Nel deserto

Idehan Ubari
L’amico Marino Magliani sta traducendo dallo spagnolo un racconto lungo, intitolato L’amico del deserto, scritto da Pablo d’Ors, sacerdote, professore e scrittore, e mi ha offerto l’opportunità di leggerlo in originale. Lo considero un regalo prezioso anche perché la narrativa spagnola merita un’attenzione che non si riduca ai romanzoni storico-mistico-esoterici. Ma soprattutto, verso la fine del racconto, ho incontrato due frasi che, più tardi, mi hanno fatto riflettere. Non so come le tradurrà Magliani; secondo me la prima dice press’a poco così:
Finalmente capii che siamo nati per vivere, e nient’altro. Continua a leggere

I ‘piccoli amori’ di Frankiska zu Reventlow

reventlow zu frankiska
di Guido Michelone

Alla riscoperta di una scrittrice della Mitteleuropa

Un romanzo breve, epistolare, pubblicato per la prima volta in lingua tedesca nel 1912, con il titolo Von Paul zu Pedro. Amouresken, viene ora tradotto e curato da Rita Calabrese per la collana ‘Raggi’ del piccolo ma decisivo editore romano, che aggiunge l’ennesimo tassello alla riscoperta, conoscenza, valorizzazione della cosiddetta letteratura mitteleuropea, fiorita tra Otto e Novecento in Germania, Austria, Ungheria, Svizzera, Cecoslovacchia, Triveneto. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.92: Tante vite in un solo attimo. Emiliano Gucci, “Nel vento” & “Più del tuo mancarmi”

Emiliano Gucci, Nel vento Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmiTante vite in un solo attimo. Emiliano Gucci, Nel vento, Milano, Feltrinelli, 2013 ; Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmi, Firenze, Annozze / Noripios, 2014

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di Giuseppe Panella

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Nel vento è un libro terribile, feroce. E’ scritto in uno stile volutamente piano, pacato, senza accensioni funamboliche o torsioni linguistiche barocche, ma resta egualmente una narrazione piena di pathos che si tinge di orrore e di dolore dalla prima all’ultima pagina.

La storia che il protagonista si racconta e che rimugina continuamente nella sua testa mentre attende il colpo di pistola dello starter che darà inizio alla corsa veloce più importante della sua vita è allucinata e produce effetti forti di distorsione della realtà in chi la affronta senza le adeguate protezioni psicologiche e senza avere idea di dove la vicenda potrebbe condurlo.

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Guido Michelone dialoga con il filmologo Enrico Terrone

Terrone Enrico
Per una filosofia del film

La recente uscita del libro Filosofia del film, per Carocci Editore, di Enrico Terrone, studioso piemontese dalla duplice vocazione alla speculazione filosofica e all’analisi filmica, consente di aprire un dialogo sui possibili rapporti esistenti tra due mondi in apparenza estranei o incompatibili, ma che ora incuriosiscono filosofi e filmologi, con una serie di interventi (come si vedrà in appendice) che illuminano un aspetto nuovo del sapere umano, avvicinando una tradizione letteraria antica o classica a uno strumento di comunicazione e conoscenza ancora definibile moderno, come il cinema. Da qui la necessità di discutere con l’Autore stesso, non solo per chiarire alcuni punti del libro, ma per allargare il più possibile il dibattito su un tema assai fecondo. Continua a leggere

40. Un passo ulteriore

da qui

Il giorno dell’Assunta ricordai che anni prima, in quello stesso giorno, mi consacrai alla Madonna con la preghiera del Monfort, che utilizzava un termine che allora non capii: farsi schiavo di Maria. Continua a leggere

Stefanie Golisch: Fly and Fall

fly and fall

About the Author

Stefanie Golisch is a traveller between languages and cultures. Since 1988 she lives and works in Italy. In addition to writing in her German mother tongue, she explores through new poetic codes the inside of the human condition in her every-day Italian and in her elected English. Her poetry accompanies the daily ‘work of living’, showing the lightness and the gravity of the effort to become ‘who you are’. Continua a leggere

I nuovi romanzi di James Salter e Donna Tartt

di Massimo Maugeri

Tutto quel che è la vitaGli appassionati di letteratura americana avranno già avuto modo di gustarsi due tra i più importanti romanzi di caratura internazionale pubblicati nei mesi scorsi (viceversa, avranno modo di colmare tale lacuna nel corso di questo scorcio d’estate). Mi riferisco a “Tutto quel che è la vita” di James Salter (Guanda, traduzione di Katia Bagnoli) e “Il cardellino” di Donna Tartt (Rizzoli, traduzione di Mirco Zilahi De’ Gyurgyokai). Due libri accomunati dalla matrice poetica statunitense e dall’enorme successo di critica che hanno ricevuto sia in patria sia nel nostro Paese, ma del tutto diversi per quanto concerne l’approccio narrativo e la classe biografica degli autori: James Salter, nato a New York il 10 giugno 1925, ha la veneranda età di ottantanove anni; Donna Tartt, nata a Greenwood il 23 dicembre 1963, deve compierne cinquantuno.
Entrambi i romanzi si incardinano su vicende bellicose. Continua a leggere

Lia Passadori intervista Guido Michelone

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Jazz Set, le straordinarie biografie di venti musicisti è l’ultimo libro di Guido Michelone, pubblicato da Barbera Editore. Scrittore, studioso poliedrico (dal rock ai media, dalla letteratura al cinema) e docente universitario presso il Conservatorio Vivaldi di Alessandria e il Master in Comunicazione Musicale della Cattolica di Milano, Guido Michelone è un esperto conoscitore della musica jazz, popular e black. Con un orecchio sempre attento a tutte le tendenze sonore odierne,è un riferimento in materia, grazie anche alla sua concezione della musica, priva di pregiudizi e guidata da una sincera passione, a cui associa una conoscenza enciclopedica. Continua a leggere

Un normalissimo ebreo, di Charles Lewinsky

un normalissimo ebreo
di Guido Michelone

A pochi mesi dalla traduzione per Einaudi di Un regalo del Fuhrer, geniale opera a mezzo tra romanzo e biografia, consacrata alla tragica esperienza del cantante/attore Kurt Gerron, ebreo berlinese morto nel lager di Theresienstadt dopo svariate peripezie, lo scrittore svizzero sessantottenne Charles Lewinsky ha un nuovo libro pubblicato in Italia, un monologo teatrale che risale al 2003, dal titolo originale Ein ganz gewohnlicher Jude, che nella nostra lingua diventa Un normalissimo ebreo: Continua a leggere

36. La fede di Abramo

da qui

I momenti di grande amarezza non mancavano, quando tutto il dolore accumulato sembrava riversarsi in un colloquio, in una frase, in un tono magari equivocato, o nello sfogo in cui si rinfacciava tutto quello che si era dovuto sopportare. In quei frangenti, riemergevano potenti le paure incrociate, lo spettro di nuovi fallimenti ed abbandoni, come se tutte le rassicurazioni che venivano dall’alto si polverizzassero in un attimo, perdessero a un tratto consistenza, non fossero più degne di fede. Già, era questa la parola che avrebbe dovuto orientarci e sostenerci: la fede nuda di Abramo che Kierkegaard, in Timore e tremore, aveva evocato così magistralmente. Nel punto di rottura, quando tutto il Progetto rischiava di saltare, toccava a uno dei due effettuare le manovre complesse di riavvicinamento. Spettava a chi aveva più amore resistere agli assalti del maligno, che già prevedeva di mandare tutto all’aria. Era il segreto che avrebbe salvato gli eletti nella conflagrazione planetaria: il nesso con il Tutto, l’amore che ricuce, la carità che guarisce le ferite, che guarda con gli occhi di Cristo dalla croce, raccoglie le parole di perdono, si lascia squarciare il costato perché ne esca un sacramento di pace e di unità. Erano quelli i momenti in cui si comprendeva chi davvero credesse nelle promesse fatte dal Signore dai tempi del biglietto rosa, quando il sogno sbocciava tra le spine e i cardi degli assalti tenaci del demonio, l’incidente automobilistico di lei, le parole che non potevano più uscire, la tensione che sembrava bloccare sul nascere un’energia capace di cambiare il mondo. Ma era proprio il gesto generoso di riconciliazione a dimostrare che eravamo cambiati veramente, che Gesù aveva ben riposto le speranze di un cosmo rinnovato dal suo Spirito Santo.