Negozi chiusi e capannoni industriali

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Riflessioni attorno a sei libri (e sei percorsi)

di Guido Michelone

Negli ultimi mesi, la lettura di alcuni libri stimola nel lettore, anche a distanza di tempo, alcune riflessioni da condividere, da dibattere e controbattere, magari. I libri in questione sono, in ordine di percorso tematico L’altro architetto, Art Parks, Tangenziali, 50 grandi eventi futuro, Elogio della scienza, 50 grandi eventi guerra.

Si tratta dunque di titoli anche molto diversi fra loro per argomento, stile, punto di vista; ma in fondo il lettore (nella speranza che lo facciano un po’ tutti) ha sempre da chiedersi: a cosa serve la lettura di un testo, oltre l’arricchimento interiore, se non a stimolare idee, farle circolare, sino ad aprire nuovi orizzonti? Cos’è un libro dunque se non riesce a dare risposte, ma prima ancora a fare domande o a porre ulteriori problemi che il lettore dialetticamente tenta di risolvere? L’attenzione verso alcune tipologie di saggistica divulgativa a carattere storico, politico, sociologico, architettonico, persino scientifico, porta il lettore a mettere questi libri uno di fronte all’altro per farli dialogare allo scopo di raccontare esaustivamente il mondo d’oggi.
Prima ancora di cominciare a commentare, il lettore parte da un dato empirico: a un turista straniero che torni oggi in Italia, dopo un ‘assenza di due-tre anni, la Penisola offre uno scenario inquietante a livello di immagine urbana e paesaggistica: da un lato i centri storici delle città (grandi e piccole) hanno sempre più saracinesche abbassate e cartelli con scritto ‘affittasi’ o ‘vendesi’; dall’altro, in periferia e in campagna nascono come funghi mostruosi container industriali. Cosa vuol dire? In primo luogo la crisi mondiale che investe soprattutto l’Occidente dal 2010 (e che ancora non si sa come superare), ha quale effetto visivo i negozi chiusi, che simboleggiano il fallimento di moltissime attività commerciali nelle zone sia eleganti sia marginali di metropoli e di paesini; il tradizionale struscio nella via principale è contrappunto dagli esercizi chiusi, in una Nazione dove l’arte vetrinistica (la punta dell’iceberg dell’artigianato, del commercio, dell’inventiva) è da secoli la migliore del mondo; l’affitto dei locali è ormai troppo alto per le imprese familiari e l’unica soluzione è che a occupare gli spazi vuoti risultano oggi soltanto i cosiddetti franchising, con l’effetto negativo – come già sosteneva dieci anni fa Umberto Eco in una sua ‘Bustina di Minerva’ – di centri storici spersonalizzati, ossia resi tutti uguali da un’omologazione anche visuale, resi simili ai duty free shop di anonimi, grandiosi aeroporti.
Dall’altro lato l’Italia ‘vanta’ le periferie più brutte, tristi, squallide del mondo, rese ancor più tetre, miserabili, alienanti dalla cementificazione selvaggia che, nonostante gli appelli, continua a dilagare: a nulla vale la chance delle molte aree dismesse nelle ex zone industriali, appetibili per nuovi riutilizzi; in Germania, per esempio, una legge recente impone che per vent’anni non si costruisca sulla nuda terra, onde proteggere il verde, l’agricoltura, l’ecosistema e di conseguenza valorizzare anche le bellezze paesaggistiche. Nell’Italia che i politici si vantano a descrivere come il giardino del pianeta, il cemento, l’asfalto, il mattone, il prefabbricato prosperano ancora a pieno ritmo: nel 1980 le aree biologicamente improduttive sono già il 25% del suolo nazionale, mentre ora sfiorano il 50%, contro la media del 10-12% del resto d’Europa.
Ad aggravare il problema vi sono la bruttezza e la volgarità delle strutture edilizie (i capannoni industriali, soprattutto), il mancato rispetto delle normative che impongono una percentuale di verde per ogni metro quadro costruito: e si arriva a un risultato drammatico di deturpamento anche di luoghi che si vorrebbero protetti, come le colline del Monferrato, le risaie padane, le valli valdostane, il fondovalle umbro, gli agrumeti siciliani, le coste marine calabre, per non parlare di intere zone critiche nel Mezzogiorno. Danni ulteriori vengono altresì causati dalla famigerata obsolescenza degli altrettanto famigerati capannoni industriali: costruiti perlopiù per la logistica, hanno vita breve, senza previsioni di un altrettanto veloce recupero.
Se si vuole davvero superare la crisi e rilanciare l’Italia, bisognerebbe puntare sul patrimonio artistico-culturale, calandolo, ripulito e disinfestato, in un consesso urbano e naturale di un rinato organismo paesistico. L’avversario principale dell’Italia è un inquinamento morale che va dall’idea di costruire ipermercati a fianco di rinomati beni architettonici ad antiche città lasciate marcire e a siti archeologici cadenti. Un aiuto alla rinascita potrebbe giungere dalle nuove tecnologie, a partire dalla rete: il web sembrerebbe l’esatto contrario del mondo concreto, perché, grazie a un semplice collegamento, con un computer, un tablet o un telefonino (strumenti sempre più miniaturizzati) c’è l’informazione e la sintesi dell’intera un’umanità. Occorre che questa tipologia comunicativa – non l’unica, ma quella più crescente e rinnovabile – si rapporti alla realtà oggettuale, per sviluppare il lavoro, la fantasia, la morale, la cultura, riaprendo i negozi chiusi e frenando l’onda anomala dei capannoni industriali. Ecco quindi alcuni percorsi – città ecocompatibile, green architecture, viaggio nell’hinterland, il divenire dell’uomo, futuro informatizzato, chiave simbolica e psicologica – che, mediante sei libri, il lettore può effettuare per rendersi conto quanto appena discusso e aggiornalo, criticarlo, integrarlo con tante nuove osservazioni.

I percorsi

Città ecocompatibile

Maurizio Spada, L’altro architetto. Dialogo sull’arte del costruire, sulla bellezza e alcune altre ‘quisquilie’, Giampiero Casagrande Editore, Lugano 2014.
Il noto pittore-archietto milanese propone una città ecocompatibile immaginando un dialogo filosofico alla Platone con un maestro (l’autore) e un allievo (un giovane) che discettano sui destini dell’umanità in rapporto all’ambiente, variando speso sull’astratto e sul teorico piuttosto che analizzare casi concreti, ma le citazioni sono ottime e azzeccate.

Green architecture

Francesca Cigola, Art Parks. Itinerari nei giardini e nei parchi d’arte americani, Sassi, Schio (Vicenza) 2013.
Se si confrontano questi pur affascinanti esempi con la vastità del territorio e il numero di abitanti degli Stati Uniti, si potrebbe dire che gli avanguardistici tentativi di green architecture sono come riserve indiane o mosche bianche, vista l’esiguità numerica degli interventi ‘ecologistici’ rispetto allo squallore di città grigie spesso tutte uguali. Nonostante ciò, l’America è ancora un volta molto avanti nel coniugare, in spazi pubblici, il verde, l’arte e l’utopia.

Viaggio nell’hinterland

Gianni Biondillo, Michele Monina, Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città, Guanda, Parma 2010.
Nel 2010 due scrittori decidono di intraprendere un viaggio ‘avventuroso’, esplorando l’hinterland milanese con sette-otto chilometri al giorno per un’intera settimana. Il resoconto diaristico risulta alla fine un interessantissimo saggio antropologico sui ‘non luoghi’ già teorizzati da Marc Augè, ma che qui assumono inquientanti valenze dirette.

Il divenire dell’uomo

Richard Watson, 50 grandi idee futuro, Dedalo, Bari 2013.
Chissà se fra dieci anni (o anche meno) queste proposte verranno effettivamente realizzate, dalla democrazia digitale alla guerra cibernetica, dagli ascensori spaziali all’intelligenza aliena. Resta sempre difficile immaginare il divenire dell’uomo, come mostrano ad esempio le processioni errate di tanta fantascienza letteraria e cinematografica. Tuttavia alcune di queste idee – dai droni alla videosorveglianza – commentate da Watson (che è insigne futurologo di notorietà planetaria) sono già presenti.

Futuro informatizzato
Sander Bais, Elogio della scienza, Dedalo, Bari 2013.
È un trattato storico che parte dalle prime rudimentali cognizioni umane e arriva ai possibili scenari di un futuro sempre più informatizzato: la tecnologia, oggi, è un portato della scienza, con la quale però intrattiene un delicato rapporto di convivenza filosofico-culturale, tra spinte commerciali, devianze consumiste, sfruttamento eccessivo, morale dubbia. E l’autore – professore di fisica in università olandesi e americane – tenta un’efficace opera divulgativa.

Chiave simbolica e psicologica

Robin Cross, 50 grandi eventi guerra, Dedalo, Bari 2013.
Dall’uso del carro (2600 avanti Cristo) alla falange macedone, dagli aerei senza pilota alla guerra cibernetica degli ultimi anni, il libro parla di armi, eserciti, strategie, insomma mezzi e metodi adoperati per fare la guerra e possibilmente vincerla; e a leggere il libro non solo come un agevole manuale di tematiche belliche, ma in una chiave simbolica e psicologica, si assiste alla dimostrazione di come l’umanità (o meglio la parte peggiore di essa) s’ingegni a costruire il male, distruggendo con la cavalleria o le atomiche quanto faticosamente conquistato dall’arte, dalla cultura, dalla scienza, dalla convivenza pacifica.

I libri

Bais Sander, Elogio della scienza, Dedalo, Bari 2013.
Biondillo Gianni, Monina Michele, Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città, Guanda, Parma 2010.
Cigola Francesca, Art Parks. Itinerari nei giardini e nei parchi d’arte americani, Sassi, Schio (Vicenza) 2013.
Cross Robin, 50 grandi eventi guerra, Dedalo, Bari 2013.
Spada Maurizio, L’altro architetto. Dialogo sull’arte del costruire, sulla bellezza e alcune altre ‘quisquilie’, Giampiero Casagrande Editore, Lugano 2014.
Watson Richard, 50 grandi idee futuro, Dedalo, Bari 2013.

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