46. Il piacere

da qui

Se lo spirito è assente, si ha bisogno di riempirsi di qualunque cosa, di stordirsi con forti – e a volte violente – sensazioni. Quando ignoro la vita nella sua profondità, cerco sulla pelle un surrogato che nasconda o anestetizzi il vuoto, la carenza che avverto dentro me. Il risultato, di frequente, è una stanchezza generale: giovandomi della pienezza delle mie risorse, più faccio, più moltiplico le forze; se la mia condizione è compromessa da visioni parziali, viene meno il ricambio dello spirito, il circolo virtuoso per cui il bene genera il bene, e più agisco, più l’esistenza si arricchisce, aumenta di spessore. Un senso morale autonomo non esiste nel piacere, che lo trova solo nell’integrazione con le facoltà e i valori: curando lo spirito, si trasforma in elemento costruttivo e indispensabile per la crescita dell’uomo.
Gesù dimostra, nel Vangelo, di saper valorizzare l’esperienza terrena: lo si vede dall’approccio fisico coi suoi interlocutori – aperto e affettivo -, dalla libera condivisione dei momenti di festa e di dolore, dalla schietta e coraggiosa laicità di pranzi e cene con gente lontana dall’ortodossia. Allo stesso tempo, egli insegna a non bruciarsi nella contingenza, illusa di riempire un vuoto che, invece, si scava ulteriormente. Il pasto, così, diventa eucaristia, sacramento dell’amore fraterno. La dinamica del consumismo cerca il possesso di persone e cose, le vorrebbe rapire e sequestrare: ma la verità sfugge ai tentativi di cristallizzarla, il nome di Dio rimane misterioso, non si fa gestire.
Quanto più mi rendo conto che il modello egoistico è destinato al fallimento, tanto più mi ritrovo disponibile a lasciarmi trasformare dalla forza dello spirito. Altrimenti rischiamo d’ingolfarci nei perversi passaggi del materialismo, che dà il colpo di grazia alle speranze di un futuro umanizzato. Fare del piacere un assoluto significa ridurre l’altro e me stesso alla sfera dell’idolatria, incapace di comunicare l’identità profonda. Solo l’esperienza dell’amore, capace di annullare la rigidità delle strutture psicologiche, può motivare a cambiare veramente. Solo se vedrò nel Crocifisso il più bello tra i figli dell’uomo – come i Padri ricordavano – avrò il coraggio di rivoluzionare la scala dei valori su cui sto fondando la mia vita.

10 pensieri su “46. Il piacere

  1. Il cuore più bello

    C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno del suo paese. Tutti quanti gliel’ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto.
    Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
    All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio.”
    Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dove dalle quali erano stati asportàti dei pezzi e rimpiazzàti con altri, ma non combaciavano bene – così il cuore risultava tutto rattoppato. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.

    Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: “Starai scherzando!”, disse. “Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.”
    “Vero”, ammise il vecchio. “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche rattoppo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini.
    Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che provo anche per queste persone.. e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza?”

    Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente.
    Il giovane guardò il suo cuore, che non era più “il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.

    Anonimo

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  2. Il piacere

    Il piacere è un canto di libertà
    è la fioritura di tutti i desideri
    è una profondità che invoca un’altezza
    è lo spazio infinito
    che ha radici nel cuore della terra.
    Il piacere
    è il raccolto di un’estate
    il silenzio della notte
    che fa di una lucciola una stella
    è la fiamma e il vento
    è l’arpa che vibra nell’anima
    musica dolce e suoni confusi.
    Il piacere
    è un tesoro con mani tremanti
    è una necessità e un’estasi
    è un messaggero d’amore
    è una sorgente di vita.

    K. Gibran

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  3. “Lasciarsi trasformare dalla forza dello Spirito”
    significa un capovolgimento dei valori umani, “non ha forse dimostrato Dio stolta la sapienza di questo mondo?”, è nello Spirito la rinascita alle cose celesti:
    “Questo accrescimento è il Vangelo, questa spirale d’amore è l’energia di Dio incarnata in tutto ciò che vive”. (E.Ronchi)

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  4. “L’esperienza dell’amore”, per ciascuno di noi, è investire in fraternità che significa far uscire l’altro da una miserevole sorte ad un divino destino.
    “L’essenza dell’amore non è in ciò che è comune, è nel costringere l’altro a diventare qualcosa, a diventare infinitamente tanto, e diventare il massimo che gli consentono le forze” . (Rilke)

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  5. “Il Crocefisso, il più bello tra i figli dell’uomo”
    Tu l’assoluta Bellezza, ammirabile Dio, anche spogliato della tua gloria, fatto uomo, sei il Signore: il primo e l’ultimo, l’unico, il diverso assoluto perchè divino; felice Sposo dell’umanità a Te si volge il mio essere nel suo “bisogno esistenziale di amare e desiderare”, semina nel mio cuore la tua presenza crocefissa, Amore dell’anima mia.

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  6. Che bella storia hai condiviso, e che bei commenti!
    L’anima o il cuore che sono passati attraverso i dolori , le sconfitte, le umiliazioni sono quelli che si avvicinano di più al progetto che Dio desiderava avessero le Sue creature.

    Grazie sempre di questo cammino che facciamo mano nella mano con te.
    ernestina.

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  7. “più faccio, più moltiplico le forze”
    posso confermare. Anche io sto meglio quando riesco risolvere problemi, quando posso aiutare le persone. Più aiuto e vedo la gioia sul viso di persone aiutate, più sono contenta io, e di più ho la forza per continuare aiutare.

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  8. Qualche giorni fa ho fatto un giro per Roma. Si può vedere tutti tipi di gente. Mi ha colpito una signora- una povera donna che vive sulla strada, ma non fermava nessuno, non obbligava nessuno che deve essere aiutata; accanto a lei c’era un cartellone dove aveva scritto: “sono felice,…”. Suo viso era sorridente, lei con tanto entusiasmo sistemava le sue cose; “sono felice….” aveva scritto. Non si preoccupava del beni materiali ma del stare bene con se stessa, stare bene con sua anima.

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