53. Tutto pronto

da qui

Tra sconforti ed entusiasmi, sconfitte ed euforie, entravamo nell’epoca nuova, che ci avrebbe traghettati dal non essere all’essere, a lungo sospirato.
Ciò comportava la conversione di pensieri e sentimenti, la coscienza lucida della verità, che avrebbe attratto a sé la dimensione sensibile. Era il punto critico che aveva frenato da sempre un dinamismo già avviato. Conoscevamo da due anni la nostra verità, ma c’eravamo, in un modo o in un altro, ribellati. Prevalevano ragioni soggettive, tratti del carattere, paure e resistenze durissime a morire. Era la soglia da varcare, la morte a noi stessi, così raccomandata da don Mario. Avremmo rinunciato ai pregiudizi, lasciato che il Signore ci plasmasse, sovvertendo i nostri schemi: solo allora ci saremmo sentiti liberati, aderendo al progetto senza rimettere tutto in discussione. Mi tornò alla memoria un biglietto che don Mario m’aveva consegnato in tempi ormai remoti e che era già mezzo cancellato: Non si può mai affrontare alcuna situazione, persone comprese, senza usare l’intelligenza. Occorre sempre capire il momento della vita che si vive. Non si può invertire la logica delle cose e delle situazioni. Lo stato d’animo e la sensazione devono essere effetto di un valore, di una situazione o di un’idea. Guai se sono il punto di partenza. Come sempre, venivano da lui le ispirazioni decisive: urgeva una metanoia, un cambiamento radicale della mente. Ora che tutto era pronto per l’azione, non si sarebbe potuto rimandare.

11 pensieri su “53. Tutto pronto

  1. Tutto –
    una parola sfrontata e gonfia di boria.
    Andrebbe scritta fra virgolette.
    Finge di non tralasciare nulla,
    di concentrare, includere, contenere e avere.
    E invece è soltanto
    un brandello di bufera.

    Wislawa Szymborska

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  2. METANOIA
    Dopo che l’essere ha conosciuto fino in fondo il percorso: emigrazione dalla mediocrità alla perfezione, “più alta gioia”, combattendo con volontà aperta, profonda preghiera, consigli, studio, lacrime, beato chi possa dire: “tutto è pronto” e nel vento dello Spirito, “indicibile silenzio”, farsi essenziale rinnegamento: “una deposizione della luce” alla fine di una stanca giornata, un morire in una totale trasfigurazione.

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  3. “Seguire Gesù vuol dire metterlo al primo posto, spogliarci delle tante cose che soffocano il nostro cuore.”
    Papa Francesco

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  4. 17 settembre – STIMMATE DI S. FRANCESCO

    Francesco portò in sè l’immagine del crocefisso,
    non scolpita da artista umano..ma tracciata
    nella sua carne dal dito del Dio vivente.
    (Dalla – Legenda minor- di S. Bonaventura)

    Padre Santo, che hai insignito il tuo servo Francesco con le sacre stimmate
    della passione del tuo Figlio, fa che di null’altro ci gloriamo se non nella croce
    di Gesù Cristo.

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  5. Capire il momento che si vive mentre lo si vive e’ qualcosa che sembra così difficile…farsi storici, critici, lettori di noi stessi, mentre si liberano situazioni, crescono pensieri, avvengono cose. Perché talvolta rimangono finestre aperte su tempi diversi da quelli che si vivono, e si guarda troppo lontano, o ci si avvoltola un po’ malinconici su un passato bello che finito. Bello pensare, cercare una sincronia, sapiente, tra cuore, mente, memoria, intelligenza.

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  6. Ultima domenica, il prete dove sono andata in chiesa io ha detto nella omelia: ogni uno di noi ha suoi progetti nella vita, ogni uno di noi vuole che la vita sarà bella come un quadro, però spesso questo quadro si spezza per varie disgrazie e diventa una croce; non c’è da disperare, ma bisogna prendere questa sua croce e andare avanti, perché attraverso la croce c’è la salvezza.

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  7. Mi tornò alla memoria un biglietto che don Mario m’aveva consegnato in tempi ormai remoti e che era già mezzo cancellato

    E a un certo punto accade e ci vuole tutto il tempo necessario perché sia tutto chiaro, si realizzi, ogni cosa prenda il proprio posto. Un incastro perfetto, direbbero i tipi dei puzzle, ma non per chi cerca sostegno nell’inchiostro scolorito di un foglietto vecchio, memoria necessaria che asfalta a tratti una strada lunga e spesso sconnessa.

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  8. Non temo il cancellarsi dei biglietti, ma lo sbiadirsi dell’animo, come se la vita divenga il sopraggiungere di un colpo di spugna. Alla memoria dell’amore, all’ eredità ricevuta, sì, dobbiamo dare una fisicità, fosse anche solo una parola in cui ritrovarsi, ritrovare sé stessi, come un’identità che contraddistingue in ogni momento, e come un incontro che non finisce mai.

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