Il Brasile, Pastorin, i Mondiali e altro ancora

pastorin darwin
di Guido Michelone

Sono in pieno svolgimento i Mondiali di Calcio in Brasile e il mondo si divide manicheisticamente in due fazioni: chi li ama e chi li odia o più gentilmente chi i segue e chi li ignora. Non ci sono (purtroppo?) vie di mezzo nel mondo del calcio, football, soccer o pallone che dir si voglia. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.85: La rabbia degli ultimi, il rimpianto nel cuore. Senzio Mazza, “Infime dissonanze”

Senzio Mazza, Infime dissonanzeLa rabbia degli ultimi, il rimpianto nel cuore. Senzio Mazza, Infime dissonanze, Valverde (Catania), Casa Editrice Le Farfalle, 2013

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di Giuseppe Panella

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Sono due i livelli cui Senzio Mazza dispone i temi i toni e le aspettative della sua fatica poetica: da un lato sono la rabbia e l’invettiva (ma soprattutto quest’ultima è sempre misurata e mai eccessivamente strabordante), dall’altro predomina il rimpianto e l’aspirazione a un mondo diverso, più buono, più accogliente, più felice (in una dimensione che assapora il gusto ormai perduto dell’utopia di un tempo). Ma, a ben vedere, i due momenti poetici si incontrano e si incrociano: l’aspirazione a un “mondo nuovo”, senza il male e il dolore di vivere a causa dello sfruttamento e della sete di profitto da parte del Potere che domina le sorti degli uomini conduce ineluttabilmente e direi pacificamente alla polemica e al rifiuto di essi in nome di un futuro che non riproduca pedissequamente e tragicamente il presente turbato e impossibile in cui il poeta si trova a vivere.

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MARINO MAGLIANI, “SOGGIORNO A ZEEWIJK”

di Adrián N. Bravi

“Scrivere le storie della sabbia”

Soggiorno a Zeewijk di Marino Magliani (Amos Edizioni)

marino-magliani-soggiorno-zeewijkCi sono autori che quando arrivano in un paese straniero, e iniziano a radicarsi, cambiano lingua e abitudini. Cominciano ad assorbire la cultura del posto e pian piano la fanno propria. È successo a Rodolfo Wilcock, che dallo spagnolo è passato all’italiano, ad Antonio Dal Masetto che viceversa ha sostituito l’italiano con lo spagnolo, e a tantissimi altri autori, alcuni dei quali, in virtù di questo passaggio di lingua, hanno contribuito a determinare il corso della letteratura (penso a Conrad, a Beckett, a Nabokov o a Brodskij).

Altri autori invece rimangono felicemente ancorati alla propria lingua pur abitando da anni in posti dove si parla un’altra: penso a Witold Gombrowicz negli anni del suo soggiorno argentino, o a Julio Cortázar (che si è trasferito a Parigi negli anni Cinquanta e ha continuato a scrivere sempre in spagnolo) e a tanti altri. Tra questi, Marino Magliani, che dal 1989 abita in Olanda e non ha mai abbandonato l’italiano; anzi, la lontananza dalla propria lingua gli ha dato quell’ironia e quella leggerezza che certe volte solo la distanza riesce a concederti. Già in altri libri Magliani aveva raccontato storie che parlavano di altri posti a noi lontani, come per esempio ne La spiaggia dei cani romantici, un romanzo del 2011 edito da Instar, ambientato nella sperduta Lincoln, in mezzo alla Pampa, giocando con una lingua che cerca di cogliere alcuni aspetti tipici del posto in cui si svolge la storia. Nel suo ultimo testo, però, Soggiorno a Zeewijk, edito da Amos Edizioni – un romanzo che ci racconta del suo arrivo in questo quartiere olandese dai grandi spazi verdi, fondato sulla sabbia, nel Mare del Nord, come rivela il suo stesso nome (Zee, mare e Wijk, quartiere) –, sembra andare ancora oltre, come se descrivesse storie etnografiche di un popolo sconosciuto.

Il libro, oltre a tracciare una cartografia di questa grande scacchiera che è Zeewijk, è un microcosmo letterario che descrive l’antropologia dei suoi abitanti. Sappiamo dunque che è un posto piuttosto grigio, abitato da persone circospette (anche il nostro Magliani sembra “uno che parla poco, un integrato poco sociale”) che amano essere interrogate sui loro giardini, come d’altronde tutti gli olandesi. Tra maggio e giugno, racconta Magliani, “il periodo della traversata delle rane e dei rospi”, quando le rane vanno a partorire in uno stagno, i volontari di Zeewijk si appostano sul ciglio della strada per fermare le macchine che rischierebbero di schiacciarle; poi prendono le rane, le mettono in un secchiello e le portano in salvo. A Zeewijk le strade hanno i nomi delle costellazioni, come fosse un mondo che si rispecchia nella volta celeste e riproduce le “88 costellazioni elencate da Tolomeo” (Sadrstraat, ci racconta Magliani, è la seconda strada parallela a Orionweg ed è una delle strade più chiare di Zeewijk, perché Sadr è la seconda stella più brillante della costellazione del Cigno). I palazzi sono costruiti con grandi vetrate davanti, tanto che il posto è come “un festival di vetrate, un mondo che attende di essere antologizzato”. Il narratore di questa storia guarda e spia queste grandi finestre, le luci che si accendono e si spengono a una certa ora, le sagome che le attraversano. Allora decide di fare “un’imitazione delle aguafuertes di Roberto Arlt” (autore argentino che Magliani ama e traduce da anni): osservare la vita delle strade e scriverne una piccola calcografia.

Così Soggiorno a Zeewijk diventa anche una breve raccolta di calcografie, dove viene fuori l’aspetto intimo degli abitanti: “Vetrata 2. Osservo una credenza, vernice bianca, gusti moderni. Una libreria che prende tutta una parete. Nel giardino anteriore ci sono aiuole in contenitori di legno, e un cancelletto basso, in ferro battuto, che i postini di solito non aprono neanche, ma scavalcano”. A Zeewijk solo lo straniero riesce a cogliere la vita dietro quelle vetrate, perché a Zeewijk lo straniero assomiglia a una specie di fantasma, “uno che scivola via alle loro spalle” e che nessuno, o quasi nessuno, vuole riconoscere, e che alcuni fanno addirittura finta che non ci sia. La vera intimità dei suoi abitanti però non è quella che si coglie davanti, di fronte alle vetrate, dove si svolge la vita quotidiana, ma quella che si vive dietro, nei giardini posteriori. Lì la gente sembra diversa, si aggirano con la loro zappetta in mano e si estraggono dal mondo. Tra i tanti aspetti che vengono raccontati nel libro c’è anche quello del “birrare”. La birra avvicina le persone, le aggrega, perché a Zeewijk “la birra è complicità”, si ride con la birra in mano – anche quando uno va al supermercato e ti vedono con una cassa di birra sul carrello, la gente di Zeewijk non riesce a trattenere fragorose risate. Dalla penna di Magliani, che si aggira tra Andromedastraat e Venustraat e poi slitta verso Kleperus o verso Cassiopeia, passando sotto l’ombra dei castagni, degli olmi o delle betulle, emerge così un mondo strano e affascinante, questo dei zeewijkiani. Il libro si conclude con alcuni disegni di Piet Van Bert, amico di Magliani, abitante anche lui di questo bizzarro mondo, che durante tutta la narrazione accompagna e illumina l’autore sugli aspetti più intimi e nascosti di questo posto.

Salviamo dall’oblio le opere letterarie meritevoli

Ionidi Massimo Maugeri

Quante sono le opere letterarie meritevoli di essere salvate dall’oblio e che, invece, nel corso degli anni, sono state risucchiate dal gorgo dei libri dimenticati? E che possibilità hanno tali opere di tornare a galla in un contesto editoriale come quello odierno, caratterizzato dalla paradossale compresenza della sovrapproduzione di novità e del calo delle vendite?
La “questione”, per così dire, è di natura nazionale. Ogni regione ha dato i natali a scrittori che dovrebbero essere ricordati e letti per la qualità delle loro pagine, ma che – nei fatti – sono stati espulsi dai cataloghi delle case editrici. Rivedere pubblicate le opere integrali di questi autori – dato il contesto sopradescritto – non è facile; ma non è neppure impossibile. Gli esempi non mancano. Da poche settimane due romanzi sono tornati alla luce grazie al contributo della saggista e critica letteraria Daniela Marcheschi (che ne ha firmato le note critiche introduttive): “Ioni” di Dino Terra (Roma, 1903 – Firenze, 1995) ri-edito da Marsilio e “Mala Castra” di Remo Teglia (Altopascio, 1913 – Altopascio, 1975) ri-edito da Avagliano.
Ioni”, fu pubblicato originariamente nel 1929 da Alpes, poche settimane prima degli “Indifferenti” di Moravia: «Come appunto due ioni, Ramik e Jone si attraggono, si amano e si respingono, al di là della morale borghese dell’epoca fascista e in nome di pulsioni e desideri che si perdono nelle più segrete ragioni del corpo e della psiche». Come sottolinea la Marcheschi, qui Dino Terra ironizza sulla follia degli esseri umani e della società del suo tempo, inaugurando un nuovo realismo e tracciando un’inedita e singolare via per il romanzo italiano novecentesco. Continua a leggere

Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti

Romain Gary FOTO
di Guido Michelone

Di Romain Gary fino al 2000 in Italia si sa poco o nulla, niente a che fare con il mito che ancora perdura in Francia, come succede ad altri eccellenti scrittori e intellettuali (ad esempio Boris Vian) misconosciuti nel Paese di Dante, Petrarca, Boccaccio: Lo storico editore Neri Pozza però decide di intraprenderne la pubblicazione con ottime traduzioni, che fanno conoscere un artista di prim’ordine, nato come Roman Kacew da una famiglia ebreo-russa a Vilnius l’8 maggio 1914, e morto suicida a Parigi il 2 dicembre 1980. Continua a leggere

8. Un processo irresistibile

da qui

L’orizzonte si andava rischiarando e scorgevamo la strada, almeno a breve termine: Dio è imprevedibile, si sa, e pensare di aver capito tutto sarebbe stato come minimo un azzardo. Continua a leggere

Il corriere e l’editore (storia vera di uno scempio libresco) di Nicola Vacca

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In questa bassa Italietta letteraria il libro è finito anche perché gli editori scelgono i corrieri sbagliati.
Quella che vi racconterò è la storia di un omicidio libresco: un tipografo che si crede editore e manda i libri in giro con un corriere sbarazzino che li consegna al destinatario già pronti per il macero.
Ma la cosa bella è che questo tipografo travestito da editore è talmente presuntuoso che non ha nemmeno rimediato al disservizio con la persona interessata. Sì, cari lettori, è capitato a me che faccio di mestiere il critico letterario e a volte amo i libri più della stessa mia vita e li leggo e ne scrivo con il massimo e sacro rispetto.

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“Compitu re vivi” miglior opera 2014 di poesia edita in uno dei dialetti d’Italia

Sono felice di annunciare che a Compitu re vivi di Sebastiano Aglieco è stato assegnato il Premio Salvo Basso 2014quale miglior opera di poesia edita scritta in uno dei dialetti d’Italia” e il Premio Luciana Notari.

Queste le motivazioni dell’assegnazione del Premio Luciana Notari: Continua a leggere

Il mio nome è Jimi Hendrix

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Venerdì 13 giugno, alle ore 17,30, Mauro Baldrati presenterà il suo nuovo romanzo “Il mio nome è Jimi Hendrix”, al Biografilm Festival di Bologna, in Via Azzo Gardino 65. Moderatori Pierfrancesco Pacoda e Maria Agostinelli. Si tratta di una storia ambientata in un paese della Bassaromagna nell’inverno del 1969, che vede l’incontro-scontro di due (sub)culture giovanili: un manipolo di adolescenti freak, “guidati” da Toni, detto Jimi Hendrix, e un gruppo di coetanei militanti in un collettivo marxista-leninista. Durante un capodanno in Val Gardena, complicato dall’arrivo delle bellissime femministe di Cervia, se ne vedono delle belle.

I LIBRI DEGLI ALTRI n.84: Fantasmagoria di doppi. Giovanni Agnoloni, “Partita di anime”

Giovanni Agnoloni, Partita di animeFantasmagoria di doppi. Giovanni Agnoloni, Partita di anime, Giulianova (Teramo), Galaad Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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La tentazione del Doppio è presente nella soggettività di ognuno di noi: vedersi proiettato in una figura umana che ci assomiglia e che, tuttavia, può conoscere risvolti e sviluppi esistenziali diversi da quelli che noi abbiamo conosciuto è una tentazione irresistibile.

I personaggi del breve testo narrativo che si intitola Partita di anime e che segue (a mo’ di spin-off – come si suol dire oggi con qualche approssimazione) il precedente e più lungo Sentieri di notte del 2011 sono tutti calati in questa dimensione che, però, ha sicuramente una paternità più illustre connessa alla nota teorizzazione sulla bivalenza tra animus e anima dovuta alla ricerca psicoanalitica di Carl Gustav Jung. Il breve romanzo di Agnoloni, nonostante le dichiarazioni di fede connettivista del suo autore che è comunque legato a questo movimento innovatore nell’ambito della scrittura d’anticipazione italiana, non ha nulla a che vedere con la fantascienza, semmai con il fantastico e le sue molteplici facce e sfaccettature. Lo stesso vale per la figura (non solo letteraria) del Doppio[1] cui bisognerà fare riferimento per comprendere le intenzioni narrative di Agnoloni.

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Le tre storie quasi d’amore di Augusto Bianchi Rizzi

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di Guido Michelone

Augusto Bianchi Rizzi è tra i maggiori artisti italiani. Definirlo solo scrittore forse sarebbe riduttivo, giacché la sua attività risulta poliedrica. Al di là della professione di avvocato, fin da giovane si esprime nel teatro e nel cabaret, come interprete e drammaturgo e oggi, da oltre vent’anni con i famosi ‘Giovedì’, nel salotto di casa, raduna ogni settimana il meglio dell’intellighenzia milanese pronta a condividere idee, passioni, cultura e un recital con un musicista o un attore dopo la convivialità della cena. Continua a leggere

Ama, e fa’ ciò che vuoi

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È uscito a marzo di quest’anno Ama, e fa’ ciò che vuoi (Guanda, Pagg. 150, €12.00) un ritratto fresco e accorato di don Andrea Gallo in cui si ripercorrono le tappe salienti della sua vicenda di uomo e prelato (anche se lui preferiva la definizione di ‘prete sclericalizzato’) attraverso le parole sue e di Luigi Faccini, regista, scrittore e intellettuale che al fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto aveva già dedicato due film-ritratti di grande valore umano e documentario (Andrea dicci chi sei e Fiore pungente entrambi prodotti da Marina Piperno per Ippogrifo Liguria).
Di don Andrea Gallo, in vita come a un anno di distanza dalla morte, si ha sempre avuto l’impressione che fosse già stato detto tutto, eppure in questa pubblicazione si riesce a farne rivivere le riflessioni come se non avessero mai finito di dire quello che avevano da dire: è questa, secondo una definizione data a suo tempo da Italo Calvino, la caratteristica di tutti quei testi – come a mio parere degli uomini – destinati a diventare dei ‘classici’. Non so fino a che punto don Gallo avrebbe concordato con l’azzardo implicito in una definizione del genere; resta il fatto che il suo indomito combattere, unito alla forte esposizione sui media a cui si era sottoposto negli ultimi anni di vita, abbiano contribuito a farne un’icona molto forte, destinata a rimanere forse ben al di là di quanto lui stesso avrebbe pensato (o voluto?) nella storia del nostro paese.
Ne abbiamo parlato con l’autore del libro Luigi Faccini – personalità attiva sia sul Continua a leggere

Vivalascuola. Matteo, ascolta la scuola, adotta la LIP!

Abbiamo dedicato una puntata di vivalascuola alla Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica e alla campagna Adotta la LIP e continueremo a seguire il progetto di rilancio di questa Legge, che rappresenta una delle espressioni più alte del movimento della scuola dell’ultimo decennio. Con questa puntata speciale di vivalascuola annunciamo la conferenza stampa del 12 giugno a Montecitorio e facciamo nostro l’appello a deputate e deputati, senatrici e senatori affinché ripropongano la Legge a loro nome.

Conferenza stampa, Montecitorio, 12 giugno, ore 14,30. Legge di iniziativa Popolare “Per una buona scuola per la Repubblica“. Continua a leggere

Katia Ciarrocchi e il blog dell’eternità

Katia Ciarrocchi
di Augusto Benemeglio

1.Katia: la conosco da anni, questa favolosa ragazza di Fermo dal bel volto ovale rinascimentale , che colleziona hobbies e illusioni: ha ideato un blog che è come la Mezquita di Cordova, o la Scala di seta di Giobbe, o il ritorno di Ulisse, gli esametri di Parmenide, il Timeo di Platone, l’usignolo di Ruth, ma anche Topolino, Cocco Bill e Qui Quo Qua , è il blog della “llaneza”, della semplicità e – insieme – dell’eternità. Si parla di libri, di lib(e)ri libri , si apre il cancello e si entra nel giardino con una devozione e con uno sguardo che interroga , che si fissa in altri sguardi , in immagini e parole che stanno già interamente nella nostra memoria, fin da quando eravamo bambini e qualcuno ci raccontava le fiabe. Continua a leggere

5. Una partita a scacchi

da qui

Dopo la morte di mio marito feci un sogno: ero in pericolo, sapevo di dover morire, ma la morte tardava ad arrivare. Mi ritrovai seduta in un campo sterminato, di un verde luminoso, e vidi mio marito che veniva verso me. Gli chiesi: che ci fai, di qua? Mi rispose: sei passata tu dall’altra parte. Come è possibile? gli dissi, non me ne sono accorta. E’ così che accade, mi rispose, il passaggio è immediato e naturale.
Sembrava la stessa dinamica del rapporto con il sacerdote: Continua a leggere

Giuseppe Daddiego, “So contare i giorni”. La scrittura può salvare

Giuseppe Daddiego, So contare i giorniLa scrittura può salvare. Giuseppe Daddiego, So contare i giorni, Stilo Editrice, 2013, 108 pp.,€ 10,00

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di Giovanni Inzerillo

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Assai poco si parla pubblicamente di carceri e di detenuti. Eppure il degrado umano, l’abbandono sociale dei condannati, il sovraffollamento e lo stato di invivibilità dei luoghi di pena, l’alto tasso di suicidi di detenuti e di guardie carcerarie sono una questione ben nota in Italia – Pannella e i radicali docent. Pur se animati da valide motivazioni, gli scioperi della fame sembrano utili solo a far dimagrire i poveri malcapitati che protestano, detenuti compresi. E così, quelle brevi notizie, appena accennate in coda alle edizioni dei telegiornali, scivolano presto nel dimenticatoio. Perché, a voler essere onesti e un po’ sfacciati, non è neppure affar nostro; che marciscano pure in carcere questi delinquenti! In strada non li vogliamo mica! Se lo sono meritati! – pensa ma non dice la voce della nostra onesta coscienza.

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