Fin lì

da qui

Come s’intrecciano sogni e parole
nella camera fuori d’ogni tempo,
dove il ricordo passa a tradimento,
dagli scuri, ancora bagnati dalla
pioggia. Come si fa a pensare solo
al rombo delle auto, oppure al canto
degli uccelli risorti in questo sole
incredulo, nel vento che si porta
correndo i miei pensieri, o la paura
che s’impunta fin lì, dove Lui sosta
con lo sguardo mansueto dal divano,
o dal tavolo beige, o il comodino
dove allungo la mano alla bottiglia
d’aqua, per rendere più dolce l’attimo
straziante del saluto, del rumore
di macchine che proprio come il vento
passano, sfumano in sogni o parole,
intravisti fra le tende di velluto.

Io sosia di Monicelli

Monicelli
di Augusto Benemeglio

1. Muoiono solo le teste di cazzo

Anche oggi, per l’ennesima volta , una bella infermiera bionda mi ha detto, Chissà quante volte l’avranno scambiata per Monicelli, vero?.
Già, dico io, abbiamo tutti almeno sette sosia, sette vite da vivere , sette possibilità di essere perdonati , sette Avatar, sette città da visitare , città invisibili con panorami incredibili, il segno la memoria il desiderio , gli scambi, gli occhi, gli odori ,la morte. La cosa strana lo sa qual è ? E’ che mi succede sempre negli ospedali , dove lui non ha voluto aspettare la morte , ma ha preferito anticiparla , buttandosi dal quinto piano . E a dire il vero, un po’ lo capisco, anche se a 95 anni non si suicida nessuno. Questo lo ha detto Umberto Veronesi , che avrà fatto le sue brave ricerche in merito, anche se il tempo in lui – il grande Mario Monicelli, dico – si era come cristallizzato . si era bloccato, sospeso, ambiguo, in bilico costante, tra un tenace passato e un indecifrabile futuro, tant’è che a un certo punto – pur con tutta la sua ironia e il suo umorismo – forse cominciava davvero a credere che non sarebbe morto, perché, in fondo, come amava ripetere , Muoiono solo le teste di cazzo! Continua a leggere

Cordelli, l’anno zero e la Coppa del Mondo di Letteratura.

images

Succede alle volte nella storia di un paese che tutti gli articoli, le critiche, le polemiche, le repliche, la tendenza a trovare scuse o a negare i problemi, o semplicemente a direzionarli altrove, trovino un momento di verità in qualcosa di lampante e incontrovertibile, che fa emergere nella chiarezza evidente di un fatto quello che altrimenti avrebbe rischiato di trascinarsi per chissà quanti altri anni in altrettanti articoli, critiche, polemiche, repliche e tendenza a trovare scuse o a negare problemi.
Avviene così che quanti avevano in precedenza scritto di Continua a leggere

Ghibli

da qui

C’è una musica che torna soltanto
se l’aspetti, se guardi dove niente
è com’è. La senti salire a poco
a poco, come l’albero che cresce,
o il nostro sentimento, che si forma
tra dune spettinate dalla forza
del ghibli polveroso, l’incosciente
insorgere del male. Ma la musica
sale, se l’aspetti, se in controtempo
la immagini viaggiare, nella mente.

Marino Magliani, “Soggiorno a Zeewijk”

Marino Magliani. Soggiorno a ZeewijkMarino Magliani, Soggiorno a Zeewijk, Amos Edizioni, 2014, pp. 175, € 14,00

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di Marco Drago

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Marino Magliani è uno scrittore atipico: non vive in Italia da quasi trent’anni e frequenta poco i social network; non è giovane, non è un hipster e soprattutto non ha idea di che cosa sia un hipster; al tempo dei “cannibali” non scriveva ancora o, almeno, non pubblicava; non si sforza di partecipare alla vita politica del Paese né potrebbe farlo, lontano com’è dal tumultuoso circo mediatico/istituzionale nel quale noi, invece, poveracci, ci rotoliamo come maiali nel fango. Dal 2003 a oggi ha scritto otto romanzi, una guida ciclistica ad Amsterdam, una raccolta di racconti a quattro mani con Vincenzo Pardini e una con Giacomo Sartori. Ha cinquantaquattro anni, vive a Ijmuiden, in Olanda, nell’artificioso quartiere di Zeewijk, ma ha quasi sempre scritto della sua natia costa di Ponente della Liguria.

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Un canto di gloria alle opere e ai giorni

Non si tratta di un collage di stati d’animo: viene data voce a un piccolo mondo scomparso, rispetto al quale l’io narrante si tiene giudiziosamente in disparte, riservandosi la consistenza del coro, intuendo che la storia di ognuno non è che il riflesso di quella degli altri. Per non dire del giudizio politico che ne discende, con garbo ma anche con fermezza.” (dalla presentazione di Bruno Nacci)

Segnalo su Samgha un mio articolo su Da grande voglio fare il poeta di Giancarlo Consonni, un libro che merita di essere accolto nello scaffale dei più cari tra i libri sull’infanzia e che già avevo segnalato qui, dove si può leggere anche una selezione di brani. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.86: Diario di un dolore. Antonio Spagnuolo, “Come un solfeggio”

Antonio Spagnuolo, Come un solfeggio,Diario di un dolore. Antonio Spagnuolo, Come un solfeggio, Napoli, Kairós Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Una breve raccolta, quasi un puro e scabro mannello di ricordi e di sensazioni che provengono dall’intimo, costituisce e sostanzia, irrobustito da un ricorso alle parole profonde dell’inconscio, questo diario di un dolore firmato da Antonio Spagnuolo in memoria della moglie Elena da poco scomparsa. Come dimostra, con parole rese sicure dalla consapevolezza di una lunga stagione di scritture liriche e poematiche, lo stesso autore nella sua Introduzione:

 

«L’assenza con il suo vortice negativo imprime indelebili incisioni nel subconscio, tali da annullare ogni res extensa, in un naturale sottofondo di angoscia, che riporta i termini del logorio e del pronunciamento. Così la poesia, intrappolata nelle circonvoluzioni, fra realtà materiale e realtà dell’immaginazione, trasforma il livello più alto della mesta riflessione nel possibile desiderio di trascendenza. Ecco che nel fondo mitopoietico della memoria si abbozza quello che sarà il “verso”, musicale e ritmico, per un divenire sul destino soccombente della solitudine»[1].

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Provocazione in forma d’apologo 268

L’uomo, ultimo discendente di una grande famiglia in rovina e indagatore del mistero, leggeva fumando nello studiolo della sua casa nei caruggi della città vecchia. La stanza, oltre il breve cerchio di luce della lampada, era nell’ombra. A un tratto, l’uomo provò a una gamba una sensazione nota, che non dipendeva da un formicolio interno, da una corrente d’aria o dal tocco di un essere vivo.
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BRUNO VALLEPIANO, ESTRATTO DA “LA DAMA BLU” (1)

Bruno Vallepiano, La dama blu (ed. Araba Fenice)

Estratto:

damabluIl Doblò uscì dalla tangenziale nella zona di corso Regina e seguì le indicazioni del navigatore affrontando una rotonda grande come un campo da calcio dalla quale di diramavano due ali di traffico intenso e nervoso.
-Sai usare un ricevitore gps?- chiese Giusè.
L’altro rispose con un grugnito. Non aveva più aperto bocca dopo il battibecco di poco prima.
-Se quel rantolo voleva dire sì allora prendi questo aggeggio e imposta le coordinate che trovi qui.- Gli passò un foglietto strappato ad un blocchetto pubblicitario del bar dove si era incontrato coi committenti sul quale erano riportati alcuni numeri e il dispositivo gps.
-Accendilo subito, così trova i satelliti.- aggiunse.
L’altro era ingrugnito e si era calato il berretto fin sopra gli occhi coperti dalle lenti nere, ma prese il tutto e cominciò ad armeggiare con lo strumento. Continua a leggere

Giuro di non fare più il giurato di Nicola Vacca

giuria

In Italia esistono due categorie di premi letterari. Alla prima appartengono quelli che nascono già corrotti e in cui il vincitore è il frutto di un accordo tra le varie parrocchie di chierici. Della seconda invece fanno parte quelli che hanno grandi ambizioni ma sono organizzati da dilettanti e provinciali che alla fine non riescono a pianificare proprio nulla e finiscono per naufragare nella loro sciatta approssimazione.

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Leggere in lingua originale

Dante
Ogni tanto riparte il revival della solita, eterna, immutabile “questione della lingua”. Eppure basterebbe leggersi in lingua originale due superclassici come L’isola del tesoro e Le avventure di Huckleberry Finn per domandarsi: ma la gente che sproloquia di “questione della lingua” ha mai letto i classici stranieri in lingua originale? Continua a leggere

“La bambina pugile” a Palermo

Ricordo per gli amici siciliani che sabato 21 giugno, alle ore 18, “Nuvole Galleria” (Palermo, vicolo Ragusi 35 – angolo via del Celso 14) ospita la presentazione de La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore. Ne parlano con l’autrice Francesco Balsamo e Giampaolo De Pietro.

Segnalo su Nazione Indiana un mio articolo su questo libro e i testi di Sebastiano Aglieco, Franca Mancinelli, Nadia Agustoni, Alessandro Canzian, Andrea Cirolla. Continua a leggere

Sfiorendo

Pretto
di Rossella Pretto

La vedo, un giorno, fare capolino nella vetrina di un negozio.
Bella nella sua fissità.
Immagine di donna che oltrepassa il tempo.
Non resisto. Seguo l’impulso di fermarmi e tornare un pochino indietro: giusto qualche passo per dare una sbirciatina dentro. Le lancio sguardi impertinenti ma così, girando gli occhi all’intorno quasi senza farmene accorgere. Come se non fosse lei l’oggetto del mio desiderio.

– Desiderio immediato puro e fulmineo.
Che non lascia dubbi-.

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10. Obiettivi

da qui

Anni fa mi chiesero di partecipare a una messa di guarigione tenuta da un notissimo esorcista. Arrivai in ritardo e trovai la chiesa vuota; entrata nella sacristia, colei che mi aveva invitata si diresse verso me e mi prese per un braccio, guidandomi in una sala attigua senza tanti complimenti. Continua a leggere

Femminicidio: un tentativo (maschile) di riscatto

 

 

di: Guido Tedoldi

 

Qualche pensiero su «Rose Madder», romanzo di Stephen King, Sperling & Kupfer, 1996, pp. 511, L. 32˙900 – Usa, 1995, idem

 

In un tempo come il nostro in cui il femminicidio è uno dei crimini più tragicamente praticati, questo romanzo ha quasi il sapore di un instant book. Invece Stephen King lo ha pubblicato quasi due decenni fa, nel 1995. Il centro del suo discorso è la bestialità umana, e il pregiudizio negativo di alcune parti dell’umanità nei confronti di altre parti: alcuni uomini contro le donne, alcune donne contro gli uomini, alcune persone di buona volontà contro i metodi di alcuni poliziotti moralmente deviati.

Nello svolgersi della vicenda, però, King mostra anche l’opposto. Uomini che amano le donne, donne che amano gli uomini, poliziotti che fanno il loro mestiere per proteggere e non per violentare legalmente.

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