Intervista a SILVANA KUHTZ di POESIA IN AZIONE

FOTOARTICOLOPOESIAINAZIONE

di Max Ponte

Buongiorno Silvana, il tuo percorso va dalla scienza alla poesia, puoi raccontarcelo? Direi che il mio è più un percorso circolare che inizia con una bambina curiosa che fa le sue letture a voce alta con il registratore a tracolla appena impara a leggere e va a teatro tutte le volte che è possibile. Il percorso passa poi per una ragazza appassionata di arte in tutte le sue forme, che diventa anche una donna pratica che ama viaggiare e pensa di trovare nella scienza un lavoro perché “di arte non si vive”, e ritorna poi quasi inesorabilmente alle letture a voce alta da grande.

Quando e come nasce Poesia in Azione? PoesiaInAzione è un progetto di promozione della lettura in tutte le sue forme, Poesia, ma non solo. È difficile trovare una definizione, perché è un ombrello che abbraccia più attività. L’ho inventato nel 2005 per seminare la poesia dove meno ce la si aspetta, per far scendere la parola poetica dalle austere stanze dell’accademia ai retrobottega, ai garage, ai giardini.
Sfidiamo la noia mortale cui spesso si pensa quando si dice poesia e mettiamo insieme elementi apparentemente lontani fra loro come scienza letteratura azione improvvisazione ispirazione divertimento riso. La poesia è per tutti e può essere in azione, un termine che usiamo per tradurre il fatto che la poesia può essere un ingrediente trasformante fondamentale nella nostra vita di tutti i giorni, la nostra vita in azione. Non leggiamo solo poesia in senso stretto.

Quali sono le vostre attività e dove si svolgono? Sono cinque le attività principali:

Corsi di lettura espressiva dove si impara a leggere a voce alta, a far ‘atterrare’ le proprie parole in modo armonioso e coinvolgente. Sono anche seminari di ricerca della propria voce e di accesso alla creatività personale.

Concerti sensoriali, serate su temi diversi (p. es. c’è in repertorio il ciclo dei sensi, il ciclo degli elementi, la ballata dei desideri…) in cui musica e parola si fondono e dialogano sullo stesso piano e dove il pubblico viene coinvolto attivamente e con giochi sensoriali a partecipare, giocare, sperimentare, inventare. Non si tratta di reading. In genere, possiamo dircelo chiaramente? ai reading ci si annoia mortalmente, io ho la pretesa di dirti che alle nostre serate il pubblico si diverte, ride, si fa attraversare dalla parola, si commuove. Sono già tanti gli artisti che hanno aderito negli anni…

Clessidra, letture rizomatiche senza pubblico, un gioco sociale, una sorta di pic nic con precise regole del gioco, gioco…senza pubblico, perché ognuno deve portare qualcosa (lettura, testo, video, foto) da condividere entro un tempo massimo…se ne fa una al mese. A Bari a Dicembre 2014 abbiamo festeggiato il quarto compleanno, c’è una clessidra al mese anche in altre città. Se qualcuno vuole organizzare Clessidra nella propria città ci può contattare, è divertente e richiede pochi passi organizzativi, è una piccola responsabilità che dà anche tanta soddisfazione. (qui un video con ulteriori spiegazioni http://www.youtube.com/watch?v=MXEWtt2Gk90 e varie info sul sito www.poesiainazione.it). Qualche giorno fa si è inaugurato il gioco in due classi di una scuola elementare di Bari, sono andata a trovare i bambini che erano elettrizzati e preparatissimi, davvero divertiti nel giocare al gioco della lettura.
Poetry Slam, fra noi c’è Andrea Bitonto, poeta tarantino che è diventato il responsabile area sud del poetry slam, bella attività che conosci bene.
e la novità sono i libri di poesia in azione

Avete inaugurato anche una collana di poesia, “Semi di Poesia in Azione”, puoi parlarcene? I semi di poesia in azione, sono quella che noi chiamiamo ‘la collanina’, (sta per uscire anche la collana Poesia in azione di cui ti parlerò prossimamente se ti va).
I semi di poesia in azione sono piccoli libretti spillati, composti da un sedicesimo tipografico che nascono per essere una miccia che apre mondi possibili, relazioni e sentimenti e li amplifica chiarisce distingue accende in uno spazio e un tempo limitato, quello di dodici poesie. Volta per volta affido a sei poeti diversi il compito di scrivere due poesie sul tema scelto e ampliare così il nostro vocabolario in versi. Per i semi di AMORE, il primo seme fascicoletto disponibile, i sei poeti sono Andrea Bitonto, Marthia Carrozzo, Piero Sansò, Gioia Perrone, Giuseppe Semeraro, Ilaria Seclì. Un seme costa solo due euro, proprio per essere diffuso ovunque, adatto a tutte le tasche, a tutti i giardini. Prevediamo 4 uscite l’anno, sono ovviamente già alle prese con gli altri numeri in uscita nel 2015. SECOP, casa editrice di Corato (BA), alla cui testa c’è Peppino Piacente è la casa editrice che ha creduto nel progetto e mi ha lasciato fare in piena libertà.

Come ti pare la situazione della poesia o almeno delle attività pubbliche rivolte alla promozione e alla diffusione della poesia? La poesia è una musica, non può essere lasciata sulla pagina-spartito. Ha bisogno di prendere aria e materialità. Alle volte fra l’altro solo se una poesia è letta a voce alta svela i suoi significati, viceversa resta ostile ritrosa incompresa. Non si può relegare la poesia al buio e chiuso della propria stanza, per quello ci sono i romanzi, i saggi, tutte le altre letture. Ecco il perché di tutti i nostri progetti, son tutti progetti in questa direzione. Tutte le attività che vanno in questa direzione vanno apprezzate.
Per me è di qualità una lettura che coinvolge e che tocca l’anima, non una lettura a voce alta che esalti il lettore-attore ma che faccia arrivare, atterrare le parole nel cuore dell’ascoltatore. E per far questo ci vuole un grande ascolto da parte del lettore, è chi legge a voce alta che deve capire come far arrivare quelle parole, ci vuole una grande attenzione e rispetto verso la parola e il suo grande potere.
Non è facile dire quale sia la situazione della poesia generalizzando perché non conosco tutte le realtà, certo mi pare che ci sia attenzione, che si muovano molte attività che hanno al centro l’emozione che sgorga dalla parola poetica, si sperimenta e finalmente forse si comincia a scardinare il concetto che la poesia sia per pochi.

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