36. Il senso del dolore

da qui

Il tema della sofferenza è sempre attuale, anche, e forse soprattutto, in un discorso sull’essere e i valori. Per vivere all’altezza dell’identità profonda è necessario uno strenuo lavoro su se stessi, una rettifica continua di pensieri e sentimenti, un dispiegamento massiccio di virtù. Tutto questo provoca dolore: ma si tratta di un dolore fecondo, le doglie del parto, secondo l’immagine di Paolo di Tarso e di Gesù. E’ l’impegno di una vita, che richiede tempo prima di far sperimentare soddisfazioni più profonde di quelle che una cultura dell’effimero elargisce a piene mani. E’ precisamente qui che si agganciano le subdole illusioni del New Age, con le ricette patetiche di maghi e ciarlatani che mescolano ingredienti incompatibili, brandelli di scienze occulte e religioni, oroscopi e pratiche esoteriche, tracce sparse di filosofie d’accatto, fatte ingurgitare agli ignoranti come granitiche certezze. Il tutto immolato sull’altare del mito del benessere, del dovere di sentirsi bene, costi quel che costi, con le inevitabili derive di egoismo e solipsismo, equivalenti, dal punto di vista della fede, all’eclissi dello spirito. L’illusione del New Age è tanto più grave in quanto si presenta come alternativa alla civiltà occidentale dei consumi, mentre tratta le tematiche spirituali alla stregua di oggetti di mercato, in un commercio tanto più squallido quanto più si pone come alternativa all’ideologia materialista. La verità rifugge da queste certezze artificiose: ci mostra una via che non di rado è attraversata dal dubbio e dall’angoscia, dalla sfida alle proprie capacità di resistenza, dalla tenacia necessaria ad ogni impresa veramente umana. Il rifiuto della sofferenza non può che condurre a qualche forma cronica d’immaturità, a una vita indegna d’essere vissuta non perché provata dal dolore, ma solo perché ormai priva di senso.

9 pensieri su “36. Il senso del dolore

  1. Pienamente d’accordo. L’illusionismo operato dalle correnti New Age gioca sulla semplificazione dei messaggi e sull’estrema banalizzazione dei contenuti. Il rifiuto della sofferenza però è facilmente contagioso perché è una tentazione comprensibilmente umana. Quanti credenti si smarriscono davanti alla sofferenza (agli occhi umani spesso ingiusta)? Quanti credenti pregano con l’aspettativa di evitarla? È invece proprio la gioia la vera sostanza della sofferenza cristiana. La fiducia nell’abbandono, che è cosa molto diversa dalla rassegnazione.

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  2. “Il rifiuto della sofferenza non può che condurre a qualche forma cronica d’immaturità, a una vita indegna d’essere vissuta non perché provata dal dolore, ma solo perché ormai priva di senso.”

    La mia vita, allora un senso ce l’ha eccome! se ci riferiamo al dolore. Secondo la mia umile esperienza, devo dire che sarebbe stato, anche meglio se tanto dolore non mi avesse raggiunta. Come si dice banalmente:- ma anche no!-…( battuta).Mi sarebbe bastato vedere gli occhi di mia nipotina e il suo sorriso, che non le manca mai un solo attimo della giornata, per capire il senso che Cristo ci ha donato facendosi uomo come noi; chissà se anche Lui aveva sempre il sorriso? chissà com’era Gesù da bimbo?…. sicuramente birichino sennò non ci avrebbe lasciato con le Sue parole ormai “famose” “lasciate che i bimbi vengano a me e solo attraverso loro vedrete il regno dei cieli”.

    Dedico questa poesia a tutte le donne, soprattutto a quelle che non hanno potuto avere figli, “siete comunque madri nel cuore”vi voglio bene!
    A mio figlio e alla sua cara compagna che ha avuto l’onore di partorire con- dolore- la bimba che ha portato la luce a tutti noi: ” Grazie cara di questo grande regalo!”

    “non è detto comunque che il dolore sia così necessario, ma il discorso sarebbe troppo lungo e articolato.”

    Dedica

    Madre,
    m’hai custodita
    quale chicco di grano
    dentro la buona terra.
    Poi,
    vidi la luce
    e dietro la corazza
    il tenero tuo cuore
    e la concreta mente
    pure capace
    d’alati sogni.
    Sei vera
    negli occhi che tradiscono il pensiero,
    il pudore d’aprire
    le più segrete pagine
    del libro della vita.

    I Volti dell’amore. di Rossana Mezzabarba Nicolai

    ernestina.
    ringrazio, sempre Fabrizio Centofanti, che ci da l’opportunità di dare in po di noi.

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  3. Nessuno non vuole soffrire. Ogni uno di noi vuole essere sempre bello, giovane e con piena salute. In momento di sofferenza subito prendiamo le medicine per allontanare dolore; se non passa- cominciamo bestemmiare e accusare Dio: cosa ho fatto di male?!
    Ma non è così. Dolori, sofferenza morte non vengono da Dio, perché Dio è amore. Sofferenza viene dal male che gode quando cominciamo bestemmiare e accusare Dio.

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  4. Una volta ho sentito una assurda frase: come Gesù è morto sulla croce così vuole che anche noi soffriamo.
    La vendetta di Dio?! Niente di più assurdo. Gesù è morto sulla croce per liberare noi dal male, con tutto amore voleva dare a noi la felicità.

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  5. il tema della sofferenza mi ricorda l’anniversario trentennale della lettera apostolica “Salvifici doloris” scritta da Giovanni Paolo II . Ne Incoraggio la lettura (ed anche la rilettura ) perchè l’esperienza della sofferenza e del dolore ci accomuna tutti e l’invito del Papa è proprio quello di farci capire come questa esperienza ,se vissuta con amore ,può contribuire al bene di coloro che amiamo e di chi ci sta vicino nel quotidiano. E’ un documento sul senso cristiano della sofferenza umana ,conoscerne il contenuto da’ fortezza nella lotta tra il bene e il male. E ne abbiamo tanto bisogno.,,,,,

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