GORDIANO LUPI, “CALCIO E ACCIAIO”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Gordiano Lupi, Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino (Acar Edizioni)

Gordiano LupiCalcio e acciaio, di Gordiano Lupi, è un libro diverso sul calcio, perché in definitiva non parla di sport, ma di vita e di ricordi, e di quella dimensione provinciale che è parte nodale e integrante del tessuto esistenziale italiano. Piombino e le sue acciaierie, punto drammaticamente noto – ma mai abbastanza – della problematica dimensione del lavoro nel nostro paese, fanno da sfondo a una vicenda privata, quella di Giovanni, un calciatore approdato ai grandi successi della Serie A e del pallone internazionale, ma poi tornato nella sua provincia, consapevole di tutto ciò che ha vinto ma anche di quello che ha perso, soprattutto affettivamente.

In questa intervista, entriamo più addentro alle pieghe intime dell’opera di Gordiano Lupi.

1. Il tuo romanzo Calcio e acciaio unisce ricordi sportivi all’osservazione di una realtà umana e lavorativa che non è solo piombinese, ma appartiene alla memoria storica italiana. A quale di queste due fonti ha attinto principalmente la tua ispirazione, e come hai elaborato la trama?

Il mio romanzo è una sorta di posto delle fragole di bergmaniana memoria. Certo, molto in piccolo. Un vecchio allenatore torna a casa e s’innamora delle sue radici, non vuole staccarsene, ricorda il passato, lo rivede come se scorresse in una scena fuori campo. Tutto è cambiato, niente può tornare come prima, il tempo è inesorabilmente perduto. Ma il personaggio principale vuole continuare nella sua ricerca e vivere il presente, con i ricordi, non di ricordi. Memoria individuale e memoria storica si confondono. Il problema sociale, la crisi dell’acciaio, fa da sfondo importante al tormento interiore del protagonista.

2. Uno dei temi di fondo del tuo libro è il rimpianto. Il tuo protagonista si volge spesso al passato, cercando una spiegazione (non certo un antidoto) alle rinunce compiute, anche a livello sentimentale, in nome dell’ideale di una carriera di primo piano. Pensavi a qualcuno in particolare, o la storia è essenzialmente frutto di fantasia, sia pur sullo sfondo di un quadro storico-sociale definito?

In questo romanzo, che forse sarà il mio ultimo romanzo, e anche il primo a vedere bene quel che ho fatto in passato, ho messo tutto quello che avevo da dire, le cose che pensavo importanti, il mio pensiero sulla vita. Credo che tutto sia molto metaforico, ma inserito in un storia di fantasia.

3. Quanto Piombino è ancora la sua acciaieria? E quanto il calcio significa ancora, per la gente della tua cittadina? Un romanzo di calcio e di lavoro può gettare una nuova luce su questa realtà e influire sulle sue dinamiche?

Piombino è ancora acciaio, perché senza la fabbrica la città rischia di morire, di naufragare nel mare della disperazione. Certo, il futuro è un acciaio pulito, prodotto da forni elettrici, meno inquinante e invasivo. Un acciaio che possa convivere con il turismo. Il calcio è importante solo come sfondo del romanzo, avrei potuto parlare di rugby, di volley… ho parlato di calcio perché è un mondo che conosco bene, avendolo frequentato da protagonista per 23 anni. Il calcio per Piombino ha un’importanza relativa. Sono lontani i tempi di Piombino – Roma 3 a 1, in serie B.

4. Dal punto di vista stilistico, l’opera è densa di richiami a una narrativa toscana di stampo veristico, che affonda le sue radici nell’Ottocento e si riverbera su gran parte della produzione novecentesca. Credi che la quotidianità dell’esperienza individuale e sociale sia ancor oggi il vero “marchio di fabbrica” degli scrittori toscani?

Grazie del complimento e dell’illustre paragone. Credo che i miei scrittori toscani di riferimento siano Cassola e Bianciardi, perché li ho letti molto da adolescente (e pure dopo). Per quel che mi riguarda l’esperienza individuale è fondamentale per scrivere un romanzo. Non so inventare. Non scriverei mai un fantasy…

5. Il testo si presta anche a una resa filmica. Hai pensato a questa possibilità e, in ogni caso, adesso quali sono i tuoi progetti letterari?

Ho passato il romanzo al mio regista preferito: Stefano Simone, un ragazzo pugliese molto in gamba che ha già adattato alcuni miei lavori, ma non so quanto sia nelle sue corde. Mi piacerebbe fare avere una copia a Virzì, anche perché il sottotitolo è un omaggio al suo stupendo La bella vita (titolo in lavorazione: Dimenticare Piombino), ma pure in questo caso non credo che sia un lavoro che rientra nei registri narrativi dell’autore toscano. Progetti per il futuro tanti, ma solo di saggistica cinematografica: finire la storia del cinema horror italiano e pubblicare un libro su Franco e Ciccio, sono soltanto i primi che mi vengono in mente.

2 pensieri su “GORDIANO LUPI, “CALCIO E ACCIAIO”

  1. Pingback: “PARTITA DI ANIME” A LIDO DI CAMAIORE | Giovanni Agnoloni - Writing and Travelling

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.