43. Un’altra volta

da qui

I pellegrinaggi a Loreto portavano sempre grandi frutti: anche questa volta sentivo che la grazia si andava dispiegando, spingendomi a convergere sull’essenziale.
Tendevo a iniziare molte cose, a spaziare all’infinito nei campi dello scibile, nei sistemi filosofici e teologici, in un ventaglio immenso di interessi culturali, letterari, artistici. Avrei potuto arginare inclinazioni simili solo con un’opera strenua di focalizzazione: la grazia di Loreto mi sospinse in questo senso, facendomi rivolgere di nuovo alla lezione di don Mario, al suo stile di pensiero e di condotta. M’ero gettato con passione su ciò che riuscivo a ritrovare delle sue catechesi, degli appunti fitti su formazione e vita nello Spirito, rovistando in ogni angolo di casa alla ricerca di quaderni, audiocassette, libri. Sentivo risorgere in me la fame di una volta, che m’aveva costretto a tallonarlo nelle ore più impensate del giorno e della notte, ai tempi in cui tiravo i sassolini alla finestra per non disturbare gli altri preti. “Ho fatto tutto il giro e ho capito”, afferma un personaggio in un noto racconto di Calvino: anch’io, dopo avere vagato in lungo e in largo, capivo che il mondo si legge all’incontrario, che è inutile seguire le mode, i successi del momento; che conta restare fedeli alla propria vocazione, al Progetto che il Signore ha pensato dai secoli dei secoli, e che spesso si nasconde in cassetti impolverati dove nessuno metterà le mani. Don Mario m’aveva fatto la grazia, mi sentivo salvato un’altra volta.

10 pensieri su “43. Un’altra volta

  1. “l’anima verde che cerca
    là dove solo
    morde l’arsura e la desolazione,
    la scintilla che dice
    tutto comincia quando tutto pare
    incarbonirsi, bronco, seppellito”

    Eugenio Montale

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  2. Loreto, quanto si può ferire il cuore d’amore ai piedi di Maria, Vergine nera fasciata di gemme, evocata dalla bellissima del Cantico dei Cantici: “bruciata dal sole”e “scura come le tende di Kedar”.
    Dalla Sposa della Colomba, ogni volta una chiarificazione, una risposta, una grazia: averla Dio abitata l’ha ricolmata di grazia: e “qual vuol grazia e a Te non ricorre/sua desianza vuol volar senz’ali”.

    E, un incontro di luce, Don Mario: per “il cuore del suo cuore”, parole di profezia, risveglio di una vocazione in un cammino impervio nell’amore di Cristo, Amore che rapì il cuore, e ancora oggi: memorie, nostalgia di quel: “io credo, io spero, io amo”.

    Ora, questo vivere, sacerdote in eterno, è un giorno santo in cui parla un sottile silenzio: “son ben distinguere io/ la tua voce da quella della terra/anche non udendola mai/La senti tra la pietra e l’onda/dove si muore/ senza morire”, è la voce che dice senza parole e trasporta i pensieri nel Pensiero, i giorni nella Vita e ogni sapienza umana nel Crocefisso Gesù.

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  3. Salvata anche io un’altra volta! quando leggo che… si può essere solo salvati da Maria da Dio e da chi ha Dato la vita per noi.
    Leggere questi cammini di vita mi fa sentire “normale” e per questo io ti ringrazierò sempre!
    Non sono mai sola quando sono qui con tutti voi.

    Ci fai sempre bei regali.

    ernestina

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  4. Forse è proprio uno dei volti della Libertà che ci è data, quella della ricerca, del giro del mondo, dell’esperire vari percorsi. A volte si vorrebbe l’ascensore, ma la salita è a gradini. Forse proprio per darci il gusto di apprezzare di più, e più profondamente, la spianata, il panorama, l’abbraccio in cima alla salita. Penso soprattutto al rapporto con Dio come ad un pellegrinaggio permanente, o che si rinnova: la memoria, il dialogo, la scoperta, l’incontro, il migliorarsi.

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  5. @ Pam,
    Bello il pensiero di Dio come ad un pellegrinaggio permanente, è proprio così che io vivo il mio cammino…una volta scendo un’altra salgo e prima o poi arriverò.
    Sono sicura che tu ci sarai.

    un abbraccio, gran bel commento.

    ernestina.

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  6. “è inutile seguire le mode, i succesi del momento, che conta restare fedeli alla propria vocazione”
    sono d’accordo

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  7. Vivere non significa passare le giornate, cercare di sopravvivere, o sistemarsi comodi. Vivere è capire il senso della nostra esistenza, migliorarsi durante il nostro cammino. E per migliorarsi bisogna capire dove ci porta la strada.

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  8. Il ritorno alle origini non tradisce, è essenziale per aprire il cassetto impolverato , lì c’è il ricordo, la memoria, che va presa con cura, interesse; è da lì parte il giro, la centrifuga che confonde, distrae, distrugge, riduce fino all’essenziale, per poi rafforzare l’incontro con la vita e capire dove sta la porta giusta per viverla “spolverata” da ogni bruttura.

    A proposito di cura… Giusto un paio di giorni fa, ho incontrato una persona con la quale non parlavo da tempo; mi ha colpito un particolare: aveva fra le mani un libro che teneva con particolare amore, delicatezza, così come si fa con una cosa cui si tiene molto. Ecco, il modo attento e affettuoso con cui carezzava il libro durate la breve chiacchierata, mi ha commosso. Gesti semplici, spesso sommersi nei cassetti impolverati dalla frenesia del tempo, riscoprirli aiuta il cuore.

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