Rifugio nella tempesta

da qui

Riflettevo. Anche se riflettere, a volte, sembra inutile. Riflettevo sul benessere, la felicità. Spesso la confondiamo con la comodità, con le cose che vanno sempre lisce, la compatibilità con le nostre aspettative. Secondo me, che un po’ di spirito m’intendo, sono balle: istanze – e pretese, di frequente – di quello che chiamiamo io. La felicità non pertiene a questo io, ma a qualcosa che lo supera. Lo hanno dimostrato con chiarezza – se non si vuole dar credito al Vangelo – personaggi come Buber – Il cammino dell’uomo – o Carl Gustav Jung – il processo d’individuazione. La felicità si trova solo nel passaggio all’io profondo, nell’accoglienza di una voce che parla a noi da sempre, e ci conosce meglio di noi stessi – Agostino d’Ippona: Deus intimior intimo meo. L’amore – la felicità – è parlarsi da profondo a profondo: lasciare che sia proprio quella Voce a parlare di noi all’altro, e viceversa. Perché ciò sia possibile, bisogna far morire i logismoi, come i Padri li chiamavano; i pensieri cattivi, che costringono a un discernimento: sei dei nostri o sei dell’avversario? Se imparo a fare questo, nulla può incrinare la mia pace: ho trovato le acque di Siloe, di cui scrive Isaia (8,6), e in me chiunque troverà rifugio dalle sue tempeste (Bob Dylan).

13 pensieri su “Rifugio nella tempesta

  1. Il parlarsi, conversare per comprendersi come anche lasciare permearsi da profondo a profondo, con quella voce che non ha suono ma che scorre eterea nel silenzio complice dei sentimenti, delle emozioni che guidano l’istinto. Istinto che non è percezione solo egocentrica, ma un sentire costruito attraverso le esperienze della vita relazionale, con il nostro prossimo e con il Padre.
    Attraverso questo vivere gli attimi di felicità possono essere percepiti e vissuti con pienezza e lasciare invece che il futile viva dissolvendosi nel suo inutile tempo.

    Francesco

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  2. “Parlarsi da profondo a profondo”

    Tu parli dal profondo nel profondo, Amore, che io rientri nella mia interiorità che: “Deus intimior intimo meo”.
    Il tuo desiderio che previene il mio lo farà prossimo alla tua anima, allora si parlerà da profondo a profondo.

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  3. Sta nei fatti che noi siamo, purtroppo, abituati a ragionare nei termini di una separazione: prima io e poi l’altro che e’ diverso da me. Se la felicita’va intesa come lo spazio della convivialita’fraterna l’essere cristiani non e’ conciliabile, in assoluto, con l’attuale sistema economico e, quindi, l’unica sfida alt ernativa e'”il vangelo”, la “chiesa povera” che invita a vincere la ” globalizzazione dell’indifferenza”con un comportamento del tipo ,per intenderci, samaritano cioe’ lontano da ogni interesse economico, ideologico, partitico…. che e’ quello che ripete ogni volta Papa Francesco per noi e per quelli che verranno dopo di noi.

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  4. Rifugio d’uccelli notturni

    In alto c’è un pino distorto;
    sta intento ed ascolta l’abisso
    col fusto piegato a balestra.

    Rifugio d’uccelli notturni,
    nell’ora più alta risuona
    d’un battere d’ali veloce.

    Ha pure un suo nido il mio cuore
    sospeso nel buio, una voce;
    sta pure in ascolto, la notte.

    (Salvatore Quasimodo)

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  5. Ricordo un racconto:
    un uomo cieco domanda:
    – com’è il sole?
    – il sole è giallo- risponde suo amico
    – e com’è il colore giallo- chiede il cieco
    – il colore giallo è….come una bellissima musica- risponde suo amico.
    Un giorno il cieco sente una musica e dice: -questo è il colore giallo!

    Noi siamo un po’ come questo cieco; tutti cerchiamo la felicità perché abbiamo sentito che esiste una parola così e che la felicità è qualcosa di bello, però sbagliamo di capire dov’è e com’è questa felicità.

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  6. La felicità spesso cerchiamo nel possesso del oggetti, nel soldi, nel alcol, sesso, ma sempre non siamo felici. Dov’è questa felicità?!
    Sbagliamo punto di riferimento.
    Jean Marie Domenach ha detto:
    ” Non si tratta di pensare di più, quanto di pensare diversamente.”

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  7. “Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
    La vita non è una questione di come sopravvivere nella tempesta, ma come danzare nella pioggia.”
    Kahil Gibran

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