34. Una volta per tutte

da qui

Era come se i fili della mia esistenza, i frammenti in cui m’ero disperso a causa della conflagrazione devastante delle prime ore di vita, fossero riuniti da una mano capace di tenerli insieme, in attesa di un’altra conflagrazione ben più estesa, che avrebbe isolato in una sola immagine di morte e distruzione le incoerenze e ostinazioni irriducibili di un’umanità disubbidiente, rassegnata, una volta per tutte, all’indifferenza e alla violenza.
Ci affacciavamo alla vera intimità nel momento in cui tutto sembrava destinato a lacerarsi in pubblico, squadernato dal furore osceno delle armi nucleari. Pensavo alle apparizioni che avevo denigrato, ai segni che più volte s’erano proposti come monito severo e che avevo rifiutato come parti di menti indebolite dalla malattia. Riflettevo sull’insipienza dei teologi che ancora credevano alle magnifiche sorti e progressive, così lucidamente irrise nella Ginestra di Leopardi, la quale si apre, non a caso, con la citazione della lotta fra le tenebre e la luce descritta nel vangelo di Giovanni. Eppure, uno sguardo così lungimirante cedeva di fronte a una realtà capace di resistere non solo a un’eruzione, ma alle forme più barbare e ingegnose dei mezzi di sterminio; una presenza che, lungi dall’essere la favola illusoria derisa dal poeta, era il segno di un amore mai venuto meno, nonostante i ripudi, le fughe e i tradimenti; un amore che stava ancora lì, proteso come il padre che scruta l’orizzonte e attende il segnale di un ritorno, sollecito a riaccogliere il figlio ridotto in povertà, sfinito e consumato da un triste isolamento, sorpreso a provare nostalgia di quelle mani che adesso lo rivestono, gli infilano l’anello al dito, i calzari ai piedi, e ordinano ai servi di ammazzare il vitello ingrassato per il sacrificio, perché questo figlio sarebbe ritornato polvere, corroso da un’esplosione di violenza, e invece ora, lui morto, lui perduto, è ritornato in vita ed è stato, una volta per tutte, ritrovato.

5 pensieri su “34. Una volta per tutte

  1. Leggo e gioisco ma sono sempre più’ convinta che, provvisti di uno sguardo d’insieme, sarebbe stato possibile salvare anche il vitello grasso.

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  2. “..le apparizioni denigrate, i segni rifiutati..l’insipienza dei teologi”, eppure, inconsapevole, “tendevo verso di Te e Tu mi respingevi da Te per farmi assaporare la morte, poichè resisti ai superbi”, e non giova la preminenza dell’intelletto che investica credendo di poter raggiungere la Verità che si volge ad “uno spirito umile”, “c’è qualcosa dentro di me, mio Dio, capace di comprenderti?”, Tu la sapienza, e la pazienza che attende, e “il segno di un amore mai venuto meno”, “medico della mia intimità”.
    Memorie, nostalgia, e morte assaporata, per giungere infine “alla vera, suprema Dolcezza”.

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  3. C’è una frase che a volte si dice: ti auguro una vita da favola; oppure: vorrei avere la vita come una favola.
    La favola rappresenta qualcosa di bello. Ma in realtà in ogni favola esiste bene e male, amore e cattiveria; uguale come nella vita di ogni uno di noi.
    Ogni uno di noi, da questo punto di vista, ha la vita come una favola, dove il male vuole distruggere il bene, amore, ma alla fine il male perde sempre.
    Oppure la vita è come “lotta fra le tenebre e la luce descritta nel vangelo di Giovanni”
    “ma le tenebre non hanno vinta”
    Ogni uno di noi vive nella propria favola, ogni uno di noi ha la sua vita da favola.

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  4. @ d.Fabrizio
    Grazie, d.Fabrizio, messaggero evangelico, per l’ultima, bellissima omelia.
    Andrai per altre vie in tempi imprecisati, mancherà il conforto dell’approfondimento della Parola e della preghiera domenicale condotti con tanta soave unzione. Che enigma questo digiunare imposto dalla tua partenza che priva della tua “fractio Panis” una comunità che sfami da anni con la Parola e l’ Eucaristia nel desiderio che anche “l’amicizia sia parte della stessa liturgia”, padre necessario, che non ami solo a parole ma di tutti ti fai offertorio vivente.

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  5. Anch’io mi chiedo dovre andrò, quando non ci sarai tu, ad ascoltare il Vangelo, un Vangelo analizzato in profondità, secondo il criterio di verità . Viviamo, caro Fabrizio, in un momento greve, dove il mondo intorno a noi, come dici tu, sembra esplodere, la malvagità umana sembra senza argine, l’incomprensione e l’indifferenza, quasi mali minori, dilagano. Anche l’aspetto sociale e politico assumono contorni confusi, le nostre idee radicate di giustizia e di bene comune non trovano più punti di riferimento. Proprio la notte in cui tutte le vacche sono nere…. Dio ci ama ? Spesso lo ringrazio , come dice il salmo, per i tanti suoi benefici ; in altri momenti prevale lo sconforto per tante sconfitte. Ma che ci rimane, se non crediamo nell’amore di Dio ?.

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