3. Un volto

da qui

Sì, ero cambiato.
Dopo tanto aggirarci nel regno degli inferi, nelle sale d’aspetto dell’inconscio, dove rischi di restare sepolto per il resto della vita, dopo aver sopportato il tormento del bisturi che taglia sempre nello stesso punto, dopo aver imparato, forse, l’umiltà, o averla intravista da lontano, ecco che il cielo cominciava a rischiararsi, la nebbia si alzava, appariva una figura dai contorni sfumati, barba rada a due punte, capelli lunghi e lisci che finivano in boccoli raccolti su una veste bianca, labbra sottili atteggiate a un impalpabile sorriso, occhi castani luminosi e intensi che parevano volerti entrare dentro, ma senza forzare, come a chiederti il permesso. L’icona proveniva da un santuario dove andavo spesso, con don Mario, tra Rocca di Botte, Oricola e Pereto, una macchia bianca in mezzo alle montagne che ti spinge a inerpicarti su una strada angusta, imbottita di curve, a ricordarti che solo dopo esserti purgato nei gironi dell’inferno puoi sboccare nello spiazzo di pietrisco e asfalto, con la chiesa che assomiglia a una cappella di convento e una Madonna grezza che saluta con la mano aperta, troppo grande, come stesse attendendo la tua visita: ce ne hai messo di tempo ad arrivare! T’inginocchi: vedendo che stringe un rosario, cominci a sgranare pure il tuo, e chiedi, chiedi, finché non hai esaurito i desideri, la lista dei malati, i drammi nascosti nelle case della tua parrocchia. Poi ti alzi ed esci nello spazio diventato incandescente per il sole a picco. C’è un portone, più avanti; entri in una specie di negozio, dove siede una donna né giovane né vecchia, forse defunta: indica un’immagine che ancora, nell’ombra, non sai mettere a fuoco, un volto leggermente inclinato sulla destra, un sorriso impercettibile e due occhi che ti guardano come non sei stato mai guardato: dov’eri? Ti stavo aspettando, dai secoli dei secoli.

8 pensieri su “3. Un volto

  1. “Dopo tanto aggirarci nel regno degli inferi”: impossibile abbraccio, dopo il lungo morire che restituisce a se stessi e rivestita l’umiltà, l’anima è desiderosa del volto di Dio: la Misericordia: “l’olio dolce e il sangue di Cristo”, che accende il desiderio di “conquistare Colui dal quale è stato conquistato” e si riempie di pena per non averlo fatto fin’ora vivendo estranea ad uno sguardo che ancora “pare volerti entrarti dentro, ma senza forzare, come a chiederti permesso”.
    Hanno navigato infiniti universi gli astri, prima di lasciarmi salvare, ora anche il silenzio mi parla di Te, Amore, “chè la mia pena/è la tua voce” e i tuoi “occhi mi guardano come non sono mai stata guardata” e sconfinano nell’anima.

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  2. Non so quando spunterà l’alba
    non so quando potrò
    camminare per le vie del tuo paradiso
     
    non so quando i sensi
    finiranno di gemere
    e il cuore sopporterà la luce.
     
    E la mente (oh, la mente!)
    già ubriaca, sarà
    finalmente calma
    e lucida:
     
    e potrò vederti in volto
    senza arrossire.
     
    D.M. Turoldo

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  3. Il volto di Gesù Misericordioso è così, anche quello in parrocchia: a guardarlo ci si perde e, all’inizio, tanto la sua presenza è forte, sembra anche di non riuscire a sostenerne lo sguardo, tanto è penetrante, ma con dolcezza: ci fa sentire nudi, impossibile non essere sinceri con Lui, ed è vero che ci guarda “come non sei stato mai guardato”..
    Fermandosi a contemplarlo, ci si sente subito rappacificati, come potessimo consegnare a quegli occhi pieni di amore e comprensione tutti nostri affanni e le nostre difficoltà.
    E sembra vivo, sembra scrutarci nel profondo e risponderci, anzi sembra proprio parlarci.

    Atto di fiducia nella Divina Misericordia, di S. Faustina

    O Gesù misericordiosissimo, la Tua bontà è infinita e le ricchezze delle Tue grazie sono inesauribili.
    Confido totalmente nella Tua misericordia che supera ogni Tua opera.
    A Te dono tutto me stesso senza riserve per poter in tal modo vivere e tendere alla perfezione cristiana.
    Desidero adorare ed esaltare la Tua misericordia compiendo opere di misericordia sia verso il corpo sia verso lo spirito, cercando soprattutto di ottenere la conversione dei peccatori e portando consolazione a chi ne ha bisogno, dunque agli ammalati e agli afflitti.
    Custodiscimi o Gesù, poiché appartengo solo a Te e alla Tua gloria.
    La paura che mi assale quando prendo coscienza della mia debolezza è vinta dalla mia immensa fiducia nella Tua misericordia.
    Possano tutti gli uomini conoscere in tempo l’infinita profondità della Tua misericordia, abbiano fiducia in essa e la lodino in eterno.
    Amen.

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  4. “una Madonna grezza che saluta con la mano aperta, troppo grande,”

    ..come innestata nel corpo, come una mano dell’Infinito inserita nel mondo, che a quell’infinito da qualche parte un gancio ce l’ha. Magari i contorni di Gesù, si sono persi o sono ancora sfumati, ma quella mano è ben grande. Un conforto.
    Non so quanti altri tornanti angusti avrò ancora da salire, è il viaggio della vita di ogni giorno. Però è un sollievo confidare in una mano grande, che raccoglie tutto, legge tutto, i bisogni, i passi storti, un perdono chiesto o abbracciato, uno “scusa”, “grazie”, le mani più piccole che si intrecciano, si incontrano, o cercano di allargarsi. E’ già un altro viaggiare.

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