13. L’ amore dimostrato

da qui

Le parole del demonio erano sempre le stesse, durante gli esorcismi, quando veniva interrogato sui criteri con cui agiva con le donne diventate suoi strumenti.
La menzogna è un tratto che lo contraddistingue ma, come già detto, vi sono momenti in cui non gli è permesso di mentire, e a un ordine imperioso dell’esorcista è costretto a rispondere la verità, con rabbia e reticenza. Il ministro, forte della sua esperienza, è in grado di discernere queste occasioni.
Per questo ho riportato fedelmente una sequenza tanto cruda. Il demonio non ha il minimo rispetto della libertà: se trova ignoranza o debolezza, non tarda ad insinuarsi. E’ altrettanto evidente che la leggerezza e un costante orientamento alla propria volontà gli facilitano il gioco. Ecco perché insiste sul fatto che non deve nemmeno faticare: sono molte le donne che assumono modi di fare seduttivi, fino all’invito più sfacciato.
Qualunque sacerdote, soprattutto se attraente e carismatico, potrebbe confermarlo. Il sacerdote con cui collaboravo mi spingeva a non avere reticenze nel narrare le vicende, anzi a rivelarle nei minimi dettagli, perché per primo ne faceva esperienza, e riteneva estremamente importante la trattazione accurata di temi così critici. Mi spingeva, dunque, a parlarne più di quanto non avessi programmato.
Sottolineo che con quanto qui descritto non intendo denunciare, ma solo aiutare a prendere coscienza di quanto atteggiamenti istintivi e non premeditati siano un grande rischio innanzitutto per chi li mette in atto.
Ciò vale in tutti i campi, compreso il matrimonio, altro obiettivo caro ad Asmodeo. Il detto: errare è umano, perseverare è diabolico, corrisponde alla realtà.
La nostra libertà è condizionata: se Dio ci guida e ci protegge, un altro ci segue passo passo, studiando i punti deboli per poterne approfittare nel momento propizio. Questa non può e non deve diventare un’ossessione, bensì una coscienza vigile delle scelte che compiamo, per noi stessi e per gli altri.
Il sacerdote amava molto una frase del russo Solove’v: nell’amore tutto è collegato. Amando e rispettando se stessi, si ama e si rispetta l’altro, e si ama Dio. Quando un prete suscita forti sentimenti, e questo può capitare a chiunque, credo non esista modo migliore per fargli presente il nostro amore.

13 pensieri su “13. L’ amore dimostrato

  1. Nell’amore tutto e’ collegato, anche gli errori, perche’ di errori se ne fanno! Quanti bambini viziati allevati da mamme troppo innamorate. L’unica che puo’ salvare da modalita’ errate di esprimere e di intendere l’amore e’ certamente il rispetto di se stessi e dell’altro, ma credo che senza un dialogo spontaneo e fiducioso si approda solo al nulla fatto di distorte e sterili supposizioni personali e ad una grande solitudine.

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  2. “FA CHE NON ENTRIAMO IN TENTAZIONE”
    Forse è ancora lontano un appagante raggiungimento di grazia e il desiderio teme di spegnersi ad ogni momento, “non siamo nè della terra nè del cielo” ma l’eterna rinuncia di qualcosa che tanto somiglia ad un accorato pianto per l’amore che mettiamo a tutto quello che non sei Tu, e Tu, “l’abbraccio impossibile”, neppure lontana trasparenza, intoccabile Iddio, che pure ogni giorno muori per noi: l’oltre al desiderio, l’attesa all’incontro d’amore, alla segreta, divina intimità.
    Noi ancora “sulle sponde incantate”, ma Tu, Amore, “riassunto della vita”, sei più dolce e forte di qualunque lusinga.
    Logori i giorni, non resta che un picccolo tempo, troppo piccolo per spenderlo in pensieri che non sia il tuo solo, impensabile amore.

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  3. Ma nel caso…due persone prottette da Dio vengono tentate con desiderio entrambi, e come ci fosse stanno camminando sul pizzo di montagna rischiando di cadere e fra tempo ammirando la panorama; hanno bisogno uno del altro, ma in lo stesso devono fare attenzione di non cadere nel peccato, di non cadere nella voragine.
    Ma questo viene da Dio o da avversario? Diavolo che vuole fare due vittime con un colpo solo o Dio che li prottegge perché entrambi possono imparare qualcosa uno dal altro?
    Quanti secreti ci stanno nella vita…

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  4. Tentazioni? Vabbè, a volte sono forti, però siamo sinceri- la colpa non è mai solo da una parte, colpevoli sono sempre due- uno che provoca, altro che risponde alla provocazione.
    E se non ci fosse provocazioni della parte di donne? Ci stanno tanti altri tentazioni, questi non ci mancano mai.
    Diavolo colpisce senza pietà, senza nessun rispetto.

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  5. Il prete è umano come tutti noi, ma per lui è vietato amare, oppure più coretto- desiderare una donna, perché così è la legge di chiesa (non di Dio!)

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  6. ” La fede deve crescere particolarmente cosciente, penetrante e matura, caratterizzata da un profondo senso di responsabilità e di amore verso tutti gli uomini.”

    Giovanni Paolo II

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  7. “Goditi le piccole cose, perché un giorno potresti guardarti indietro e renderti conto che erano quelle importanti.”
    Robert Brault

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  8. “Amando e rispettando se stessi, si ama e si rispetta l’altro, e si ama Dio”

    .. e fin lì.. ma in una riga ci possono stare le storie di una vita, anzi dei secoli. Fosse così semplice, Dio non si sarebbe fatto carne in croce per insegnare alle persone ad affrancarsi dalle tenebre.
    Tre parole, “rispettando de stessi”, possono anche camminare in percorsi di anni, per comprendere che qualcuno, magari, ti ha fatto del male perché a sua volta ha dei vuoti, e non perché tu sei un oggetto, e sta a te una sfida nuova di crescita: imparare a provare a mettere amore dove non ce n’è.
    In una riga ci stanno i vissuti personali che a volte tentano il colpo di coda.
    In tutti i miei errori, almeno uno credo di non averlo fatto: di cedere a certi ragionamenti alla Asmodeo, e uscire con giudizi di genere sugli uomini. Fortunatamente, continuo a guardarli come al prìncipe del paradiso terrestre, dalla cui costola è nata Eva :-).
    In una riga ci sta l’umanità che può anche sbagliare, che può dire o fare qualcosa di istintivo e che magari è un po’ di troppo, ma quel giorno si era più deboli e afflitti. Credo che il nulla, il “Grande Male” si argini anche con la comprensione. La gratuità dell’amore non esclude una reciprocità che non è né calcolo, né pretesa né arrocco, ma il moto spontaneo del comprendersi e venirsi incontro, per trovare un punto dove veramente il Bene riesce a far trasfigurare e liberare la sua energia.
    “Amami quando meno me lo merito perché è in quel momento che ne ho più bisogno”, ma anche il sentimento dell’ ”incontro bello” come moto che, al netto, trasmette l’incentivo a diventare migliori e ad amare ciò che ci circonda.
    Lasciando concretamente spazio a Dio, si impara a rispettare se stessi, l’altro, e soprattutto, ad accogliere.

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  9. Da molto tempo assisto allo svolgersi di queste pagine senza più riuscire a proferire commento. Per il mio percepire da lettore “diverso”, l’autore si è sospinto verso galassie troppo distanti dalla realtà o, almeno, dal mondo che la mia mente – ma anche il mio cuore – tende a riconoscere come tale. Intendiamoci: sono perfettamente in grado di apprezzare un romanzo di pura fantascienza o di pura fantasia. Ma siamo ormai entrati nella costellazione del maligno e per coprire gli anni luce che qui si percorrono occorre essere disposti ad accettare solitudini salvifiche da compagnie corrotte omnicomprensive; ad assecondare un bisturi che procura ferite più profonde dei malanni che si vorrebbero curare; soprattutto, ad allenare l’attitudine della sola ricerca di colpe altrui, ancorché attribuibili al demonio. Troppo per un clown abituato a misurare il bene e il male in base ad un proprio semplice punto di riferimento: ciò che può o non può essere proposto a sua figlia. Bene è la figura uomo-sacerdote-scrittore, racchiusa in un unico individuo, che, con il suo carisma, non solo ha saputo tenere unita una comunità, ma attirare molte nuove persone, alcune delle quali hanno viaggiato anche da molto lontano per venire a conoscerlo. Bene sono le amicizie che intorno a lui si sono create e che restano, importanti, nonostante le mutate condizioni. Bene le conversioni, i “riavvicinamenti” che, grazie a lui, sono avvenuti, descrivendo come impossibile, ben prima di Papa Francesco, una pratica religiosa svincolata dal significato reale della Parola. Bene lo stimolo offerto a tanti lettori ad approfondire la propria cultura e il proprio pensiero per poter pubblicare commenti sempre più validi, in attesa del suo confortevole saluto finale al termine della giornata. Questo e molto altro testimonio a mia figlia e lo farei anche se il praticare l’amicizia, la poesia, la chiesa dovesse ancora costarle, come forse a volte è avvenuto, qualche attenzione in meno. Ma come posso proporle l’oscura claustrofobia in cui oggi si protrae questo viaggio, nel quale le rotte segnate sulle mappe più vengono denominate con termini come “gioia”, “amore”, “felicità” e meno appaiono convincenti. Come posso proporle questi luoghi in cui ci si accontenta di considerare il demonio come entità degna di considerazione e di studio, piuttosto che affrontare la dura fatica di scandagliare le vere implicazioni psicologiche che regolano i rapporti umani, le reciproche colpe e le reciproche attenuanti e giustificazioni. Come posso invitare mia figlia ad affacciarsi da un oblò dal quale si scorge un paesaggio fatto di donne considerate unicamente come facile strumento a disposizione del maligno. Ho paura che andando avanti, io possa rischiare di non avere i mezzi per poter più tornare indietro. Prego, supplico, invoco, un’inversione di marcia.

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  10. Caro Clown,
    Pur concedendoTi sconfinata comprensione riguardo allo smarrimento concettuale e psichico in cui può averTi(ci) gettato il “romanzo” che stiamo leggendo, così spietato verso l’intelletto e il cuore da indurti alla resa delle armi su un campo talmente vicino alle case da farti credere che combattere e resistere possa mettere a repentaglio la vita stessa di chi ti è più caro, vorrei qui confortarTi col consiglio di aspettare fiduciosamente il tempo in cui tutto sarà spiegabile.
    Solo allora, magari sotto forma di favola bella dal felice epilogo, troverai il modo di comunicare a Tua figlia che il Male non è fantascienza e che la guerra stellare, per la conquista del Mondo che vogliamo, la vincerà il Bene, è “dimostrato”.

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  11. Grazie.
    Forse non ero il solo ad aver bisogno di rassicurazioni.
    Della sconfinata comprensione abuso da tempo, grazie a quella benevola dispensa di cui capita possa godere un mozzo che si definisca clown a bordo dell’astronave.
    Ma è una resa solo verbale, non c’è da temere, è con le parole che mi arrendo. Perché io credo in quest’uomo e, ovunque lui vada, volente o nolente mi avrà a bordo. E se anche la meta non dovesse concedere tutto il bene che attendevamo, potrà sempre venirmi a cercare in fondo alla stiva per descrivermi il punto della situazione, pronti a partire per un nuovo viaggio.

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