49. Verità e conoscenza

da qui

Per il credente, Dio coincide con la verità: si può conoscere Dio? La Bibbia insegna che per giungere a questo sapere è necessario convertirsi, conservarsi docili, aprirsi a una dinamica di dono. Non a caso la parola conoscere, nel linguaggio del Primo Testamento, rievoca l’atto sessuale, ossia una totalità di relazione. Dio è lo sposo a cui il popolo dev’essere fedele, disposto a una libera adesione della mente e del cuore. Se l’uomo può comprendere Dio è perché ne porta in sé l’immagine e la somiglianza: san Paolo afferma che anche l’uomo naturale, in questo senso, può arrivare a intuirlo attraverso le realtà visibili, che rimandano al Creatore. Si tratta, com’è chiaro, di un apprendimento di tipo esistenziale, traducibile in teorie che nascono sempre da una base d’esperienza. Quanto più l’uomo è fedele, tanto più il suo essere si apre a una presenza che coinvolge e trasfigura, rendendolo spirituale, atto a trasferire ciò che vive nella sfera del pensiero – s’intende, parzialmente (è quella che chiamiamo teologia). E’ altrettanto evidente che Dio è il sempre più grande, colui che supera ogni nostra pretesa di esauriente comprensione. L’uomo è trasformato dall’incontro, la sua vita ne risulta illuminata e riempita di senso. Per questo una tale conoscenza è in stretto rapporto con la santità, da non considerare come evento isolato, ma come realtà comunionale, in cui si riflette la natura trinitaria del divino. La conoscenza di Dio, e della verità da lui inscindibile, si può sperimentare, per questo, soltanto nella Chiesa, che non raggiunge nella storia la propria completezza, ma è aperta a un futuro di unione d’amore con il Tutto.

13 pensieri su “49. Verità e conoscenza

  1. “Conoscersi è morire”

    Ora la mia tragedia è questa. Dico mia, ma chi sa di quanti!
    Chi vive, quando vive, non si vede: vive… Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive più: la subisce, la trascina. Come una cosa morta, la trascina, perché ogni forma è una morte.
    Pochissimi lo sanno; i più, quasi tutti, lottano, s’affannano per farsi, come dicono, uno stato, per raggiungere una forma; raggiuntala, credono d’aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire. Non lo sanno, perché non si vedono; perché non riescono a staccarsi più da quella forma moribonda che hanno raggiunta; non si conoscono per morti e credono d’esser vivi. Solo si conosce, chi riesca a veder la forma che si è data o che gli altri gli hanno data, la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato. Ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è più in essa, perché se fosse, noi non la vedremmo; la vivremmo, questa forma, senza vederla. E morremmo ogni giorno di più in essa, che è già per sì una morte, senza conoscerla. Possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto. Conoscersi è morire.

    Luigi Pirandello

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  2. “Per conoscere il Signore è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
    Papa Francesco

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  3. SI PUO’ CONOSCERE DIO
    Ti conobbe già Abramo, quand’era “meno che solo, meno, perchè imperfetto, mancante d’essere” a fronte della tua divinità che si gettò, tra l’infinito Sè e il finito, in quella notte d’incorruttibili stelle, come a Mambre, nella sua tenda, adombrato nell’angelica trinità.
    Sul monte dicendo “Io sono”, ardevi, inconsumabile roveto ardente, di spalle, senza fattezze da beatificare gli occhi mortali, perchè “non si può vedere Dio e rimanere vivi”.
    Nella pienezza dei tempi, Verbo incarnato, ti svelasti, svelasti l’infinito alla finitezza, “Tu che passi attraverso le vecchie forme” e le rinnovi nel sentirti, toccarti e vederti senza morire, perchè il tempo è compiuto: il tempo dell’attesa quello dei profeti; è in mezzo a noi il Verbo divino, Gesù, tacciano gli oracoli, siamo ammaestrati da Dio.
    E’ nella pienezza dei tempi, che venisti,
    in quell’attimo fuggente,
    “dolce Luce che inondi”.
    Di che pienezza si parla?
    delle tue eterne stagioni,
    della “tua ardente pazienza,
    della tua pienezza di desidero,
    del tuo insanabile Amore:
    quel certo bisogno dei figli dell’uomo!

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  4. ” Natura trinitaria del divino”

    Nel cielo le tre Persone mettono tutto in comunione sul tavolo della stessa divinità, così che fra loro rimane intrasferibile solo l’identikit personale, che è rispettivamente:
    l’essere Padre, l’essere Figlio, l’essere Spirito Santo.

    Sulla terra gli uomini sono chiamati a vivere secondo questo archetipo trinitario: mettere cioè tutto in comunione sul tavolo della stessa umanità, trattenendo per sè solo ciò che fa parte del proprio identikit personale.

    Don Tonino Bello

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  5. “Natura trinitaria del divino”

    Il firmamento trinitario è sostanziale convivialità.
    L’umanità è “convivialità delle differenze”.

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  6. “Realtà comunionale”

    Lo Spirito è sempre ed incontrovertibilmente uno Spirito ecclesiologico: Spirito dell’unità nella massima ricchezza.

    Balthasar

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  7. Verità e conoscenza? Facile a dire.
    Guardando intorno – tutti si credono giusti e bravi, senza accorgersi dei suoi sbagli, perché ad ogni uno di noi manca lo sguardo obiettivo sul noi stessi. Viviamo con idea che noi siamo bravi e giusti e altri che sbagliano. Giudichiamo altri senza rendersi conto che in realtà dovremmo cominciare giudicare se stessi. Perché solo quando si accorgiamo dai nostri sbagli, dai nostri peccati, possiamo migliorarsi e crescere.

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  8. Un suggerimento utile pare quello di armonizzare le proprie scelte con la volonta’ di Dio, vivere la propria liberta’nell’accettazione di tale volonta’ come ricercata nella preghiera, nella docilita’ alla grazia, nella riflessione sulla parola di Dio.Tale programmazione, se cosi’ si puo’dire, ci inserisce in un progetto di Dio, che nel tempo e’ duraturo e giorno dopo giorno , anno dopo anno, alimenta la consapevolezza di camminare e crescere in coerenza con la propria fede , di vivere e scegliere secondo coscienza, e di imparare anche a portare il peso del male come parte inevitabile della vita nel suo complesso .

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  9. si può conoscere Dio? un’amica mi ha risposto così: ” DIo sono tre persone…. se ne incontri una delle tre…te lo ricordi!!!

    grazie a te don Fabrizio, che mi hai aiutata ad arrivare in tempo a questo magnifico appuntamento con Lui.

    ernestina.

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  10. Verità e conoscenza: senza presunzione – spesso senza rendercene conto – potremmo dire che ognuno potrebbe vantarle: la vita in sé, in quanto dono, è l’espressione più fedele. Diversamente, con un pizzico di presunzione, o forse più, ci si appropria delle due parole a cui spesso non si attribuisce il significato più profondo, traducendole con un significato più superficiale, che mette al riparo da critiche, accuse e altro. Salvano. Ovviamente siamo noi ad attribuire loro il peso cristiano, non solo, ma anche all’ interagire col prossimo, alla nostra coscienza: tutto secondo i nostri limiti. Dimentichiamo di far parte di una natura che ci accoglie tutti, pura, materna, incontaminata: lei c’è, ed è sempre lì che cerchiamo rifugio, quando la copertura del gestore di turno non basta più, ciascuno a suo modo, con o senza velo. Quel momento è prezioso e penso si possa considerare un’occasione di crescita essenziale nell’ambito del Progetto, spesso tanto difficile da comprendere e accettare.

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