Ghibli

da qui

C’è una musica che torna soltanto
se l’aspetti, se guardi dove niente
è com’è. La senti salire a poco
a poco, come l’albero che cresce,
o il nostro sentimento, che si forma
tra dune spettinate dalla forza
del ghibli polveroso, l’incosciente
insorgere del male. Ma la musica
sale, se l’aspetti, se in controtempo
la immagini viaggiare, nella mente.

8 pensieri su “Ghibli

  1. L’ANCORA

    Sono rimasta sola nella notte:
    ho sul volto il sapore del tuo pianto,
    intorno alla persona
    il silenzio – che sul tonfo
    della porta richiusa, a larghi cerchi
    si riappiana.Lenta nell’acqua oscura
    del cuore –
    lenta e sicura,
    tra le alghe profonde
    gli echi delle tempeste le lunghe correnti
    le molli ghirlande di onde
    intorno a inabissati
    scogli –
    lenta e sicura,
    fino alle sabbie segrete giacenti
    sul fondo dell’essere –
    fida tenace, con i suoi tre bracci
    lucenti
    penetra l’àncora
    delle tue parole:

    – Tu aspetta me –

    A. Pozzi

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  2. Bella, è la prima parola che ho pensato.
    Ha così tanto calore, dolcezza, speranza che niente va mai perduto. E solo che bisogna aspettare che maturiscono frutta sul albero per poter mangiare con gioia.

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  3. La scaturigine del sentimento, un luogo misterioso e lontano dove “niente è com’è , quello dove nasce la musica che arriva se la sai aspettare.

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  4. Grazie,
    bellissima poesia! e tutte le volte che ne leggo una non dimentico mai che leggendone una delle tue, finalmente ho incominciato ad amarle e apprezzarle.
    La musica è poesia, siamo noi che non sappiamo aspettarla, sordi come sempre.

    ernestina.
    grazie Don Fabrizio.

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  5. Nel mare agitato della vita, nei sussulti di vento e bufera che spesso si attraversano, si scorge una presenza lieve e forte come una musica delicata ma inarrestabile. Leggere questa poesia fa nascere sentimenti di speranza e sollievo. Grazie.

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  6. Sono chiuse, inscatolate, soffocate, una addosso all’altra, le parole, quasi a non ritrovarsi e riconoscersi, a cercare spazio e aria, il peso le schiaccia e tutto ciò che serve, perché diventino poesia, è soltanto musica. Allora saranno leggere e sapranno dire quanto bella è stata quell’attesa che le ha rese libere.

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  7. L’esperienza di un direttore d’orchestra, che viaggia, con i propri piedi, fino alle terre remote dell’animo umano, per insegnarci a cogliere la musica dell’infinito proprio nel contrasto ritmico con un vento dal quale ci facciamo trasportare un po’ qua e là.
    Una sapienza vera, di spessore, laddove le finte calme piatte non portano molto avanti.

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