39. Mi chiamava

da qui

Più procedevamo, più il Signore mi chiedeva di sentirmi libero, come se il dono escludesse imposizioni o forzature e si potesse accoglierlo solo sgombrando il campo da ogni tipo di riserva.
Pensavo al cammino compiuto, alla coscienza sempre più acuta del lavoro compiuto dallo Spirito, che svelava difetti e debolezze, portando allo scoperto le catene che m’avevano reso, in quegli anni, prigioniero di me stesso. Pensavo ai rapporti evanescenti, tenuti in vita fino a che restavano ai margini dell’io, alla corazza opposta ad ogni intromissione, scalfita soltanto in rarissime eccezioni, che in realtà confermavano la regola. Ora tutto era messo in discussione: Gesù stesso bussava alla mia porta, proponendo di abbattere i muri e scavalcare le barriere. Aveva promesso che lei e io avremmo scoperto solo insieme le profondità di una vita rinnovata, e adesso manteneva la parola. Voleva una scelta totalmente libera, perché apprezzassi nel modo più adeguato il privilegio ricevuto.
Nel frattempo, succedeva di tutto: i problemi pastorali si acuivano, i questuanti più aggressivi arrivavano quasi a minacciare e nel fisico apparivano segnali di possibili malanni. Ciò confermava l’importanza del momento: la partita a scacchi entrava nel vivo e gli opposti contendenti dispiegavano le forze con mosse geniali e imprevedibili. In me cresceva una curiosa sicurezza: lo Spirito, giorno dopo giorno, rinforzava i nessi, le giunture, come stesse approntando la battaglia decisiva. In questi casi mi tornava alla mente il versetto famoso dell’Apocalisse: E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armagheddon. Ripensai alla vita di Gesù, al suo conflitto estremo con le forze delle tenebre, al presunto fallimento e all’aria rarefatta della domenica mattina, con la donna che vagava nel giardino alla ricerca di un cadavere scomparso. Capii, in un momento, che il Signore mi chiamava dal fondo abbagliante di quel giorno.

5 pensieri su “39. Mi chiamava

  1. Il Muro

    Quando l’abbiamo abbattuto, non sapevamo
    quanto era alto
    dentro di noi
    C’eravamo abituati
    a quell’orizzonte
    E all’assenza di vento
    Alla sua ombra nessuno
    faceva ombra
    Ormai siamo qui
    senza più scuse.

    Reiner Kunze

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  2. GESU’ STESSO BUSSAVA ALLA MIA PORTA

    Non c’è più distanza tra la terra e il cielo da quando il celeste Amore ha lasciato la divina dimora e si nasconde come un ladro sotto la loggia dell’anima per rubare il mio cuore.
    Alla mensa è come l’angelica trinità a Manbre, o all’ultima cena: un prodigio inatteso nello scorporarsi del pane in Corpo divino e il vino in onda di sangue.
    Innamorato Signore,
    “Tu che stai..
    negli occhi delle magnolie in fiore”,
    in parole di sottile silenzio, fontane di gioia,
    nascosto nel pane, come in un “segreto giardino”,
    dici a tutti quelli che ami: “Ecco Io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, Io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”. (Ap.3,20)

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  3. Lo ricordo che, ancora da bambina, non riuscivo “ritrovarmi” con la mia vita, lo sapevo che esiste un altro modo di vivere, anche se non riuscivo descrivere, però lo sentivo. Mi dava sempre fastidio la ipocrisia e bugie che mi circondava, diventavo ironica e a volte maleducata combattendo con falsità di gente. Ma cercavo sempre un altra vita, migliore.
    Ho fatto un lungo cammino, spesso abbandonata, perché nessuno non riusciva capirmi perché non riesco addattarmi alla vita che facevano tutti intorno. Ma proseguivo la mia strada, anche se a volte sbagliando, cadendo nella disperazione che fosse sbaglio io, forse mi sono inventata qualcosa che non esiste, perché tutti intorno vivono nel suo mondo chiuso lamentandosi fanno finta che tutto a posto. Ma io andavo avanti. E avevo ragione. Esiste un altra vita. Pùoi amare senza condizioni, ami, perché vuoi amare, perché sei libero, libero di proclamare la Verità che ti dà la gioia, pace, felicità.

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