47. Un bel programma

da qui

La nuova svolta fu grammaticale. Lei mi disse che, dei due, ero io la persona di talento che il Signore mandava in prima linea, per mettere in pratica il suo piano.
Si sarebbe servito dell’attitudine oratoria e del bagaglio culturale accumulato in questi anni. L’affluenza alle messe era imponente, l’omelia toccava le corde più vitali, in molti riscoprivano la Chiesa, considerata, adesso, più vicina e convincente. Avrei dovuto compiacermi dei suoi elogi, ma mi scoprii a reagire in modo opposto: perché pensare separatamente ciò che Dio voleva a tutti i costi unito? Le risposi che il Signore intendeva salvarci dall’individualismo dilagante, che stava trascinando alla rovina la nostra civiltà. Pensarsi come esseri isolati era la vera calamità del nostro tempo, e Dio utilizzava la nostra, complessa relazione per levigarci come ciottoli di fiume, diventati lisci a forza di sfregarsi l’un con l’altro. Trincerarsi in un rapporto incentrato sulla gratificazione non corrispondeva ai disegni del Signore, che voleva disporci agli scenari inquietanti che si andavano già delineando. Stabilimmo, dunque, di mettere da parte ogni genere d’individualismo, più o meno mascherato. La nuova grammatica vitale sarebbe stato il noi: non avremmo separato ciò che Dio, con ogni evidenza, aveva unito. Comprendevamo entrambi che il vero nemico si annidava dentro, ed era l’io. San Paolo c’indicava la strada, con la nota confessione di fede: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Un bel programma, che solo lo Spirito Santo, con la nostra adesione, avrebbe potuto realizzare.

14 pensieri su “47. Un bel programma

  1. Noi saremo

    Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
    che certo guarderanno male la nostra gioia,

    talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
    Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

    che la speranza addita, senza badare affatto
    che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

    Nell’amore isolati come in un bosco nero,
    i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

    saranno due usignoli che cantan nella sera.
    Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

    non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
    accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

    Uniti dal più forte, dal più caro legame,
    e inoltre ricoperti di una dura corazza,
    sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

    Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
    per noi ha stabilito, cammineremo insieme
    la mano nella mano, con l’anima infantile
    di quelli che si amano in modo puro, vero?

    Paul Verlaine

    "Mi piace"

  2. Riconoscere e apprezzare i talenti del partner è un bel gesto d’amore e di generosità, soprattutto se questi talenti giovano alla sensibilità di una moltitudine di gente. Trovo il gesto di lei molto importante all’interno del rapporto: umile, non pretenzioso, desideroso di gioire della/nella gioia dell’altro. Perché, dunque, vedere in quell’elogio soltanto una gratificazione personale in cui unicamente compiacersi? trascurando l’altro senso, un dono per tutti, da condividere non soltanto con la platea, ma anche con un partner che non vuole primeggiare nella coppia, ma che desidera vivere la bellezza di quel dono insieme? Credo che il “noi” non significhi necessariamente essere cuciti l’un l’altro, piuttosto darsi spazio reciprocamente, nel rispetto della libertà e delle inclinazioni altrui.

    "Mi piace"

  3. Due personaggi di un romanzo, il prete e la discepola? No, due condizioni dell’essere. L’io prigioniero e la sua proiezione nell’altro. Quindi il trionfo del noi, quell’unità che piace tanto a Dio e ci rende “levigati come ciottoli di fiume” pronti a riempirci della vita di Cristo:

    "Mi piace"

  4. “NON SONO PIU’ IO CHE VIVO, MA CRISTO CHE VIVE IN ME”, non sta ad indicare un riflesso di Cristo, ma l’ identificazione di Cristo nell’essere, dove il pensare, l’agire, il vivere è della stessa Persona divina. Così Paolo confessa la sua estrema conformità al Maestro, come pure la canta il corpo del serafino, poverello Francesco nei segnali della Passione, come lo cantano tutti coloro che si sono lasciati plasmare dallo Spirito Santo, in questo avvenimento di portata divina che trasfigura l’esistere in una vita nuova che nasce sempre dal dolore, muove dalla lacerazione e vi si frantuma l’ io fino alla morte.
    A me, che ho radici di corruzione e non genero che frutti di miseria, non è dato ancora essere persa in Cristo, lontana come sono dalla sua immagine, così dissonante dalla sua santità, così estranea al suo fuoco d’amore, pure, in virtù del battesimo, anch’io porto il sigillo dello Spirito e sedotta dalla tua bellezza, “di Te si affama questo cuore”, Amore, a Te voglio cantare, ma in silenzio, senza parole.

    "Mi piace"

  5. La battaglia si vince in gruppo unito, arrampicarsi sulle montagne pericolose si fa in gruppo, dove uno tira l’altro, il gioco più bello è il gioco di squadra. Il gruppo è la forza, dove uno aiuta l’altro.
    Ma perché nella vita spesso si isoliamo?!

    "Mi piace"

  6. Lo ricordo anni di crisi nel mio paese, dove la vita improvvisamente era diventata difficile. Però la gente si aiutava, uno al altro, in ogni momento. Anche se era difficile per tutti ma eravamo uniti e così abbiamo vinto, abbiamo superato difficoltà, uniti. E ricordo che c’era più gioia e amore, proprio nel quel periodo di difficoltà.

    "Mi piace"

  7. “Un bel programma, che solo lo Spirito Santo, con la nostra adesione, avrebbe potuto realizzare”

    Sarai Tu, o Spirito Santo, che ispirerai non solo la mia orazione, ma anche le azioni, che presiederai ai miei rapporti col prossimo e produrrai in me quei mirabili frutti che sono doni tuoi..
    Non si agisce più in modo umano ma in modo divino per Te, o Spirito Santo che sei in noi. “Quanti sono mossi dallo Spirito di Dio sono figli di Dio”: questa è la vera vita, la vita dei figli di Dio. Fa’ dunque che questa sia la mia vita.

    Sr. Carmela dello Spirito Santo

    "Mi piace"

  8. @ ema
    Individualita’ e individualismo non sono la stessa cosa. Dio ci ha donato la liberta’ prima di tutto, compreso quella di scegliere di fare il bene altrui e l’amore non riconosce ne genere ne numero.

    "Mi piace"

  9. Fecerunt itaque civitates duas amores duo: terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, coelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui.

    (De civ. Dei 14, 28)

    @gum
    Sempre grazie per il confronto.

    "Mi piace"

  10. Comunque secondo me: il male si combatte con il bene.

    A volte alcune importanti individualità’ per produrre il bene necessitano di manifestare anche dell’individualismo ma in questi casi il bene prodotto e’ talmente superiore all’eventuale male, da rendere quest’ultimo totalmente privo di forza e significato .

    Il bene prodotto dalle magnifiche omelie domenicali, rende assolutamente trascurabile il “male” di compiacersene, (che per altro i più’, riconoscono benevolmente solo come connotazione caratteriale).

    Dover curare questo piccolo male privando tanti di così’ tanto bene può’ risultare, questa si, una scelta individualista fino al paradosso di combattere un male ( presunto ), forse non con altro “male” ma sicuramente sottraendo del bene.

    "Mi piace"

  11. Nb.: avevo scritto il commento ieri sera, e aprendo ora la pagina del blog, leggo che dei talenti già si sta parlando 🙂

    Un elogio è anche una notifica di quei talenti che Dio non vuole vengano sotterrati, ma messi a buon profitto; un caloroso, delicato, o umile pro-memoria di quanto si ha da immettere nel mondo. Se ricordassimo più spesso la provenienza e il buon impiego di quei doni, saremmo più pronti e prodighi nel riconoscere e sottolineare talenti, o a non guardarli solamente come un, umanissimo peraltro, compiacimento personale. Quanti rapporti personali, quante realtà collettive, quante aziende viaggerebbero meglio. C’è, poi, quel miracolo (che già in sé non può non far pensare a un genio creativo d’amore ) per cui non c’è un individuo uguale all’altro: talenti diversi, complementari, che si avvicendano a trainare; tasselli chiamati, dall’eterno, a comporre un’unica cellula. Questo non esclude il riconoscere che le prigionie del nostro io possono essere anche nell’altro. E qui, proprio per questo, ci vuole un’iniziativa per tagliare le sbarre di quella prigione. Per essere semplicemente più felici, più liberi e uniti.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.