27. L’immagine

da qui

Non che tutti i problemi fossero risolti: restavano residui di senso di possesso e gelosia, l’umanità che urla nei fatti concreti della vita, quando il bene sembra messo a repentaglio e si viene lambiti da un senso acuto d’inadeguatezza, dalla paura che assume volti e nomi e ti fissa con piglio minaccioso.
La salita, insomma, era gravosa, ma eravamo più leggeri in virtù delle ultime scoperte: sapevamo che gli attriti si sarebbero disposti su uno sfondo più preciso, che avrebbe ridotto le distanze. Prendevamo coscienza di una realtà inquietante, passata fino allora inosservata: la scansione temporale, la sapiente successione di fasi che approdava a un tempo divenuto breve, l’urgenza missionaria di strappare le persone dal torpore di una vita mediocre, incurante degli eventi plasmati nel grembo oscuro di violenze cieche, di fosche vendette, foriere di lutti senza fine. Contemporaneamente, provavamo a immaginare i contorni di un mondo rinnovato, emerso da immani cataclismi, redento dall’odio che avrebbe portato alla rovina i suoi adepti irriducibili. Il regno di Dio sulla terra avrebbe assunto i tratti di una vita rianimata dallo Spirito, purgata da ogni forma di egoismo, libera di esprimersi nella varietà infinita dei talenti. Ma prima di quest’onda lunga di luce, la storia sarebbe stata morsa dalle tenebre, da un accesso d’implacabile barbarie. Si sarebbero salvati soltanto alcuni luoghi, fari nel buio da cui salivano preghiere perché l’uomo ritrovasse le tracce di un Progetto, lo splendore dell’immagine iniziale.

6 pensieri su “27. L’immagine

  1. “Amore è un faro sempre fisso
    che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
    è la stella-guida di ogni sperduta barca,
    il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
    Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
    dovran cadere sotto la sua curva lama;
    Amore non muta in poche ore o settimane,
    ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
    se questo è errore e mi sarà provato,
    io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”

    William Shakespeare

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  2. Il Bene guadagnato, meglio, il dono ricevuto, messo a disposizione del prossimo, diffuso nell’umanità attraverso se stessi, le parole più semplici, la vicinanza, quale migliore esempio “perché l’uomo ritrovasse le tracce di un Progetto”? Ci sono persone che raccontano ogni giorno, felici, di aver parlato col sacerdote, è la loro medicina; ci si sente inadeguati davanti a Lui, ma quel senso di paura, prima o poi, non può non sbiadire. Lo dice l’Amore e anche il desiderio di amare che va oltre ogni confine.

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  3. Grazie,
    Fabrizio la dolcezza di queste righe, mi da la forza di andare avanti e lottare ancora, e credere in un” progetto” perché l’uomo “ritrovi lo splendore dell’immagine iniziale.”

    Io credo, io spero, io Amo.

    ernestina.

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  4. L’IMMAGINE
    “Lo splendore dell’immagine iniziale” suscita il desiderio. “De-sidero: da de-sideribus, lontano dalle stelle bramandone la prossimità” (B.Forte), è il richiamo della Bellezza, della perfezione cercata e mai raggiunta; ci muoviamo nell’arco del limite umano ma nel sospiro dello Spirito che accompagna l’esistenza alla riconquista dell’ ideale divino che è gioia di santificazione. Siamo sua immagine sbiadita, così dissimili e così in difficoltà nel ricomporla dopo la caduta, abbandono è il segreto, e amare quel frantume di bene che è in noi: frantume del Creatore, che mai ci fu dato un bene così celeste: “germe divino da portare a maturazione dolcemente e tenacemente… custodisci ogni germoglio, sii indulgente con tutte le creature ma anche con te” (E.Ronchi)
    Che sia in questo avvenimento d’amore, affanno del cuore al ritorno nel tuo divino abbraccio che segretamente santifica, che sia finalmente in Te, Clemenza dolce.

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  5. “come in cielo così in terra” diciamo ogni giorno, così era il Progetto di Dio, Progetto di Pace e Bene.
    Parliamo di Amore e sputiamo con odio, come con un veleno, moltiplicamo errori, cadendo nel Male.
    “come in cielo così in terra”….ma in cielo non c’è la gelosia, odio, materialismo, egoismo,…

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  6. L’immagine finale è quella di un mondo immerso nelle tenebre e relegato negli oscuri sotterranei di un pauroso Bronx da cui una esigua pattuglia di eroi vuole con tutte le forze rendere all’umanità una città radiosa dove ricominciare a vivere. Quasi un “day-after” all’indomani di un evento catastrofico. In questo caso, l’impresa è anche assai più ardua. Si tratta di sconfiggere le potenti forze male che con i suoi ricatti crudeli ha ghermito la terra trascinandola sulle orme di un progetto sbagliato. Una lotta impari e una battaglia lunga aspetta i “guerrieri della notte” per farci ritrovare lo splendore dell’immagine iniziale?

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