42. La libertà

da qui

Accadeva che gli eventi più casuali, in apparenza, si mutassero in trame di simboli, alfabeti adatti a decifrare le novità di Dio.
Un amico mi aveva regalato, tempo prima, una coppia di pappagalli cosiddetti inseparabili, perché legati da un vincolo affettivo cui solo la morte poteva metter fine. Forse a causa di una mia leggerezza, uno dei due si aprì un varco nella gabbia e si lanciò nel cielo opaco della sera. Mi colpì il contraccolpo emotivo della pappagallina: non era intraprendente al pari del fuggiasco, e per questo non l’aveva seguito. Mi guardava in silenzio, triste e incredula. La mattina dopo, vidi che il compagno era sul tetto di fronte a emettere richiami; volò un poco dintorno, poi sparì: s’era deciso per la libertà. Per una curiosa coincidenza, in quei giorni trattavamo questo tema, per cui il fatto diede origine a ulteriori riflessioni.
Di fronte a quella fuga, pensai al dolore della separazione: e se il cammino con il sacerdote si fosse interrotto? Udito il racconto, lui lo interpretò con più attenzione: cedere agli istinti di fuga è rovinoso per chi li mette in atto (le possibilità di sopravvivenza del pappagallo evaso erano scarse), e anche per chi resta. Poi mi inviò una frase di un autore russo, Nikolaj Berdjaev: “la grazia vince la tenebra irrazionale della libertà e la porta all’amore libero”. Una lezione anche per noi, immersi nel Progetto, alle prese con ostacoli e paure che scandivano il percorso, ma orientati nel profondo a una tenace fedeltà. Come in ogni patto d’alleanza biblica, Dio era il garante e suppliva a ogni nostra debolezza. A noi toccava, questa volta, smettere di tremare e cominciare a vivere, come recita il coro finale di “Resurrezione”, la seconda, straordinaria sinfonia di Malher.

8 pensieri su “42. La libertà

  1. Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

    (A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena)

    "Mi piace"

  2. “Dio era il garante e suppliva ad ogni nostra debolezza”

    “Che cosa debbo fare, Signore, per quella debolezza che rimane in me? Non altro che rivolgermi a Te che hai detto: se il Figlio di Dio vi libererà, allora sarete veramente liberi”.
    (S. Agostino)

    La debolezza: estrema povertà, ogni giorno mi visita come un atteso tramonto dove si spegne il cuore e dove vi fa convegno lo Spirito Santo: Padre dei poveri.
    Tu , Amore, travolto dalla tua stessa dolcezza, visiti la mia “abitudine alla morte” e domandi: che vuoi che ti faccia? Tu che sei il Paradiso, “lasciami nel santuario dei tuoi pensieri”.

    "Mi piace"

  3. La separazione è sempre dolorosa.
    Ogni giorno penso cosa sarà la mia vita senza il mio compagno, marito, amico… ne morirei, allora chiedo a Dio di volare insieme a lui.
    La mia debolezza più grande è la paura di perdere i miei cari; sarò capace di sopravvivere a tanto dolore?
    Guardo il cielo e mi accorgo che non sono sola, la mia giornata diventa più gioiosa e prego….

    grazie all’autore( mia guida spirituale) per la sua dolcezza anche su questo delicato argomento.

    ernestina.

    "Mi piace"

  4. ” CEDERE AGLI ISTINTI DI FUGA E’ ROVINOSO”
    “Dove andare lontano dal tuo spirito,
    dove fuggire dalla tua presenza?
    Se salgo il cielo, là tu sei,
    se scendo negli inferi, eccoti.
    Se prendo le ali dell’aurora
    per abitare l’estremità del mare,
    anche là mi guida la tua mano
    e mi afferra la tua destra”. (da salmo 139)

    Poichè sarebbe “troppo rovinosa la fuga”, non mi lasci, Tu precedi ogni mio passo e ti fai desiderare e trovare: nei cieli, non c’è abisso tra Te e me, come nelle creature: luogo dove Tu fai tenda, allontanarsi sarebbe egualmente rovinoso, Amore sparpagliato nella umana carne,
    “…cadi in ginocchio di fronte alla scoperta che Dio è negli occhi, nel battito del cuore, nella sete dell’altro – a Te anela l’anima mia come terra deserta, arida senz’acqua”.
    (da -Nessuno è più importante di te- di F. Centofanti)

    "Mi piace"

  5. Il lutto della separazione ancor più’ che la pappagallina sembra opprimere colei che la accudisce assalita dall’interrogativo:” meglio una fuga per la liberta’, dagli esiti incerti o una prigione di fedelta’ con la garanzia di risorgere?” L’amore libero non fugge, aspetta fiducioso di essere graziato.

    "Mi piace"

  6. Penso che capitato a tutti noi abbandonare e essere abbandonati. Ogni uno di noi conosce questo dolore.
    Essendo abbandonati si soffre tantissimo, ma anche quando abbandoni tu, ti rimane lo stesso il peso sul cuore. Perché non è così facile. Avevi progetti… ma hai deciso di fuggire, per salvare te stesso, per cercare la vita migliore. Anche quando abbandoni soffri, perché è un cambiamento e tuoi progetti sono stati distrutti.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.