24. Catene spezzate

da qui

Nel Vangelo appare, e nemmeno tra le righe, un Cristo poeta, naturalmente aperto alla bellezza: Osservate come crescono i gigli del campo: essi non faticano e non filano; eppure vi dico che neanche Salomone, in tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Ora, se Dio veste in questo modo l’erba dei campi che oggi è, e domani la gettano nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? (Mt 6,28-30).
Conosciamo i problemi legati al concetto di bellezza, a cominciare dalla polarità oggettivo/soggettivo. Nell’antica Grecia, s’intrecciano motivi cosmologici, sociali, matematici, retorici, fino alle grandi riflessioni di Platone (collegamento col mondo delle idee), Aristotele (unità di piacere e conoscenza) e Plotino (traccia dell’Uno). Nel suo libro The Analysis of Beauty (1753), William Hogarth elenca sei principi che costituirebbero, a suo modo di vedere, gli ingredienti dell’autentica bellezza: forma, varietà, regolarità, semplicità (che modera la varietà), complessità (qualcosa da scoprire solo a poco a poco), quantità. Immanuel Kant evidenzierà caratteristiche diverse: disinteresse, universalità e necessità. Presto si affaccerà il contrasto tra canoni classici e canoni moderni, ma resta, di fondo, la percezione concreta di armonia di cui l’uomo non può essere privato, se non lo si vuole degradare, come ricorda Dostoevskij: L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma senza la bellezza non potrebbe vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.
Dobbiamo guardarci dalle visioni della vita che, per andare all’essenziale, ci privano di tutto: è il rifiuto d’impegnarsi a ricevere e dare le promesse della vita. Il superfluo non è inutile, lo spirito è in grado di gustare le cose, e soffre quando viene soffocato. E questa, spesso, è opera dei ricchi e dei potenti, che asserviscono gli uomini e le donne per farne degli schiavi incapaci di reagire. Che la bellezza salvi il mondo è un adagio sempre valido: ma essa raggiunge lo scopo, aggiungerei, spezzando le catene.

4 pensieri su “24. Catene spezzate

  1. La bellezza

    La bellezza cammina fra di noi
    come una giovane madre
    quasi intimidita dalla propria gloria.
    La bellezza è una forza che incute paura
    come la tempesta scuote
    al di sotto e al di sopra di noi
    la terra e il cielo.
    La bellezza è fatta di delicati sussurri
    parla dentro al nostro spirito
    la sua voce cede ai nostri silenzi
    come una fievole luce che trema
    per paura dell’ombra.
    La bellezza grida tra le montagne
    tra un battito d’ali e un ruggito di leoni.
    La bellezza sorge da oriente con l’alba
    si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto
    arriva sulle colline con la primavera
    danza con le foglie d’autunno
    e con un soffio di neve tra i capelli.
    La bellezza non è un bisogno
    ma un’estasi,
    non è una bocca assetata
    né una mano vuota protesa in avanti
    ma piuttosto ha un cuore infuocato
    e un’anima incantata.
    Non è la linfa della corteccia rugosa
    né un’ala attaccata a un artiglio.
    La bellezza è un giardino sempre in fiore
    e una schiera d’angeli sempre in volo.
    La bellezza è la vita quando la vita si rivela.
    La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio
    e noi siamo l’eternità e lo specchio.

    K. Gibran

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  2. “La vita ha colore della nostra immaginazione” ( se non mi sbaglio, ha detto Shakespeare).
    Vediamo il mondo così come è il nostro cuore. Le persone “belle dentro” riescono vedere tutta la bellezza che ha creato Dio per noi. Altri… soltanto stanno lamentarsi di tutto.

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  3. Tanti anni fa ho letto una frase che mi ha colpito:
    si lamentiamo che il mondo è cattivo, ma non è vero. Non mondo è cattivo ma la gente che abita sulla terra. Se togliamo tutte le persone dal mondo, il mondo esisterà lo stesso, con tutta la sua bellezza.

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