37. Il perdono

da qui

Ascoltando una conferenza del nostro autore spirituale preferito, rimasi colpita da un’affermazione: i battezzati ritrovano la propria identità nel corpo di Cristo, nell’Eucaristia.
La fede, sosteneva, consiste nella pulsante concretezza di una vita nuova, donata dallo Spirito, e non in una serie di teorie e regole morali, come spesso accade.
Mi chiedevo cosa mai significasse “vita nuova”. Come tradurlo nella realtà di tutti i giorni? L’autore portava, come esempio, il suo rapporto con il vescovo: non sempre condivideva i suoi pensieri, ma quando ricordava che solo grazie a lui poteva accedere all’Eucarestia, ritrovava se stesso e gli era grato. Fondare la propria identità sul sacramento equivaleva a leggere, in quest’ottica, qualunque relazione, non perché sfumassero gli aspetti psicologici e sociali, ma perché ancora più reale è il nostro essere e vivere con Cristo.
Nonostante le notevoli prese di coscienza, continuavo a percepirmi alla fine della corsa nel rapporto con il prete. M’imputava, da un po’ di tempo in qua, d’aprire varchi al diavolo, e non aveva torto. Ma perché il Signore non mi concedeva gli aiuti promessi dall’inizio? La situazione si faceva intollerabile e l’epilogo era sempre dietro l’angolo, finché accadde qualcosa, pensai, d’irreparabile.
La mattina, durante la messa, percepii l’abisso del peccato, e intuii che nulla avrebbe avuto il potere di strapparmi da quella condizione. Fissai la Croce: compresi il senso del sacrificio di Gesù, e sentii fisicamente come l’essere sgorgasse da Lui, dalla Sua Carne, che riempiva il vuoto scavato dal peccato. Mi era chiaro, ormai, il motivo per cui il battezzato ritrovava nell’Eucaristia la sua vera identità.
Alla solita ora accesi il computer per vedere se il sacerdote avesse aggiunto un brano al libro a cui stavamo lavorando, e con grande sorpresa lessi il pezzo appena scritto, che spalancava le porte alla riconciliazione e faceva sì che il mio cuore cominciasse a scigliersi. Parlava, a telefono, d’esperienza mistica: lo Spirito Santo l’aveva spinto a superare se stesso, i sentimenti di rabbia e di amarezza, e dopo ciò s’era sentito nella pace.
Anch’io, durante la messa, avevo fatto un’esperienza di perdono. Era il 2 agosto, il giorno in cui si celebra la nota perdonanza di Assisi: il nostro autore di riferimento vedeva nel perdono un’esperienza autentica di Dio, l’unica sicura e non soggetta ad alcun tipo d’illusione.
Il Signore ci guidava con la sua sapienza, nonostante i limiti e le resistenze che ancora opponevamo: ci rendevamo sempre meglio conto del perché il Progetto, come Lui prometteva dal principio, non potesse fallire.

9 pensieri su “37. Il perdono

  1. ASSUNTA IN CIELO LA BELLISSIMA CHE APPARTIENE AL CIELO

    Maria, Bellissima, è la più fedele effige di Dio:
    “che quanto io avea visto davante
    di tanta ammirazione non mi sospese
    nè mi mostrò di Dio tanto sembiante”. (Dante)
    “La Bellezza è l’Eternità che si contempla allo specchio” e Maria è lo specchio dell’Eternità e Colei che compì “la divisione del tempo in prima e dopo Cristo” quando di sè vestì Dio, e Tu sei quell’Amore che congiunse Bellezza a bellezza.
    Siamo tutti interiormente affascinati dalla Bellezza, forse è quello stupore negli occhi dei nostri progenitori sul volto di Dio, immagine che in noi permane come sorpresa ancestrale, che ci trafisse d’amore all’origine dei tempi.

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  2. “COME L’ESSERE SGORGASSE DA LUI”
    “Dio creò l’uomo e lo pose nel paradiso, cioè in Cristo”, così i padri della chiesa: profeti del destino delle creature.
    Sgorgare dal cuore di Cristo è l’ aspirazione, l’ultimo, definitivo destino dell’uomo redento, un mistero che riconduce alla divina intimità; “trasformazione di colui che percepisce in ciò che viene percepito”. Nel disegno della creazione, c’era in Dio la “sua volontà d’amore e la nostra vocazione a lasciarsi amare”: creati per amore e per l’amore, questo ci raggiunge, “non viene da noi, ma è dono di Dio ; nè viene dalle opere, perchè nessuno possa vantarsene”, arcano d’amore al nostro stesso esistere, è “una vocazione che ci precede” è “la soavità infinita con cui Dio guida e governa” l’uomo travolto dal tempo.
    Tu, Cristo di Dio, “Tu mi hai fatto trovare Colui che è mio Dio e tuo Padre, e io lo accolgo da Te”. (Clemente d’Alessandria)

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  3. MARIA:
    “..è la creazione riuscita..è sogno di un momento cosmico di tutte le creature.. e non è soltanto un desiderio cosmico, ma un desiderio umano..ognuno di noi ha dentro di sè questo sogno”.
    (D.M.Turoldo)

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  4. “..le porte alla riconciliazione”

    “Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il più vicino. Il più alto e il più basso… L’amore non viene mai meno.. . Se possiede un granello di saggezza l’uomo deporrà le armi”
    (Carl Gustav Jung).

    L’Amore è Intelligente, e infinita costruzione e conforto.

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  5. “Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E’ forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?…” Le ultime righe del breve romanzo di Dostoevskij “Le notti bianche”, in cui il giovane sognatore, isolato dalla realtà, approda per un brevissimo momento alla vita reale con estrema felicità, per poi cadere nuovamente nel tormento del regno delle illusioni. Un po’ come la fede attraverso il suo cammino, quando sembra abbia raggiunto una buona stabilità, incontra i suoi vuoti e diventa sempre più difficile fortificarla se non, addirittura, concretizzarla. Incoraggiante e gancio pronto al traino, proprio lì per tirarti su “il perdono un’esperienza autentica di Dio, l’unica sicura e non soggetta ad alcun tipo d’illusione”

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  6. Una volta un prete nella omelia ha raccontato che la vera confessione è quando piangi dalla gioia che ti sei liberato dal peso dei tuoi peccati.

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  7. Il perdono ti libera. Come tu vuoi essere perdonato, così anche tu dovresti perdonare.
    A volte basta farsi la domanda: cosa è più importante per me, odio o amore?

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