51. Misteri

da qui

Si era avverata la profezia che avevo ricevuto: un cambiamento concreto di scenario, svolta spirituale e umana necessaria per il sacerdote dai grandi carismi e dalle fragilità altrettanto grandi.
Più ci pensavo, più la sua figura mi pareva un paradosso per i criteri conosciuti: la debolezza nei confronti delle donne era del tutto incompatibile con il celibato, eppure, nello stesso tempo, pochi potevano vantare una capacità così potente di annunciare la Parola e attrarre le persone più lontane. Sapeva suscitare amore in tutti, non solo nelle donne, e aveva la dote di portare speranza ai disperati. Solo con me non riusciva a utilizzare i suoi talenti.
Eppure era semplice capire la penosa condizione in cui versavo, e che soltanto grazie alla mia offerta poteva godere dei frutti della vita nuova. Aveva già rimosso lo stato da cui era stato tratto? Che fine avrebbe fatto senza il pronto intervento del Signore? Se lui beneficiava degli effetti positivi del percorso, io al contrario sprofondavo, perché gli aiuti promessi a più riprese non si erano mai concretizzati.
“La tua vocazione è morire per dare la vita”, mi aveva detto il direttore spirituale in uno dei colloqui più importanti, e i fatti gli davano ragione. Nessuno, però, dava a me la vita necessaria né, ovviamente, potevo darmela da sola. Perché Dio tardava così tanto? Non vedeva che ero giunta al limite delle mie capacità? Dei miei problemi non potevo parlare con nessuno, nemmeno col direttore spirituale, che risultava assente per problemi insorti con i ruoli ricoperti fino allora. Nel mio lavoro ero chiamata a sostenere gli altri, e altrettanto chiedevano le persone con cui condividevo la vita quotidiana, abituate a vedermi sempre salda e disponibile. Ma chi avrebbe sostenuto me, in un momento così duro?
Mi domandavo come potesse proseguire l’intesa fra di noi, in queste condizioni: un altro mistero indecifrabile di questa nostra storia.

11 pensieri su “51. Misteri

  1. Ma chi avrebbe sostenuto me, in un momento così duro?

    Ti sembra a volte di non avere
    più nulla dalla vita. ti guardi dentro
    e vedi solo polvere. allora cerchi un volto
    qualcuno che t’assolva dai giorni in cui non credi
    a un tratto da lontano al centro
    dello sfondo sempre uguale
    s’affaccia un improvviso litorale che cancella
    la triste attesa. in quel momento
    il tuo dolore abbraccia l’altra riva
    e il mare deglutisce il tuo sgomento

    Traghettata – F. Centofanti

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  2. I MONDI NUOVI

    Credevo che il mio viaggio
    forse giunto alla fine
    mancandomi ormai le forze.
    Credevo che la strada davanti a me
    fosse chiusa e le provviste esaurite.
    Credevo che forse giunto il tempo
    di trovare riposo
    in un’oscurità pregna di silenzio.
    Scopro invece che i tuoi progetti
    per me non sono finiti
    e quando le parole ormai vecchie
    muoiono sulle mie labbra,
    nuove melodie nascono dal cuore
    e dove ho perduto le tracce
    dei vecchi sentieri
    un nuovo paese mi si apre
    con tutte le sue meraviglie.

    Rabindranath Thakhur Tagore

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  3. Continuità

    Nulla è mai veramente perduto, o può essere perduto,
    nessuna nascita, forma, identità – nessun oggetto del mondo,
    né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
    l’apparenza non deve ingannare, né l’ambito mutato confonderti il cervello.
    Vasti sono il tempo e lo spazio – vasti i campi della Natura.
    Il corpo lento, invecchiato, freddo – le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
    la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
    il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
    alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
    con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.
    Walt Whitman

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  4. “LA TUA VOCAZIONE E’ MORIRE PER DARE VITA”
    La tua vocazione è morire per dare vita, Gesù: Dio-che-salva, che “sempre ti offri all’abisso/ uguale a bacca di rovi al vento”; per questo sei venuto: “per la gioia di morire”, “gioia austera”, conquista faticosa dei miei pensieri. Salvezza che è un ritorno per sentire quanto c’è di amore nel tuo abbraccio, non solo mio desiderio ma”desiderio cosmico” che volge la morte in gioia, via da nessuno pensata, perchè sia la “morte come varcar la soglia/ e uscire al Sole”.

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  5. quando il Mistero ci viene incontro,c’e’ poco da ragionare,ci scombina le carte sul tavolo,ci appende al palo,come l’appeso dei tarocchi..pero’ da quella posizione possiamo avere un “altro punto di vista”, ..la vocazione al mistero della morte e’ di tutti.., questo direttore-spirituale, e’ proprio necessario ?

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  6. Il mistero della vita che è stata messa nelle nostre mani. Dobbiamo usare nostra intelligenza, nostro cuore, nostra anima per capire come svolgere progetto che è stato affidato a noi.
    La vita qua non è solo la vita per se stessi ma è un dono che ha un senso, per ogni uno di noi.
    Ogni uno di noi fa la sua strada, ogni uno di noi fa la parte della storia, e ogni parte e collegata con altra, e insieme costruiamo Progetto affidato nel nostro cuore.

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  7. “Ma chi avrebbe sostenuto me, in un momento così duro?”
    Ogni giorno c’è un momento duro, un momento nel quale solo il pensiero delle parole già dette ti salva, e ti aiuta a rivolgere lo sguardo in cielo.
    La Vergine Maria, fa capolino dietro una nuvola e tu la vedi!
    sei salva anche oggi in un momento così duro.

    grazie sempre a te e ai miei ragazzi!

    ernestina.

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  8. La comunità può, deve, saprà essere “padre misericordioso”.
    Certo, la sensazione è che, come sempre, esista un fratello maggiore costretto a subire molti torti, in ultimo, quello di ascoltare un pubblico ringraziamento esplicito dal pulpito; costretto cioè a inchinarsi a chi ha saputo creare così tanti problemi, a chi ha contribuito in prima persona a vanificare un progetto di felicità in atto per così tante persone, nel tentativo egoistico di risolvere in modo assurdo proprie insoddisfazioni personali.
    Ma ora si uccide il vitello grasso e si chiede al fratello rimasto di provare compassione per una sofferenza che a nessuno può essere raccontata. E’ giusto così, perché la comunità può, deve, saprà essere “padre misericordioso”; d’altronde, a chi può importare di giudicare ancora tanta banale umanità.
    Una cosa però sentirei di chiedere ai protagonisti di questo romanzo: niente più fingimenti e nascondimendi, solo verità e poi… che sia pace e serenità per tutti, nessuno escluso.

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  9. Una frase di Dino Buzzati scrive, più o meno, che un po’ più in là della nostra solitudine c’è chi amiamo. Di quella frase è l’ “un po’ più in là” a colpirmi. Non una distanza abissale, non una pezza consolatoria. Come un invito a spostare un po’ lo sguardo, a provare a guardare con occhi non nostri ma altri.
    Certo, è un paradosso trovarsi o essere chiamati in situazioni quando i nostri bisogni o i nostri desideri sono proprio tutt’ altro. Ci pensavo ancora qualche giorno fa, anche osservando il posto in cui lavoro (il mondo non è come vorremmo o desideriamo, anche se i nostri desideri sono ai nostri occhi, tutto sommato, di giustizia, di armonia, di verità; è la realtà, anche indigesta, in cui siamo parti in causa, chiamati a vivere, a mettere la nostra parte per cambiare). Non è semplice passare dal rifiuto più o meno inconsapevole, alla logica dell’accettazione. Ma forse la soluzione, il messaggio è proprio lì, nel fidarsi che un progetto si realizza magari passando dalla strada opposta, e che siamo chiamati a mettere un pezzo che non sapevamo neanche di avere.

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