38. La verità irrinunciabile

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La verità è la premessa di tutto. Sappiamo che oggi, se c’è un concetto entrato in crisi, è questo: vogliamo essere accettati e compresi, facciamo di tutto per ottenere riconoscimenti, per esempio in quella bolgia che, vista dall’esterno, è la vetrina dei moderni social network; formuliamo l’immagine da dare in pasto ad “amici” sempre più distanti nella loro apparente vicinanza, sperando in un cenno d’intesa o di complicità, che ci liberi, almeno per un attimo, dall’angoscia della solitudine. E’ come se la nostra vita potesse prescindere dalla verità, come se i valori umani sopravvivessero miracolosamente al sacrificio della vera identità. E’ chiaro che il soggetto viene prima della sua esposizione a un pubblico reale e ormai spesso virtuale, e che nessuna approvazione potrà risarcire la perdita di sé o colmare il divario tra apparenza e verità. Ciò che si smarrisce è l’unicità della persona, il mistero che affonda le radici in un progetto originario, e il conseguente ritrovarsi nella realtà che Agostino d’Ippona definiva più intima a noi di noi stessi. La verità respinta in nome di una socialità semplificata riemerge di continuo sotto forma di gaffes, di gesti inconsulti, di lapsus che richiedono scuse frettolose e tentativi di rettifica inutili e patetici. Per quanto la si voglia eliminare, la verità risorge irriducibile come condizione di bontà, unità e bellezza della vita. Più la si nega, più ci si accorge che il mondo, per continuare a funzionare, non può farne a meno. Il nichilismo vorrebbe mettere al bando la filosofia in nome della vita, come se potessimo fare a meno del pensiero: così vengono meno le certezze che scaturiscono solo dalla mediazione di una ragione aperta alla sapienza. La verità non può fare a meno del contatto tra pensiero e mondo, teoria e prassi della vita.

3 pensieri su “38. La verità irrinunciabile

  1. LA VERITA’ IRRINUNCIABILE
    Figlio divino, Verità irrinunciabile: Sapienza uscita dalla bocca del Padre, “canta, o Verbo, le tue lodi al Padre, il tuo canto mi ammaestrerà”. ( Clemente d’Alessandria)

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