42. Nuovi orizzonti

da qui

Ciò che non risponde al vero non soddisfa l’uomo, impedisce di crescere e mortifica lo spirito. Oggi ci si chiede, nella migliore delle ipotesi, che senso abbia la vita, che cosa significhi quello che si fa. Se manca un’idea di dignità, non può esserci una meta all’altezza dell’umano. La notizia peggiore è che molti non s’interrogano nemmeno più su questi temi. Mancano i punti di riferimento; la domanda, per esempio, sul fine ultimo dell’uomo: la gloria di Dio, si diceva in un linguaggio un po’ antiquato; c’era il senso di un superamento, un andare al di là del contingente, l’approdo a una verità più ampia di quella del singolo individuo. Solo in un’ottica simile è possibile sentire la vita come dono: denken ist danken, pensare è ringraziare, scriveva Martin Heidegger. Accettare di dipendere da un Altro, accogliere il proprio statuto di creatura, la libera obbedienza a un Padre come fonte originaria, è il gesto dei “poveri di Dio”, pronti a cercare nell’Altissimo il rifugio e il fondamento della vita. E’ qui che si produce la speranza, parola assente nel testo dei vangeli: perché il regno, per Gesù, è già qui: non solo in mezzo a noi, ma addirittura dentro. Diventarne consapevoli significa attingere a una vita interiore, non solo naturale, plasmata nei processi biologici e istintivi secondo valori trascendenti. E ancora più a monte, è necessario andare oltre un pensiero pessimista, aprire gli orizzonti alla luce di una visione rinnovata dell’uomo e della storia. Una cultura antica e nuova, capace di ridare respiro a un agire asfittico e a un ripiegamento su se stessi che ha privato la persona della nozione stessa di futuro.

7 pensieri su “42. Nuovi orizzonti

  1. Sei il futuro, Tu

    Sei il futuro, Tu, il rosso immenso del mattino
    sulle pianure dell’eternità.

    Sei il canto del gallo, Tu, dopo la notte del tempo,
    la rugiada, Tu, sei la preghiera del mattino
    e la fanciulla, lo straniero, la madre e la morte.

    Sei la forma che trasmigra,
    che sola, sempre, si leva dal destino,
    che non riceve festa, nè compianto,
    come un bosco selvaggio mai descritta.

    Sei l’essenza profonda delle cose
    che di se stessa tace l’ultima parola
    e sempre altra si offre ad ogni altro;
    alla nave, come costa; alla terra, come nave.

    R. M. Rilke

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  2. “I POVERI DI DIO”

    Dio, che è il mio alto rifugio, “tieni nido nel mio cuore” “essenza delle cose”, “fondamento della mia esistenza”, io, creatura emigrata dalle sue mani in questa “arrischiata avventura”, non ho che una stanca nostalgia.
    La mia memoria, assopita nel tempo, è in risveglio alla Bellezza che rovescia il mondo.

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  3. Sebbene il lume naturale della mente umana sia insufficiente alla manifestazione di quelle cose che attraverso la fede si manifestano, è tuttavia impossibile che le cose che ci sono attraverso la fede tramandate divinamente siano contrarie a quelle che ci sono date per natura. In questo caso occorrerebbe che o le une o le altre fossero false; e poiché sia le une sia le altre ci vengono da Dio, Dio sarebbe per noi autore della falsità: il che è impossibile.

    Tommaso d’Aquino

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  4. il progetto di DIO…il logos…è Dio in noi…è essere se stessi sempre e comunque nella luce…è portare la luce li’ dove c’e’ accoglienza ed ascolto in chiunque incontriamo e pregare li’ ove non c’e’…e affidarlo/a sempre a MARIA…grazie DON FABRIZIO.

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  5. “Mancano i punti di riferimento” (?). Come ho visto io, per tanti, punti di riferimento sono i soldi, non rimanere indietro e avere sempre di più, avere sempre tutto quello che hanno altri. E non sono mai soddisfatti, sono sempre depressi che sempre li manca qualcosa. Non sanno collaborare con spirito e per questo sono sempre infelici.

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  6. Di solito, la vita come un dono si apprezza alla fine di vita. Purtroppo.
    Uguale con la salute. Finche stiamo bene trattiamo dono di salute come qualcosa naturale, in momento quando si ammaliamo cominciamo capire che significa ciò che stato regalato.

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  7. La nostra fede, amore e speranza è la nostra forza per vivere, per affrontare i problemi. Si dice: finche c’è la vita c’è la speranza. E io direi: finche c’è la speranza c’è la vita.

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