Io sosia di Monicelli

Monicelli
di Augusto Benemeglio

1. Muoiono solo le teste di cazzo

Anche oggi, per l’ennesima volta , una bella infermiera bionda mi ha detto, Chissà quante volte l’avranno scambiata per Monicelli, vero?.
Già, dico io, abbiamo tutti almeno sette sosia, sette vite da vivere , sette possibilità di essere perdonati , sette Avatar, sette città da visitare , città invisibili con panorami incredibili, il segno la memoria il desiderio , gli scambi, gli occhi, gli odori ,la morte. La cosa strana lo sa qual è ? E’ che mi succede sempre negli ospedali , dove lui non ha voluto aspettare la morte , ma ha preferito anticiparla , buttandosi dal quinto piano . E a dire il vero, un po’ lo capisco, anche se a 95 anni non si suicida nessuno. Questo lo ha detto Umberto Veronesi , che avrà fatto le sue brave ricerche in merito, anche se il tempo in lui – il grande Mario Monicelli, dico – si era come cristallizzato . si era bloccato, sospeso, ambiguo, in bilico costante, tra un tenace passato e un indecifrabile futuro, tant’è che a un certo punto – pur con tutta la sua ironia e il suo umorismo – forse cominciava davvero a credere che non sarebbe morto, perché, in fondo, come amava ripetere , Muoiono solo le teste di cazzo!

2. Anch’io regista in sedicesimo

Mi ricordo che la prima volta che fui scambiato per lui fu ad un pronto soccorso , dove avevo portato mia moglie ,( scivolata dal tavolo laccato di nero del salotto per appendere un quadro nella nuova casa di “Malafede”, antichissima area compressa tra l’Axa e Acilia ), proprio la notte di Natale , e un giovane ortopedico coi capelli lunghi e cotonati , che si atteggiava un po’ ad E.R. di Ostiamare , mi disse che ero la fotocopia del grande regista , ed io, più piccato che lusingato, risposi, Guardi che ci sono una trentina d’anni di differenza , ma subito dopo mi pentii. E quasi a voler risarcire il medico dell’Ospedale Grassi della sua delusione , aggiunsi, Anch’io sono un regista, forse un po’… meno noto di lui, diciamo in sedicesimo. Faccio teatro amatoriale.
Ah, lo dicevo io, concluse il dottore, abbastanza soddisfatto.
La seconda volta fu nel reparto C dell’Ifo di Roma , dove un signore di una cinquantina d’anni che era venuto a pendere la madre nella sala della Chemio mi guardò e accennò un saluto ossequioso a cui risposi con un mezzo sorriso. Poi , rivolto all’anziana signora, ammiccando, e sussurrandole in un orecchio , disse, Mamma , hai visto chi è quello? La vecchia non mosse ciglio. Per lei ero solo uno povero Cristo che faceva la chemioterapia , esattamente come lei.
E così , se è vero che tre indizi fanno una prova, non v’ha dubbio che io sia uno dei sosia di Monicelli , considerato fino a poco tempo fa l’ultimo nostro grande regista vivente , come hanno scritto diversi giornalisti nel loro “coccodrillo”.

3. Scopre in Gassman il grande attore tragicomico

Monicelli non è stato solo uno degli inventori della Commedia all’Italiana , realizzando film straordinari come Guardie e Ladri, I soliti ignoti , La grande guerra , ma anche uno degli autori più corrosivi, scostanti, forse anche cinici ; uno di quelli che scavava nella profondità del carattere italiota senza nessuna concessione . Fu il primo forse ad intuire la grandezza di Gassman come attore comico,inventò la Monica Vitti comica , con La ragazza con la pistola , sottraendola all’influenza di Antonioni che detestava neanche troppo cordialmente ; fece fare a Gassman il Don Chisciotte della Mancia , travestendolo da Brancaleone da Norcia. E’ stato sicuramente uno dei padri nobili del cinema italiano, uno dei più sinceri.

4. Parenti serpenti

E di Parenti serpenti non parla ? mi fa l’infermiera. Io l’adoro quel film. Per me è l’ultimo sui capolavoro, è d’accordo?
Onestamente non saprei , quel che è sicuro è che troviamo un Monicelli al vetriolo, cattivissimo nel mettere a nudo i nostri difetti , una sapiente commedia nera che poteva fare solo lui.
La perfidia e la bassezza di quei gruppi familiari delle cittadine di provincia io l’ho ben conosciuta ; – mi dice la bella infermiera -, che mi rivela d’essere pugliese d’origine , – quei parenti sono avvoltoi dell’anima che si alzano quando la notte sta per finire, quando i cieli si fanno bui bui e tu non vedi più che la loro ombra che oscura lo strascico delle stelle verdi . Compaiono quando non hai più la forza di alzarti da terra, e loro, gli avvoltoi, i parenti serpenti, lo sanno.
Mario Monicelli è stato sempre uno riservato , schivo, a tratti di una gelida ironia o autoironia . Sugli attori e registi aveva detto che facevano un mestiere inutile e blasfemo:” I teatranti dovrebbero seppellirli fuori dalla città, in terreni sconsacrati , come facevano un tempo”. E quando veniva chiamato a dire due parole sui tanti attori o registi scomparsi prima di lui si divertiva come un matto e diceva con una risata rabelesiana , che però rimaneva dentro di lui , il suo volto era impassibile , serio, quasi truce: Che volete che vi dica? Muoiono solo le teste di c…
In realtà viveva ormai in una solitudine desertica dove l’unica vera compagnia era la sua radio, accesa h 24, anche ( e soprattutto) durante le ore notturne, che temeva più di tutte, pur reso ormai cieco dalla malattia e dall’età.
E’ stato in sintonia col suo personaggio fino all’ultimo. Era arrivato al punto di non ritorno, e non voleva aspettare la Signora con la falce…Muoiono solo le teste di cazzo, avrà pensato prima di buttarsi dal quinto piano dell’Ospedale.
E intanto la bella infermiera bionda pugliese annuiva con la testa: merita un grande rispetto, io l’ammiro moltissimo, – e m’infilava l’ago nella vena del braccio destro per la Tac, senza farmi sentire neppure l’ombra del dolore.

Roma, ottobre 2011

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