47. La libertà

da qui

La libertà è l’ultimo elemento della triade comprendente la verità e la carità. Don Mario la considera il cammino di una vita, diretto verso il pieno sviluppo delle proprie facoltà, la presa di coscienza dei beni dell’essere e l’adesione consapevole a un progetto esistenziale. E’ la crescita spirituale a rendere liberi, perché la materia è necessitata per natura, lo spirito è libero per definizione. La libertà non è anarchia: il punto di arrivo è l’adesione radicale al bene. Chi è libero non segue il proprio istinto come criterio assoluto ed esclusivo; ciò renderebbe impossibile la convivenza e confermerebbe l’ipotesi di Sartre: l’inferno sono gli altri.
La libertà è legata ai valori fondamentali dello spirito. Bene e bontà coincidono col bello: è questa la formula per essere felici, per trovare il coraggio di spendere se stessi e compromettersi nella vita fino in fondo.
E’ un modello antropologico antitetico a quello proposto nella nostra società. La scelta libera e integrale presume la categoria di definitività – sconosciuta ai nostri giorni -, indice di maturità spirituale e psicologica. Senza questa adesione, l’esistenza si rivela instabile, soggetta a mutamenti imprevedibili: costruire saldamente, su basi come queste, è un’utopia.
Il bello della vita è la compromissione, perché solo nel “sempre” si può vivere la pienezza dello spirito. Ogni gesto compiuto in questo modo è vitale, e concorre alla costruzione del progetto divino scritto in noi.
Si parla di un processo graduale, alla luce del modello-Cristo, colui che rivela l’uomo all’uomo, come afferma Wojtyla nella “Dives in Misericordia”. La grazia si innesta nella natura e la trasforma, la eleva, senza per questo snaturarla, anzi, arricchendola e portando con sé la pace interiore, la soluzione al vuoto, che la società contemporanea s’illude di colmare con surrogati che in realtà lo approfondiscono. E’ il meccanismo perverso del materialismo, che porta all’aumento delle patologie legate alla falsa identità e alla depressione.

10 pensieri su “47. La libertà

  1. non si può essere depressi se si seguono gli insegnamenti di Domma esi ascolta no queste note che tu ci doni !Grazie cisei sempre vicino anche se non siamo nella stessa stalla,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

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  2. SI!
    Il bello della vita è la compromissione, perché solo nel “sempre” si può vivere la pienezza dello spirito. Ogni gesto compiuto in questo modo è vitale, e concorre alla costruzione del progetto divino scritto in noi.

    ernestina.

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  3. …il meccanismo perverso del materialismo

    dove c’è davvero tutto. anche la noia

    Tutto –
    una parola sfrontata e gonfia di boria.
    Andrebbe scritta fra virgolette.
    Finge di non tralasciare nulla,
    di concentrare, includere, contenere e avere.
    E invece è soltanto
    un brandello di bufera.

    Wislawa Szymborska

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  4. In una pagina bellissima la coscienza della identità umana e del suo tendere all’assoluto. L’uomo: un lembo di divinità travolto nella finitezza che, innestato in Cristo, diviene capace di cose celesti.
    “Gesù non solo svela il Padre, ma svela anche pienamente l’uomo all’uomo”, lo conduce alla consapevolezza della sua perfettibilità fino alla perfezione del Padre” che vuol dire “compromettere la mia esistenza”: chiede me totalmente, mi fa prodigio di carità per ricrearmi a sua immagine: voi siete dei, Egli “è l’inizio e la fine di ogni antropologia” (Rahner)
    Gesù, forma irraggiungibile, ha mostrato in sè quanto grande e divino sia essere creatura, lo ha mostrato nella sua identità di uomo che cresceva in grazia, davanti a Dio e agli uomini, ” Gesù sempre più santo”, perchè “lo Spirito del Signore è sopra di me” e si svela ancora all’anima in una “notte propizia” all’incontro, Verbo divino vestito di umanità di somma Bellezza.
    L’uomo, sogno di Dio, è innamoramento eterno nel Figlio suo, primogenito di ogni ceatura, nella cui accezione sponsale con l’umanità è tutta la grandezza dell’uomo.

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  5. ..ho qualche difficoltà a capire come “il bello della vita sia la compromissione” ? nel senso di non isolarsi, non farsi i propri affari, di coinvolgersi e venire a patti con la propria coscienza ,anche di perdere la faccia se non richiesto, insomma di scendere dal proprio piedistallo semmai ce ne fossimo costruito uno etc etc? Si potrebbe dire :Signore, confido in te!nel senso di vivere con questa affidabilità e del resto non mi importa ?’

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  6. ” La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente.”- ha detto Pablo Picasso, grande artista dei secoli.
    Che centra con la libertà?
    Perché penso che uno è libero quando vive in modo come sente che è giusto, senza duplicare errori “in moda”; “cieco” ai schemi di mondo esterno per vivere come indica il cuore.

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  7. La libertà non è un comportamento di “un cane scatenato”, la libertà non è “faccio come mi pare”.
    La libertà è: non ho paura di vivere in verità, vivere in modo giusto.
    Ti senti libero quando vivi in pace con la tua coscienza.

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  8. La libertà finisce dove incomincia quella dell’altro!
    Lasciamoci liberi di essere noi stessi, qualche volta essere cani sciolti ti libera di profonde ferite..e poi essere cani significa già essere buoni! solo se qualcuno li bastona si rivoltano…fossimo davvero cani!!!

    ernestina.
    p.s. siamo meglio delle bestie perchè camminiamo eretti? a mio modestissimo parere.
    :-) ciao Agnese spero tutto bene, ti abbraccio.

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