Vivalascuola. Matteo, ascolta la scuola, adotta la LIP!

Abbiamo dedicato una puntata di vivalascuola alla Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica e alla campagna Adotta la LIP e continueremo a seguire il progetto di rilancio di questa Legge, che rappresenta una delle espressioni più alte del movimento della scuola dell’ultimo decennio. Con questa puntata speciale di vivalascuola annunciamo la conferenza stampa del 12 giugno a Montecitorio e facciamo nostro l’appello a deputate e deputati, senatrici e senatori affinché ripropongano la Legge a loro nome.

Conferenza stampa, Montecitorio, 12 giugno, ore 14,30. Legge di iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica“.

Onorevoli deputate e deputati, senatrici e senatori delle VII Commissioni, giovedì 12 giugno 2014, alle ore 14,30, nella sala stampa di Montecitorio, verrà ripresentata all’attenzione dei parlamentari e della stampa, la legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica“.

Ci permettiamo di informarvi di tale evento certi della vostra sensibilità per un tema così vitale per il futuro del nostro Paese.

La Legge di Iniziativa Popolare “per una buona scuola della Repubblica” ha avuto un lunghissimo periodo di ideazione essendo stata discussa, elaborata e condivisa da centinaia di docenti, studenti e genitori.

 Fu depositata presso la Camera dei deputati il 4 agosto 2006, sostenuta da 100.000 firme e da 120 comitati di base locali. Fu incardinata con il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione iniziò la discussione ad aprile 2007. La crisi di governo del gennaio 2008 ne interruppe l’iter. Nella XVI legislatura non fu mai discussa né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. Ma, come saprà, dopo due legislature le leggi popolari decadono. 

Ritenendo la legge in oggetto ancora perfettamente adeguata alle esigenze di un grande Paese come il nostro, abbiamo deciso di chiedere la disponibilità a parlamentari (a partire da quelli delle Commissioni VII di Camera e Senato) affinché la ripropongano a loro nome compiendo un gesto di rispetto e riconoscimento nei confronti di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti, gesto che va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta di legge.

Proprio perché si tratta di una proposta, non può e non vuole avere nessuna presunzione se non quella di essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare oggi un confronto vero sulle sorti della scuola italiana che sappia partire dall’ascolto di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono e ne rappresentano il respiro, un respiro oggi purtroppo sempre più in affanno.

Note di contenuto

La legge in oggetto conserva in ogni passaggio un legame imprescindibile con la nostra Carta Costituzionale. In essa si disegna una scuola pluralistica, laica, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza, con un’attenzione costante all’interazione interculturale.

Disegna una scuola che abbia come finalità l’acquisizione consapevole dei saperi, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva. Prevede lo stanziamento del 6% del Pil (come nella media europea), a fronte del quale elabora alcune proposte.

L’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e l’estensione dell’obbligo a 18 anni. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio. Classi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media. Perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi.

Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni con un biennio unitario e un triennio di specializzazione. E ancora, tra l’altro: obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento, rafforzamento ed estensione degli organi collegiali, apertura pomeridiana delle scuole, un piano straordinario di edilizia scolastica.

Il metodo, i contenuti, la convinzione che la Lip sarebbe addirittura più necessaria ora di allora ci spingono a tentare di farla conoscere e riconoscere oggi.

Per questi motivi abbiamo lanciato la campagna “Adotta la LIP” che accompagni la ripresentazione della Legge e ne segua il percorso. All’ indirizzo http://adotta.lipscuola.it/ la legge può essere conosciuta e, se condivisa, adottata, scegliendone e colorandone una parola. Ad oggi oltre 300 persone ne hanno evidenziato una, spiegando il motivo della scelta e dell’affetto.

Vi ringraziamo della paziente e cortese attenzione.

Giovanni Cocchi (giovannicocchi@tin.it) a nome del comitato per la riproposizione della Lip, composto da un gruppo di genitori, insegnanti, studenti, cittadini e associazioni che hanno elaborato la legge, raccolto le firme o semplicemente che ne condividono l’idea di scuola e i suoi principi fondanti.

* * *

La necessità della legge popolare “per una buona scuola della repubblica
del Gruppo di lavoro dell’Assemblea delle scuole di Bologna

1. Ascoltare?

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad altisonanti dichiarazioni di voler ascoltare il mondo della scuola. L’ex ministra Carrozza:

Non ho una mia idea di riforma, consulterò il Paese per una grande riforma condivisa”.

Renzi nella mozione per le primarie era ancor più ambizioso e dettagliato:

Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme sulla scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano.

Il PD che noi vogliamo costruire cambierà verso alla scuola italiana, partendo dagli insegnanti, offrendo ascolto alle buone idee, parlando di educazione nei luoghi in cui si prova a viverla tutti i giorni, non solo nelle polverose stanze delle burocrazie centrali.

Casa per casa, comune per comune, scuola per scuola, da gennaio 2014 i nostri insegnanti, i nostri assessori alla scuola, i nostri circoli, i nostri ragazzi saranno chiamati alla più grande campagna di ascolto mai lanciata da un partito a livello europeo

Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”.

A febbraio, Renzi, nella sua relazione introduttiva alla Direzione Pd, riannunciava per i primi giorni di marzo l’inizio della “campagna d’ascolto degli insegnanti.

Ad aprile, la “grande campagna” veniva riannunciata per i primi di maggio

Siamo a giugno, a sei mesi dal primo annuncio, e ancora niente

Forse Renzi non lo sa ma noi vorremmo, e non tanto sommessamente, ricordare che qualora vi fosse davvero un interesse reale all’ascolto – e non soltanto proclami propagandistici – il mondo della scuola una riforma l’ha in mente e presentata da anni: “La legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica“. Una proposta di legge discussa per mesi, condivisa da centinaia di insegnanti, genitori e studenti, sottoscritta da 100.000 cittadini.

2. Del valore aggiunto, del metodo

Ecco, prima ed ancor più dei contenuti della legge, vorrei partire da qui, dal metodo seguito, che costituisce il vero valore aggiunto di questa legge.

Propongo alcuni passaggi della relazione introduttiva alla Lip.

La proposta di legge che vi proponiamo rappresenta l’esito di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa.

Un percorso articolato, lungo, onesto e sofferto che ha visto ciascuno fare i conti con le idee e i bisogni dell’altro, nella ricerca della migliore mediazione possibile. L’esito finale è la proposta che vi presentiamo, riconosciuta come propria da tutti quelli che hanno partecipato a costruirla.

Non abbiamo la presunzione di interpretare, nel suo contenuto, il sentire di tutto il paese, ma siamo convinti che questo sia il metodo da seguire per avviare un cambiamento, partecipato e condiviso, che produca effetti positivi e di lungo respiro sul Sistema Scuola. Un tale metodo è sempre mancato nell’intervenire sulla scuola. Esso rappresenta quanto di rigidamente irrinunciabile è presente nel codice genetico della nostra proposta.

Il metodo, dunque, quanto di rigidamente irrinunciabile nel codice genetico della Lip. Ripercorriamola allora, brevemente, questa genesi.

2003-2004. Da mesi un movimento forte e reale si batte per l’abrogazione della riforma Moratti. Nel sentire di quel movimento non c’era nulla di salvabile nell’idea di scuola pensata e imposta dai vertici del governo di destra dell’epoca. Ci veniva spesso obiettato: sapete solo dire dei no, non sapete proporre nulla.

Ma siccome non c’era proprio nulla che potesse essere rabberciato qua e là con un ritocchino, un aggiustamento, (un “cacciavite” per chi si ricorda del successivo Fioroni), siccome non c’era nulla che potesse rendere accettabile quell’idea di scuola, pensata da pochi, con lo strabismo palese verso la scuola privata e l’intento di spendere sempre meno in istruzione, accettammo una sfida che allora sembrava utopica e irrealizzabile: entrare nel merito, non solo sul piano pedagogico didattico e organizzativo ma addirittura giuridico ed elaborare un’idea di scuola il più possibile unitaria e didatticamente innovativa. Non più scrivere semplici volantini, ma inoltrarci nel terreno sconosciuto di articoli e commi, reinventarci “legislatori.

L’idea di LIP nacque durante un’Assemblea Nazionale dei Coordinamenti in Difesa della Scuola Pubblica che si tenne a Venezia il 30 gennaio del 2005 e ci mise quasi 6 mesi a prendere una forma preliminare.

Si partì da un gruppo di un centinaio di persone, un insieme eterogeneo non solo sotto il profilo della provenienza (Nord, centro, sud e isole) ma anche della eventuale appartenenza politico-sindacale, che aveva però come collante un metodo di lavoro, dal basso, senza deleghe a partiti, sindacati o associazioni. Proprio questa stella polare del metodo, non legato a deleghe di sorta, ha guidato e reso possibile lo svolgimento e la maturazione della discussione, ha fatto sì che potesse accadere questo piccolo “miracolo”.

Si cominciò a dibattere, dividersi e ricomporsi, in rete, al telefono, nelle scuole finché, tra giugno e luglio di quell’anno quel centinaio di, insegnanti, genitori e studenti si ritrovarono quattro volte per gettare le basi della bozza che sarebbe stata proposta alla discussione di tutti coloro che avessero a cuore le sorti della Scuola Statale e come faro la Costituzione.

Il 9 luglio la terza versione della bozza iniziale segna la partenza della consultazione sul territorio nazionale, un percorso di discussione che volevamo più diffuso possibile. La bozza venne infatti costantemente rivisitata in 53 Comitati Buona Scuola che si costituirono in giro nella penisola e che misero in comune le proprie esperienze, i propri sogni, le proprie competenze.

Inizialmente l’assemblea nazionale per il varo della legge emendata era prevista per il novembre 2005, ma poi fu spostato a gennaio per dare più tempo alla discussione, nella convinzione che la democrazia non può essere una gara di velocità, ma ha suoi tempi che devono essere rispettati.

Il 21 e 22 gennaio 2006 si tenne a Roma l’assemblea finale per il varo del testo definitivo della LIP.

Quell’assemblea fu un’esperienza molto significativa – faticosa e rigenerante allo stesso tempo – che attraverso la forte condivisione portò ad un testo che alla fine tutti sentivano come proprio, perché ogni parola del testo finale, persino ogni virgola, ebbe il massimo della condivisione.

Partì quindi la fase organizzativa più impegnativa e onerosa: la promozione, la raccolta e la certificazione delle 50.000 firme necessarie.

I Comitati Buona Scuola divennero oltre 120, da Aosta a Cagliari: genitori-insegnanti e studenti che, senza l’appoggio organizzativo di nessuna forza organizzata, seppero raccogliere oltre 100.000 firme che furono depositate alla Camera il 4 agosto 2006.
Ecco alcuni passi del comunicato stampa di quel giorno:

La proposta di legge, la prima di iniziativa popolare sulla scuola nella storia repubblicana, delinea con chiarezza quali debbano essere gli assi portanti per una “buona scuola” ispirata ai principi sanciti dalla Costituzione.

Sarebbero state sufficienti 50.000 firme, ne sono state raccolte il doppio per lanciare un messaggio forte e chiaro che confidiamo venga accolto dal governo dell’Unione: abrogare la legge Moratti e da lì ripartire per progettare insieme a tutta la società una scuola rispettosa dei tempi di apprendimento e dei bisogni delle bambine e dei bambini e, delle ragazze e dei ragazzi e attenta alla relazione tra le generazioni.

Una scuola aperta, laica, pubblica e inclusiva, la sola capace di dare motivazione allo studio, costruire cittadinanza attiva e dare sostanza al diritto all’istruzione sancito all’articolo 3 dalla nostra Carta Costituzionale e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia sottoscritta dal nostro paese.

Per una scuola di tutte e di tutti, per tutte e per tutti, perché si ritorni ad usare il linguaggio della pedagogia e si abbandoni quello del mercato, perché l’istruzione diventi un bene comune.

La legge ebbe il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione ne iniziò la discussione ad aprile 2007. L’opposizione del PDL e del Pd e la crisi del governo Prodi del 2008 e ne interruppero l’iter. Nella XVI legislatura prese il n. 1, ma non fu mai discussa, né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. E siccome dopo due legislature le leggi popolari decadono, ora giace impolverata in qualche cassetto della Camera.

3. Della polvere e dei “contenuti

Dal 2006 sono ormai passati otto anni. Pochi mesi fa, chiedendo alla senatrice Francesca Puglisi (Pd) se fosse disponibile a ripresentarla, mi rispose che si trattava di cosa vecchia, proponendomi di ritrovarci invece intorno ad un tavolo per ridiscutere tutto daccapo. E’ logico che cronologicamente Francesca ha ragione, ma noi crediamo che invece occorra proprio rispolverare quella legge, che questa legge sia di un’attualità e di una necessità impressionante e il perché è presto detto.

Quella legge partiva da una scuola che faticosamente, lentamente, ma linearmente aveva fatto dagli anni Sessanta passi avanti enormemente significativi: si pensi, solo per stare ad alcuni esempi, alla scuola elementare che col tempo pieno ed i moduli era diventata una delle prime al mondo, alla media unificata, agli innovativi programmi del 1985, all’integrazione dell’handicap.

Quella legge, questa legge, partiva proprio da lì, per consolidare ed estendere quei principi, per avvicinare ancor di più quella scuola a quella delineata dalla Costituzione.

E invece cosa è successo? Esattamente il contrario: da allora, con la Gelmini (e non solo), si è pervicacemente perseguita la direzione opposta, volta alla svalutazione della scuola pubblica ed alla sua strisciante privatizzazione.

Vi invito caldamente ad andare a leggere integralmente la Legge. Io ve ne citerò solo alcuni punti. Confrontateli direttamente, nelle vostre teste, con la situazione che vedete, davanti ai vostri occhi nelle scuole oggi e capirete perché sosteniamo la sua attualità e necessità.

Principi: la Legge di Iniziativa Popolare ha come riferimento potente la nostra Carta Costituzionale: è plurale, laica, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza, con un’attenzione costante all’interazione interculturale.

Finalità: l’acquisizione consapevole dei saperi, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, anche tramite attività laboratoriali e lavoro cooperativo (ndr: in una società sempre più avviata sulla strada della competizione selvaggia).

Risorse: il 6% del Pil, perché con le “razionalizzazioni” non si costruisce ma si taglia il futuro dei nostri ragazzi e quindi della nostra società, perché il 6% è la media europea mentre noi oggi siamo al penultimo posto per la spesa per l’istruzione.

Queste risorse permetterebbero: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia (al contrario dello anticipo, scellerato come ogni maestra sa, della scuola primaria a 5 anni introdotto dalla Moratti e che oggi la Giannini pare voler rendere obbligatorio). L’estensione dell’obbligo a 18 anni. Classi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media (proprio poche ore fa…, poi si ha il coraggio di parlare di lotta alla dispersione…) perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio.

Una scuola che in nome della continuità didattica dei docenti e della qualità del sistema educativo affronta la questione del precariato, con l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti.

Una scuola superiore che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni (e non a 13 come accade oggi disorientando le scelte dei ragazzini) con un biennio unitario e un triennio di specializzazione, ma che fino a quell’età offre a tutti i suoi cittadini l’opportunità di “assaggiare” tutti gli ingredienti necessari per una buona riuscita nella vita, che sa vedere oltre la necessità del mercato del lavoro, e antepone ad esso lo sviluppo delle capacità critiche di ogni individuo.

E ancora: trasparenza e costante autovalutazione delle scuole a partire dall’ascolto degli alunni e dei loro genitori e col contributo di figure professionali esterne, obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento. Il rilancio, rafforzamento ed estensione degli organi collegiali; l’apertura pomeridiana delle scuole, un piano straordinario di edilizia scolastica.

E ancora… insomma, andate a leggerla tutta per farvi una vostra idea, ma soprattutto perché è bellissima e potrebbe venirvi la voglia di adottarla.

4) Dell’adozione e della riproposizione

Dunque il metodo, i contenuti, la convinzione che la Lip sarebbe addirittura più necessaria ora di allora ci spingono a tentare di farla conoscere e riconoscere oggi.

Per questi motivi abbiamo lanciato la campagna “Adotta la LIP”, costruendo un sito  http://adotta.lipscuola.it/ dove la legge può essere conosciuta e, se condivisa, adottata, scegliendone e colorandone una parola.

Ad oggi oltre 300 persone ne hanno evidenziato una, spiegando il motivo della scelta e dell’affetto.

Per questi motivi, per questo affetto, con questa spinta, non potendo più ripresentarla come “legge di iniziativa popolare“, il 12 giugno, presso la sala stampa della Camera lanceremo un appello ai parlamentari della Repubblica affinché sottoscrivano e ripresentino a loro nome la legge, compiano un gesto di democrazia, di rispetto e riconoscimento nei confronti del percorso che è stato fatto, che va al di là della condivisione puntuale dei contenuti di questa proposta.

Proprio perché si tratta di una proposta, non può e non vuole avere nessuna presunzione se non quella di essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare oggi un confronto vero sulle sorti della scuola italiana cominciando davvero dall’ascolto vero (e non solo annunciato) di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono e ne rappresentano il respiro, un respiro oggi purtroppo sempre più in affanno.

* * *

LIP: genesi e genetica
di
Francesco Mele

La Legge di Iniziativa Popolare, o meglio, la LIP, come la chiamiamo noi che l’abbiamo pensata, scritta ed elaborata, è come uno specchio in cui si ritrovano coloro che hanno avuto la fortuna di esserci, che sono stati parte di quel respiro.

Il popolo della LIP è fatto di persone con idee forti e ben radicate, principi fondanti che si coniugano con la loro passione civile e che hanno come riferimento potente la nostra Carta Costituzionale.

Ed è proprio alla nostra Costituzione che risale il principio ispiratore del percorso che ha poi portato alla LIP, così come presentata nel lontano 2006:

La Scuola Pubblica Statale non è un servizio, tanto meno a domanda, ma lo strumento tramite il quale lo Stato garantisce l’esercizio del diritto all’istruzione, nello sforzo di assicurare ai suoi cittadini i migliori strumenti affinché ciascuno possa trarne i fondamentali mezzi necessari al proprio sviluppo e benessere, fisico e mentale. E gli studenti, innanzitutto, ma a pieno titolo anche i loro genitori, non sono utenti ma portatori di un diritto inalienabile, sancito dalla Costituzione e garantito dallo Stato.

Ma c’è un’idea forte che allo stesso tempo accompagna e sovrasta tutte le altre, e questa idea dice che non bastano le idee dei singoli a cambiare il mondo, per quanto forti e radicate possano essere; c’è bisogno di confrontarsi con le idee degli altri, anche scontrarsi se fosse il caso, ma c’è bisogno di luoghi e contesti in cui le idee possano prendere forma e raggiungere una sintesi condivisa, che di solito è la migliore delle idee possibili.

E’ con questo corredo genetico che venne avviata l’avventura che ha portato poi a raccogliere oltre 100.000 firme in calce alla LIP che venne denominata “Per una Buona Scuola per la Repubblica”…

La nostra bimba ha ormai 8 anni ed ha ancora un bel sorriso come il primo giorno e noi non ci rassegniamo all’idea che la scuola italiana debba fare ancora a meno di lei, dei suoi contenuti, della voglia di esserci di ciascuno di coloro che ha contribuito a generarla.

Siamo sempre più convinti che le sorti della scuola italiana debbano tornare nelle mani di coloro che la vivono ogni giorno, che giorno dopo giorno ne conoscono, anzi ne rappresentano il respiro.

Il convegno di Bologna del 15 marzo scorso, alle porte della primavera, è stata l’occasione per rilanciare in modo forte e risoluto il messaggio contenuto in quella stagione di passione civile che ha portato alla LIP.

La campagna “Adotta la LIP” e la richiesta ai parlamentari della Repubblica di presentarla a loro nome, nascono dall’esigenza di dare continuità ad un’idea che non ha perso per nulla la brillantezza della sua attualità, oggi come ieri, PER UNA BUONA SCUOLA PER LA REPUBBLICA. (continua qui)

* * *

Perché Renzi non adotta la Legge di Iniziativa Popolare?
di Marina Boscaino

Dire “vi ascolto” significa davvero “ascoltare”? Pronunciare quelle parole in sé, corrisponde veramente al comportamento che esse annunciano? Domanda retorica, ma non banale, soprattutto se confrontata con i fatti.

Sono secoli che ne sentiamo (solo) parlare. Sono più di tre mesi che Renzi va confermando quello che aveva annunciato a più riprese nella doppia sfida per le primarie:

Gli insegnanti sono stati sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito. Abbiamo permesso che si facessero riforme sulla scuola senza coinvolgere chi vive la scuola tutti i giorni. Si tratta di un errore strategico: abbiamo fatto le riforme della scuola sulla testa di chi vive la scuola, generando frustrazione e respingendo la speranza di chi voleva e poteva darci una mano (…).

Chiameremo il Governo, il Ministro, i suoi collaboratori a confrontarsi sulle proposte e sulle idee. E daremo risposte alle proposte degli insegnanti, non lasciandoli soli a subire le riforme, ma chiedendo loro di collaborare a costruire il domani della scuola”.

La giornata di ascolto della scuola organizzata dal Pd subito dopo l’insediamento di Renzi non è stata altro che un rituale autocelebrativo, privo di seguito e di sviluppi, privo di ascolto vero: quello delle voci fuori dal coro.

Insomma: le parole sono tante. Le poche idee (peraltro riciclate dai soliti mantra europei), come abbiamo visto, non proprio entusiasmanti.

L’occasione di passare dalle parole ai fatti esiste. Come esiste una proposta legge, la Lip, Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, che ha avuto un lunghissimo periodo di ideazione – perché frutto di reali ascolti e scambi –, essendo stata condivisa da centinaia di docenti, studenti e genitori.

Fu depositata presso la Camera dei deputati il 4 agosto 2006, sostenuta da 100.000 firme e da 120 comitati di base locali. Fu incardinata con il n. 1600 nella XV legislatura. La VII commissione ne iniziò la discussione ad aprile 2007. La crisi di governo del gennaio 2008 e l’opposizione di Pd e Pdl al provvedimento ne interruppero l’iter. Nella XVI legislatura fu calendarizzata, ma non fu mai discussa né considerata ai fini dell’emanazione della Legge Gelmini. Dopo due legislature le leggi popolari decadono.

Si tratta – invece – di un testo molto interessante, su cui il partito di maggioranza di un governo che continua a sostenere di voler “mettere la scuola al centro” della propria agenda politica dovrebbe quanto meno interrogarsi. E ringraziare migliaia di cittadine e cittadine che ne hanno mediato la stesura definitiva, i tantissimi che si sono impegnati per la raccolta delle firme, quanti hanno partecipato a vario titolo a quel momento di grande competenza, passione e mobilitazione della società civile in difesa della scuola pubblica.

Quella legge è ancora valida ed attuale, avendo come riferimento imprescindibile la nostra Carta Costituzionale: è pluralistica, laica, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza, con un’attenzione costante all’interazione interculturale.

Disegna una scuola che abbia come finalità l’acquisizione consapevole dei saperi, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, anche tramite attività laboratoriali e lavoro cooperativo. Prevede lo stanziamento del 6% del Pil (come nella media europea), a fronte del quale elabora alcune proposte: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia (al contrario dell’anticipo della scuola primaria a 5 anni introdotto dalla Moratti e che oggi la Giannini pare voler rendere obbligatorio). L’estensione dell’obbligo a 18 anni. Classi di 22 alunni, il ripristino e l’estensione del modulo e del tempo pieno nella scuola elementare e prolungato nella media.

Perché per fare una buona scuola, per avere attenzione vera per tutti, per applicare una didattica improntata sul lavoro di gruppo e sulla sperimentazione, è necessario tempo ed un numero gestibile di allievi. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’alfabetizzazione, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio.

Quella legge, si diceva, è ancora attuale. I proponenti hanno lanciato dal mese di marzo la campagna “Adotta la LIP”, costruendo un sito dove la legge può essere conosciuta e, se condivisa, adottata, scegliendone e colorandone una parola: la nuova scuola sta prendendo vita, colorandosi. Ma non è più possibile ripresentare quella proposta come “legge di iniziativa popolare”.

Per questo giovedì prossimo, il 12 giugno, presso la sala stampa di Montecitorio un comitato di coloro che hanno partecipato all’elaborazione e delle associazioni che la sostengono lancerà un appello ai parlamentari, affinché adottino anche loro la legge, proponendola a ripresentandola a proprio nome.

Ecco tutto, senza tanti annunci demagogici: contenuti, proposte, ascolto, mediazione, inclusione, laicità, diritti, sapere emancipante. Sta tutto lì. Così è abituata a fare la gente che alla scuola crede davvero. (da qui)

* * *

Dato per scontato
di Mauro Presini

Dato per scontato, n° 1. Durante lo scorso anno scolastico, chiesi ai bambini della mia classe di disegnare una scena del capitolo iniziale della Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.

Dopo qualche giorno una bambina, che qui chiamerò Elisa, mi riconsegnò un bellissimo disegno colorato in cui si vedevano molti gabbiani in volo, un bel sole tutto raggiante sopra un mare mosso e, in mezzo alle onde, un banco di scuola galleggiante con sopra dei pesci.
Quando le chiesi perché avesse disegnato un banco nel mare, lei mi rispose che aveva illustrato la parte del capitolo che inizia con l’esclamazione del gabbiano di vedetta: “Banco di aringhe a sinistra!
Elisa aveva immaginato che un banco di aringhe fosse un gruppo di pesci che nuotano sopra ad un banco di scuola.

Di solito quando leggiamo mi preoccupo di chiedere se tutti i bambini hanno capito e mi fermo a spiegare le parti che hanno termini difficili ma, quella volta ho dato per scontato che tutti avessero colto quell’espressione solo per il fatto che conteneva termini comprensibili. Non mi sono preoccupato di spiegare il significato del termine “banco” perché per me era semplice in quel contesto.

Ho sbagliato perché ho dato per scontato qualcosa che invece per gli altri non lo era… però ci siamo divertiti insieme.

Dato per scontato, n° 2. Nella mia classe c’è un bambino che sbaglia in una maniera stupenda.
Quel bambino, che qui chiamerò Gianni, non si accorge di sbagliare ma, nell’esposizione orale o scritta, se ne esce spesso con degli errori così perfetti che fa venire voglia di immaginare nuove situazioni.
Un giorno Gianni ci ha raccontato che, una sera, lui e la sua famiglia avrebbero dovuto uscire per andare in pizzeria ma erano così stanchi che, alla fine, hanno deciso di ordinare “una pizza ad omicidio”.
Gianni ha confuso involontariamente “pizza a domicilio” con “pizza ad omicidio.

Come potevo insegnargli la parola corretta se non partendo prima dall’inventare insieme una storia thriller-umoristica con assassinio finale (tranquilli, la pizza era caricata a… Salve!!! Insomma era una pizza che saluta prima di sparare).

Un’altra volta Gianni ha scritto che, insieme ai genitori, ha avuto la fortuna di andare in un albergo talmente bello che, in camera, c’era addirittura la “vasca libromassaggio.

Quella volta aveva usato la sua straordinaria espressione al posto di “vasca idromassaggio” e noi ci siamo tuffati ad inventare una storia ambientata in una vasca da bagno, immersi in letture così rilassanti che abbiamo dovuto stare attenti a non metter nella vasca anche i libri con la copertina rigida perché altrimenti gli angoli avrebbero punto la pelle.

Gianni non si è preoccupato di spiegare il significato dei termini “pizza ad omicidio” e “vasca libromassaggio” perché per lui erano espressioni chiare nel suo contesto.

Ha sbagliato perché ha dato per scontato qualcosa che invece per gli altri non lo era… però ci siamo divertiti insieme.

Dato per scontato, n° 3. L’8 ottobre 2013 Matteo Renzi proponeva una “campagna a tappeto con i protagonisti del mondo della scuola.

Il 6 febbraio, nella sua relazione introduttiva alla Direzione nazionale del Pd, Matteo Renzi indicava nei primi giorni di marzo l’inizio della “campagna d’ascolto degli insegnanti”.

Il 9 aprile, il Presidente del Consiglio ha dichiarato, nella stessa sede, che la campagna sarebbe partita tra la fine di aprile e l’inizio di maggio.

A tutt’oggi Matteo Renzi non è ancora partito per la “campagna” di ascolto; evidentemente ha preferito coltivare a tappeto la “campagna” elettorale per le elezioni europee.

Il Presidente del Consiglio non si è preoccupato di spiegare il significato del termine “campagna perché per lui evidentemente è un’espressione con un solo significato nel suo contesto.

Non posso dire se ha sbagliato chi ha dato per scontato il suo ascolto nei confronti della scuola oppure chi lo sta criticando… però non trovo divertente che si prendano in giro “i protagonisti del mondo della scuola, promettendo campagne di ascolto che, per ora, rimangono aride.

Ad esempio per me il termine “campagna” è importante perché ha anche il significato di “campagna” per il rilancio e la ripresentazione in Parlamento della “Proposta di Legge popolare per una buona scuola della Repubblica”.

Infatti il 15 marzo scorso, nel corso del Convegno nazionale “Le parole chiave per capire il presente e progettare il futuro della nostra scuola”, è stato riconosciuto che la legge popolare è ancora attualissima; per questo le associazioni che la ripropongono hanno creato la campagna “Adotta la LIP”, strutturando un sito dove la Legge, oltre che essere letta, può essere adottata, scegliendone e colorandone i termini più significativi.

Giovedì 12 giugno, presso la sala stampa di Montecitorio, è stata organizzata una Conferenza Stampa in cui, chi crede in una buona scuola, si appellerà ai parlamentari della Repubblica affinché sottoscrivano e ripresentino a loro nome la proposta di legge.

Per informazioni:
http://adotta.lipscuola.it/
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/04/28/vivalascuola-170/
https://www.facebook.com/adottalalipscuola?ref=ts&

Comunque crediate in una buona scuola della Repubblica, buona adozione.

* * *

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.