55. Il mare, il male.

da qui

Venne il giorno della verità, in cui decidemmo di guardarci dentro al di là di paure e resistenze.
In quei giorni, nelle confessioni, avevo ripetuto ai penitenti di non confondere l’identità profonda col groviglio di problemi in cui si trovavano invischiati. Anche noi avremmo dovuto lasciare che lo sguardo si snebbiasse, far emergere da dentro il Progetto pensato dal Signore, esposto al rischio di restare un’utopia bella e impossibile. Mi accorgevo della sua stanchezza, dell’assenza di motivazioni, una deriva che impediva di scorgere uno sbocco positivo. Per questo volevo si arrivasse a una resa dei conti con se stessi: se Dio concede un dono, non intende sprecarlo. Sapevo di rischiare, perché io nel disegno ci credevo, ci giocavo la vita. Il cuore si accendeva, accarezzando la proposta, e questo era un segnale sufficiente: il resto era fede, abbandono a Colui che ne sapeva più di noi, garantendo la riuscita dell’impresa. Non mi sarei mai tirato indietro, grazie all’esempio di don Mario: ricordo che era allergico ad ogni alternativa al volere del Signore; secondo lui, accolta la Parola, avremmo dovuto soltanto realizzarla. Del resto, quante profezie diventavano realtà in quei giorni gravidi di attese! Gli ostacoli erano solo in apparenza insuperabili, il mare tornava a ritrarsi per il popolo di Dio, davanti all’avanzata dei carri e dei cavalli. Il diavolo cercava di mutare ogni meta in un miraggio: si sarebbe dannato un’altra volta pur di vederci divisi per i secoli dei secoli.

6 pensieri su “55. Il mare, il male.

  1. Resa dei conti

    Annegare poesia in un pub per soli uomini
    quelli con solo un tavolo davanti
    senza orizzonte, al massimo un separé.

    Attorcigliarsi come edera alla vite
    a succhiare il nettare in fermentazione
    e coprire i grappoli agli occhi degli esperti.

    Perdersi in maschera attorno ad un tabù
    girando e cantando canzoni sconce
    alla prima occasione da trasformare in pianto.

    Agitare fantasmi per confondere la via
    movimentare il nulla della nostra pochezza
    costruire una fiaba senza armatura.

    Guardarsi negli occhi nella pozzanghera
    senza vedere che cielo sporco.

    Lorenzo Poggi

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  2. “Abbandono a Colui che ne sapeva più di noi”

    E’ per sempre ormai quel progetto così chiaro dove si canta l’insuperabile nell’Amore anche se la “la vita è pianto”: “Ti esalta dapprima la lucida visione..poi nulla! Tenebra e smarrimento”. E’ per tutti l’esempio di Gesù, un germoglio in fiotti di sangue nella coscienza che il Figlio dell’uomo debba molto soffrire; l’ardente apostolo delle genti portò conficcata una spina nella carne che non le venne tolta neppure dalla ripetuta preghiera, e a Pietro fu riservato nella vecchiaia, di tendere le mani ed essere cinto da altri e portato dove non avrebbe voluto andare.
    “La disciplina del dolore è necessaria alla nostra debolezza”, per non insuperbire e affinchè risplenda in tutti la potenza di Cristo: perchè “il mare tornerà a ritirarsi per il popolo di Dio”.
    “Quando mi sarò unito a Te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena dovunque. Sarà vera vita la mia vita, tutta piena di Te”. (S.Agostino)
    E’ nella mia debolezza “ove mi dò convegno”, Amore, dove Tu fai fiorire la primizia di una parola: ti basta la mia grazia.

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  3. Cercando grandi opportunità nella vita dimentichiamo del essenziale- portare bene, amore, gioia. Perché dove c’è Amore là c’è Dio. E più amore ci sta più nemico viene sconfitto. E questo è il Progetto di Dio- sconfiggere il Male.

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  4. Ultimamente ho seguito mondiali in pallavolo. Cosa mi è piaciuto nella sguadra che ha vinto? Il gioco di squadra, concentrazione, voglia di vincere,se uno sbagliava non veniva punito ma incoraggiato (tranquillo, tutto a posto,stiamo insieme),senza litigi, rabbia. Allenatore calmo,non sgridava la sua sguadra ma incoraggiava (c’è lo faremo, siete forti), li dava indizi come giocare e loro sempre con calma e attenzione lo ascoltavano guardando nei suoi occhi; quando si buttavano giù dopo le sconfitte, lui la tirava loro spirito per combattere. Il pubblico fantastico- applaudiva per dire- stiamo con voi vincere questa partita, cantavano – stiamo campioni, e- i soldi non è tutto (più importante è amicizia,…)
    E penso che questi valori si dovrebbe portare nella vita- gioco di squadra, incoraggiamento, aiuto, dare la forza e sorriso una ad altro, perché tutti insieme giochiamo allo stesso mondiale- sconfiggere il Male.

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  5. L’identità profonda la immagino come quel terreno di Lc 8 del Vangelo di sabato, che ci è stato donato e che sappiamo buono, ma va dissodato, bonificato…e stiamo lì, con perseveranza, a volte stanca e imprecisa, a volte paziente e meticolosa, a togliere i piccoli rovi e i sassi che farebbero soffocare il vero ed il più bello che siamo, che ci lascerebbe sterili ad ogni seme, anche al più raro e prezioso.

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