la curva del giorno

di Antonio Sparzani
lacurvadelgiorno

La giovane casa editrice L’arcolaio inaugura felicemente la sua collana Collezione di poesia col volume La curva del giorno, di Biagio Cepollaro, che è poi il secondo libro de Le Qualità, e raccoglie testi scritti da Biagio negli anni 2011 – 2014. Mentre il primo libro de Le Qualità era uscito nel 2011 con La camera verde e raccoglieva testi scritti tra il 2008 e il 2011.
Il percorso poetico di Biagio è ormai lungo una trentina d’anni abbondante, può essere esaminato con agio esplorando il suo sito, nel quale egli ha generosamente riversato i suoi testi precedenti, e io non credo di avere parole adatte a descriverlo o valutarlo nella sua complessa evoluzione. Mi limito a dire che quella di Biagio è una ricerca incessante di nuovo senso della nostra vita materiale ed emotiva. Biagio ha in passato disperatamente scavato in linguaggi intrecciati di antico e di dialettale, ma in quest’ultima raccolta lo scavo si serve meno degli estremi linguistici precedentemente invocati e più invece delle parole più comuni della nostra vita, cercando di ridare ad esse un loro valore primigenio.

Provate a confrontare questi versi, che provengono da Multitudo, nella raccolta Luna Persciente del 1993:

(Dell’ansia e dello Scriba)
ansiatamente viatico verbo strimpello mossa di lingua
morso di dente scolpa accoltella compresso de stomaco
flagello frazionatamente in parti in echi in giochi
spuntellante in due in tre in trentatre fori fossi
in medica in spedale in innocenza di pecora e di capra
in colpetto sulla crapa pat-pat patteggiando col tempo

con la poesia che apre La curva del giorno:

occorre stabilire i confini del corpo: anche una casa
con le sue camere e le sue funzioni è una guaina
e aderisce ai suoi moti. dormire al riparo dalla pioggia
cucinando i cibi assaporando carni di altri animali
e foglie e frutti. dormire ancora dopo ogni rientro
sistemando lenzuola e coperte lavando con cura
il piatto e il bicchiere affilando il coltello per il pane
occorre lasciar passare da quei confini la notte
e lasciar mescolare i corpi perché parlino tra loro

e poi quella che apre la prima parte, La luce dell’immanenza:

il corpo scrive il suo poema e lo fa a giornate
questa è la sua scansione accordata al pianeta
e alle stelle che gli coprono il sonno
ogni mattina prova a riprendere dove
di sera aveva lasciato talvolta aspetta
che asciughi talvolta mescola e sovrappone

Biagio ha la rara capacità di fondere nella propria sognante scrittura poetica i fatti elementari della sua vita, il suo andare a scuola in bicicletta, anche con la pioggia, le sue passeggiate nel parco, la preparazione del cibo, o la sua cura attenta e discreta per gli amatissimi figli. Leggete questa:

il corpo per anni si è percepito inserito in un piccolo
gruppo di corpi alcuni dei quali da allevare fino
all’autonoma deambulazione e un altro da amare
e poi facente ancora parte di altri gruppi sempre più
grandi fino alla somma vertiginosa delle facce e dei nomi
– i più perfino già estinti mentre altri di là da venire

o questa:

il corpo prepara per sé una cena frugale: l’essenziale
perché ricostituisca ciò che si è consumato – non importa
se con frutto o inutilmente perso – ma anche
l’aggiunta di un piacere che è coprire un vuoto o riempirlo
attraversando dei sapori densi e soprattutto accogliendo il vino
allora la luce si ravviva e sul finir della cena è già tutta sciolta

e un po’ alla volta comincerete a percepire un tessuto musicale unico, che non riesco a descrivere se non dicendo che si tratta di rivivere i momenti più significativi e anche più elementari della vita all’interno di un mondo di bella e concreta essenzialità.
Questo è il post-scriptum conclusivo:

il corpo non si pone problemi di metrica
a lui pertiene il respiro che dice ed è questo
il ritmo che non solo esprime ma anche lo fa
felice: il sapere talvolta ha questo potere
di dare al corpo vita quando gli dà coscienza
ed è qui la misura e il piacere della sua danza

verrebbe da dire un programma di arte e di vita.

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