Il mio nome è Jimi Hendrix

Il mio nome è Jimi Hendrix, Edizioni Arianna, Geraci Siculo (PA) 2014 € 13

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Ha tutto quello che ci si aspetterebbe da un romanzo generazionale questo Il mio nome è Jimi Hendrix di Mauro Baldrati, pubblicato dall’editore indipendente Edizioni Arianna di Palermo: una gioventù inquieta e diversificata, ai cui sogni di riscatto si contrappone una disarmante pochezza di prospettive; genitori spesso distanti, che non capiscono o che non vogliono ricordare cosa significasse essere giovani; i primi amori, consumati nelle sale fumose di qualche discoteca o di qualche casa affittata; l’Italia alla vigilia dei ’70 e infine una colonna sonora vibrante e portentosa, che però, e questo è un particolare da non sottovalutare, proviene da un mondo oltreconfine (l’Inghilterra e gli Stati Uniti) che sembra aver già da tempo abbracciato quel senso di libertà e di liberazione che dalle nostre parti è invece imbrigliato nelle maglie sempre più opprimenti di un’ideologia invadente e onnicomprensiva.
Ma c’è anche dell’altro. C’è, e Baldrati lo fa dimostrando ancora una volta le sue ottime doti di narratore, la capacità di affrontare queste tematiche con una freschezza di linguaggio difficili da trovare nelle pubblicazioni che l’hanno preceduto (ovvero quelle che, soprattutto in questi ultimi anni, hanno toccato il nervo sempre scoperto del nostro passato: la perdita d’innocenza cominciata a fine ’60 e conclusasi nei famigerati ’80…): Baldrati racconta una storia che è di tutti – anche di quelli che come me non hanno vissuto quegli anni – decidendo di metterne in risalto le componenti più autentiche e in un certo senso più ingenue, ovvero quelle di una gioventù che al proprio sogno di libertà non voleva sacrificare quella di chi gli stava accanto senza però condividerne le idée. Non è poco, data la difficoltà che spesso abbiamo a parlare delle speranze e degli errori che hanno contraddistinto il nostro passato.
La vicenda è ambientata in un paesino della Bassa Romagna dove un gruppo di adolescenti di varia estrazione sociale, e che hanno come punto di ritrovo la medesima panchina, entra in contatto con generazioni precedenti e (sub)culture in piena evoluzione, tra cui spicca in particolar modo un gruppo di coetanei militanti di un gruppo marxista-leninista.
Le due compagnie si uniranno durante un capodanno in Val Gardena in una sorta d’impossibile tentativo di fusione-comprensione reso incandescente dalla presenza di un gruppo di bellissime femministe di Cervia e di alcuni deputati dissidenti del PCI: ne deriverà un’arrembante serie di avventure, di riflessioni, d’incomprensioni, di amori, d’incontri e di scontri immersi nella ritmica della penna rock energica e vitale di Baldrati.
Il mio nome è Jimi Hendrix, il cui titolo è insieme un omaggio al grande chitarrista americano e la presentazione di Toni, detto appunto Jimi Hendrix, che è il protagonista del romanzo e la figura di spicco del cosiddetto gruppo della panchina, è un vorticare d’immagini e di dialoghi, di citazioni, di situazioni e di personaggi: tutti vivi, i personaggi, e tutti ben delineati, anche quando appaiono dietro le quinte di una festa o sotto il casco da messa in piega di una parrucchiera.
L’autore nutre la sua storia di riferimenti importanti (da Kerouac alla Kommune 1 di Berlino, dallo Scotch di Londra a un’infinità d’altri locali, band, canzoni e personaggi letterari di quegli anni magici) amalgamandoli in una prosa agile che al racconto della realtà non sacrifica mai l’uso sapiente dell’ironia: un’ironia, quella di Bakdrati, dotata di una funzione narrativa più che giudicante e che riesce a colmare anche quei buchi tematici che, in una maniera o nell’altra, rischiano sempre di affiorare in una storia ambientata in anni così densi di contraddizioni.
E forse, al di là dell’autenticità e del ritmo inconfondibile della sua voce, il maggior merito di Baldrati e di questo Il mio nome è Jimi Hendrix sta proprio qui: nell’aver saputo evitare di perdersi nella descrizione del macrocosmo di cui una storia del genere fa comunque parte, per averci invece restituito la consapevolezza di un gruppo di adolescenti, e di Jimi in particolare, in uno dei periodi più difficili ed elettrizzanti nella Storia del nostro Paese.
I ‘compagni’ della panchina a me hanno ricordato anche un po’ i Warriors di Walter Hill: un gruppo che vive le proprie vicende attraversando compagnie e luoghi differenti, in una sorta di notte infinita sempre sul punto di sfuggir loro di mano (l’adolescenza, la fine dell’innocenza, l’inizio degli anni di piombo…) e con poche preziosissime certezze: quello che sono, l’amicizia che li unisce, la bellezza che ricercano e quel medesimo desiderio di risposte e di futuro che accomuna tutti i giovani di ogni spazio e tempo.
Non a caso Baldrati conclude i ringraziamenti con un omaggio alle ragazze e ai ragazzi dei movimenti di contestazione studentesca e operaia: “che hanno combattuto con coraggio e hanno spalancato porte incardinate, inchiavardate, permettendo a tutti noi, oggi e domani, di sentirci più liberi, e, forse, più sinceri”.
Non credo potesse esserci maniera migliore di un romanzo per ricordarcelo.

Il mio nome è Jimi Hendrix, Edizioni Arianna, Geraci Siculo (PA) 2014 € 13

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