Il pharmacon della poesia contro l’inciviltà. L’impegno di Giamario Lucini

Gianmario Lucini

Gianmario Lucini

Giamario Lucini è un instancabile testimone di cultura ed impegno civile. In giro per l’Italia promuove attraverso i suoi libri valori smarriti o logorati dalla retorica. Lo fa da editore innovativo e da poeta sapienziale. La persona fisica di Lucini combacia perfettamente con quello che lui rappresenta. Porta la barba ieratica che lo fa assomigliare a Whitman e veste come un missionario “di pace” tanto da richiamare la figura di Alex Zanotelli. Il suo universo etico e letterario sta tutta dentro questa personalità, che non è immagine ma bandiera.

Come editore, Lucini nasce come un sensibile promotore di poesia attraverso il suo blog Poiein e il premio di poesia dedicato a David Turoldo. Per molti giovani autori, ha offerto ospitalità, attenzione e consigli. Dentro la comunità letteraria che è riuscito a costruire molti talenti sono stati scoperti e valori autentici sono stati confermati. La ricerca poetica, poi, è stata sempre intrecciata con l’impegno civile e sociale. Senza appartenenze, vivacemente aperto a mondi diversi, mai ideologico, lucidamente vigile sui contenuti. Non interessato a recintare consorterie culturali autoreferenziali e sterili, niente affatto geloso della propria attività. E per questo generoso. Autentico. Poetico. Etico.
Esemplare è stata la fortunata esperienza dell’Impoetico Mafioso, dedicato alla memoria di Angelo Vassallo, sindaco ucciso nel Cilento. Seguita con pari successo dalle successive Antologie civili La Giusta Collera e Cuore di preda. In verità, l’idea dell’Antologia poetica per promuovere (anche commercialmente) giovani autori e piccole case editrici non è nuova. Di nuovo, e soprattutto di autentico, è il legame etico che queste iniziative editoriali sono riuscite a stabilire tra autori e lettori su temi sensibili. Franco Arminio lo definirebbe un “uomo-comunità”. In effetti, Gianmario Lucini è un “editore-comunità”. Questa vocazione, di recente si è ulteriormente sviluppata, articolandosi nella costituzione di un’associazione di autori affiliata all’Associazione Libera di Don Ciotti.
Di particolare interesse culturale sono anche le raccolte di sillogi inedite collettive Retrobottega, e da ultimo i volumi La poesia del Secondo Novecento, dedicati a poeti scomparsi presentati da altri autori noti ed esordienti. Si tratta di un catalogo, ma in generale di un progetto e di un programma culturale ed editoriale di rara ricchezza e potenza letteraria. E’ chiaro che siamo lontani dai fari dei successo editoriale, ovvero dalle cattedre dell’Accademia ma siamo pienamente dentro la letteratura italiana all’alba del nuovo secolo, vivida, fertile, pulsante, pari, azzardo, alla vivacità delle riviste letterarie di inizio Novecento.
Gianmario Lucini non è un benefattore, sia chiaro. E’ un militante, ed in un’accezione laica e moderna è un missionario. Portatore di un modello nuovo di imprenditoria editoriale, non speculativa ma sociale e solidale. E non c’è un solo grammo di retorica, se un editore come lui è capace di percorrere l’Italia da testa in giù al solo scopo di stampare i suoi libri al costo più basso. Sostando lungo questo “viaggio in Italia” per promuovere il suo modello, il suo progetto, il suo modo di fare editoria e scrittura.
Se il Lucini editore promuove, il Lucini poeta combatte. Ci chiama alla lotta contro l’ “inciviltà italiana”, contro la nostra hybris di italiani che non hanno saputo costruire una comunità solidale ovvero di averne tradito i pochi tentativi fatti. Contro questa colpa la poesia non è un’arma spuntata. Contro “la malattia del moderno” la poesia può essere la cura efficace, purché non ricorra al pianto o all’elegia, ma s’avventi contro la noia e l’indifferenza.
“(…) Basta leggere le prime venti pagine per cogliere tutta la complessità culturale di Lucini”, scrive Stefano Guglielmin nella prefazione a Hybris. “C’è l’amore francescano per il creato e il suo creatore, c’è il Pascoli pervaso dall’unità mortale culla-nulla e dall’idea che la poesia si scriva dal ciglio della tomba, e c’è il viaggio dantesco tra le macerie del contemporaneo oltre che la sua propensione al plurilinguismo, qui inteso nella polifonia dei registri. (…) Lucini non lesina affatto: latino, italiano arcaico, francese, lombardo, tedesco, inglese, entrano in campo con grande abilità d’amalgama fonetica, le lingue moderne con funzione ironica e/o spaesante, le classiche per tirare in gioco la valenza autoriale, la forza di resistenza alla deriva che l’antichità ci ha tramandato.”
Da Krisis ai Sapienziali, fino a Hybris, Gianmario Lucini ha tracciato un solco. Lo fa nell’attività di editore, lo fa anche come poeta. Un solco dà la direzione, offre dimora ai semi, ma separa, discerne. La proposta di Lucini non è affatto facile da seguire. Suggerisce di fare scelte scomode, podaliche. Si nasce nel dolore ma la crescita è sana e robusta. Dentro la roccia si può trovare l’acqua di una lingua nuova e di un mondo migliore. Anch’io mi affido alla chiave introduttiva di Maria Zambrano, proposta in apertura del libro. “Se nel tuo orto riuscirai ad avere corvi neri che generano colombe bianche, sarai chiamato saggio”.

*

Ho servito più padroni nella mia vita,
in cuor mio li ho sempre disprezzati
perché un padrone pretende l’amore
del servo e lo umilia, lo blandisce
si prostituisce
a lui per spremere il meglio
succo e quando l’ha ridotto
a un cencio lo butta
alla mercé del tutto collettivo
che il collettivo si accolla mugugnando
solidale a denti stretti

– perché sei pieno di difetti
Se mangi a sbafo senza essere padrone;
sei solo un servo sciocco
che ha il permesso di stare fuori posto -.

Da Sapienziali, 2010

*

Fra tutti costoro non posso apparire
perché sono stolido e miope
ho breve statura e l’intrigo
mi serve soltanto per navigare
a vista (rubare
il fuoco agli dei, la tela, gli incanti
e l’infinito mare della conoscenza…
troppo alto sarebbe l’osare!

Meglio starmene quatto
quatto e con l’occhio lungo
a studiare il modo e lo strumento,
arrogante coi poveri e deferente
verso chi più di me è arrogante
per giungere al giusto momento
col vento in poppa e l’occasione
favorevole all’intento – uno solo:
pro domo mea brigare,
fin che il vento in poppa lo consenta).

(Uomo politico italiano del XXI secolo)

Da Hybris, 2014

11 pensieri su “Il pharmacon della poesia contro l’inciviltà. L’impegno di Giamario Lucini

  1. La generosità di Anna Maria Curci (o di Pasquale Vitagliano: non riseco a capire chi ha scritto e chi ha postato…) le fa dire troppo belle cose di me. Non mi sento fuori dall’ordinario, un personaggio quasi epico… e per arrivare alla statura di Alex Zanotelli mi mancano parecchi metri di dislivello (ormai mi manca il fiato: fumo troppo). In ogni caso sì: vado in giro perché è importante non solo fare libri ma cercare di promuoverli. Ma è il mio lavoro, non ne ho altri. Avrei più successo, come editore (come poeta non l’avrò mai, perché questo non è il tempo per la poesia che faccio io, che rompe troppo i coglioni, anche a me stesso, a volte, e inquieta, non si concilia con niente, vede a volte troppo nero…) se promuovessi libri di cucina, di calciatori, pornografia, libri che si stampano purché l’autore respiri e sembri uno che sa scrivere.
    Cerco solo di pubblicare libri interessanti senza la pretesa di scoprire qualche Montale o qualche poeta da canone.
    Oggi le cose vanno malissimo per l’editoria in genere e per quella di poesia in particolare. Le vendite sono crollate (dei migliori si vende 7 /8 volumi via internet al massimo) e pertanto bisogna fare qualcosa, trovare strumenti, inventarsi alternative ma soprattutto non prendere in giro i lettori: chi lo fa è morto e se non lo è a breve lo sarà in poco tempo. La gente sta cambiando, credo e mi accorgo che nessuno più ha voglia di dare credito all’apparenza. Il ventennio delle promesse lascerà campo al ventennio del contropelo, di tutti per tutti. La strategia “sapienziale” è, a mio avviso, quella di cominciare da subito o da prima se possibile, a fare tutti il nostro dovere con rispetto per gli altri, dare quello che si può senza trovare le vie corte, che sono quelle che sfruttano il prossimo e lo umiliano. Non ci sono più i furbi: ci sono solo i disonesti e spero che la gente se ne renda sempre più conto.
    Quanto alla mia poesia: è quello che sento. A volte mi meraviglio di essere un po’ soletto su questa via, con pochissimi amici. Ma si vede che sentiamo cose che non esistono, oppure siamo troppo apprensivi, troppo sfiduciati e vediamo il bicchiere mezzo vuoto. Beh, se è così allora è meglio che si leggano poeti più leggeri e meno rompicoglioni, senza troppe questioni di coscienza o di etica, mal di pancia, dolorismi pascaliani o invettive alla Savanarola. Mah! Intanto è dal 2008 che vado predicando che non ci sarà mai più una ripresa ma le cose andranno sempre peggio, e sinora ho avuto ragione. Sprofonderemo sempre più nella barbarie culturale, sociale, sine die, staremo sempre più male fisicamente e psicologicamente, i poveri diventeranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. E sarà così perché c’è una classe di politici incapaci, di finanzieri e lobbies che si comprano le Leggi e la politica, di lestofanti, ladri e farabutti. Sarà sempre così perché questo sistema è inemendabile e non concepisce di essere diverso da quello che è e, soprattutto, non capisce che bisogna fermarsi e trovare un diverso modello economico/ecologico, o in cinquant’anni moriremo tutti. Non si tratta di destra o sinistra, ma di aprire gli occhi e vedere le cose come stanno e quale direzione abbiamo irreversibilmente preso. E chi vincerà sarà il più stupido di tutti, perché vincerà la sua distruzione e di tutti. E saremo come il contadino sciocco e crudele che ammazza la vacca di stenti e poi piange perché la vacca muore ed egli rimane senza latte. I ricchi sono invero i più stupidi, perché la loro ricchezza manderà in rovina i poveri e loro stessi. Lo stupido è appunto quello che fa del male a se stesso pur di non fare il bene degli altri.
    La mia sola speranza di sopravvivenza, come editore, è che i ricchi imparino ad apprezzare la vera poesia, così almeno vendo un po’ di libri, che ho pieno un magazzino e non so dove metterli. Ma purtroppo è una pia illusione: gli stupidi non capiranno mai la poesia. I poveri purtroppo saranno sempre più costretti a leggere e a postare poesie su Internet, finché riescono a pagare la connessione.
    Poi si vedrà: vivrò a sbafo della collettività in qualche ospizio, se ancora funzioneranno, come il servo della prima poesia del post. Helas! destino di un editore sensibile e impegnato. Allegria dunque. E grazie ad Annamaria, a Pasquale. E scusatemi se sono tetro, questa sera… è una sera così! O forse sono soltanto realista. Chissà!
    Un saluto a tutti i blogger de “La poesia e lo spirito”.
    G.

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  2. Grazie a Pasquale Vitagliano e ad Anna Maria Curci: fanno bene all’anima post di questo tipo.
    Gianmario è tutto nel suo commento: lui lo nega, ma è vero che è una persona rara e come editore anche più raro.

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  3. Vero che Lucini è tutto nel suo commento: l’hybris, che diventa forza civile e parola, non lo abbandona mai. Così come il disgusto per il precipitare dei costumi odierni. Un caro saluto a “La Poesia e Lo Spirito”.

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