I LIBRI DEGLI ALTRI n.101: Il lento spegnersi di un mondo.

Annalisa Macchia, Interporto est, Il lento spegnersi di un mondo. Annalisa Macchia, Interporto est, con una Postfazione di Luigi Fontanella, Bergamo, Moretti & Vitali, 2014

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di Giuseppe Panella

Interporto est è la narrazione dolorosa e partecipata di un evento personale dell’autrice che, attraverso la mediazione della scrittura poetica, giunge a cogliere una possibile dimensione di condivisa commozione universale. Scrive Luigi Fontanella nella sua Postfazione al testo della Macchia, rilevando la funzione fondamentale del personaggio della madre, figura centrale e, contemporaneamente, muta nella costruzione di quel “filo rosso” che costituisce la sostanza del narrato e lo conduce verso una sorta di bilancio della situazione del presente :

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13. Un progetto irripetibile

da qui

Pindaro scriveva: “diventa ciò che sei, avendolo appreso”. Già allora, tra il 400 e il 500 a. C., intuiva l’unicità di ogni essere e il fatto che occorre, per raggiungere un’espressione completa di se stessi, una prassi difficile di apprendimento. Continua a leggere

In ricordo di Gianmario Lucini

Lucini

La notizia della scomparsa di Gianmario Lucini mi ha molto scosso, per l’affetto e la stima di anni, per il dono grande del suo ascolto e della sua dedizione alle mie poesie (da ultimo, mi aveva dedicato un quaderno monografico) e a quelle di centinaia di autori, per la sua generosità davvero rara ed esemplare. Ma la notizia ha scosso anche la comunità poetica, basti visitare la sua pagina Facebook. Mi mancherà e ci mancherà tanto la sua presenza mite e forte di uomo autentico, schietto e aperto, il suo essere artista e operatore culturale in un contesto sociale e culturale spesso ingrato e apatico.
Il lavoro di editore lo vedeva presente in molti angoli d’Italia, e anche a Sassari, dove si era lavorato assieme alla rappresentazione di un poemetto di David Turoldo, ma anche ad un incontro con gli studenti in occasione dell’uscita dell’antologia di poesie sulla mafia (L’impoetico mafioso), con la testimonianza di un magistrato amico di Falcone e Borsellino, e di presentazioni di altri libri.
Ci siamo ospitati a vicenda, e ho ancora vivido il ricordo di una lunga escursione sulle Orobie, i suoi silenzi e la sua sobrietà che me lo facevano sentire così affine. Continua a leggere

12. Prezzi salati

da qui

E’ urgente cambiare opinione riguardo alle scelte essenziali della vita; ricordare ai giovani, ad esempio, che intraprendere una strada per vantaggi economici ipotetici fa trovare a mal partito, perché il mondo è spietato sul rendimento personale e la produttività e i risultati si raggiungono solo nel campo per cui si è predisposti. Continua a leggere

Siamo fatti di tempo

nastro

[Come già qui, ripropongo un brano del mio amico Momo Getter]
Noi siamo fatti di tempo. Siamo fatti del tempo delle cose e dei luoghi che ci circondano. Non c’è modo di sottrarsi a questa curiosa sovrapposizione, proprio nessuno. Nelle serate incantate del Caffè Centrale, ad esempio, siamo fatti della compagnia dei nostri amici; lungo i binari della piccola stazione, siamo fatti dell’attesa e della concitazione che, a turno, precedono e seguono gli arrivi dei treni. Davanti all’ oceano – che meraviglia! – siamo fatti della vastità silenziosa di quel panorama. Continua a leggere

Vivalascuola. Appello. Date una mano, date gambe alla LIP!

Vivalascuola aderisce a un duplice appello in favore della LIP, la Legge di iniziativa popolare Per una buona Scuola per la Repubblica, sottoscritta da oltre 100.000 cittadini: 1) un appello ai Presidenti di Senato e Camera affinché permettano che la LIP possa avere la stessa visibilità e lo stesso percorso istituzionale che sta avendo in questi giorni il Piano “La Buona Scuola” presentato il 3 settembre da Matteo Renzi; 2) un appello a insegnanti, studenti, cittadini affinché nelle scuole e ovunque possibile si porti l’attenzione sulla Lip, cioè su un testo di riforma della scuola che – a differenza di quello governativo – non può contare sulla propaganda della maggior parte dei media, nonché sull’occupazione di tutti i possibili spazi istituzionali. E’ necessario che la “consultazione” promossa dal Governo non sia a senso unico e possa svolgersi nel confronto con ipotesi alternative. Nell’interesse della scuola e nell’interesse della democrazia. Continua a leggere

«L’UOMO È BUONO» (2)

L'uomo è buonoLeonhard Frank, L’uomo è buono, Del Vecchio Editore (traduzione e cura di Paola Del Zoppo)

Nel ciclo di cinque novelle L’uomo è buono, Frank mette in scena una lenta e inesorabile presa di coscienza del popolo della necessità della pace. Nel primo racconto, Il padre, un cameriere d’albergo con una avviata carriera si annichilisce nella disperazione per la morte dell’unico amato figlio finché non trova la forza di reagire e di trascinare con sé, a manifestare per strada, donne e vecchi rimasti a casa a vivere la difficoltà della solitudine e dell’abbandono derivanti dalle molte morti sul fronte. Di racconto in racconto – in ognuno una figura centrale che focalizza il dolore e la forza di chiedere la pace – frotte di persone si riversano in strada Continua a leggere

11. Il mondo del bambino

da qui

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, scrive Dante nel XXVI canto dell’ Inferno, dove riflette sull’ingegno e sul suo impiego: è un dono di Dio, ma il desiderio di sapere può anche trascinare al fallimento, se non lo guida la virtù cristiana. Continua a leggere

“PROGETTO SANTIAGO”, UNA NUOVA INIZIATIVA EDITORIALE

NASCE “PROGETTO SANTIAGO”, LA PRIMA REALTÀ EDITORIALE

GESTITA AL 100% DAGLI SCRITTORI

20 professionisti tra scrittori, editor e artisti si uniscono per dare vita ad un nuovo soggetto editoriale con un obiettivo chiaro: «Decidiamo noi cosa pubblicare, non il mercato». Subito online l’invito aperto ai lettori: tutti possono aderire al progetto cliccando su www.progettosantiago.it

Genova, 23 ottobre 2014 – Tutti fuori dall’editoria aziendale, per fare spazio ai lettori e agli autori. Sono queste le basi del nuovo progetto culturale ideato da Antonio Paolacci, scrittore ed editor di lungo corso, e forte di un collettivo di 20 scrittori affermati, pronti a far rivivere in chiave contemporanea la figura dell’editore puro, a caccia di talenti piuttosto che di boom commerciali. Pensando prima di tutto ai lettori, chiamati a riprendersi il loro ruolo di protagonisti. Continua a leggere

10. Sguardo profetico

da qui

E’ facile trovare una pecca del mondo moderno nella negazione dell’individualità, la massificazione che riduce a numeri, a consumatori, ad acquirenti di prodotti fatti in serie. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.100: La folla solitaria. Carmelo Consoli, “La solitudine dei metrò”

Carmelo Consoli, La solitudine dei metròLa folla solitaria. Carmelo Consoli, La solitudine dei metrò, prefazione di Paolo Ruffilli, Castelfranco Veneto (Treviso), Biblioteca dei Leoni – LCE Edizioni, 2014

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di Giuseppe Panella

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Una Terra Desolata di dimensioni certo meno epocali balena frequentemente nei versi sconsolanti ma classicamente proposti e torniti da Carmelo Consoli. La solitudine della vita in città che un tempo costituivano un ideale di convivenza civile e umana è il tema fondamentale di questa raccolta ricomposta e definita come un ideale poemetto in cui esperienza personale e sentimentale e vocazione della scrittura si riuniscono in un tentativo riuscito di loro sintesi.

Consoli soffre della sua visione della “folla solitaria”1 di cui pure è costretto a fare parte e in cui si immerge sia pure a fatica, con un intimo moto di ripulsa.

La cifra che ne risulta è un’angoscia diffusa, una forma assoluta di ripiegamento su se stesso che solo nella scrittura poetica potrà trovare qualche forma di risarcimento adeguato. Scrive a questo proposito anche Paolo Ruffilli nella sua Prefazione al volumetto :

«Dominante, in questa poesia che si può definire “civile”, è la componente angosciosa: quella, appunto, che deriva da una lucida analisi della realtà, dalla conoscenza e dalla consapevolezza del suo degrado, di una progressiva alienazione che si è impadronita dell’uomo. E c’è tuttavia l’innescarsi, in questo quadro negativo, di una speranza, di una possibilità di salvezza, legata all’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione. Al centro di questo libro si pone la mitologia del quotidiano, colta nel suo paesaggio privilegiato, quello urbano, con i suoi esterni ed interni, case, strade, dove mostruoso rilievo acquistano i resti di quella civiltà meccanica che, accompagnandoci ormai costantemente senza mollarci attraverso computer e cellulari, mentre ci offre nuove e più larghe opportunità, ci assedia e ci svuota di ogni personalità, condannandoci alla solitudine e all’insoddisfazione»2.

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Guido Michelone intervista Franco Acquaviva

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A tu per tu con il poeta, attore, regista teatrale.

Per iniziare, così, a bruciapelo chi è Franco Acquaviva?
Sono un provinciale che ha avuto la fortuna di conoscere da vicino uomini straordinari del teatro, maestri che hanno influenzato il mio cammino; sono uno che a 19 anni è scappato da una piccola città come Como, nella quale sono nato, ed è finito a Bologna, al Dams, alla metà degli anni ’80, in un momento che è stato forse tra i più vitali in città dopo i fasti e le feste, ma anche i drammi, del ’77. Al Dams ci insegnavano Umberto Eco, Giuliano Scabia, Gianni Celati, Luigi Squarzina, Claudio Meldolesi, Fabrizio Cruciani, Gianni Polidori e molti altri; c’era un livello altissimo di qualità nell’insegnamento e si faceva moltissima sperimentazione. Continua a leggere

John Magee

da qui

Un pranzo come tanti, si sarebbe detto, qui al Divino Amore. Quattro chiacchiere tra preti tra un impegno e l’altro, magari sperando di non tirarla in lungo, perché hai tanto lavoro da sbrigare. Continua a leggere

LEONHARD FRANK, “L’UOMO È BUONO” (1)

Leonhard Frank, L’uomo è buono, Del Vecchio Editore (traduzione e cura di Paola Del Zoppo)

L'uomo è buonoNel ciclo di cinque novelle L’uomo è buono, Frank mette in scena una lenta e inesorabile presa di coscienza del popolo della necessità della pace. Nel primo racconto, Il padre, un cameriere d’albergo con una avviata carriera si annichilisce nella disperazione per la morte dell’unico amato figlio, finché non trova la forza di reagire e di trascinare con sé, a manifestare per strada, donne e vecchi rimasti a casa a vivere la difficoltà della solitudine e dell’abbandono derivanti dalle molte morti sul fronte. Di racconto in racconto – in ognuno una figura centrale che focalizza il dolore e la forza di chiedere la pace – frotte di persone si riversano in strada fino a formare un enorme corteo che comprende idealmente tutti coloro che ritengono di dover gridare a gran voce che la guerra è utile solo a conservare lo stato delle cose e ad aumentare la disperazione. La sciagura e il dolore, mascherati da onore e sacrificio, vengono qui svelati in tutta la loro indigesta oggettività. La narrazione scoperchia il vaso di Pandora per affrontare la realtà dei mali uno a uno, in un energico slancio verso la reazione, verso l’ottimismo e la presa di coscienza della forza del singolo, perché “l’uomo potrà essere e sarà umano quando non sarà più costretto all’inumanità”. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 276

Che il piccolo condominio dove sono venuto ad abitare avesse qualcosa di strano l’ho capito un paio di giorni dopo il trasloco, quando, nell’- e dall’appartamento che sul campanello recava scritto “Don Franco R…”, ho visto entrare e uscire più volte una bella giovane dall’abbigliamento disinvolto che ogni volta scambiava con un uomo la cui voce proveniva dall’interno battute dal contenuto decisamente intimo.
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