45. Più forte della morte

da qui

Potevano mancare i momenti complicati? Certamente no.
Tornavo, per esempio, a rinfacciarle il continuo ripiegarsi su di sé, il mancato riconoscimento della trasformazione che il Signore operava con potenza, delle grazie che sgorgavano copiose dal soggiorno/ritiro di Loreto. Mi sembrava impossibile che niente la scalfisse, che insistesse a ripetere, come un disco rotto, da sola non riesco, o cose simili. Ero tentato, come sempre, di mandare tutto all’aria, di chiedere a Gesù di liberarmi da questo stillicidio senza fine. Ma ora ero più forte, davvero la grazia mi spingeva al di là della sua impasse, mi portava a superare di slancio il peso del rifiuto, anche se ciò significava un venir meno di dolcezza e confidenza, un incrinarsi di quella intimità che era il primo miracolo disceso dal santuario lauretano. Ero chiamato a tirare la volata, a credere per due, a puntare sul dono ricevuto e che il Signore voleva ardentemente che condividessimo, per proseguire l’opera iniziata da don Mario. Una bella occasione per morire a se stessi, come lui raccomandava: non tanto fare a meno di questo o di quello, quanto una rinuncia a ciò che potesse soffocare lo slancio della fede ritrovata. Questo sentivo, e il ricupero della fiducia, che aveva cambiato la mia vita, si stava realizzando in barba alle inquietudini di lei. Passare da un’intima complicità alla comparsa di sospetti e reticenze era ancora una ferita dolorosa, ma il bene era più forte; la vita, come don Mario sosteneva, era davvero più forte della morte.

3 pensieri su “45. Più forte della morte

  1. “Più forte della morte” … forse non per tutti.

    ALLA SERA

    Forse perché della fatal quïete
    Tu sei l’immago a me sí cara vieni,
    O sera! E quando ti corteggian liete
    Le nubi estive e i zeffiri sereni,

    E quando dal nevoso aere inquïete
    Tenebre e lunghe all’universo meni
    Sempre scendi invocata, e le secrete
    Vie del mio cor soavemente tieni.

    Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
    Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
    Questo reo tempo, e van con lui le torme

    Delle cure onde meco egli si strugge;
    E mentre io guardo la tua pace, dorme
    Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

    U. Foscolo

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  2. “POTEVANO MANCARE I MOMENTI COMPLICATI?”

    Che non sia questo il momento più complicato? quello di levare le ancora, alzare le vele per una navigazione di alto mare che fa tremare il cuore, per approdare ad una nuova terra: la terra di Maria, Madre del divino Amore, mistero da esplorare di cui solo Dio conosce i confini.
    Ora è una stagione nuova, un nuovo leggere il tempo e la vita che comporta solitudine da una parte, e dall’altra, abbandono, perchè partire è un pò morire, morire alla dolcezza e consuetudine di una presenza anche se è “meglio per voi che io me ne vada”…
    Chi può conoscere, Signore della vita, il tuo pensiero! “Arene e stelle ti abitano/ vivi enigmi” eterni, e il tuo amore stupefacente smarrisce: “ecco faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia”.

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  3. TEMPO VERRA’
    Tempo verrà di levare i remi dall’onde
    e gettare da noi i ricordi a mare
    per essere pronti a partire
    senza dolore.

    E SARA’ TARDI CERTO
    Libero ormai mi sentivo dalla gente,
    libero dal dominio delle cose.
    Ma quanto potrà dolere,
    che qualche amico
    non ricordi ancora.

    D.M.Turoldo

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