Alessandra Palombo, Mestieri

Palombo Mestieri
Alessandra Palombo, Mestieri, (Giuliano Ladolfi Editore, 2014)

di Claudio Damiani

Alessandra Palombo ha la capacità di ingabbiare cose e farle apparire. E’ una magia perché l’oggetto prima è invisibile, poi esce fuori dal cappello come una colomba. Nella poesia le parole sono sempre “costrette”, nel verso, nella forma, nella metrica. Alessandra le costringe ancor più, come quando scrive tautogrammi, ossia testi in cui le parole sono costrette a cominciare tutte con una stessa lettera. Sembra un gioco ma per lei non è un gioco. Il tautogramma gli era servito ad esempio, in un prezioso libretto intitolato Tautogrammi d’amore e d’amarore (Liberodiscrivere, 2005), a parlare della costrizione amorosa, “i lacci d’Amor” petrarcheschi, quella condizione di impotenza e superpotenza insieme, d’essere prigioniero e libero nello stesso tempo (“e ardo e sono un ghiaccio; / e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra; / e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio”, diceva Petrarca).
Questi Mestieri invece pubblicati qui non sono tautogrammi, ma caso mai epigrammi, ossia brevi poesie che racchiudono un quadretto, un personaggio incorniciato, ingabbiato nel suo mestiere. Tra mestiere e personaggio c’è una fusione totale, una commistione inestricabile, e proprio per questo non c’è alcun bisogno che anche le parole vengano costrette, e possono dunque cominciare con la lettera che vogliono. Ecco perché sono epigrammi, e non tautogrammi: l’ingabbiamento è già nel tema, e la persona è lì dentro visibile, anche se non c’è più, in quel cubicolo che è il mestiere stesso, come le edicole simili a guardiole dei due giornalai, uno davanti all’altro (“Stavano imbacuccati i giornalai / sotto l’orologio della porta a mare, / in due edicole simili a guardiole, / una alla destra e una alla sinistra / del tunnel, del passaggio pedonale), o l’apino di Ciccillo il pesciaio, pieno di pesci “sui quali si posava /qualche mosca per fare, su tre ruote, / un giro del paese”.
Alessandra ci parla di un tempo passato, tempo della sua infanzia quando girava da una bottega all’altra e li vedeva questi personaggi nella loro piccola gabbia, tempo in cui i mestieri erano veramente mestieri, ricoprivano e ingabbiavano tutta un’ esistenza, e spesso andavano oltre, si ereditavano e si trasmettevano agli eredi, e non c’era la flessibilità, la mobilità, la varietà e velocità di cambiamento, l’usa e getta di oggi.
Li vedeva da bimba questi personaggi, e ne rimaneva incantata. Perché nella loro divisa, nella loro colorata cornice, erano come delle maschere (il fabbro “teneva guanti neri /e una maschera sugli occhi a difendersi dal fuoco”). E tanto più erano mascherati dal mestiere che facevano, tanto più erano espressivi e liberi nel volto e nei modi.
Li vedeva in un paese piccolo, di una piccola isola. Perché anche un paese piccolo, o una piccola isola (e un paese piccolo dentro una piccola isola ancor più) , in quanto ambienti solo poco più grandi di noi che li abitiamo, sono un po’ una prigione, sono come, per le parole, un tautogramma.
E ecco che ora, scrivendo queste righe, capisco perché Alessandra Palombo abbia scritto tautogrammi (non per gioco, ma sul serio), e scriva sempre, in qualche modo, di costrizione, di reclusione. Il paese è Portoferraio, e l’isola è l’Elba. Una realtà, in questi ultimi decenni, quanto cambiata! Se pensiamo che negli anni in cui questo libro è ambientato il turismo ancora quasi non c’era, l’isola era povera, contadina e ben più “isolata” di ora.
Ecco che l’Elba diventa per Alessandra metafora della prigionia dell’esistere da una parte(e pensiamo anche ai penitenziari delle isole, e all’Elba c’è ancora, accanto alle spiagge piene di turisti, quello di Porto Azzurro), e della velocità del cambiamento dall’altra, del tempo trasformatore e distruttore; ma anche, in questi Mestieri, attraverso la costrizione in un passato recente ma incredibilmente lontano, è possibile vederla la vita nella sua libertà non imprigionabile, imprendibile e inesprimibile. Libertà che è infanzia, paradiso di bellezza, di curiosità e conoscenza, occhi che vedono e intendono con sguardo meravigliato e puro. Nostalgia dell’infanzia e di un mondo più semplice, più duro e povero, ma in molti casi solo apparentemente “costretto”, limitato, in realtà pieno di vita e vario, colorato, estremamente vivace: “La disciplina era severa, / lo studio tanto e i voti bassi, / anche se gli amori / sbocciavano ugualmente / e l’allegria condiva gli anni”.

Il pesciaio

Sul pianale del piccolo furgone
portava pesce povero, Ciccillo,
per venderlo assieme a rari pesci,
un poco più pregiati, sui quali si posava
qualche mosca per fare, su tre ruote,
un giro del paese.

***

I giornalai

Stavano imbacuccati i giornalai
sotto l’orologio della porta a mare,
in due edicole simili a guardiole,
una alla destra e una alla sinistra
del tunnel del passaggio pedonale;
quello sulla destra porgeva i quotidiani
ai nostalgici del fez e ai democristiani,
quello sulla sinistra porgeva i quotidiani
ai comunisti e ai compagni del garofano,
così non c’era confusione in piazza
e i voltagabbana erano rarità.

***
I polpai

Nei pressi della piazza principale,
sul banco dismesso di una scuola,
posavano, i polpai, un laveggio*
in alluminio e forchette grosse
in un bicchier d’acqua poco chiara,
dove le riponevano i clienti,
dopo aver gustato una grampia*
riccioluta, uscita dalla pentola,
gocciolante sale e zenzero,
quando le Asl non esistevano.

*All’isola d’Elba si dice laveggio una grossa pentola
e grampia un tentacolo del polpo.

***
La verduraia

Il gomito appoggiato sullo stipite,
come un’amazzone, guerriera ardita,
la verduraia, impettita e fiera, vigilava
le cassette degli ortaggi fuor dalla bottega,
così mostrava, in bella vista, oltre la frutta,
gran parte del suo seno prorompente,
che nel grembiule non voleva star nascosto.

***

La maschera

Non era una modella della carta patinata,
eppure era una Star, la maschera dell’Astra,
la donna con le puppe che tiravano la veste
mentre con la torcia illuminava i posti liberi.

Era, invero, una pioniera degli attuali buttafuori
che zittiva con la luce e con la ghigna,
gli schiamazzi maschi che disturbavano le scene
del film domenicale, unico svago dell’inverno.

***

La puttana

Non esistevano gli annunci,
non esisteva la parola escort,
c’erano puri impulsi sessuali,
c’erano soldi sudati con il corpo,
indispensabili per sopravvivere
alla puttana del paese.
Aveva un aspetto da matrona,
gli occhi tristi e dolci e
un barlume di sorriso per la bimba
che svelta riparava in casa,
in una strada molto buia in inverno,
ideale per appuntamenti clandestini.

***

L’orologiaio

In un bugigattolo
riparava orologi da polso,
da collo e da parete
usando minuscole pinzette
per svitare gli ingranaggi,
prima che l’usa e getta
comparisse sul mercato
a sminuire la sua arte.

Alessandra Palombo nasce a Livorno e trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Portoferraio, all’isola d’Elba, dove frequenta il Liceo Classico “R. Foresi” per poi iscriversi e laurearsi alla facoltà di Lettere Moderne a Pisa con una tesi su Napoleone lettore e la storia della biblioteca dell’esilio elbano.
Su incarico della Soprintendenza delle Belle Arti di Pisa collabora all’allestimento della mostra Lector in insula, tratta dalla sua tesi di laurea, in cui sono esposti i libri appartenuti a Napoleone Bonaparte e conservati nel Museo della Palazzina dei Mulini a Portoferraio.
Pubblica vari articoli sulla biblioteca elbana di Napoleone I nella «Rivista di Studi Napoleonici e di Storia dell’Elba« del Centro Nazionale di Studi Napoleonici, in cataloghi di mostre e quattro raccolte di poesie: Iomare con prefazione di Manrico Murzi e nota di Giorgio Weiss (Liberodiscrivere, 2004), Tautogrammi d’amore e d’amarore, con introduzione di Raffaello Aragona (Liberodiscrivere, 2005), Il lavoro del vento, con prefazione di Manrico Murzi e quarta di copertina di Luigi Romolo Carrino (Liberodiscrivere, 2008) e Un giardino privo di mura con prefazione di Manrico Murzi e quarta di copertina di Luigi Romolo Carrino (Liberodiscrivere, 2013).
Partecipa alla stesura di tre romanzi collettivi: Il volo dello Struffello (Liberodiscrivere, 2007), Es temporanea (Liberodiscrivere, 2008), Malta Femmina (Editrice Zona, 2009).
Alcuni suoi brevi racconti e poesie sono presenti in varie antologie tra le quali ricordiamo Stagioni (Lietocolle, 2007), Il segreto delle Fragole (Lietocolle, 2008) Vicino alle nubi sulla montagna crollata, a cura di L. Ariano e E. Cerquiglini (Campanotto, 2008), Ti parlerò di me, a cura di Max Luciani ( Edizioni Nuove Scritture, 2008) e le raccolte del Premio Capoliveri Haiku che vince tre volte: Una fantastica ondata di haiku (Pagine, 2007), Haiku in volo sui boschi dell’Elba (Pagine, 2010), Lucciole e haiku a Capoliveri (Pagine, 2013).

Un pensiero su “Alessandra Palombo, Mestieri

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...