Je suis Charlie, con quattro tipi di immagine

foto Benvenuti Mazzucco Marsalis Bellardone
Il caso ‘Charlie Hebdo’, le vignette, la cultura e i libri

di Guido Michelone

Sarei tentato in questi giorni di parlare o scrivere sul caso Charlie Hebdo per La poesia e lo spirito, ma altrove lo hanno già fatto in molti, spesso (ma non sempre) con cognizione di causa, e comunque attraverso ogni medium possibile e immaginabile. Le riflessioni che vorrei aggiungere sono solo due: la prima è che mai – a memoria d’uomo, magari mi sbaglio, ma esempi recenti non ne conosco, salvo quelli dei lager nazisti: ma si è trattato di un omicidio di massa perpetuato per tredici anni e più intensamente nel quinquennio di guerra – sono stati uccisi così tanti artisti e intellettuali in un colpo solo; e una strage di artisti è un delitto al quadrato che priva l’umanità dell’espressione libera e della mente creativa.
In tal senso – seconda riflessione – la risposta al terrorismo è, a mio avviso, al di là della giusta mobilitazione civile, quella della cultura intesa come dialogo, sapere, dialettica, conoscenza. E visto che le vittime di Charlie Hedbo si occupavano di immagini – non voglio qui discutere se belle o brutte, buone o cattive: erano pur sempre immagini, ossia rappresentazioni su carta (e non da kalashnikov), a mezzo stampa – vorrei rendere omaggio alla memoria di chi in redazione ha perso la vita con quattro mie letture (libri illustrati, da sfogliare molto attentamente) che, per caso, stavo effettuando a ridosso del 7 gennaio e che, in virtù di quel tragico episodio, ai miei occhi e nella mia testa hanno acquistato e stanno ancora acquisendo una rilevanza tutta particolare, insegnandomi l’amore per l’arte e la cultura, che dovrebbero essere tra i più sicuri antidoti contro l’idiozia e la violenza.

L’immagine dell’orrore

Arturo Benvenuti, Disegni degli internati nei campi di concentramento nazifascisti, edizioni Becco Giallo.
E’ un libro uscito oltre trent’anni fa a tiratura e circolazione limitate: ora un’editrice di fumetti lo ristampa tale e quale, per sottolinearne il grande valore morale e educativo, oltre che storico e documentario. E’ un libro adatto non solo per la Giornata della Memoria, ma soprattutto per riflettere su come anche un semplice disegno effettuato in condizioni gravissime possa comunicare il dolore condiviso di una tragedia immane: il volume presenta infatti i disegni che le vittime superstiti dei campi di sterminio realizzarono nei mesi di prigionia durante la seconda guerra mondiale. Primo Levi, nella premessa, sostiene giustamente che l’immagine arriva là dove la parola non riesce. Il curatore – poeta e pittore – raccoglie le testimonianze di artisti polacchi, tedeschi, austriaci, italiani, rumeni, belgi, jugoslavi, cecoslovacchi, francesi, che disegnano realisticamente stenti, fame, morte, torture, umiliazioni. Per non dimenticare.

L’immagine della bellezza

Melania G. Mazzucco, Il museo del mondo, edizioni Einaudi.
La celebre scrittrice ritorna con la memoria sui quadri che le piacciono di più e che, lungo gli anni, contempla direttamente in loco tra musei e pinacoteche, palazzi e chiese di tutto il mondo. Sceglie quindi una cinquantina di pitture (tele, pale, tavole, affreschi) grosso modo dal paleo-cristianesimo alla post-modernità, e le racconta non come farebbe un critico d’arte, ma seguendo i dettami passionali delle vera affabulatrice. Si tratta per molti versi di un libro bellissimo di narrazione pura, anche se l’argomento non viene mai sopraffatto dalla prosa, anzi ne esce vincente e ulteriormente valorizzato: la Mazzucco riesce a comunicare la bellezza di ogni singola opera, raccontando, soprattutto, con un metodo personalissimo, che sta fra la divulgazione brillante e la competenza allargata a ulteriori saperi (la letteratura, la storia, la politica, la religione, la mitologia). La scelta dei quadri non è per nulla scontata e le sorprese sono numerose, sempre con il fil rouge dell’immagine della bellezza, che in fondo, nel corso dei secoli, muta e al contempo rimane fedele a se stessa.

L’immagine per la musica

Cele Bellardone e Dino Boffa, Con la musica negli occhi. Viotti e la Camerata Ducale, Effedì edizioni.
Ecco un nuovo libro illustrato che tutti meriterebbero di contemplare, benché, sulle prime, sembri riguardare una realtà circoscritta: si tratta infatti dell’avventura di due fotografi locali che, per un anno intero, seguono da dietro le quinte l’attività della Camerata Ducale, ensemble barocco saluzzese, che, a livello concertistico, vanta un rapporto privilegiato con la città di Vercelli, in Piemonte, dove gestisce il Viotti Festival, rassegna di musica classica aperta a svariate sollecitazioni (con repertori anche contemporanei). In un raffinato bianco e nero i due reporter seguono passo passo, fin nei camerini, gli orchestrali – per lo più giovani o giovanissimi – intenti a provare o a riflettere, dando alla fine la duplice idea di come da un lato un clic possa restituirci l’odore della musica, e dall’altro del perché la pratica musicale sia una palestra di vita che insegna a condividere valori morali e civili, fra arte, virtuosismo e bellezza.

L’immagine per i bambini

Wynton Marsalis e Paul Rodgers, Squeak, rumble, whomp! Whomp! Whomp!, Edizioni Curci Young.
Il maggior trombettista afroamericano e un grandissimo illustratore statunitense narrano la storia di un bimbo di colore alle prese con i rumori della città e della vita quotidiana e con i suoni di un’orchestrina jazz: et voilà un tripudio coloratissimo di grafica (notevole il lettering per visualizzare le note e le onomatopee) e di figurazione (tra il cartoon e la fiaba). Ne consegue un volumetto che invoglia i più piccini ad aprire le orecchie sul mondo e apprezzare la freschezza della musica improvvisata (il jazz, appunto), che è l’esperienza da cui partono i due coautori. Più simbolicamente, questa favola moderna si può interpretare come un invito alla fratellanza e alla cooperazione.

2 pensieri su “Je suis Charlie, con quattro tipi di immagine

  1. Con le vignette chiamate”satira” si offende e si fa violenza ,si provoca perche si ha paura dell’influenza islamica che cosi viene identificata generalizzando “terrorismo”, non tenendo conto del ” credo religioso” , inizia “la caccia alle streghe “comoda “per tanti punti di vista. I’Intolleranza da chiunque e’ perpetrata genera violenza” in tutte le sue forme” poiché da bravi saggi sappiamo che ” l’equilibrio ” si trova nel centro.

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