. E poi dalla carta arrivano agli occhi, meglio, a un altro cuore, laboratorio di pensiero che per sei mesi ha costruito, a propria ragione, curiosità, contraddizioni e ogni sorta di parere. Lettore che in ogni caso è stato trasportato dalla storia, raccontata giorno dopo giorno, dalla lama potente di un biglietto rosa e dai suoi tagli profondi, grazie a chi ha avuto l’intuizione e il coraggio di dare voce e luce alla questione del celibato, mettendosi a nudo attraverso un confronto senza mezzi termini con altre “due mani”, co-protagoniste di questo diario/romanzo. Tante difficoltà e incomprensioni, muri di protezione e distanze accomodate, fra mille preghiere e una sola certezza: il desiderio di sperimentare ancora una volta la bellezza della Grazia. Grazia che sarebbe arrivata, raccontano le ultime righe, inattesa e imprevedibile.

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  12. In realtà, spesso avevo interpretato la donna che scrive in corsivo, un personaggio fra l’altro che mi ha spesso incuriosito, come un alter ego del protagonista, una voce dell’anima, una singola donna, quale l’autore ci conferma essere, piuttosto che un caleidoscopio di pensieri pescati qua e la fra vissuto e immaginario. Grazie per la precisazione. Soltanto per aver soddisfatto una curiosità letteraria.

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