Corsi in rete e università telematiche, quando il denaro conta e Schettino pure

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di Enrica Merlo

“I MOOC (Massive Open Online Courses, in italiano: Corsi massivi online aperti a tutti) sono dei corsi online aperti pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti. I partecipanti ai corsi provengono da varie aree geografiche e accedono ai contenuti unicamente via web. L’accesso ai corsi non richiede il pagamento di una tassa di iscrizione e permette di usufruire dei materiali degli stessi” scrive Wikipedia.
Detto questo mi sono fatta un giretto su vari siti di università on line. Taluni hanno una struttura del sito talmente farraginosa che dopo qualche minuto di navigazione si è presi da attacchi di panico e si è costretti ad abbandonare la ricerca. Sugli altri cercherò di darvi qualche lume.
I MOOC ci sono o almeno dovrebbero esserci ma non si vedono da nessuna parte, bisogna iscriversi e poi per avere dei fantomatici certificati scattano i pagamenti. Insomma le università li metton fuori in linea teorica (sono tutte università private quelle che li producono e perché non quelle pubbliche?) e tentano di monetizzarli in tutti i modi. In ogni caso questi benedetti MOOC non li promuove nessuno e quelli che trovo facilmente appartengono ad università straniere.

E se volessi invece iscrivermi ad un corso di laurea telematico ufficiale invece di seguire questi corsi “aperti”? Dopo una prima ricerca mi risulta che l’università on-line più abbordabile (almeno per il primo anno accademico) è la UTIU, la Università Telematica Internazionale UNINETTUNO. Girando e rigirando con grande fatica tra una pagina e l’altra scopro che la cifra di iscrizione annua è di 2000 euro (grazie tante). Ma non è finita qui, c’è l’acquisto dei video tutorial per seguire le lezioni.

Ma non vi ho raccontato perché ho iniziato questa ricerca. Mi hanno segnalato che le università francesi propongono i MOOC su piattaforma che si chiama FUN, in effetti qui i video si vedono e non bisogna neanche registrarsi per sperimentarli. E per iscrivermi all’Università in Francia? I costi da quello che mi dicono sono molto bassi (un amico ha pagato 170 euro circa per l’iscrizione ad un corso tradizionale). Bene una gran bella cosa, potrei iscrivermi in Francia, con un po’ di applicazione posso riprendere il mio francese che esercitavo con i miei parenti in Svizzera quando era fanciulla.

Resta una questione fondamentale: i MOOC italiani esistono? Inoltre per un corso universitario telematico rischio di spendere una fortuna. Ma a dire il vero anche quelli tradizionali ormai non scherzano e ti lasciano in mano ad una burocrazia spaventosa. La solita italica politica dove ti chiedono solo contanti e non ti danno modo di guadagnarteli. Un sistema distruttivo che è destinato a collassare. Si studia spendendo e dopo non si lavora per cui il cerchio non si chiude. Certo ci sono i genitori a finanziare ma anche a loro i denari finiranno. Cosa pretendere del resto da una nazione come la nostra dove in cattedra vanno persone come Schettino, pardon il Comandante Schettino, chiamato quest’estate alla Sapienza di Roma a tenere una lezione sulla gestione del panico in caso di catastrofi (tipo quella della Concordia)? Caso che ha sollevato grandi polemiche ma che presto verrà sicuramente dimenticato per comodità e omertà italica.

Che fare dunque? Per i volenterosi io consiglierei di cominciare a metter da parte qualche centesimo e trasferirsi all’estero mica poi tanto lontano sapete? Basta talora attraversare le Alpi; e se lo ha fatto Annibale con gli elefanti son certa che sia una cosa fattibile anche per noi. Se proprio questo può sembrarvi uno sforzo o un cambiamento eccessivo allora vi consiglio di volgere almeno “virtualmente” lo sguardo altrove e cercare di non farvi dissanguare dalle nostre università telematiche. Vive l’Italie!

9 pensieri su “Corsi in rete e università telematiche, quando il denaro conta e Schettino pure

  1. Attualmente le migliori università telematiche costano circa 2.400 euro e 3 di queste sono state valutate positivamente dagli organi del MIUR, il fatto che ci siano dei MOOC con cui si possono acquistare crediti non toglie che alcune siano di qualità. Lei ha un sito, faccia informazione giusta sentendo tutte le campane, grazie. 🙂

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  2. Caro Asdrubale, supposto che tale qualità (rara comunque a quanto pare) sia corrispondente al vero le faccio presente che 2400 euro sono una cifra considerevole per un paese che non garantisce nessuna possibilità lavorativa ai suoi studenti. La sua posizione mi pare molto più di parte di chi scrive per venire incontro ad un problema che i cittadini vivono. Non si contesta il fatto che si possa pagare ma il livello di mancata trasparenza e organizzazione nel sistema dell’istruzione telematica italiana che evidentemente non è mai decollato ed è un vero e proprio “far west”. Suppongo che lei sia un dipendente di una università telematica, anche l’analisi governativa sulla situazione delle università telematiche non è stata positiva. allego a proposito questo interessante articolo che riporta dati ben precisi: http://www.unipd.it/ilbo/content/universita-telematiche-fine-del-far-west

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  3. Personalmente ho seguito dei corsi della EDX, corsi telematici (MOOCS) gratuiti, con insegnanti preparatissimi delle migliori Università, ovvio che sono in inglese, ma poichè come Lei caro Asdrubale mi fa intuire, il livello dell’istruzione in Italia è tanto alto da supporre che tutti gli studenti sappiano a menadito l’inglese, non lo vedo come un problema insormontabile (e tanto vale dare i nostri soldi per un certificato internazionale a questo punto). I MOOCS italiani, al di là del costo, sono lezioni spesso obsolete, raffazzonate, pasticciate ed incomprensibili, non per il contenuto ma per l’impreparazione di chi le mette in atto…e le lezioni successive? Boh, e chi le trova. Ah giusto, bisogna pagare i 2400 euro per iscriversi ad un corso universitario, cifra da nulla per un paese che sta andando allo sfascio. Se lei lavora per una università mi auguro che vi darete da fare per mettere i piedi corsi veramente validi, con materiale, argomentazioni e soprattutto professori ancora in vita ed in grado di interagire con gli studenti

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  4. A Max Ponte

    Mi scusi ma io per lei sarei dipendente di un’università telematica e poi come fonte cita un sito di una statale (Padova)? Non voglio avere ragione per forza, ma chiedo di essere letto correttamente, i dati di quell’articolo non sono nemmeno corretti (vedasi anagrafe MIUR, troverà facilmente il sito e lo potrà constatare anche lei), per cortesia: si rilegga il mio precedente messaggio, senta tutte le campane. Proprio perché è un far west occorre fare distinzione fra telematiche buone e telematiche valutate negativamente dall’ANVUR.
    Riguardo i 2.400 euro di retta non credo che siano un’esagerazione, alcune private costano fino a 10.000, certe statali hanno rette abbastanza alte che possono raggiungere i 1.800/2.000.

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  5. A lagattacuriosa

    Sono uno studente di una telematica quindi non spetta a me migliorare la didattica e nemmeno io ho apprezzato i MOOC che ho provato e che reputo non rispecchiare la qualità delle lezioni.
    Comunque l’Unimarconi ha pubblicato il suo bilancio e ha chiesto di essere statalizzata a costo zero per il MIUR, più trasparenti di così si muore, l’Uninettuno ha professori del calibro di Prodi e Monti (per favore non parliamo di politica ma di fatti), l’Unimercatorum è legata alle Camere di Commercio, l’Unidav è un’emanazione della statale di Chieti e Pescara. Sono tutte università di spessore rispetto a Ecampus, Unicusano, Unipegaso, ecc. Quest’ultima è stata definita “creditificio” dagli organi MIUR.

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  6. Riguardo i 2.400 euro di retta per una università telematica (italiana e senza possibilità di lavoro) resto dell’opinione che invece sia eccessivo. I corsi delle università francesi statali e a distanza non sono neanche paragonabili e fanno riferimento diretto a gli stessi atenei dell’insegnamento tradizionale con una piattaforma che li unisce. Per il resto non significa che non possano esserci delle eccellenze italiane, ma rimaniamo in un campo strettamente privatistico o statalizzato non ancora integrato bene nel sistema educativo italiano. Inoltre la formazione e gli studi universitari (siano centinaia o migliaia di euro) dovrebbero essere totalmente gratuiti perché il sapere non può e non deve dipendere dalle condizioni economiche e sociali di chi vuole imparare. Putroppo stiamo abdicando a qualsiasi sano idealismo che invece qualche stato nordico riesce perfettamente ad applicare. (gli studenti svedesi non solo non pagano ma possono accedere a borse di studio regolari).
    Quanto all’articolo che citavo contiene un link ad una indagine del MIUR per entrare nello specifico, ma mi pare veramente inutile andare oltre. Meglio invece augurare a lei Asdrubale e a tutti noi un buon anno e sperare che il nostro paese migliori la sua offerta formativa in tutte le direzioni.

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  7. Questo suo post è più condivisibile anche se l’articolo è sbilanciato: come mai si punta il dito contro le telematiche che vanno dai 2.400 ai 3.000 € e non nei confronti dei 5.000 della LUM e della LIUC e i 10.000 della LUISS e della Bocconi? Scusatemi ma è una domanda pertinente. Se la crisi è ovunque perchè solo le telematiche ne devono essere lo specchio e il problema che acuisce il problema? C’è di peggio. Un’altra cosa che vorrei scrivere poi tolgo il disturbo perchè non voglio dare l’impressione di essere un flamer è che le telematiche sono in nettissima ascesa, cercate “boom telematiche” su Google e troverete articoli dell’estate 2014, cioè recenti, ma i numeri potete vederli voi stessi dall’anagrafe MIUR sul sito ufficiale, non sono eccezionali ma rimangono considerevoli. Precisato questo non mi resta che augurarvi buon anno. 🙂

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  8. I MOOC italiani esistono, ne trovi qualcuno su Coursera.
    Stai confondendo MOOC e università telematiche,
    Sono due cose totalmente diverse: oltre al prezzo e/o le modalità di fruizione, la differenza sostanziale sta nel fatto che le seconde rilasciano un titolo di studio (Laurea, Master, etc.) riconosciuto in Italia e i CFU, mentre i MOOC no.

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  9. non stiamo confondendo nulla, semplicemente il discorso è duplice e mi pare chiaro: 1) MOOC che in Italia son presenti senza una piattaforma unitaria in italiano, promossi male e fatti in modo approssimativo spesso, trattasi di corsi aperti a tutti senza limiti 2) università telematiche, private o statali. entrambe le realtà, (che possono avere dei legami) sono una novità nella formazione nel nostro paese che ha bisogno di attenzione e migliore sviluppo. buon anno anche a te

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