Provocazione in forma d’apologo 268

L’uomo, ultimo discendente di una grande famiglia in rovina e indagatore del mistero, leggeva fumando nello studiolo della sua casa nei caruggi della città vecchia. La stanza, oltre il breve cerchio di luce della lampada, era nell’ombra. A un tratto, l’uomo provò a una gamba una sensazione nota, che non dipendeva da un formicolio interno, da una corrente d’aria o dal tocco di un essere vivo.

“Chi sei?” chiese con voce normale. “Rosina” gli rispose una vocetta che veniva da tanto lontano. “E che cosa vuoi da me?” “Una carezza.” “Eccotela” disse con dolcezza l’uomo, facendo un gesto vago nell’aria.
Il giorno dopo, una rapida indagine nelle botteghe del quartiere confermò la sua ipotesi: Rosina era una bimba nata e morta a tre anni nell’appartamento ove ora lui abitava; quella in cui si era manifestata era proprio la sua stanzetta, mentre in quella accanto la madre riceveva uomini per mantenere entrambe.
Rosina, paga di quella carezza, non venne più a chiederne; ma, per i pochi anni che gli restavano da vivere, ogni volta che usciva o rientrava l’uomo le mandava un paterno pensiero di pace.

10 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 268

  1. Delicata come una fiaba, profonda come una risposta al tormentoso dubbio sul “post mortem”. Che cosa resterà di noi? Potremo tornare in spirito nei luoghi a noi cari o semplicemente noti?
    Un caro saluto
    Giorgina

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  2. Cara Giorgina,
    grazie per aver trovato il pezzo delicato come una fiaba, ma ogni tanto – come in questo caso – intercalo testi d’invenzione a squarci di nuda realtà, magari delicati nella forma ma drammatici nella sostanza.
    Un caro saluto a te,
    Roberto

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  3. «paterno pensiero di pace», dell’uomo «indagatore del mistero», che non mette la parola fine, non azzitta, ma fa da ponte quieto – calmo e stabile – tra dolore e dolcezza. La carezza lenisce il dolore, non può cancellarlo. Sarebbe bello poter discutere sul significato di compassione, quale emerge da questo apologo. Grazie e un caro saluto, Roberto.

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  4. Cari Robysda, Riccardo, Anna Maria,
    ripeto: ho messo in bella, solo facendo attenzione a non rovinarlo, uno squarcio di nuda realtà, così come mi è stata narrata dagli amici del protagonista, questo e quelli tutte persone serie e sane di mente.
    Un saluto,
    Roberto

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  5. Cara Elisabetta,
    sì, anche se questa Rosina dovrebbe essere una specie di “controparte angelica” di quella di Meyrink.
    Un saluto,
    Roberto

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  6. Il bisogno (reciproco) di carezze e di tenerezza é buona ragione anche per scomodare il paranormale.
    Grazie per avercelo ricordato.

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  7. Gentile Gum,
    c’è il paranormale che sciocchi o miserabili scomodano credendo di trarne chissà quali vantaggi, salvo poi esserne travolti, e c’è il paranormale che davvero nostro malgrado ci scomoda per metterci sotto gli occhi le evidenze da cui volentieri storniamo il viso.
    Un saluto,
    Roberto

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